Tu per chi tieni?

Ricordo perfettamente la prima volta che mi fecero questa domanda: ero davanti alle scuole elementari in attesa di entrare in classe, probabilmente era un lunedì, e le discussioni vertevano tutte sul calcio; la domanda mi colse alla sprovvista, visto che io non mi ero mai interessato alla cosa, e così dissi la prima squadra che mi venne in mente.

Da allora però, per non farmi trovare impreparato, mi premurai di seguirne i risultati e, per abitudine, lo feci fino al 1970, quando le vicende calcistiche smisero definitivamente di interessarmi.

Questo per dire che l’atteggiamento degli italiani verso la politica è analogo: in questi giorni seguono le cronache del loro partito preferito con lo stesso spirito di parte senza neppure la giustificazione di una partita che ne fissi inequivocabilmente il punteggio.

La contraddizione è che ormai nessuno va più allo stadio (lo dimostra la crescente astensione alle elezioni) ma non rinuncia a sprecare i suggerimenti su come condurrebbe lui la squadra.

Intanto chi gestisce il campionato aspetta l’esito, tanto, chiunque vinca, non cambia nulla.

Annunci

Basta coi giochi!

Una Francia nel caos che non sembra nel clima adeguato per far svolgere i giochi  Euro 2016. La Francia vive adesso giorni di tensione interna, le proteste contro il governo e la sua riforma del lavoro non si fermano, si stanno anzi espandendo andando a interessare tutti i settori, proprio oggi i sindacati hanno confermato anche uno sciopero dei piloti di Air France dall’11 al 14 giugno. La compagnia avrebbe comunque assicurato il 70% all’80% dei voli. Sul regolare svolgimento dei giochi pesano il caos, i disordini e anche le violenze sociali che potrebbero derivare da questi scioperi, soprattutto nei trasporti, la SNCF (trasporto ferroviario), si trova in sciopero da più di una settimana. Recente la decisione di bloccare la RER, la rete ferroviaria che collega Parigi all’aeroporto e allo Stade de France. Il governo Hollande-Valls è considerato il più impopolare della Storia di Francia degli ultimi 50 anni, la grande maggioranza dei francesi gli ha voltato le spalle e non si fanno incantare dagli appelli alla calma ed alle frasi ad effetto come quelle della Ségolène Royal:  “è in gioco l’orgoglio della Francia.”Rovinando la festa per gli Europei di calcio, si rovina l’immagine della Francia”. Nessuno la prende in considerazione, la rabbia ed il risentimento delle masse dei cittadini francesi sono troppo forti, contro un governo che si è dimostrato succube della grande finanza sovranazionale e delle direttive di Bruxelles, riuscendo a scontentare tutti, dai lavoratori ai piccoli produttori, dagli allevatori agli addetti ai servizi pubblici, agli insegnanti, agli studenti, ecc..

Francia, manifestazioni e proteste

Francia, manifestazioni e proteste

Bisogna considerare che gli avvenimenti di Francia hanno una rilevanza per tutta l’Europa: dopo quanto accaduto in Grecia, si assiste ad una ribellione generalizzata contro le regole economiche e sociali che governano l’Europa. La Grecia aveva segnato un precedente, seguito poi dal tradimento e dalla resa di Tsipras, la rivolta francese è un forte segnale per tutta l’Europa. Un segnale che proviene da un popolo che nella storia del nostro continente ha spesso anticipato gli avvenimenti che poi hanno coinvolto tutti gli altri paesi.. Francois Hollande, Manuel Valls, come la Merkel, come Cameron, come Renzi, sono ormai parte dello stesso sistema di potere, per questo la rivolta francese, indipendentemente dal suo risultato finale, segna un punto di svolta e rottura. La prima importante rottura era avvenuta nella piccola Austria, dove da destra e da sinistra gli elettori hanno mandato a casa i politici euroservi, di destra e di sinistra (socialisti come Hollande) al governo da sempre. La stesso segnale di rottura avviene adesso anche in Francia in modo traumatico, con mobilitazione nelle piazze a cui partecipano tutte le categorie e soprattutto le masse giovanili, alla ricerca di uno sbocco che il sistema non consente e che non si riconoscono nelle tematiche politiche della sinistra globalista. A fine Giugno ci sarà il referendum nel Regno Unito per l’eventuale Brexit e, in una situazione diversa, anche i Italia in ottobre con quello sulla controriforma costituzionale. Facile notare che si tratta ormai di tutto il sistema dell’oligarchia europea che sta scricchiolando e lo fa sotto l’estendersi del rifiuto e della contestazione popolare. Da non trascurare anche il segnale che era stato dato dal referendum in Olanda contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. In tutto questo pesa enormemente il rifiuto di buona parte dell’opinione pubblica europea delle politiche immigrazioniste imposte da Bruxelles e dalla Merkel e suscita rabbia in molti paesi la oscena trattativa che la stessa Merkel e gli oligarchi di Buxelles hanno condotto con la Turchia di Erdogan, per consentire oltre a finanziamenti miliardari, anche l’ingresso in Europa di milioni di turchi senza visto. I cittadini europei oggi si chiedono come sia compatibile con la democrazia il fatto che si debba rinunciare a decidere sugli aspetti fondamentali della propria vita sociale, economica e politica, accettando il potere quasi assoluto di una oligarchia di tecno burocrati, non eletti da nessuno, che decidono in nome di una entità astratta (l’Europa) dietro la quale si sono nascosti gli interessi concreti delle élites economiche, delle classi più ricche e delle caste politiche e burocratiche di tutti paesi del continente. Ci si domanda anche come sia stato possibile che i parlamenti abbiano accettato di rinunciare alla propria sovranità per delegarla ad autorità esterne che non sono legittimate da alcun suffragio democratrico. In particolare i manifestanti francesi ma anche quelli austriaci, inglesi ed olandesi, non accettano più che le decisioni sul lavoro, sulle pensioni, sulla sanità, sulla scuola, sul sistema produttivo, sulle stesse regole democratiche, siano state prese in funzione del giudizio su di esse da parte di sconosciuti burocrati installati e Bruxelles dai partiti in condivisione con le banche e il potere economico multinazionale. Il sistema del welfare dei paesi europei era stato sancito dalle costituzioni del dopoguerra e si era evoluto grazie alle lotte sociali e sindacali sviluppatesi in molti paesi, come in Francia, in Italia, in Spagna, in Belgio, ecc.. Risulta significativo il fatto che, pochi anni fa, la Banca JP Morgan aveva scritto in un suo documento ufficiale che le costituzioni europee, con la loro marcata impronta sociale, costituiscono un ostacolo verso il pieno dispiegarsi dell’omologazione verso un mercato unico, un nuovo ordine economico.Vedi: Ricetta Jp Morgan per Europa integrata: liberarsi delle costituzioni antifasciste In pratica la necessità di adeguarle ad una controriforma neo liberista. Era necessario abolire le costituzioni, superare le sovranità nazionali e navigare verso un nuovo ordine economico, sulla base degli interessi del grande capitale sovranazionale e delle banche. “Ce lo chiede l’Europa”. Lo avevano anticipato in Italia personaggi come Monti, Napolitano e compari. Il sistema europeo è un sistema politico, costruito per favorire il predominio dei mercati sui diritti delle persone e dei lavoratori, per agevolare gli interessi del grande capitale e dei potentati finanziari transnazionali, in funzione della concezione neo liberista predominante nelle relazioni economiche e sociali.

estratto da http://www.controinformazione.info/dalla-francia-un-segnale-di-rivolta-contro-loligarchia-europea-e-chi-la-sostiene-hollande-valls/