I 30 anni di Neuromante

La letteratura conserva il suo potere ammonitore anche ai tempi di Internet, e avremmo dovuto capire prima quanto le storie di Gibson ci fossero vicine. Non dimenticherò mai un corso di comunicazione che frequentai quindici anni fa. Il funzionario di una grossa casa editrice tenne una lezione sulle nuove tecnologie. Disse che grazie alla posta elettronica e all’impaginazione su computer (allora due novità) per fare i libri si sarebbe risparmiato il 30% del tempo. Tutti rimanemmo ammirati. Soltanto una ragazza – capelli viola e Neuromante sulle ginocchia – alzò la mano e chiese: “mi scusi, ma vi pagano il 30% di più?”. “No”. “Lavorate il 30% di meno?” “Al contrario”, rispose il funzionario. “E allora”, concluse la ragazza con un sorriso di disprezzo, “qualcuno, da qualche parte” (laggiù, nel cyberspazio) “vi sta fregando senza che ve ne accorgiate”.(grassetto nostro)

Nicola Lagioia

http://www.minimaetmoralia.it/wp/laggiu-nel-cyberspazio-qualcuno-ti-sta-fottendo-i-30-anni-di-neuromante/

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Iatrarchia, Medrarchia, Esculapiocrazia

Il (peggior) futuro è già arrivato…

Il Tredicesimo Cavaliere

paneamoresanita

Di recente è stato pubblicizzato in televisione un apparecchietto, non ho ben capito se solo progettato o già sperimentale, che applicato su un braccio segnala istantaneamente la situazione medica complessiva: pressione, battito cardiaco, azotemia, glicemia, colesterolo eccetera. In più, è stato detto, il marchingegno può essere collegato con studi medici o addirittura le ASL particolarmente attrezzati che possono correre subito ai ripari se qualcosa non andasse. In realtà quel che non va è il concetto in sé: essere costantemente monitorati sul piano della salute, dato che il rischio concreto è quello di creare uomini e donne di un immediato futuro ipocondriaci all’ennesima potenza, persone ossessionate dalla propria salute, anche al punto tale di doversi sentire sotto osservazione ogni istante. E in base a parametri medici in costante evoluzione e quindi non certi e validi sempre: qualcuno ricorderà le campagne mediatiche contro il caffè, lo zucchero, il sale, il cioccolato, poi…

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Si può fare di più

Era assurdo sostenere che la costruzione di nuove scuole pubbliche doveva avere la precedenza sulla costruzione di nuove autostrade, perché, se si trascuravano le autostrade, si riduceva automaticamente la propensione del cittadino medio per l’acquisto di macchine nuove, e in questo modo si minava alla base l’economia, si preparava l’avvento d’una depressione economica, e in tal caso la costruzione di nuove scuole diventava ancora più impossibile.
Pensandoci bene, bisognava fare tanto di cappello alle ditte produttrici di cereali in scatola. Avevano salvato la situazione, lanciando i teleinsegnanti e la teleistruzione. Un insegnante, in una stanza, con una lavagna da una parte e uno schermo televisivo dall’altro, poteva fare lezione a cinquanta milioni di allievi…
Naturalmente, spettava ai genitori fare in modo che il ragazzo non saltasse le lezioni e non si sintonizzasse su di una classe superiore prima di aver superato l’esame della sua.
Ma la cosa migliore, in tutta la faccenda, era che le ditte produttrici di cereali in scatola pagavano tutte le spese. In questo modo, i contribuenti si erano liberati d’una delle tasse più onerose, e nei loro portafogli rimaneva più denaro, da investire nelle tasse sulle vendite, le tasse sulla benzina, i pedaggi delle autostrade e le rate per l’acquisto di nuove automobili. Tutto quello che le ditte produttrici di cereali in scatola chiedevano, in cambio del loro prezioso servizio pubblico, era che gli allievi, e possibilmente anche i genitori, consumassero cereali.

Da Thirty days had September di Robert F.  Young (1957) in Fantasy & Science Fiction I/4 Elara edizioni

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La fantascienza umanista di Ray Bradbury

Pian piano – è una legge naturale ma poco accettabile – la generazione che ha fatto grande la fantascienza se ne va. Sono gli autori che abbiamo letto e amato negli anni Sessanta e Settanta dell’ormai secolo scorso e che ci hanno appassionato e formato ad un genere di science fiction, fantasy ed heroic fantasy che non si scrive più (e non si tratta della nostalgia di un diversamente giovane, ma un fatto oggettivo). L’elenco è lunghissimo: da Simak a Williamson, da van Vogt a Heinlein, da Asimov a Clarke, da Dick a Sturgeon, da Anderson a del Rey, da Farmer a de Camp e così via. Ultimo e, credo più anziano di tutti, Jack Vance, morto a 96 anni il 26 maggio scorso. Vero creatore di mondi fantastici, specialista di personaggi e invenzioni paradossali, dotato di un suo speciale umorismo. Resta, credo, ormai soltanto Frederick Pohl, classe 1919. Vance se n’è andato a quasi un anno dalla scomparsa di un altro grande, anzi grandissimo, Ray Bradbury.