Tu per chi tieni?

Ricordo perfettamente la prima volta che mi fecero questa domanda: ero davanti alle scuole elementari in attesa di entrare in classe, probabilmente era un lunedì, e le discussioni vertevano tutte sul calcio; la domanda mi colse alla sprovvista, visto che io non mi ero mai interessato alla cosa, e così dissi la prima squadra che mi venne in mente.

Da allora però, per non farmi trovare impreparato, mi premurai di seguirne i risultati e, per abitudine, lo feci fino al 1970, quando le vicende calcistiche smisero definitivamente di interessarmi.

Questo per dire che l’atteggiamento degli italiani verso la politica è analogo: in questi giorni seguono le cronache del loro partito preferito con lo stesso spirito di parte senza neppure la giustificazione di una partita che ne fissi inequivocabilmente il punteggio.

La contraddizione è che ormai nessuno va più allo stadio (lo dimostra la crescente astensione alle elezioni) ma non rinuncia a sprecare i suggerimenti su come condurrebbe lui la squadra.

Intanto chi gestisce il campionato aspetta l’esito, tanto, chiunque vinca, non cambia nulla.

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Oligarchia

Gaetano Mosca (1858-1941), Vilfredo Pareto (1848-1923) ed il tedesco naturalizzato italiano, Robert Michels (1876-1936), giunsero grossomodo alla stessa conclusione. Noti come i “teorici delle élite”, i tre italiani (il Bel Paese ha una tradizione centenaria in materia di Stato e potere, che affonda le radici nell’epoca di Nicolò Machiavelli e Tommaso Campanella) stabilirono che la democrazia è un concetto astratto, che non è possibile calare nella realtà: diverse ragioni (la gestione quotidiana del potere, il disinteresse di alcuni per la cosa pubblica, la diverse capacità di cui sono dotati gli uomini, la mancanza di mezzi per molti, etc. etc.) trasformano la democrazia in una chimera. Inevitabilmente, presto o tardi, emerge un élite che prende le redini della democrazia, gestendola secondo i propri interessi e massimizzando il proprio tornaconto…

Quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia, quando la massa dei governati esce dal tracciato auspicato dalle élite, quando gli interessi della minoranza al potere sono minacciati dalle elezioni, nasce il populismo: populista è qualsiasi forza che, pur competendo con mezzi leciti, minaccia l’oligarchia al vertice delle democrazie liberali. La vecchia minoranza al potere, sempre più arroccata, è disposta a tutto pur di soffocare la ribellione dei governati…

L’oligarchia euro-atlantica è ora davanti ad un bivio: ammettere gli errori ed adeguarsi al malumore della massa, anche se ciò significa sacrificare i propri interessi e stravolgere la strategia di fondo, oppure resistere, contando sul fatto che con il monopolio della violenza, l’inganno, e la manipolazione è possibile difendere i propri privilegi. Come facilmente prevedibile, l’oligarchia imbocca la seconda strada: in seno alla democrazia liberale nascono così “i populisti”, ossia quei partiti che difendono istanze giudicate pericolose dalla minoranza…

In Europa, sotto questo aspetto, l’oligarchia si è spinta oltre, agendo direttamente sulla scacchiera politica con la fabbricazione di partiti populisti fittizi, utili ad incanalare e sterilizzare il malessere dell’elettorato: rientra in questa casistica il Movimento 5 Stelle che, concepito come forza anti-establishment dalla stessa oligarchia, sta velocemente assumendo un profilo tranquillizzante e borghese ora che si avvicina la possibilità di una vittoria alle legislative, così da ripetere in Italia l’esperienza di Syriza…

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/populismo-loligarchia-perde-controllo-della-democrazia/

 

Quale futuro?

di Paolo De Gregorio – 05/01/2015

Fonte: Arianna editrice

Titola Massimo Fini su “il Fatto Quotidiano” del 27 dicembre: tanti auguri di collasso economico, per salvarci.

Siccome vorrei restare nei limiti di un articolo pubblicabile, farò come la mia vecchia professoressa di italiano che, accanto ai blu e ai rossi, scriveva un brevissimo commento.

“di intelligenza in Italia ne abbiamo a carrettate, siamo diventati tutti furbissimi”. Credo che anche in terza media si sia in grado di distinguere tra furbizia, soprattutto quella degli “intellettuali” che si vendono un tanto al chilo, e intelligenza, che viene dal latino intelligere, cioè capire, che significa avere del mondo una visione d’insieme, non solo materialista ma anche umanista e storica.

“fin dagli albori della nostra civiltà sono stati i filosofi a orientare la politica”. Se fosse vero che i filosofi fossero ascoltati presso le corti o le cancellerie, dovendo giudicare i risultati di questa eventuale influenza nella storia europea, non riusciamo a ricordare altro che orrende sanguinarie, interminabili guerre imperiali, religiose, basate su una sola filosofia riconoscibile: mors tua, vita mea, a cui, dal 1500 in poi, si è sommata l’occupazione coloniale dell’America (dal Nord al Sud), con genocidi, conversioni forzate, importazione di schiavi neri dall’Africa il cui sfruttamento bestiale creò le basi economiche della ricchezza della peggior feccia di europei calati sul continente americano come avvoltoi.

“destra e sinistra non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo che non sono economiche ma esistenziali”. Destra e sinistra sono ormai omologate dalla accettazione del mercato e hanno ucciso la dialettica politica, ma parlare di motivazioni esistenziali dei disoccupati italiani e di quei poveracci che arrivano mezzi morti con i barconi fa ridere i polli.

Massimo Fini poi cita il giornalista per caso Beppe Severgnini, che parlando seriamente sostiene: “il mondo ci riconosce che per adesso non si è inventato niente di meglio della democrazia e del mercato”. Se Severgnini fosse vissuto quando si facevano i sacrifici umani per placare l’ira degli dei e si aveva il diritto di vita e di morte sugli schiavi avrebbe detto che la civiltà era quella e che non era stata inventata soluzione migliore.

Magari ci saremmo accontentati di una evidenza terra-terra, che il cosiddetto mercato lascia senza lavoro il 45% dei giovani italiani, e che la democrazia non è mai esistita perché le classi capitaliste dominanti possiedono tutto, cioè le imprese, i mezzi di comunicazione, con cui orientano cervelli e consumi, e l’80% degli eletti in Parlamento sono avvocati che con tutta la loro cultura ed esperienza non sentono la mancanza del confronto con le categorie produttive, milioni di operai e contadini, totalmente assenti nel Parlamento di questa fasulla democrazia.

L’unico punto in cui sono parzialmente in sintonia con Fini è quando vede questo sistema economico ed ecologico al collasso e prima viene giù tutto meglio è, così si può ricominciare da capo.

Io il collasso lo vedo, ma credo che quelle grandi forze oscure che sono le multinazionali, le banche, i circoli guerrafondai e sionisti, le massonerie, che sono i diretti responsabili del disastro prossimo venturo, sono in grado di reagire a tutti i livelli, anche quello atomico, e non ci sono ragioni filosofiche o etiche che tengono, hanno la forza militare, la useranno senza scrupoli e imporranno regimi autoritari fascistoidi che già si vedono all’orizzonte.
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50057

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Il nostro modo di vivere è un modo di morte

Il precario stato di cose sul Pianeta Terra non è una teologia preordinata o una forza inarrestabile della natura. Noi siamo in questo pasticcio grazie a decisioni umane. Se diverse decisioni fossero state prese in passato, probabilmente si sarebbero verificati esiti diversi. Se diverse decisioni vengono prese e differenti azioni adottate – qui e ora – forse esiti diversi possono ancora essere raggiunti.

Michael Zezima

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Consigli ai governanti

Se conosce – soltanto un pochettino – due righe di letteratura francese dell’800 – mentre da noi spadroneggiavano gli scandali della Banca Romana e della Terni – si renderà conto di qual era l’etica d’Oltralpe. Un ministro che ha amicizie nel sottobosco dei trafficanti? Addirittura con un pregiudicato? Mon Dieu…pas possible…
Dimissioni? Ma non diciamo stupidaggini.
Le cose, all’epoca – vedere le pagine di Dumas (padre e figlio) e di Flaubert, di Hugo e tanti altri – si regolavano con un colpo di pistola di fronte alla scrivania di lavoro: era un classico. Le donne (coinvolte come mogli e madri) talvolta usavano il veleno ma, più prosaicamente, sceglievano il convento.
Carlo Bertani

La presa del potere

19 luglio 2012, approvando il Fiscal Compact con una maggioranza schiacciante alla Camera, abbiamo ufficialmente consegnato le sorti del Belpaese nelle mani dei tecnocrati europei, che ne controlleranno integralmente le attività economiche dopo aver già da tempo acquisito i diritti su quelle politiche. Il tutto nella quasi totale assenza, per non dire “allineamento”, dei media del mainstream.

continua a leggere: http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/08/05/fiscal-compact-il-suicidio-dello-stato/