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Il nostro modo di vivere è un modo di morte

Il precario stato di cose sul Pianeta Terra non ̬ una teologia preordinata o una forza inarrestabile della natura. Noi siamo in questo pasticcio grazie a decisioni umane. Se diverse decisioni fossero state prese in passato, probabilmente si sarebbero verificati esiti diversi. Se diverse decisioni vengono prese e differenti azioni adottate Рqui e ora Рforse esiti diversi possono ancora essere raggiunti.

Michael Zezima

Gadget utili

I media in questi giorni stanno parlando delle solite code per il lancio del nuovo  iPhone; considerando la notizia (riportata dal Sole 24ore) del blocco alla dogana di una partita di marmellata di mirtilli italiani(?), in quanto superavano il livello massimo di radioattività là consentito, forse sarebbe il caso di munirsi di un contatore geiger.

contatore Geiger

Visto però il prezzo, decisamente elevato, meglio sarebbe che se ne dotassero i supermercati.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/giappone-marmellata-ai-mirtilli-italiana-e-radioattiva-bloccata-alla-dogana-1702028/

“Mi scusi Presidente”, l’Isola di Budelli e i fondi nel fondo del mare

la svendita continua…

Dove vogliamo andare

“C’erano una cittadina, un presidente e un neozelandese.”

Parrebbe il giusto inizio di una barzelletta da cui ci si aspetta di ridere di gusto ma è una storia vera ed a ridere è solo uno.

Il 31 Gennaio 2013 scrivevo:

“Caro Parco Arcipelago La Maddalena e caro Presidente Bonanno, il paradiso non si vende, ma siamo sulla Terra e le cose – per l’Isola di Budelli – funzionano diversamente. Mi direte che non cambia niente: prima era di un privato e dopo l’asta passerebbe ad un altro proprietario – sia esso un privato o pubblico – al quale non sarà concesso di far niente in quanto l’Isola è tutelata da vincoli di conservazione che includono anche il divieto di calpestio, balneazione ed è sottoposta a vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici. Destino triste ed uguale toccò mesi fa all’Isola di Spargi, una parte della quale fu venduta all’asta con l’unica offerta…

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Si fa presto a dire tonno

Oggi ho mangiato del tonno*, così diceva infatti la descrizione degli ingredienti; incuriosito ho cercato su wikipedia e ho scoperto:

Già gli antichi praticavano su larga scala la pesca del tonno, soprattutto a Gibilterra e nell’Ellesponto. In Sicilia era praticata lungo le coste del trapanese. La tecnica di pesca varia a seconda del luogo e della stagione.

Specie

Tabella con le dimensioni delle specie

Altri tonni

Oltre alle specie appartenenti a questo genere vengono comunemente chiamate tonno anche queste specie:

Uso alimentare

Le varie parti del tonno (ventresca, filetti, bottarga, musciame, lattume, cuore, buzzonaglia) vengono utilizzate per la preparazione di piatti che ne prevedono l’uso crudo, come nel sushi o nel sashimi, e cotto. Infine il tonno viene conservato, sott’olio o al naturale (in acqua salata), generalmente confezionato in scatolette metalliche o vasetti di vetro.

Normalmente in Italia i tonni maggiormente commercializzati sono il tonno pinna gialla (yellowfin) che è una specie oceanica molto diffusa e per questo di prezzo in genere più basso e il tonno rosso (bluefin) tipico del Mediterraneo, ma in via di estinzione.

Le due carni hanno notevoli differenze nutrizionali, la tabella che segue si riferisce a 100 g di carne cruda delle due specie [1],:

Specie Valore energetico grassi proteine carboidrati fosforo
Tonno rosso 144 kcal 5 g (di cui 1,3 g Omega3) 23 g 0 254 mg
Tonno pinna gialla 108 kcal 1 g (di cui 0,2 g Omega3) 23 g 0 191 mg

Il consumo di tonno contaminato da batteri senza alterazioni organolettiche può dare origine alla cosiddetta sindrome sgombroide (HFP, histamine fish poisoning), una reazione gastro-enterica con sintomi simil-allergici che insorgono da 10 minuti a qualche ora dall’ingestione dell’alimento contaminato (in media dopo 90 minuti), riconducibili all’istamina (una sostanza che stimola l’infiammazione) in esso contenuta. I sintomi si risolvono spontaneamente nell’arco di qualche ora e possono durare fino a 48 ore. Raramente si hanno quadri sintomatici gravi.[1]

Per la cronaca, i 90 minuti sono passati e il Katsuwonus (così si chiamava il tonno) non ha prodotto effetti indesiderati

Il Giappone perduto dopo Fukushima

Fukushima

Fukushima sette mesi dopo: Fukushame: The Lost Japan è uno dei primi documentari che hanno raccontato ciò che è accaduto e accade tuttora all’interno della “No-Go Zone”, la città fantasma di 20 chilometri attorno a Fukushima, all’interno della quale nessuno può addentrarsi, dal terremoto dell’11 marzo del 2011. Oltre alla forza delle immagini, a parlare sono i protagonisti, abitanti e funzionari pubblici, scienziati e volontari.
Lunedì 18 febbraio il fotoreporter Alessandro Tesei, regista di Fukushame: The Lost Japan, sarà al Cinema Lumière (Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b, Bologna) per incontrare il pubblico, al termine della proiezione delle ore 20.

Alessandro Tesei è riuscito a spingersi fino a un chilometro dalla centrale nucleare di Fukushima, filmando la “città proibita”, creata ed evacuata dal governo nipponico immeditamente dopo il disastro nucleare, causato da uno dei terremoti e degli tsunami più volenti mai registrati in Giappone. Attraverso un obiettivo fish-eye, che distorce una città già deformata, il regista mostra un’emergenza tutt’altro che terminata, i cui effetti si riverseranno sulla realtà negli anni a venire. Gli abitanti e i ristoratori costretti ad allontanarsi dalla “No-Go Zone”, i volontari, le associazioni animaliste (perché molti sono gli animali rimasti nella zona in stato di abbandono), gli scienziati, i funzionari pubblici prendono la parola, accompagnando lo spettatore in un viaggio attraverso un paese che ha affrontato l’accaduto con forza e dignità, ma che ha iniziato a porsi delle domande dinanzi alle “verità ufficiali”. E che ha messo in discussione un tipo di energia, che non è così sicura e pulita come molti pensano ancora. A completare il quadro della situazione attuale, alcune interviste inedite e le dichiarazioni rilasciate dall’allora premier nipponico Naoto Kan, oggi contrario al nucleare, in un paese dove i problemi non sono soltanto di natura ambientale, ma anche politica e sociale.

Lunedì 18 febbraio, ore 20, Cinema Lumière (Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b)
FUKUSHAME: THE LOST JAPAN (Italia-Giappone/2012) di Alessandro Tesei (65’)
Un inquietante viaggio fra le città fantasma intorno alla centrale nucleare di Fukushima, popolate solo da animali in stato di abbandono. Un tour dell’ansia, che cresce con l’aumentare dei beep del contatore geiger, “unica voce della verità in mezzo a un mare di menzogne”. Tesei mostra il contrasto fra la bellezza di un’area immersa nel verde e il pericolo “invisibile e sempre presente della radiazione nucleare”, filtrando tutto con l’ottica grandangolare, che come la radioattività altera e deforma tutto ciò che incontra. Riprese non autorizzate, confessioni rubate, appelli inascoltati: un atto d’amore per il Giappone.
Al termine, incontro con Alessandro Tesei