Internazionalizziamoci

Qualche giorno fa vado a farmi i capelli dal barbiere di fiducia vicino casa. Non si lamenta mai, è una persona solare che infonde allegria, ma affrontando il discorso crisi mi confessa che anche per lui ultimamente non è facile andare avanti, che anche se non ha perso neanche un cliente però si è ridotto il lavoro, perché chi andava una volta alla settimana va una volta ogni due e chi andava una ogni due va una volta al mese. Sulla poltrona di fianco un signore che fa il piastrellista – quasi del tutto calvo, al punto che mi chiedo cosa ci stia facendo seduto su quello scranno – mi dice che ha iniziato a lavorare negli anni ’70 e che ha guadagnato e messo da parte una fortuna tale da riuscire a farsi una casa di proprietà, ma che adesso da dieci anni va avanti di lavoretto in lavoretto, avendo dato fondo a tutte le sue riserve due anni fa. Poi nel giro di ruota delle vittime della crisi è la volta di un ragazzo che è in attesa del suo turno sul divanetto. È pieno di tatuaggi e ha un’acconciatura alla El-Shaarawy di San Donato. Mi dice che ha rilevato un’edicola, acquistata con l’aiuto del padre, ex operaio metalmeccanico pensionato solo l’anno scorso, che ha incassato un generoso TFR col quale hanno coperto più della metà delle spese per l’acquisto dell’attività, mentre per l’altra metà ha acceso un mutuo che però non riesce a sostenere col solo reddito dell’edicola. Di seguito interviene il macellaio, che svolge attività di fianco, in attesa anche lui per una bella tosata che lenisca le sofferenze dei 40° di queste torride giornate pescaresi. Parte in quarta, è un’esplosione di ottimismo, dice che a lui l’attività va a gonfie vele, che non ci si può lamentare, certo non è più come prima, ma la vita è dura e lo è sempre stata… a quel punto lo interrompe il barbiere che gli dice “ma se tinìve quattr persone a fatijà co’ te e mò sctì sòle…” e dall’espressione da pugile suonato incassatore del macellaio capisco l’antifona.
A quel punto mi sento chiamato in causa e dall’alto delle mie conoscenza frutto della indigestione di insalatone di economia neoclassica, noci, regressioni lineari, derivate, integrali e feta greca, mi faccio grosso e tondo come una sfera di cristallo umana e rivelo a tutti la formula magica per sciogliere il maleficio che grava sulle loro vite.
“Ragazzi, sveglia! Dovete solo rilanciare le vostre attività adattandovi ai nuovi contesti globali! Dovete internazionalizzarvi!”. Io al centro della sala con la mantellina di poliestere che mi stringe il collo sudato ricoperto di residui di capelli e peli frullati rimasti appiccicati e loro intorno a me a formare un cerchio mi guardano attoniti.
“Sì, posso intuire le vostre perplessità, ma non dover piangervi addosso così! Siate UOMINI, per la miseria! Il mondo è cambiato e voi dovete decidere se essere fautori del vostro destino o vittime dell’abulia dei perdenti! Tu… tu promuoverai tagli di capelli su Amazon, così da aprire le finestre al mondo. Farai i capelli a coreani, vietnamiti, russi, giapponesi, cinesi, canadesi, australiani e non porre limite alle tue possibilità! Tu, invece, vuoi per caso continuare a mettere piastrelle ai conoscenti e solo nella tua città o a partecipare a gare d’appalto nei confini regionali? No, diamine, tu devi andare a proporti dove oggi c’è bisogno di te, per esempio in Albania sai quanto bisogno di piastrellisti c’è al giorno d’oggi? Certo, dovrai metterti in viaggio, andare in un paese in cui si parla una lingua che non conosci – ma tanto gli albanesi parlano l’italiano meglio di noi – e all’inizio dovrai accontentarti di guadagni pari a 1/5 di quelli che conseguivi qui, ma sul lungo periodo, tra vent’anni… a ottant’anni mi ringrazierai! E tu… cioè tu credi davvero di poter campare vendendo i giornali e le figurine al vicinato? I giornali non li legge più nessuno e le figurine le comprano i bambini! Vedi per caso dei bambini intorno a te? No? E allora..!? Tu dovrai aprire un sito internet, un’edicola online per vendere libri, giornali, caramelle, figurine e bevande in tutto il globo! Capisci che opportunità che offre la rete!? E tu potresti fare lo stesso con le tue bistecche. Immagina di poter spedire le salsicce di fegato a Shenzen… diventeresti ricco, sai quanti sono i cinesi? Una frega addavèr! E amano le salsicce di fegato…”.
A quel punto noto nei loro sguardi distesi e fiduciosi quel luccichio che solo pochi eletti hanno, lo shining, che consiste in un’infinita fiducia nelle puttanate che ripetono “economisti” in tv e sui giornali, quelli che scrivono raccomandazioni per il Fondo Monetario Internazionale, ma non sanno e non hanno mai saputo quanto costa un litro di latte. Anche loro sono finalmente completamente rincoglioniti come me da questa inebriante voglia di aprirsi al mondo, quell’energia che dovrebbe spingere tutti gli italiani disoccupati all’autoimprenditorialità e all’internazionalizzazione. Quelli che ignorano il mercato interno e le dinamiche che governano l’economia dei cittadini comuni, che fanno la spesa e che vanno al mare con l’insalata di riso preparata a casa.
A quel punto si prendono tutti per mano e si stringono a me, mentre io apro l’ombrello e prendo il volo, cantando “Internazionalizziamocistichespiralidousooo…”

(Questa è una breve commedia sulla distruzione della domanda interna e l’opera consapevole di colpevolizzazione di un popolo già depresso e ora accusato di inettitudine e apatia. I fatti e le persone narrati sono reali, ma ricontestualizzati e ornati con i fiorellini che mi piace mettere dappertutto)

Gianluca Baldini

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Arrangiarsi

No, la risposta degli italiani è che “se rubano loro, e così tanto, posso rubare anch’io, nel mio piccolo, s’intende”: nelle piccole aziende c’è quasi il gusto di “fottere” Monti. Si torna all’antico: cosa vuoi? Ecco i due prezzi, con o senza ricevuta. Ovvio che…

Nei luoghi di lavoro si sviluppa una sorta di piccola corruzione molto simile a quella che c’era in URSS: ho rubato questo, t’interessa? Anzi, te lo regalo: sarai tu a sdebitarti come preferirai.

Così inizia una catena di baratti – che è anche curiosa e provvida di significati antichi – che partono da un paio di gomme per auto e terminano con una cassetta d’uva, passando per una cestina di funghi, due sacchi di concime organico, una mola, una cesta di limoni, due contenitori in acciaio inox, tre sacchetti di melanzane congelate…

E’ incredibile come, in queste catene di S. Antonio, ciascuno si libera di qualcosa che ha prodotto o rubato – non fa differenza – nei confronti d’altri che assegnano, invece, un elevato valore d’uso all’oggetto: se hai due gomme di una Cinquecento (dimenticate, fottute, rubate, scambiate…) e non  hai l’automobile, meglio ricevere in cambio una mola cinese (dimenticata, fottuta, rubata, scambiata…)  che può tornare utile.

La morale è oramai un optional: di questo dobbiamo ringraziare Monti, e la sua insipienza nel dimenticare il ceto politico. Basta che votino, del resto non mi fotte un accidente, io metto a posto dei numeri, loro ne rubano altri…embè?

E’ curioso come, da un anno a questa parte, si siano moltiplicati questi comportamenti: dal professionista che non sgarrava una fattura ed oggi evade contento al commerciante che, se non fa parte di una catena, ti fa lo scontrino solo se non ti conosce.

I lavoratori dipendenti sono l’ultimo anello della catena – sarebbe stupido non riconoscerlo – però s’arrangiano anch’essi: devi imbiancare la casa? Quanto vuole l’imbianchino “ufficiale”? Ma sei matto!?! Vieni qui, senti a me…

– See more at: http://www.bondeno.com/2012/10/12/scialuppe-a-mare/#sthash.Z689szzj.dpuf

Kalergi, reloaded

Nel 1925, un certo conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi pubblicò un libretto intitolato “Praktischer idealismus” nel quale raccoglieva una serie di articoli pubblicati nel quinquennio precedente.

Probabilmente si trattò di un piccolo atto di vanità.

Il libro non fu mai tradotto e venne di fatto velocemente dimenticato.

Di nobile famiglia, Kalergi è ricordato da Wikipedia come uomo politico e filosofo anche se, come uomo politico, non ottenne mai nulla.

La sua opera filosofica è talmente importante da fare sì che i suoi libri non vengono nemmeno tradotti.

Però,

  • egli è considerato uno dei padri dell’Unione Europea,
  • uno dei padiglioni del complesso governativo della UE di Bruxelles porta il suo nome
  • ed un premio che porta il suo nome è assegnato agli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo “ideale” confederativo e mondialista.

Tra i premiati troviamo Angela Merkel e Herman Van Rompuy.

In realtà, il conte Kalergi fu un abile lobbista mantenuto prima dal barone Ludwig Nathaniel Freiherr von Rothschild, da lui conosciuto per mezzo della loggia massonica “Humanitas” di Vienna, e poi dalla disnastia bancaria Warburg (riconducibile alla banca tedesca di Amburgo (la Banca Warburg) ed alla fondazione della FED (la Federal Reserve statunitense)).

Ok… e cosa c’entra tutto questo con la famiglia?

In questo libriccino, il conte Kalergi propose la fondazione di una società che sostituisse la democrazia con una aristocrazia illuminata (in mano alle grandi famiglie del gotha finanziario mondiale).

Inoltre, egli notò il problema generato dal fatto che, nelle famiglie proletarie, più del 50 % dei componenti (cioè le madri ed i figli) fosse fuori dal mercato della cosiddetta “forza lavoro” ed, in questo modo si sottraeva al potere degli amici finanzieri.

L’attività casalinga è un’attività economica al di fuori del mercato.

Dato che senza il mercato non c’è nulla da comprare, il potere degli usurai ne risulta intollerabilmente limitato.

Per questo motivo, il conte proponeva, per le classi subalterne, di sostituire un tessuto sociale composto da nuclei famigliari con una massa informe di consumatori privi di legami e dotati di sessualità promiscua.

Sarebbe stato infatti più semplice fare sì che ogni aspetto della vita di costoro (nascita, educazione, sessualità, genitorialità, vecchiaia e morte) fosse soggetto al mercato ed, in questo modo, ridotto a merce.

Per fare ciò, il conte propose di effettuare questa rivelazione usando le donne stesse: sarebbe stato sufficiente presentare l’autorità del mercato e dei datori di lavoro come una liberazione dall’autorità del marito.

Ricordiamo che era il 1925.

“Il femminismo è mescolato con l’idea confusa per cui le donne sono libere quando servono il datore di lavoro, ma schiave quando aiutano i mariti”.

(Gilbert Keith Chesterton)

La pensione di reversibilità e la famiglia

Kalergi non era il capo della Spectre, era semplicemente un servitore del potere finanziario che ha pubblicato un libretto di memorie.

Di certo, tra queste memorie, troviamo il suggerimento di eliminare la famiglia monoreddito fondata sul matrimonio in quanto limitava i guadagni ed il potere dell’Aristocrazia Finanziaria del 1925.

Ora,

un governo non eletto,

sostenuto dai burocrati dell’Unione Europea

e cioè da gente che considera Kalergi come una sorta di San Tommaso,

molto sensibile ai problemi delle aristocrazie finanziarie locali ed internazionali,

propone una misura che rende rischiosissimo per le mogli un impegno esclusivo nei suoi “doveri di madre” in quanto la morte dei mariti le priverebbero del patrimonio (e cioè della pensione).

Facendo ciò, il governo nega il fatto che detto patrimonio è stato accumulato grazie al paritario impegno della moglie e, di conseguenza, la pensione di reversibilità non è un sussidio statale ma, al contrario, è la giusta restituzione di soldi guadagnati alla persona che li ha guadagnati.

Tutto ciò contribuisce alla realizzazione della società liquida descritta da Kalergi ed in gran parte già realizzata e/o in fase di realizzazione.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=53332

Più produttività, più tempo libero

http://www.appelloalpopolo.it/?p=14527

Meno ore di lavoro, più lavoratori impiegati, maggiore produttività, maggiore saturazione degli impianti, meno lavoro nero, il tutto a parità di gettito fiscale; interessante ma non fattibile nel nostro paese; il motivo è molto semplice.

Le politiche salariali dell’Unione Europea per effetto dell’Eurozona (assente in Svezia) vanno in direzione esattamente opposta; la competitività aziendale deve essere ottenuta in assenza d’inflazione e cioè deve scaricarsi interamente sulle retribuzioni orarie. Ciò comporta anche l’abbattimento degli investimenti privati e pubblici e l’inevitabile arretramento della produttività che a sua volta si scarica sull’allungamento dell’orario di lavoro.

In mezzo a tanti “potrebbe”, l’esperimento Svedese va monitorato con attenzione.

Per saperne di più:

http://www.goteborgsfria.se/artikel/98834
http://nyheter24.se/debatt/767075-pilhem-v-darfor-infor-vi-6-timmars-arbetsdag-i-goteborgs-kommun
http://www.vansterpartiet.se/assets/Striden-om-tiden.pdf
http://www.vincitorievinti.com/2015/05/il-disastro-italiano-in-venti-grafici.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/01/istruzione-italia-ultima-i-paesi-ocse-per-spesa-pubblica-in-rapporto-pil/1308888/
http://www.istat.it/it/files/2013/08/La-formazione-nelle-imprese.pdf?title=Formazione+nelle+imprese+-+01%2Fago%2F2013+-+Testo+integrale.pdf
https://www.academia.edu/5889123/The_European_Round_Table_of_Industrialists_and_the_Restructuring_of_European_Higher_Education
http://www.ilpost.it/2012/02/27/chi-lavora-di-piu-in-europa/
http://www.wallstreetitalia.com/article/1684407/eurozona/italiani-lavorano-350-ore-in-piu-dei-tedeschi-infografica.aspx
https://books.google.it/books?id=rXm9N4oqYbUC&pg=PA65&lpg=PA65&dq=curva+efficienza+lavorativa&source=bl&ots=X4NSmYAVoP&sig=k0sqelUHIKm0RzR9ps2DUPXy2c8&hl=en&sa=X&ved=0CDAQ6AEwAmoVChMI1tmNrPKgyAIVxW4UCh0xsQem#v=onepage&q=curva%20efficienza%20lavorativa&f=false
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=6441
http://www.istat.it/it/files/2011/08/B-Dossier-1-ORE-LAVORATE.pdf?title=Ulteriori+misure+per+la+stabilizzazione+-+30%2Fago%2F2011+-+Dossier+1.pdf
http://www.ebiten.it/doc/GLI%20ORARI%20DI%20LAVORO.pdf
http://www.panorama.it/economia/lavoro/ocse-stipendi-orari-lavorare-meglio/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/16/ridurre-lorario-lidea-rilanciata-dal-libro-craviolatti/1343754/
http://www.ipasvi.laspezia.net/images/ipafile/newsletter/news_008_salute_turni.pdf
http://www.portalecnel.it/Portale/IndLavrapportiFinali.nsf/vwTuttiPerCodiceUnivoco/7-0/$FILE/7%20-%20%20INDAGINE%20SU%20IL%20LAVORO%20NERO.pdf
http://www.istat.it/it/archivio/sommerso
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/25/lavoro-nero-a-ogni-regione-il-suo/2060927/
http://archivio.articolo21.org/349/editoriale/addio-35-ore-pi-orario-stesso-salario.html
http://www.ilfoglio.it/economia/2015/08/13/francia-lavoro-regola-delle-35-ore-superata-adieu___1-v-131785-rubriche_c642.htm
http://www.cipecomitato.it/it/eventi/2014/giugno/News_0002

Vetrina Italia

Chi ha voluto questa etichetta di Patrimonio dell’Umanità?

Ma i produttori di Barolo, che domande!, quelli che se ne fottono beatamente della cultura, della storia, della letteratura e dei buonismi vari che dovrebbero restituire un’immagine del premiato paesaggio vitivinicolo Langhe-Roero e Monferrato, variegata alla granella di nocciola, accompagnata da vino chinato e dalla lettura di storie di ordinaria imperialità romana e di Resistenza contro i krukki.

Altro che krukki, qui si tratta di Kulaki straricchi che cedono porzioni sempre più vaste del territorio ai miliardari Russi, Cinesi, Angloamericani, Sauditi che sono in grado di acquistare, senza problemi di liquidità, un ettaro di vigna a Barolo spendendo fino a 2 milioni di euro e oltre, facendo elevare i prezzi del vino a dismisura, tanto che a New York, nella brillante Manhattan di Woody Allen, una bottiglia gustata dai luculliani neosuperagiati, può costare fino a 800 dollari! (un’inezia rispetto a un Richbourg  imbottigliato da Henri Jayer nella Côte-d’Or della Borgogna francese che si aggira sui 14000 euro la bottiglia… ma si punta a quelle vette).

E che dire del ritorno in occupazione?

Caporalato in mano ai mercanti di schiavi e permessi di soggiorno lavorativi dell’Est Europa!
Tra le vigne, in questi ultimi giorni di vendemmia, senti parlare in tutte le lingue degli sfruttati, tranne che in italiano.
Mi dice un coltivatore di dolcetto: “Finirà che i padroni saranno loro, (si riferisce a slavi, bulgari, albanesi) che il dolcetto sparirà dai vini venduti all’estero, tutto per i soldi, tutto per l’avidità. I nostri figli non vogliono fare i vignaioli, non vogliono saperne di spezzarsi la schiena, sono trentanni che abbiamo deciso un po’ tutti che conveniva vendere agli stranieri (si riferisce ai paperoni) piuttosto che continuare le tradizioni di famiglia.”

Ma per vendere bene agli stranieri, occorreva entrare nella lista dei paesi baciati dalla Dea Unesco.

Leggi tutto su http://pauperclass.myblog.it/2015/09/24/lunesco-comanda-il-barolo-servito-il-poliscriba/