La buona scuola

In sostanza, la “Buona Scuola” proposta dal governo sarà fondata su competenza, metodi e saper fare invece che su conoscenza, contenuti e sapere. In pratica la scuola non sarà più il luogo della cultura, della mediazione, della cooperazione o della trasmissione della memoria collettiva. Sarà, invece, il luogo della competizione, del consumo e della rapidità.

Per rendersene conto, è sufficiente leggere le 136 pagine del progetto. Qui manca ogni accenno alla didattica, alla pedagogia e al diritto allo studio. Manca ogni aggancio alla Costituzione repubblicana e ai concetti di uguaglianza e di accesso all’educazione statale. Sembra passato inosservato il fatto che nel titolo del ministero dell’Istruzione sia scomparso, già da molto tempo, il termine “Pubblica”.

Il fine principale, e unica intenzione concreta e dichiarata, è la compressione dei salari con la limitazione della spesa, la modifica dello statuto giuridico dei docenti, l’introduzione della competizione tra insegnanti, della mobilità territoriale, della flessibilità delle mansioni. E poi l’introduzione della tecnologia e delle imprese. Tutti i docenti sono destinati a competere tra loro, a guadagnare meno e produrre di più. Solo i dirigenti, ossia i presidi, non subiranno decurtazioni dello stipendio.

Il meccanismo meritocratico che organizza la progressione di carriera dei docenti, come quasi tutti i sindacati hanno provato con calcoli e proiezioni, in realtà porta la categorie ancora più indietro rispetto le medie europee ed è uno specchietto per le allodole, per tutti coloro che credono al mito dell’”insegnante fannullone” e ritengono che 60 euro al mese siano sufficienti a riformare la classe insegnante e motivarla a produrre impegno, dedizione e rinnovamento.

Il fine principale, come vogliono la logica neoliberista e gli interessi di mercato che guidano le scelte finanziarie europee, è quello di deprimere la massa dei lavoratori e fidelizzare, gratificandola, l’élite dei dirigenti. D’altro canto, un rapporto OCSE del 1996 già auspicava che gli insegnanti fossero ridotti al semplice rango di “prestatori di servizi educativi”. E, di conseguenza, le scuole diventeranno un luogo di controllo sociale ed economico.

estratto da http://www.appelloalpopolo.it/?p=12720