Il carattere degli Italiani

Fermo restando che rimane fondamentale su questo tema il” Discorso sopra i costumi degli Italiani” di Giacomo Leopardi, in estrema sintesi direi che la caratteristica saliente degli italiani è il pressapochismo.

Probabilmente dovuto alla concorrenza di più fattori: storica scarsità di mezzi, scarsa affezione per il lavoro (siamo cattolici, non protestanti), nepotismo.

Come tutti i difetti, il contraltare positivo è la creatività (che nasce come arte di arrangiarsi), ma che non va certo disgiunta da una solida preparazione, se si vuole anche l’originalità.

A questo proposito, ricollegandomi al post precedente, una scuola che costringa ad una preparazione costante e precisa (anche se si può discutere sull’oggetto della medesima) si porrebbe certamente come efficace correttivo di questa deleteria tendenza.

Va da sé che il modello di scuola gesuitica alla quale era ispirato per filiazione diretta il liceo classico (anche a Ferrara, dopo il 1860 si limitò a cambiare nome) è stato progressivamente abbandonato; però, nei momenti di crisi, e lo dimostra la scelta dell’ultimo papa, diventa l‘extrema ratio.

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Ricordi di scuola 2

Compianto sul cristo morto

Compianto sul cristo morto

Compianto sul Cristo morto, realizzato da Guido Mazzoni, nel Quattrocento, per volere di Eleonora d’Aragona. Si tratta di un gruppo di sette statue a grandezza naturale, realizzate in terracotta colorata, che circondano un’ottava scultura rappresentante il Cristo morto. Le statue, con il loro realismo, costituiscono un campionario di espressioni e di gesti di disperazione davvero magnifico e toccante. Secondo la tradizione, alcune delle statue rappresenterebbero personaggi della corte estense, come le sculture di Giuseppe di Arimatea e di Maria di Cleofa i modelli delle quali sarebbero stati rispettivamente Ercole I ed Eleonora d’Aragona. Una volta portata a compimento, l’opera venne collocata nella Chiesa di Santa Maria della Rosa. Una volta distrutto questo edificio, il gruppo di statue venne trasferito, nel 1938, nella Chiesa del Gesù a Ferrara.

Come ho scritto nel post precedente, di fronte a questa chiesa stazionavamo noi ginnasiali in attesa di entrare al Liceo-Ginnasio “L:Ariosto” di Ferrara nell’anno di grazia 1961 e, specialmente prima di un compito in classe o di un interrogazione, aumentava il flusso di chi accendeva un cero proprio di fronte alla cappella in cui è custodita quest’opera ( a cui di recente Elisabetta Sgarbi , sorella del noto Critico, ha dedicato una monografia).

La quarta ginnasio serviva infatti a selezionare pesantemente gli aspiranti liceali a suon di compiti scritti (almeno 3 a trimestre) e interrogazioni (almeno due) e il voto più alto era sette, per cui si faceva presto a scivolare in basso…

Naturalmente non mancavano i compiti a casa, quindi chi voleva tirare due calci al pallone con gli amici, poi doveva arrangiarsi a copiare la versione il giorno dopo da qualcuno: a me capitava spesso di doverla dettare la sera per telefono ad un compagno, finché mio padre pensò bene di proibirmelo, visto anche che il telefono gli serviva per lavoro (all’epoca era un lusso che si potevano permettere le attività commerciali).

Per cui tutti avanti a testa bassa a tirare la carretta fino a giugno, quando si poteva anche essere rimandati a settembre (anche in tutte le materie, se avevi 7 in condotta l’ultimo trimestre, cosa che rischiammo per la nota sospensione “retroattiva” per manifestazione non autorizzata.

Dati questi presupposti, l’anno successivo fu quasi una passeggiata: a noi 16 rimasti si aggiunsero una decina di ragazze, anche loro scampate dalla sezione C femminile, e già questo costituì un piacevole diversivo; poi arrivarono anche giovani insegnanti (ricordo quella di Lettere in particolare, che non era ancora laureata) che instaurarono un rapporto di collaborazione con la classe.

Qui va aperta una parentesi per spiegare che il boom demografico aveva superato l’offerta di docenti e quindi era permesso insegnare anche ai non laureati iscritti all’ultimo anno del corso di studi (ogni confronto con la attuale situazione occupazionale è superfluo).

Grazie a questa collaborazione, quell’anno (unico dei 5) ci fu consentito persino di andare in gita a Firenze (in giornata naturalmente), di cui ricordo in particolare la presenza con noi di un ispettore scolastico (autore di un noto dizionario) che passò tutto il tempo a chiacchierare fitto con la summenzionata giovane insegnante di lettere che ci accompagnava. 🙂

Gita Firenze 1962

Al centro l’insegnante, alla sua destra l’autore

L’anno si concluse con l’esame di ammissione al liceo che comprendeva tutte le materie, anche la prova pratica e orale di educazione fisica (a me chiesero le regole della pallacanestro)!

(continua con https://apoforeti.wordpress.com/2013/05/01/ricordi-di-scuola-3/

Ricordi di scuola

La chiesa del Gesù si trova di fronte allo slargo di Piazzetta Torquato Tasso, a Ferrara. Realizzata alla fine del Cinquecento, la chiesa era destinata ad accogliere i Padri Gesuiti. L’edificio fu progettato da Giovanni Tristani e i lavori furono diretti da Alberto Schiatti.
La facciata, semplice e austera, è divisa in due parti; la parte inferiore presenta quattro nicchie oltre a tre portali con decorazioni marmoree. L’interno si presentava in origine a nave unica, con sei cappelle ai lati, ma è stato più volte trasformato e distrutto, e quindi le pareti sono prive di decorazioni pittoriche. Notevoli sono il gruppo di statue di terracotta del Compianto sul Cristo Morto, opera di Guido Mazzoni, e l’urna monumentale di Barbara d’Austria, moglie di Alfonso I, che si trova dietro l’altare.
A destra della Chiesa, l’ex monastero dei Gesuiti è stato recentemente trasformato in tribunale, ma ,negli anni ’60, era la sede del Liceo classico “Ariosto” sorto nel 1860 con l’Unità d’Italia.
Apriamo qui una parentesi per ricordare ai “non addetti ai lavori” le due leggi fondamentali che hanno regolato la istruzione secondaria superiore: la legge Casati del 1859 e la riforma Gentile del 1923.
La prima sancisce la superiorità del modello culturale umanistico-filosofico a scapito di quello tecnico-scientifico : la cultura classica e letteraria veniva considerata la cultura della piena cittadinanza, assoluta ed autosufficiente, e veniva separata dal sapere tecnico-pratico il quale, inglobando anche la cultura scientifica, peraltro incredibilmente ridotta alle sue specificità applicative, assumeva una valenza subordinata e strumentale. Esemplarmente l’articolo 286 recitava: che “Queste scuole [tecniche] e questi istituti [tecnici] dovranno mantenersi separati dai ginnasi e dai licei. In ogni caso la direzione immediata degli stabilimenti tecnici istituiti da questa legge non potrà mai essere affidata alla stessa persona cui è affidata quella de’ precisati istituti di istruzione secondaria” (1).
Non dissimile nella impostazione la riforma Gentile, dopo i 5 anni di istruzione elementare obbligatoria si sdoppiava in Ginnasio inferiore (triennale) e complementare; solo il ginnasio dava accesso alla scuola superiore e ogni passaggio era segnato da un esame.
Nel dopoguerra il ginnasio inferiore diventa scuola media e la complementare prende il nome di “avviamento” (al lavoro); nel 1962 viene introdotta la scuola media unica.
Altre differenze tra i licei (erano solo due: classico e scientifico) era che noi facevamo greco per 5 anni, loro una lingua straniera; loro facevano disegno e noi solo storia dell’arte al triennio e, per mia fortuna, niente scritto di matematica.

Per tornare a noi, nel 1961 mi iscrivevo al liceo classico, il che significa che mi ero fatto l’esame di ammissione alle medie; quello finale delle medie e me ne sarebbe toccato un altro alla fine del Ginnasio (per “quelli dello scientifico”, no 😉
Tra i ricordi “spiccioli” (lo dice anche Guccini) fino ad allora si erano portati sempre i calzoni corti e da quel primo ottobre tutti i miei compagni avevano calzoni lunghi; ricordo ancora il nome dell’unico che si presentò (solo quel giorno) coi calzoni corti.
Ovviamente vigeva una rigida gerarchia: l’atrio interno poteva essere occupato solo dai liceali, noi ginnasiali sempre fuori con ogni tempo, tranne le donne che entravano direttamente nelle rispettive aule senza attesa e là indossavano il grembiule nero d’ordinanza.
Noi eravamo la classe del boom demografico del dopoguerra e del boom economico dei sessanta, per cui, quell’anno, erano ben 4 le prime classi, mediamente di 30 iscritti, in maggioranza donne.
Ovviamente la mia era la sezione D, quella di chi veniva dal “contado” e, ovviamente tutti maschi (32 per l’esattezza).
L’anno dopo ci saremmo ritrovati in 16…

(continua)