Canto di Natale

Diverso è l’esito. Quasi due secoli dopo il Canto, la redenzione pare una vaga illusione, la tensione morale si è dileguata, molti altri Ebenezer Scrooge hanno conquistato potere e preteso di assurgere a modelli. Oggi ci è difficile commuoverci dinanzi al vagare incessante degli Spiriti natalizi del Canto, o al destino di coloro che, perdute in vita le occasioni di gioia, subiscono la condanna dell’oblio. Nessuno si ricorderà di loro, nessuno piangerà la loro morte, fa dire Dickens ai suoi personaggi. La vita è un passaggio in cui le buone azioni fanno guadagnare l’eternità dell’anima, ma anche quella eternità minore fatta di ricordo e compianto. Evidente il paragone con Ugo Foscolo, ma lo scrittore inglese era comunque un credente. Costringe Scrooge a tirare le somme dei propri errori, il passato genera nostalgia per le occasioni perdute, il presente dimostra la sterilità di una vita senza il conforto dello spirito, il futuro prospetta una morte solitaria e la dannazione. Il Canto di Natale è, alla fine, un’opera cristiana.

Per questo, temiamo che non sia più in grado di scuotere gli animi, emozionare e cambiare la vita, al tempo di altri gelidi Scrooge, della partita doppia in formato digitale, di nuove e vecchie schiavitù. La catena di Jakob Morley imprigiona milioni di uomini e donne, irriconoscibili come gli avari nell’Inferno dantesco, resi tali dal carattere immondo del loro peccato. Ma il Male è stato abolito, anzi invertito, il peccato è una vecchia favola per impaurire i bambini, Ebenezer Scrooge è un eroe del nostro tempo. Il Canto di Natale è un ritornello su cui pagare i diritti d’autore e la catena dell’avidità è la corona più ambita.

ROBERTO PECCHIOLI         

Alleluia: l’anno 2018 finisce in gloria. Il Financial Times elegge uomo dell’anno nientemeno che George Soros, l’arcimiliardario finanziere di origine ungherese quasi novantenne. Il quotidiano londinese è la voce del potere finanziario internazionale apolide, di proprietà della Nikkei, la società giapponese che controlla la Borsa di Tokyo. E’ considerato universalmente “autorevole” e “prestigioso”. Potremmo anzi dire che i due aggettivi stanno alla Bibbia economica della City esattamente come il bravo medico è un luminare, il relatore di tesi di laurea chiarissimo professore e il collega esperto è eminente.

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