Lectio facilior

Inutile che spieghi a lei, intelligente lettore,dove ci ha portato questa scelta collettiva del “facile”. Questo è un paese che – dai tempi del protezionismo autarchico – aveva sviluppato una produzione aeronautica nazionale; aveva la più grande galleria del vento d’Europa, dove venivano i tedeschi a provare l’aerodinamica dei loro apparecchi; produceva navi all’altezza dei tempi, aveva industrie farmaceutiche che scoprivano nuovi antibiotici, ed elettroniche. Prendeva Nobel per la Chimica, laddove oggi ne ha preso per la Comica (il non compianto Dario Fo); un paese che studiava, si sforzava e lottava per essere all’altezza del mondo moderno.

Adesso ha perso tutto. Si sta facendo depredare da da quel che resta delle sue produzioni avanzate, per un boccon di pane, da “investitori esteri” che prendono il denaro a prestito a tasso zero, e a che scopo? Per pagare gli interessi sui debiti che noi, i nostri politici ciclostomi e i nostri elettorati-oloturie, collettivamente abbiamo fatto- ficcandoci senza un minimo di preveggenza nel più orrendo vicolo cieco della nostra storia, che si chiama euro ed “Unione Europea”.

Beninteso, esiste sempre una minoranza che studia e si sforza; ci affrettiamo a mandarla via, all’estero, non vogliamo gente che rompa i k… con le sue esigenze e la ricerca, come disse quel ministro: qui non c’è posto per loro. In compenso, spuntano come funghi le trattorie. Abbiamo i “giacimenti culturali”, che lasciamo andare in rovina e su cui speriamo di guadagnarci – come nipoti che fanno pagare il biglietto per mostrare il cadavere mummificato del nonno.

Il punto è l’accolta umana chiamata impropriamente “italiani” non sa, non può darsi da sé uno scopo superiore. Forse nessun popolo può. Spontaneamente, forse, ogni popolo- essendo fatto di uomini-massa, ossia di gente che la quale “vivere è essere quello che già si è” – è in grado di porsi il “difficile”. Di per sé, scende verso la soddisfazione immediata, i guadagni immediati, gli egoismi pullulanti, i familismi amorali. Bisogna che qualcosa gli imponga un compito.

Questa cosa è sempre stata, in Europa, lo Stato.

http://www.maurizioblondet.it/discesa-dellitaliano-verso-la-lampreda-sua-possibile-risalita/

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Il canto degli Italiani

Essendo il suo autore notoriamente mazziniano, il brano venne proibito dalla polizia sabauda fino al marzo 1848: la sua esecuzione venne vietata anche dalla polizia austriaca, che perseguì pure la sua interpretazione canora – considerata reato politico – sino alla fine della prima guerra mondiale[30].

Stiamo parlando dell’Inno di Mameli (quello che dice:”noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi“); il che ci porta al problema (più volte trattato in questo blog) del carattere degli italiani:

  • Individualismo;
  • Improvvisazione;
  • Incostanza;
  • Superficialità;
  • Passionalità;
  • Influenzabilità;
  • Narcisismo;
  • Opportunismo.

Sono solo alcuni dei difetti e l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito, perché, in questi 150 anni non abbiamo fatto nulla per rimediare, accusando sempre gli altri per la nostra pigrizia e fatalismo.

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Tradimenti

mio stemma FB

mio stemma FB

Quello che vedete sopra è il mio stemma utilizzato per Facebook, il motto è l’anagramma del mio nome e cognome che ritengo una qualità significativa e del tutto assente nel carattere degli italiani.

In molti articoli del blog ne abbiamo parlato e, sicuramente ciascuno di voi potrà trovarne esperienza nelle proprie vicende personali, nella letteratura e nel cinema.

Oggi ridanno per TV “C’eravamo tanto amati”, un film del 1974 di Ettore Scola, sui compromessi, malafede e tradimenti auto-inflitti dopo le speranze partigiane (ma probabilmente qui Scola pensava a quelle del ’68).

Oggi voltar gabbana è diventato addirittura motivo di vanto (basti pensare alle numerose dichiarazioni di voto pre-referendum); tempi tristi ci attendono… 😦

 

Arrangiarsi

No, la risposta degli italiani è che “se rubano loro, e così tanto, posso rubare anch’io, nel mio piccolo, s’intende”: nelle piccole aziende c’è quasi il gusto di “fottere” Monti. Si torna all’antico: cosa vuoi? Ecco i due prezzi, con o senza ricevuta. Ovvio che…

Nei luoghi di lavoro si sviluppa una sorta di piccola corruzione molto simile a quella che c’era in URSS: ho rubato questo, t’interessa? Anzi, te lo regalo: sarai tu a sdebitarti come preferirai.

Così inizia una catena di baratti – che è anche curiosa e provvida di significati antichi – che partono da un paio di gomme per auto e terminano con una cassetta d’uva, passando per una cestina di funghi, due sacchi di concime organico, una mola, una cesta di limoni, due contenitori in acciaio inox, tre sacchetti di melanzane congelate…

E’ incredibile come, in queste catene di S. Antonio, ciascuno si libera di qualcosa che ha prodotto o rubato – non fa differenza – nei confronti d’altri che assegnano, invece, un elevato valore d’uso all’oggetto: se hai due gomme di una Cinquecento (dimenticate, fottute, rubate, scambiate…) e non  hai l’automobile, meglio ricevere in cambio una mola cinese (dimenticata, fottuta, rubata, scambiata…)  che può tornare utile.

La morale è oramai un optional: di questo dobbiamo ringraziare Monti, e la sua insipienza nel dimenticare il ceto politico. Basta che votino, del resto non mi fotte un accidente, io metto a posto dei numeri, loro ne rubano altri…embè?

E’ curioso come, da un anno a questa parte, si siano moltiplicati questi comportamenti: dal professionista che non sgarrava una fattura ed oggi evade contento al commerciante che, se non fa parte di una catena, ti fa lo scontrino solo se non ti conosce.

I lavoratori dipendenti sono l’ultimo anello della catena – sarebbe stupido non riconoscerlo – però s’arrangiano anch’essi: devi imbiancare la casa? Quanto vuole l’imbianchino “ufficiale”? Ma sei matto!?! Vieni qui, senti a me…

– See more at: http://www.bondeno.com/2012/10/12/scialuppe-a-mare/#sthash.Z689szzj.dpuf

Felicità

Periodicamente qualche organo di informazione pubblica classifiche di paesi o città per qualità della vita; come sa chiunque lavora con le statistiche tutto dipende dal campione intervistato e dai parametri scelti. Quella dell’ OECD permette, in qualche modo, di personalizzarla, ma (come fa notare il lettore di cui riportiamo il commento) intervengono poi altri fattori di soggettività:

“Sto commentando, per così dire, a braccio, non avendo il tempo di approfondire con la dovuta attenzione il metodo adottato dall’OCSE per determinare il livello di felicità delle 36 Nazioni prese in esame.

Ma, se come mi sembra di capire, sono stati i 65.000 Cittadini intervistati a stabilire il livello della loro felicità, allora è necessario osservare che, più che di una valutazione oggettiva da parte dell’OCSE, si tratta, invece, di una percezione soggettiva da parte dei Cittadini intervistati. E si sa che questi rispondono ai parametri culturali a cui appartengono.

Per un Cittadino di cultura Anglosassone, per esempio, è motivo di soddisfazione di vita il loro connaturato rispetto ed osservanza delle leggi, mentre un Cittadino – si fa per dire – Italiano trae grande soddisfazione di vita dal loro oltraggio ed elusione, al punto da commiserare il raro povero fesso che le rispetta. La stessa cosa dicasi – per fare un altro esempio – del rapporto con le varie mafie: culturalmente spontanea – e fonte anche di soddisfazione di appartenenza – la sottomissione degli Italiani specialmente del Sud, mentre sarebbe una gravissima sofferenza, al punto della non accettazione, per una popolazione di cultura Anglosassone, ipoteticamente posta la loro esistenza nel contesto di questa cultura.

Se gli Italiani potessero tornare alle condizioni lavorative-economiche degli anni 70, 80 e forse anche 90, sono certo che – a dispetto di essere la più corrotta Nazione Europea, a dispetto di vivere sotto una dittatura partitica e mediatica, ed essere una vera e propria porcilaia al posto di Società Umana – sarebbero la Nazione numero UNO in termini di soggettivamente percepita felicità.

Ma se poi dovessimo poi chiedere all’OCSE di fare la sua brava obiettiva valutazione, allora le cose si capovolgerebbero, e pure di brutto. Perché al di sopra di ogni soggettivismo c’è l’oggettivismo di valutare civile o barbara una cultura.

E la nostra risulterebbe appartenere – a nostra completa insaputa – alla barbarie del profondo medioevo!”

estratto da http://www.libero-pensiero.net/quanto-siamo-felici-ecco-la-nuova-classifica-sulla-qualita-della-vita-su-36-nazioni-siamo-al-28esimo-posto/

Il carattere degli Italiani

Fermo restando che rimane fondamentale su questo tema il” Discorso sopra i costumi degli Italiani” di Giacomo Leopardi, in estrema sintesi direi che la caratteristica saliente degli italiani è il pressapochismo.

Probabilmente dovuto alla concorrenza di più fattori: storica scarsità di mezzi, scarsa affezione per il lavoro (siamo cattolici, non protestanti), nepotismo.

Come tutti i difetti, il contraltare positivo è la creatività (che nasce come arte di arrangiarsi), ma che non va certo disgiunta da una solida preparazione, se si vuole anche l’originalità.

A questo proposito, ricollegandomi al post precedente, una scuola che costringa ad una preparazione costante e precisa (anche se si può discutere sull’oggetto della medesima) si porrebbe certamente come efficace correttivo di questa deleteria tendenza.

Va da sé che il modello di scuola gesuitica alla quale era ispirato per filiazione diretta il liceo classico (anche a Ferrara, dopo il 1860 si limitò a cambiare nome) è stato progressivamente abbandonato; però, nei momenti di crisi, e lo dimostra la scelta dell’ultimo papa, diventa l‘extrema ratio.

I polli di Renzo

Il carattere degli italiani, già magistralmente illustrato dal Leopardi nel 1824, è il maggior responsabile delle nostre disgrazie, alcune notazioni contemporanee lo confermano:

“Questi sono soltanto alcuni fenomeni di massa, nati e progressivamente scemati, dietro la scarsa autorevolezza di un popolo, che ama certamente più i simboli che se stesso e che riesce a distruggere gli stessi, nel momento in cui, un altro gli si pone davanti in maniera più autoritaria.

Qualunque verità può essere sovvertita, in ogni angolo si nasconde un complotto o un’altra verità e la cronica ricerca di quest’ultima, porta un popolo fragile e dotato di scarsa autostima a distruggere ogni iniziativa dietro il proprio ego o quello altrui.

[omissis]

La storia d’Italia purtroppo è costellata di esempi di narcisismo esasperato, grazie al quale è stato possibile annullare ogni iniziativa e spesso gli stessi interpreti di pensieri opposti, risultano esserne responsabili.”

Marco Stugi, estratto da http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/09/07/cogito-ergo-sum-dedicato-a-tutti-quelli-che-cercano-di-capire/

Insomma siamo come i polli di Renzo che litigano tra di loro per natura, mentre vengono portati in pentola.