Quantità o qualità?

La scuola italiana è a larghissima maggioranza statale: sono iscritti alle scuole dello Stato il 94% degli alunni delle primarie e oltre il 96% degli studenti delle secondarie. Un sistema unico di regole consente di far funzionare questa grande macchina, secondo un rituale che si ripete ogni anno: a partire dalle iscrizioni effettuate dalle famiglie – tra gennaio e febbraio, salvo riconferma alla luce di scrutini ed esami estivi – vengono formate le classi. Pur influenzate da fattori diversi – presenza di alunni con disabilità, scuole di montagna ecc. – le dimensioni delle classi (numero di studenti) risultano alquanto uniformi, sia sul territorio, sia per gradi di scuola. La diminuzione di un milione di studenti prevista dall’Istat sulla scala nazionale può essere scomposta nella variazione regionale nel numero di sezioni/classi (tab. 1).

Sulla scena nazionale la tendenza alla contrazione è chiara: nel prossimo decennio solamente le scuole superiori di alcune regioni del Centro-Nord vedranno ancora aumentare il numero delle classi.

A loro volta, le classi formate determineranno in modo alquanto meccanico gli organici, sulla base dei quadri orari delle diverse tipologie di scuole e degli orari contrattuali dei docenti. Ad esempio, a regole vigenti, nella scuola media si creerà una cattedra di “italiano, storia e geografia” ogni 2 classi (9 ore per 2= 18 ore contrattuali alla settimana); una di matematica ogni 3 classi (6+6+6=18); una di inglese ogni 6 classi (3 per 6=18). Le variazioni della popolazione scolastica e delle classi possono dunque essere ulteriormente tradotte in variazioni dei posti e delle cattedre, nell’ipotesi di costanza delle regole vigenti (Tab. 2).

La riduzione della popolazione scolastica comporterà dunque una contrazione degli organici dei docenti, a partire dai gradi inferiori, per un totale di oltre 55.000 posti/cattedre persi. A differenza del passato, il declino investirà progressivamente tutte le regioni, comprese quelle del Nord. Di conseguenza possiamo prevedere un raffreddamento della mobilità territoriale dei docenti, poiché diminuiranno le opportunità di trasferirsi dal Sud al Centro-Nord per entrare in ruolo. A regole vigenti si assisterà anche a un rallentamento nel turnover dei docenti: i nuovi insegnanti immessi in ruolo saranno meno degli insegnanti che usciranno (per pensionamenti, ecc.). A soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche l’innovazione didattica.

http://www.neodemos.info/articoli/scuola-orizzonte-2028-anticipare-il-cambiamento/

Fonte: Fondazione Agnelli  “Scuola. Orizzonte 2028: evoluzione della popolazione scolastica in Italia e implicazioni per le politiche.

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