George Sorel

Ecco!  Vi mostro l’ultimo uomo (Zarathustra).

Macron-Soros-Hamon, sono un trio vincente?

Niente di meglio che un buon classico per consolarci di vivere nel 2017.
Nel Le illusioni del progresso Georges Sorel descrive dei  tempi che andavano più lentamente. Florilegio:

“La democrazia, da quando crede di essersi assicurata un lungo avvenire,  e con i partiti conservatori scoraggiati, non prova più la stessa necessità del passato di giustificare il suo diritto ad esercitare il potere con la filosofia della storia.”

Politica? Finanza?

“Lo spettacolo scoraggiante dato al mondo dai pirati della finanza e della politica spiega il successo che gli scrittori anarchici hanno ottenuto per lungo tempo.”

La delusione della democrazia parlamentare è stata rapida. Bakunin osservava che non aveva impiegato più di 5 anni ad annientare l’Italia.

Bakunin (Opere, 1911 Tomo V) sulla povera Italia:

“Uscita da una rivoluzione nazionale, vittoriosa, ringiovanita, trionfante, avendo anche la fortuna così rara di possedere un eroe, Garibaldi,  ed un grande uomo, Mazzini, l’Italia, questa patria dell’intelligenza e della bellezza,sembrava che dovesse sorpassare in pochi anni tutte le altre nazioni per prosperità e grandezza. E invece le ha passate tutte in quanto a miseria. Meno di 5 anni di indipendenza erano stati sufficienti per rovinare le sue finanze, e affondare  tutto il paese in una situazione economica senza uscita, per uccidere la sua industria, il suo commercio e ciò che più conta, per distruggere nella gioventù borghese quello spirito di dedizione eroica sul quale per più di trent’anni aveva fatto con forza leva Mazzini.”

Sorel  vede che il declino della spiritualità è compensato da una crescita parallela della tartuferia borghese mista alla religione. Lo sfondo resta lo stesso: de-cristianizzazione, relativismo, cinismo della gente.

Religione sbiadita?  Papa Francesco?

“Un clero più o meno incredulo, che lavora di concerto con le amministrazioni pubbliche, per migliorare la sorte degli uomini; ecco ciò di cui si accontenta moltissimo la mediocrità.”

Ma la sorgente del sublime si inaridisce:

“Le persone religiose vivono di un’ombra. Noi viviamo dell’ombra di un’ombra. Di che cosa vivranno i nostri successori?”

E Sorel evidenzia uno sviluppo di tartuferia religiosa tra gli scienziati, che poi ha conquistato tutti i credenti ingenui:

“Assistiamo ad uno spettacolo che sembra, al primo approccio, paradossale: degli scienziati che hanno rifiutato tutto ciò che la Chiesa considera come fondamento della fede, adesso pretendono di restare dentro la Chiesa. “

La Chiesa è già una Organizzazione Non Governativa (ONG) incaricata del controllo sociale:

“Al giorno d’oggi i cattolici sociali vorrebbero che il clero organizzasse delle associazioni contemporaneamente educative ed economiche, adatte a condurre tutte le classi sociali a comprendere i loro doveri nella società. Secondo il loro piccolo giudizio, si potrebbe ristabilire l’ordine che viene gravemente turbato dalle temerarie avventure del capitalismo .

In definitiva, tutta questa religione sociale mancava di valore religioso; i cattolici sociali pensano a fare regredire il Cristianesimo verso questa mediocrità.

Come dice  Huysmans, Sorel sottolinea la nullità dell’arte cristiana (Huysmans  la chiama  voglia di volgarità):

“L’estrema bassezza dell’estetica cattolica attuale ostacolerà molto qualunque tentativo di rinascita religiosa.”

Sulla democrazia ancora Sorel  aggiunge:

“Basta guardare intorno a noi per riconoscere che la democrazia è una scuola di servilismo, di delazione e di demoralizzazione.
Ci siamo abbassati agli imbonimenti elettorali che permettono ai demagoghi di comandare come dei sovrani le loro truppe e di assicurare a se stessi una vita felice; qualche volta degli onesti  repubblicani cercano di dissimulare l’orrore di questa politica sotto una maschera filosofica, ma è sempre facile strappare il  velo”.

La plutocrazia è più pericolosa dell’aristocrazia. E per una buona ragione:

“L’ esperienza sembra dimostrare che gli abusi commessi a vantaggio di un’aristocrazia ereditaria sono, in generale, meno pericolosi per la coscienza giuridica di un popolo, degli abusi provocati da un regime plutocratico; è assolutamente certo che niente è più adatto a mandare in rovina il rispetto della legge che lo spettacolo delle malefatte perpetrate con la complicità dei tribunali, da avventurieri che sono diventati così ricchi da poter comprare gli uomini di Stato.”

La ricchezza è finanziaria, artificiale, già slegata dall’economia reale.
Sorel constata prima di Gramsci:

“Nella formazione delle grandi fortune attuali, le speculazioni finanziarie hanno avuto un ruolo ben più importante che le fortunate innovazioni introdotte nella produzione da abili capitani di industria. E così la ricchezza tende sempre più ad apparire come indipendente dall’economia e dalla crescita produttiva e perde anche ogni contatto con i principi del diritto civile.”

Anche Wagner e la sua arte decadente non gli piacciono ( Sorel pensa qui come il conte Tolstoi di  “Che cosa è l’arte?” ):

“Wagner ha probabilmente ragione quando dice che l’opera costituisce la forma più avanzata dell’arte drammatica; l’opera costituisce, in effetti, una rinascita degli splendori delle feste barbare e delle feste della decadenza romana.
Wagner ha dovuto essere un grande ingenuo per immaginare che il suo teatro potesse essere educativo;  le persone che vanno a Bayreuth non si sognano proprio di diventare degli eroi germanici! – Nessuno segue una commedia con l’idea che sia adatta a correggere i costumi o una tragedia per allenarsi alla virtù.”

Sorel  definisce allora una psicologia della mediocrità moderna (non c’è bisogno di Juppé né di Lady Gaga ):

“ Dunque,  via via  che noi abbiamo preso in esame degli ambiti nei quali si manifesta più liberamente la nostra intelligenza, abbiamo riconosciuto che la mediocrità esercita il suo predominio nel  modo più completo.
Ciò che in questo studio è stato chiamato con il nome peggiorativo di mediocrità, è ciò che gli scrittori politici chiamano democrazia; dunque è dimostrato che la storia rivendica l’introduzione della democrazia. “

Ai giorni nostri non sono più i socialisti  recuperati dal sistema parlamentare che mugugnano, ma gli anarchici:

“Questa apologia della democrazia non è priva di seri pericoli; ha portato all’anarchia molti giovani negli ultimi vent’anni… ha mostrato che  in Francia gli animi erano desiderosi di trovare una via verso la grandezza; non bisogna stupirsi se molti anarchici si sono gettati nel sindacalismo rivoluzionario che a loro è parso adatto a realizzare qualcosa di grande.”

Per terminare,  un piccolo rimprovero a Karl Marx.

“Il grande errore di Marx è stato di non rendersi conto del potere enorme che nella storia appartiene alla mediocrità; né gli è venuto il sospetto che il sentimento socialista (così come lui lo concepiva) sia estremamente artificiale;  oggigiorno assistiamo a una crisi che minaccia di mandare in rovina tutti i movimenti che si possono ideologicamente fare risalire al marxismo.”

Sorridete, non è ancora finito.

http://www.ereticamente.net/2017/06/george-sorel-e-la-crescita-della-mediocrita-moderna-nicolas-bonnal.html

Riformismo

Ma non è possibile riformare un abominio come l’attuale sistema capitalistico industriale. Nonostante questo, oggi, una plebe efficacemente indottrinata, decisa a negare la realtà e avvolta in una nebbia di dissonanza cognitiva, continua a sostenere falsi “leader” e illusioni, e ad ingoiare ogni tipo di frottole come fossero caramelle. Il riformismo rimane la via più facile, perché la via effettiva verso una società autenticamente rivoluzionaria, sempre che una cosa del genere esista, richiederebbe duro lavoro, creatività, forte disciplina e il rifiuto senza mezzi termini del consumismo attorno a cui ruota lo stile di vita occidentale, che glorifica avidità e individualismo – qualcosa che la nostra società non è disposta a fare. Le riforme sono dei palliativi attuati sotto gli auspici del capitale, finalizzati solo alla cura dei sintomi dell’oppressione, dello sfruttamento e dell’ingiustizia, mentre lasciano inalterata la malattia di fondo – il capitalismo.

“Il principe” William, Tuvalu, 2012. È difficile immaginare l’umiliazione che questi tuvaluani devono aver provato nell’essere assoggettati ad ulteriore sfruttamento coloniale/imperialistico razziale che, lungi dall’essere stato eradicato, continua a dilagare nel 21° secolo.

“La complessa rete di ONG, inclusi i comparti dei media alternativi, viene utilizzata dalle élite corporative per plasmare e manipolare i movimenti di protesta….

“Non è certo una teoria speculativa che le rivolte in Medio Oriente siano state parte di un’immensa campagna geopolitica concepita in Occidente e svolta tramite i suoi surrogati con l’aiuto di fondazioni, organizzazioni, e della scuderia di ONG in malafede tenute in piedi in tutto il mondo. Come vedremo, i preparativi per le “primavere arabe” e la campagna globale che attualmente invade la Russia e la Cina, come previsto in “The Middle East & then the World” del febbraio 2011, non sono iniziati quando i disordini erano già in corso, ma anni prima che fosse stato alzato il primo “pugno”, e non all’interno dello stesso mondo arabo ma piuttosto in stanze di seminari a Washington e New York, oppure in strutture d’addestramento patrocinate dagli USA in Serbia, e campi tenuti nei paesi limitrofi….

“Il fine non è la repressione del dissenso, al contrario, forgiare e plasmare il movimento di protesta, fissare i limiti del dissenso.” — Michel Chossudovsky

Ma mentre dalle torri d’avorio della Giustizia si predica come danneggiare la proprietà privata sia un atto violento (e come tale intollerabile per i leader), le stesse torri d’avorio convincono i loro sostenitori che gli interventi esteri (bombe, invasioni, guerre) siano in realtà “umanitari.” Questo dà tutto un altro significato alla parola “addestramento”. Ebbene sì, la guerra è pace. E Orwell si starà rigirando nella tomba.

http://vocidallestero.it/2017/05/19/avaaz-ruffiani-imperialisti-del-militarismo-protettori-delloligarchia-fidati-mediatori-di-guerra-terza-parte/

Individualismo

“L’individualismo come fenomeno di massa non è un fatto psicologico congiunturale,  che renderebbe i nostri contemporanei eccezionalmente egoisti o portati a ripiegarsi in sé stessi.  E’ un fatto di struttura  che mette l’attore individuale,  coi suoi diritti ma anche i suoi interessi, in primo piano, con l’esclusione  del resto – il politico specialmente, che non ha più altro ruolo se non al servizio dei diritti e degli interessi individuali.  Ne risulta un programma che si può riassumere così:  la  libertà totale di ciascuno e l’impotenza completa di tutti”.

La citazione, forse un po’ difficile, è di Marcel Gauchet. Storico e filosofo della storia, una  delle poche grandi menti rimaste in un’Europa dove il pensiero non serve più, 70 anni,  Gauchet mi pare colga bene il  “capolinea” in cui si  è ficcata la civiltà europea, e che angoscia e paralizza nel profondo – il senso di aver perso la strada. “ La dinamica  dei diritti individuali –  dice –  diventa la macchina per dissolvere la capacità collettiva di governarsi,  detto altrimenti, della democrazia”.

Il trionfo dei “diritti individuali”  è vissuto ovviamente dai più come  una grande liberazione, invece che una crisi – e crisi terminale; soprattutto, ci sembra un fenomeno di liberazione  spontaneo. Invece, spiega Gauchet, esso è indotto;  è il risultato di una “ipertrofia”  della dimensione del diritto; in concreto, dei diritto degli individui a spese delle altre dimensioni della vita collettiva.

E   questa ipertrofia ha degli autori: le oligarchie che  hanno  formato “la costruzione europea: essa è animata da una volontà post-politica, quella di ridurre la democrazia all’esercizio più largo possibile delle libertà individuali; che sono sì un elemento; ma la democrazia consiste essenzialmente e  prima di tutto nella capacità di fare scelte collettive. La filosofia delle istituzioni europee, ossessionate dal  superamento delle nazioni, consiste a suggerire ai cittadini: sfuggite all’autorità dei vostri stati. Il loro messaggio subliminale è che esse non hanno a che fare se non con individui, sui quali nessuno stato deve esercitare un’autorità indebita”.

E non è un caso che questa ipertrofia dei diritti individuali coincida con la globalizzazione: “La quale dà a chi se lo può permettere di giocare il ‘fuori’ contro il ‘dentro’.  Per esempio di trarre il massimo profitto dall’organizzazione di origini – per esempio un’alta istruzione gratuita – riducendo al minimo le obbligazioni  –  per esempio le imposte pagate”.

Ben  sappiamo, abbiamo degli esempi grandiosi di multinazionali specialiste  in questo gioco.  “Ciò non accresce il sentimento di un destino comune da  cui accettare le costrizioni in vista di un meglio collettivo”.

Leggi tutto su http://www.maurizioblondet.it/europei-vi-siete-ridotti/

Il problema è il popolo

Le decisioni adottate nel corso del 2015 dalle autorità europee, prima in tema di sanzioni (alla Russia)  ed austerità e successivamente  in tema di immigrazione, hanno determinato una ondata di malcontento fra l’opinione pubblica tedesca che si ritiene danneggiata da questi provvedimenti che ha contagiato anche gli altri paesi (dell’Est e dell’Ovest) causando l’ascesa dei partiti nazionalisti ed anti Europei, dall’Austria alla Repubbica Ceka, alla Francia, dove il partito della Le Pen incontra sempre maggiori consensi, fino alla stessa Germania dove la popolarità della Merkel è ormai precipitata ai minimi storici. Nonostante questo le autorità europee di Bruxelles, come anche la Merkel nella stessa Germania, proseguono le loro politiche improntate alla austerità neoliberista e, nel caso della Germania, ai tentativo forzoso di integrazione dei profughi e migranti nel sistema di lavoro tedesco. Se non fossero bastate queste politiche di austerità imposte dalla Merkel, dalla BCE e dal FMI che hanno ridotto sul lastrico paesi come la Grecia ed impoverito paesi come l’Italia, la Spagna ed il Portogallo, provocando recessione, deflazione, miseria crescente, disoccupazione giovanile di massa, con la perdita di interi settori industriali e manifatturieri ad unico vantaggio della Germania, molte altre sono state le decisioni politiche prese dalla Merkel e soci che hanno fatto maturare il grave scontento ed astio nei confronti dei tecno burocrati di Bruxelles. Di fronte alle reazioni dell’opinione pubblica ed alle manifestazioni di dissenso, i personaggi della élite (gruppi di potere) non si scompongono, manifestazioni di dissenso anche clamorose, come avvenuto ad esempio nel caso del vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, il quale, durante una visita in Sassonia, è stato pesantemente contestato dai dimostranti, con fischi e grida di “traditore”, a cui ha risposto alzando il dito medio, con gesto non molto elegante per un personaggio ufficiale.

Sigmar Gabriel mostra il dito medio

Sigmar Gabriel mostra il dito medio

Adesso avviene che il ceto politico al servizio dei potentati finanziari e la stessa Elite, si ricompattano fra loro e si ostinano difendere le proprie prerogative e gli interessi che rappresentano. In Germania il presidente federale dela Germania, Joachim Gauck, ha voluto descrivere la situazione con la seguente affermazione: “Il problema non sono le elites, il problema è il popolo”. Chiaro il concetto che se il popolo non accetta le politiche delle élite, questo deve essere sostituito (si spiega così la fretta di accelerare la sostituzione con il processo migratorio). Questa reazione furiosa del presidente Gauck è dovuta alla manifestazione ostile di larga parte dell’opinione pubblica rispetto all’ultimo provvedimento preso dal Governo: Il governo tedesco, infatti, ha varato una legge, in fretta e furia, che gli permette di prelevare ulteriori 1,5 miliardi di euro di liquidità dal fondo sanitario pubblico (10 miliardi in totale, pagato da tutti i membri e anche dai contribuenti) al fine di stanziare quella cifra per i migranti e i richiedenti asilo. Peggy Noonan sul Wall Street Journal sembra invece aver colto quanto sta accadendo sempre meno sottotraccia in Germania: “Il punto più importante è che il processo in atto sta accadendo ovunque, le elites si distaccano sempre più dai cittadini, sentendo poca lealtà o affiliazione nei loro confronti”. In sostanza si percepisce non solo il distacco della élite verso la gente ma la mancanza di interesse verso il proprio popolo, verso chi non siede al tavolo decisionale, mentre la massa dei cittadini ha ormai capito chiaramente di essere stato abbandonata dai leader interessati alla propria carriera.

Luciano Lago

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Chi rappresenta chi?

Premessa: questo articolo è un estratto ed è “politicamente scorretto”; le anime semplici si astengano dalla lettura.

Sinistra Ecologia e Libertà, del  resto, già si spacca nel 2014; era anch’esso un pulviscolo elettorale messo insieme   con lo sputo. Alla fine del 2013  SEL contava 34.279 iscritti, leggo su Wiki.  Mi stupirebbe se adesso fossero  più della metà.  Non credo che la Boldrini possa contare di rappresentare nemmeno quelli, ormai. No, signora: lei è stata messa lì da un  trucchetto   fallito da parte di una coalizione che non esiste più,   come pedina  di un progetto anti-democratico andato in bancarotta, eletta  nelle liste  di un partitino microscopico che è finito nel nulla  e non è mai veramente esistito. Lei non ci rappresenta, dottoressa. E’ un resto di tutto ciò che è svanito.  Non rappresenta gli italiani. Rappresenta il Nulla.  Non ha alcuna autorità se non per convenzione – retrograda e oscurantista – di un Porcellum   e di una politica dei poteri forti globali. Se ne renda conto,  si goda la  ricca sinecura, ci risparmi il suo altezzoso atteggiarsi a  sacerdotessa del pensiero unico – che , oltretutto,  conosciamo già.

 

P.S.

 

Quanto  al farsi un “compagno” di 11 anni più giovane,    spero di non espormi all’accusa di  “maschilismo inaccettabile e arretratezza allarmante”  se noto che rivela molto  sulla sua psicologia.   Giusto per ricordare: anche un’altra  femminile Presidente della Camera, messa   sulla   eccelsa  poltrona da analoghe improbabili circostanze senza averne le necessarie minime qualità,   ha fatto lo stesso:  Irene Pivetti sposò un innocente di 10 anni più giovane.  Dev’essere una sorta di disturbo professionale. Con lo sposo bambino,  si scongiura il rischio  che la posizione di dominatrix venga messa in crisi.   Il fatto che la Pivetti ex presidente della Camera abbia tentato  poi la carriera di soubrette, a 40 anni suonati e con le gambette stortignaccole, la dice lunga dove può  portare una “ddonna”  l’assenza al  suo  fianco di un vero uomo adulto e consigliere.

 

L’articolo Madame Boldrini, perché si sente autorizzata a darci lezioni? è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura

Di Maio e la “lobby” dei malati di cancro

Gli stakeholder del cancro sarebbero il malato, i curanti, le ditte farmaceutiche e gli altri fornitori, i ricercatori etc. L’interesse del malato ai migliori trattamenti possibili non è più privilegiato, non è una costante garantita e intangibile, ma compete con altri interessi. Gli stakeholder forti, lobby autentiche e potenti che manovrano miliardi di dollari e ungono abbondantemente i vari decisori, possono aumentare il rendimento delle loro “quote” facendo prescrivere cure inutili o cure dannose che richiederanno altre cure, facendo sovradiagnosticare e cronicizzare, ottenendo dallo Stato l’abbassamento dei criteri di approvazione di nuovi farmaci etc. In pratica un grave un “furto di utilità” a danno del paziente. In USA gli stakeholder deboli, i malati, sono incoraggiati a organizzarsi in gruppi di interesse, con tutti i limiti che si possono immaginare data la loro condizione; e con il rischio concreto di strumentalizzazioni (v. sotto). Se occorre vengono considerati anch’essi lobby; a volte con una forzatura, altre con fondamento, perché quando si alleano all’industria (v. sotto) possono movimentare grosse somme e giocare ruoli rilevanti (8).

L’ideologia dei “portatori di interesse” considera, detto con una battuta, che la lepre che fugge dalla volpe e la volpe che vuole la lepre per cena siano entrambe stakeholders; e che volpi e lepri rappresentino quindi gruppi di interesse, cioè lobby, attorno a una stessa questione. Di Maio ha accomunato le volpi del lobbismo affaristico ai malati-lepre. Trascurando inoltre che la lobby dei petrolieri o dell’industria farmaceutica esistono eccome, mentre i malati non fanno saltare molti parlamentari dicendo “salta”. In Italia l’accostamento suona ancora strampalato al grande pubblico, ma è routine nella malsana politica sanitaria USA. Il possibile futuro PdC ha fatto marcia indietro perché il pubblico non ha gradito. Occorrerà del lavoro e del tempo per introdurre anche da noi il lobbismo di chi sta morendo di cancro.

Appare che il ruolo del M5S sia analogo a quello dei “di sinistra”, e dei radicali pannelliani, descritto da Jean-Claud Michea: promuovere elementi del liberismo sotto mentite spoglie progressiste. I 5 Stelle contendono ai DS e ai berlusconiani i favori dei poteri liberisti; praticando in forme nuove e eterodirette la tecnica collaudata di arringare gli elettori come dei Don Chisciotte, farsi eleggere e poi muoversi nel Palazzo come dei Sancho Panza.

Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder

Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza

Nel momento in cui l’Unione Europa, definita a suo tempo da Zbigniew Brzezinski come “la testa di ponte” angloamericana sul continente euroasiatico, si sgretola, si rafforza nelle élite atlantiche la pulsione al conflitto aperto con la Russia, l’unico rivale geopolitico in grado di modificare gli assetti internazionali, insinuandosi negli spazi abbandonati dalla UE/NATO.

Il crollo di Bruxelles implicherebbe anche il crollo dell’artificiale cortina di ferro eretta negli ultimi anni, rendendo più concreta l‘alleanza economica e politica tra Mosca ed almeno una delle grandi cancellerie europee (Berlino, Parigi, Roma), alleanza sufficiente a seppellire definitivamente il vecchio ordine atlantico. Il baricentro del mondo lascerebbe così il continente americano, dove è artificialmente collocato dal 1945, e tornerebbe nel suo bacino naturale, dove è sempre stato dall’alba dei tempi: l’Eurasia.

http://federicodezzani.altervista.org/nonostante-brexit-mondo-post-1945-finito/

Primarie 2016

primarie68

Jules Feiffer

Per far cadere Donald Trump, il partito repubblicano ha organizzato un’alleanza tra Ted Cruz e l’ultimo candidato, l’ex-presentatore televisivo John Kasich, che hanno accettato di rinunciare alla candidatura alla presidenza e di unire le forze per impedire che Trump abbia la maggioranza assoluta dei delegati alla Convenzione. Così, il partito potrà proporre alla convention un nuovo candidato, finora sconosciuto al grande pubblico. Sondaggi riservati sono già stati fatti, fondi sono stati raccolti e una squadra elettorale è stata formata intorno al generale James Mattis, anche se giura con la mano sul cuore di non avere pensato alla carriera politica. Tuttavia, ovviamente, l’ex-capo del CentCom potrebbe vedersi come nuovo Einsehower. Infatti, nel 1952, il vincitore della Seconda guerra mondiale non partecipò alle primarie perché era ancora comandante delle forze in Europa. S’infilò nella competizione verso la fine e in modo schiacciante venne nominato dalla convenzione del partito repubblicano a rappresentarlo.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/05/03/mattis-contro-trump/

Ritorno alla sovranità

il modello politico propugnato dal gruppo dirigente contiguo a Vladimir Putin in Russia è percepito, dalle classi popolari dei Paesi della Ue, come estremamente più democratico del modello di “liberalismo reale” promosso dal ceto dirigente sistemico, di centrodestra e di centrosinistra, rappresentato da personaggi quali Cameron, Hollande, Berlusconi, Sarkozy, Merkel e Renzi. In questo senso, è perfettamente comprensibile il voto massivo di operai, impiegati (un iscritto su quattro al sindacato francese Cgt, politicamente su posizioni di sinistra, per dichiarazione stessa del segretario generale della nominata centrale sindacale “rossa”, Philippe Martinez, «vota per il FN»), piccoli e medi imprenditori e disoccupati, ossia i cosiddetti “defraudati”, “marginalizzati” e “sradicati” dai processi di globalizzazione, ai partiti europei cosiddetti “populisti”, dal Front National al FIDESZ; partiti, questi ultimi, apertamente favorevoli all’innesco di una serie di dinamiche di risovranizzazione (politica, economica, culturale, monetaria e, in parte, anche militare) degli Stati nazionali del “Vecchio Continente” (naturalmente, occorre tener presente che una prospettiva deglobalizzatrice immaginata in chiave esclusivamente nazionalistica non conduce da alcuna parte in quanto genera, nel periodo medio lungo, ripiegamento localistico e chiusura sciovinistica, se non viene coniugata in un’accezione eurasiatista, ossia di costruzione di un vero e proprio blocco geopolitico continentale, costruito su basi culturalmente tradizionali ed economicamente solidaristiche, cooperativistiche e socialiste, ma va tenuto presente che la critica “nazionalistica” del capitalismo odierno è assai più in sintonia con i sentimenti, le esigenze e le aspettative delle classi popolari rispetto alle confusionarie velleità progettuali degli altermondialisti, new global, “dirittumanisti” e femministe, fautori di una lacrimevole e parolaia critica del liberismo economico ma sostenitori del nomadismo e del cosmopolitismo di indistinte “moltitudini desideranti” in ambito culturale).

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELLA SEDICENTE UNIONE EUROPEA