Ad usum Delphini

Maria Teresa d’Asburgo con suo figlio Luigi, il Gran Delfino, in un dipinto del 1663 di Henri e Charles Beaubrun

Ad usum Delphini è una locuzione latina che significa «per uso del Delfino» ed era presente nei frontespizi dei testi adattati per il primogenito del re Luigi XIV di Francia.[1] In realtà era maggiormente impiegata l’espressione in usum Serenissimi Delphini, la quale col tempo cadde in disuso.[2][3]

Oggi la locuzione viene adoperata in senso spregiativo per indicare qualcosa che è stato alterato col fine di soddisfare interessi di parte.[3][4][5]

Origine e uso

L’espressione nacque in Francia, dove veniva stampigliata sulla copertina dei testi classici greci e latini destinati all’istruzione dell’erede al trono di Francia, Luigi, il Gran Delfino, figlio del re Luigi XIV e di Maria Teresa d’Asburgo.[5] In questi testi venivano censurati i passi considerati scabrosi o comunque non appropriati per la giovane età del Delfino. La collezione di libri ad usum Delphini comprende 64 volumi stampati tra il 1670 e il 1698 per ordine del precettore del Gran Delfino, Charles de Sainte-Maure, duca di Montausier,[6] e sotto la supervisione di Jacques Bénigne Bossuet e di Pierre-Daniel Huet. I testi epurati vennero poi ristampati e utilizzati nelle scuole.[2][3]

In seguito la locuzione passò a indicare l’edizione di un testo semplificata per adattarla alla limitata capacità di apprendimento, per età o per cultura, di una persona, mentre in senso dispregiativo denota la manipolazione di notizie, informazioni o documenti a vantaggio di un dato soggetto o per fini propagandistici.[3]

https://it.wikipedia.org/wiki/Ad_usum_Delphini

Nota: Tali si possono considerare, in tempi moderni,  i media più diffusi (giornali,televisione ecc.)

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Spettacolo: genere Telegiornale

Citazione

“Lo spettacolo del mondo come è raccontato dai notiziari televisivi è, secondo il punto di vista di Edelman, una essenziale sorgente di legittimazione per lo Stato: là fuori ci sono terribili nemici e sfide complicate; per riuscire a vivere tranquilli qui dentro, nel salotto di casa dove il mondo è spettacolo, qualcuno deve pensarci per noi”.

Ugo Volli e Omar Calabrese in I telegiornali: istruzioni per l’uso. Laterza 1980

citato in http://www.filosofico.net/socspettdebord.htm di Andrea Pesce

Link

Spegnete la TV

La “telesione” colpisce talmente in profondo da arrivare al punto di aver convinto le persone di essere diventati interattivi: l’ultima tragica illusione. 
I drogati, non contenti di subire la consueta lobotomizzazione italiota, mentre si pappano le solite litanie, contemporaneamente le commentano in diretta su facebook e twitter, decuplicando l’effetto nocivo nella più totale spaesata inconsapevolezza. Passivamente, come robot, bevono le immagini ma protestano in rete contestando ciò che stanno vedendo: è la proiezione della condizione politica dei partiti, la clonazione al raddoppio dell’effetto. 
Identico.
Così la gente si sente all’opposizione perchè anche se è maggioranza e massa piatta nel seguire i talk show, li contesta su facebook in diretta e pertanto si sente a posto.
E l’oligarchia della dirigenza politica fantascientifica gongola. E incassa.
Fanno festa e sono contenti.
Sanno che domani si ciberanno ancora.
Della vostra carne, del vostro spirito, soprattutto della vostra anima.
Proprio come nei film horror di fantascienza.
Sergio Di Cori Modigliani

Tutti dottori

Internet è una cosa strana: uno scrive un blog che ha mediamente 20 lettori, poi il meccanismo della condivisione (potentissimo), fa di un post un best-seller.

E’ successo con un articolo che evidentemente ha indovinato quello che è un comune sentire nel web: http://verbasequentur.wordpress.com/2013/11/09/tutti-dottori-post-ad-altissimo-contenuto-di-turpiloquio/

Difficile capire quale sia stato l’argomento scatenante, personalmente io ipotizzerei la frase:”Ma oggi no, oggi non più. Oggi l’opinione di chiunque vale quanto quella di chiunque altro. Fondata o meno, mediata o meno. Io non leggo, non studio, non mi interesso, ma tu non puoi permetterti di dirmi ignorante.”

In fondo è esattamente quello che è successo alla professoressa del post precedente, che non aveva diritto di dare dell’ignorante ad un suo allievo perché ne rovinava l’immagine, creandogli chissà quali turbe psichiche.

Chissà che non sia la volta buona che ci stanchiamo di sentire sciocchezze, imparando a distinguere tra chi è autoritario, chi è autorevole e chi è semplicemente idiota.

fattoidi

Malati di cronaca

Franco Ferrarotti
“Il termine “idioti” del titolo non è un insulto gratuito. È da intendersi nel senso etimologico di “circoscritti”, “localizzati”, “irretiti”, “prigionieri nel web”.

Un’intera generazione appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tem­po reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. È una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, eccetera, destinata all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa mol­teplicità e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorità.(sottolineatura nostra)
Internet, priva della critica delle fonti, è la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui giovani e giovanissimi, adolescenti, ma anche giovani adulti, vanno quotidianamente affondando”.

A questo proposito forse non tutti sanno che i recenti concorsi a cattedre per l’insegnamento nelle scuole italiane, prevedevano, all’orale, una presentazione digitale su un argomento assegnato 24 ore prima; inutile dire che (anche per facilitare la composizione della presentazione) tutto il materiale utilizzato altro non era che un copia e incolla dal web, che ha tanto materiale, ma, come fa notare Ferrarotti, senza una selezione delle fonti da parte del ricercatore,  diventa un discorso né credibile né organico.

Internet è come la cultura popolare dei proverbi, che dicono tutto e il suo contrario e si presta a supportare qualsiasi tesi, se non c’è una verifica sul campo o una documentazione alternativa.

Se a questo aggiungiamo il gusto per il sensazionalismo proprio della cronaca, che deve amplificare la notizia televisiva per farsi leggere, si viene trasportati ogni giorno dal fiume di notizie (spesso inutili o fuorvianti) senza mai avere il tempo di approfondire una riflessione personale.

Giusto per fare un esempio: uno degli articoli più letti di bondeno.com , lo è perché figura nella sitografia della voce biogas di wikipedia, ma era un articolo che riportava l’opinione di un esponente politico e che come tale si firmava; a questo punto ho inserito i richiami ad altri articoli che rimandavano a studi in merito di docenti universitari (scaricabili e consultabili).

Dalle statistiche del sito (che amministro), ho potuto rilevare che quelli che li cliccavano erano una sparuta minoranza, a loro volta minoranza di quelli che si accontentavano della voce di wikipedia.

La conclusione è quella di Ferrarotti: ci si interessa a quello cui tutti si interessano e nel modo più superficiale possibile, giusto per intavolare una conversazione occasionale, magari sul proprio blog.

La cosa è ovviamente incoraggiata in alto loco se è vero che si è più volte affermato che” con la cultura non si mangia” e si è provveduto ad indicare, tra i requisiti preferenziali per l’occupazione giovanile, la mancanza di un titolo di studio.