I non luoghi

La perdita di senso, l’assenza di identità personale e collettiva è perfettamente simboleggiata dal concetto di non-luogo. Il termine fu introdotto nel 1992 dall’antropologo e pensatore francese Marc Augé per designare gli spazi e i siti anonimi, privi di storia, staccati da qualunque tradizione, dovunque uguali a se stessi, stazioni, aeroporti, centri commerciali, autogrill, svincoli stradali, accomunati da uno schiacciante anonimato sino alla disumanizzazione, una soffocante riproduzione in serie disegnata da un architetto collettivo all’unico scopo di essere utilizzati, attraversati, fruiti e consumati da folle anonime eterodirette.

La sensazione è di essere circondati dai non-luoghi, e che essi stiano avanzando in maniera travolgente, trasformandosi nel principale elemento del panorama. Crescono in maniera informe, metastasi, rizomi che si gonfiano e tracimano da ogni lato. Nuovi non-luoghi sono i chilometri di strade che circondano quasi tutti i centri urbani. Sino a qualche decennio fa, c’erano campi, orti, case rurali, ville e rare attività industriali, oggi è un continuum di centri commerciali e capannoni industriali, non di rado svuotati dalla crisi industriale, intervallati da zone di abitazione che non ci sentiamo di definire residenziali, non quartieri o contrade, ma macchie, dormitori senz’anima. Le costruzioni sono prive di qualsiasi bellezza o ornamento, portando alle estreme conseguenze la pessima lezione viennese di Adolf Loos, secondo cui l’architettura è diretta espressione della cultura dei popoli, pervasa dal bisogno morale di eliminare ogni ornamento di stile, che rappresenta la mancanza del passato, la rottura definitiva con “prima”.

Ognuno edifica come gli aggrada: di qui la prevalenza del parallelepipedo e del cubo, ma anche trapezi, rombi, losanghe, il grigio del cemento a unificare, intristendolo, il paesaggio cromatico. Per contrasto, spiccano i colori abbaglianti e la grafica aggressiva di insegne e luci, destinate all’attenzione dell’ex viandante, ora consumatore e turista, con prevalenza di denominazioni in un inglese elementare, omaggio alla globalizzazione che impone l’identico, spacciato per internazionalità, cosmopolitismo avanzato contrapposto al vecchio che scompare. In realtà, più che sparire, le vestigia del passato, testimoni sgraditi dell’odiernità trionfante, vengono inghiottite, fuse per incorporazione forzata, oppure lasciate morire lentamente.

Roberto Pecchioli

estratto da https://www.maurizioblondet.it/lirresistibile-avanzata-dei-nonluoghi/

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