La storia

C’è una sola cosa che mi atterrisce nella società d’oggi. La perfetta, compiuta,  indifferenza di coloro che sono nati sotto il nuovo ordine. Gestiscono con scioltezza lauree e dottorati, bibliografie e piani di lavoro. Educati, mai fuori posto. Più belli di noi, più atletici, più svegli. L’impressione che rendono è, tuttavia, di professionale freddezza e informatissima superficialità; l’oggetto dei propri studi è funzionale sino alla psicopatia. Curiosità e passione, generosità e vivezza sembrano siano state asportate chirurgicamente. “M’interessa. Studio storia antica“. Tradotto: “M’interessa solo perché studio storia antica. Se non la studiassi non potrebbe fregarmene di meno. E comunque m’interessa solo perché, in tal momento, studio tale specifica materia: esaurito lo studio esaurito l’interesse. Dopo la tesi specialistica “Le vie consolari dell’Agro romano”, debitamente premiata con il pezzo di carta che mi aprirà le porte burocratiche di un lavoricchio insulso, questi antichi reperti potranno anche sprofondare nel nulla. Ho altro da fare nel tempo libero“.

http://pauperclass.myblog.it/2017/03/31/facezie-dalla-citta-profonda-alceste/

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Felicità

Periodicamente qualche organo di informazione pubblica classifiche di paesi o città per qualità della vita; come sa chiunque lavora con le statistiche tutto dipende dal campione intervistato e dai parametri scelti. Quella dell’ OECD permette, in qualche modo, di personalizzarla, ma (come fa notare il lettore di cui riportiamo il commento) intervengono poi altri fattori di soggettività:

“Sto commentando, per così dire, a braccio, non avendo il tempo di approfondire con la dovuta attenzione il metodo adottato dall’OCSE per determinare il livello di felicità delle 36 Nazioni prese in esame.

Ma, se come mi sembra di capire, sono stati i 65.000 Cittadini intervistati a stabilire il livello della loro felicità, allora è necessario osservare che, più che di una valutazione oggettiva da parte dell’OCSE, si tratta, invece, di una percezione soggettiva da parte dei Cittadini intervistati. E si sa che questi rispondono ai parametri culturali a cui appartengono.

Per un Cittadino di cultura Anglosassone, per esempio, è motivo di soddisfazione di vita il loro connaturato rispetto ed osservanza delle leggi, mentre un Cittadino – si fa per dire – Italiano trae grande soddisfazione di vita dal loro oltraggio ed elusione, al punto da commiserare il raro povero fesso che le rispetta. La stessa cosa dicasi – per fare un altro esempio – del rapporto con le varie mafie: culturalmente spontanea – e fonte anche di soddisfazione di appartenenza – la sottomissione degli Italiani specialmente del Sud, mentre sarebbe una gravissima sofferenza, al punto della non accettazione, per una popolazione di cultura Anglosassone, ipoteticamente posta la loro esistenza nel contesto di questa cultura.

Se gli Italiani potessero tornare alle condizioni lavorative-economiche degli anni 70, 80 e forse anche 90, sono certo che – a dispetto di essere la più corrotta Nazione Europea, a dispetto di vivere sotto una dittatura partitica e mediatica, ed essere una vera e propria porcilaia al posto di Società Umana – sarebbero la Nazione numero UNO in termini di soggettivamente percepita felicità.

Ma se poi dovessimo poi chiedere all’OCSE di fare la sua brava obiettiva valutazione, allora le cose si capovolgerebbero, e pure di brutto. Perché al di sopra di ogni soggettivismo c’è l’oggettivismo di valutare civile o barbara una cultura.

E la nostra risulterebbe appartenere – a nostra completa insaputa – alla barbarie del profondo medioevo!”

estratto da http://www.libero-pensiero.net/quanto-siamo-felici-ecco-la-nuova-classifica-sulla-qualita-della-vita-su-36-nazioni-siamo-al-28esimo-posto/

Il tramonto dell’occidente

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà. –Oswald Spengler

Nella sua opera Spengler afferma l’alternarsi di Kultur e Zivilisation attribuendo a quest’ultima i caratteri della decadenza che affligge la sua epoca (1918-1922).

Da posteri possiamo tranquillamente attribuire la barbarie della Kultur al periodo successivo del nazionalsocialismo e della guerra, e la Zivilisation all’epoca attuale; non ci resta quindi che aspettare la nuova barbarie.