Alza il volume

La prima ricorrenza del titolo (ovviamente in inglese) la si ritrova in un film del 1990 : http://www.imdb.com/title/tt0100436/ in cui un adolescente mette su una radio pirata all’interno della sua scuola.

Ma il vero successo planetario è di 10 anni dopo : Pump Up the Volume è un singolo del gruppo musicale britannico MARRS, unico singolo della loro carriera, ma che ebbe una certa importanza per l’evoluzione dei generi dance e house, raggiungendo la prima posizione in diverse classifiche, tra cui quella inglese e americana.[1] Il brano fu un enorme successo anche tra i confini italiani dove stazionò nelle prime tre posizioni in classifica tra dicembre e marzo.

Altrettanto ovviamente io ignoravo l’esistenza di entrambi, però mi sono accorto, vedendo alcuni film recenti per TV, che il dialogo (quando esiste) è messo in secondo piano rispetto alla musica che lo sovrasta.

Questo conferma l’abitudine dei giovani di avere sempre della musica nelle orecchie, che li esime dall’ascoltare (e quindi di apprendere); e il suo corollario: se non hai niente da dire, alza il volume.

Morale: la ragione è di chi urla più forte.

 

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Donna, donna

Donna, Donna (spesso anche Dona, Dona) è una canzone famosissima. Nel testo inglese è stata interpretata da autentici mostri sacri: tra questi, Joan Baez e Donovan. La Baez la ha cantata anche recentemente a Firenze, il 27 marzo 2007. Il ritornello della canzone, in yiddish Dona, dona, ma spesso reso anche come Dana, dana o Donna, donna, è ritenuto da alcuni un’invocazione ebraica a Dio (in ebraico: Adonay “mio Signore”).

Un capretto su un carretto va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato a finire proprio così
chiede ad una rondine -Salvami se puoi-
lei lo guarda un attimo fa un bel giro in cielo e poi risponde
-Siete tutti nati apposta io non c´entro credi a me
c´è chi paga in ogni festa
questa volta tocca a te.-

Un bambino su un vagone va al macello del giovedì
non s´è ancora rassegnato a morire proprio così
chiede ad un soldato salvami se puoi
e lui con la mano lo rimette in fila e poi risponde
-Siete in tanti sulla terra io non c´entro credi a me
c´è chi paga in ogni guerra
e questa volta tocca a te.-

Ora dormi caro figlio sta tranquillo che resto qui
non è detto che la storia debba sempre finire così
il mio bel capretto è nato in libertà
finché sono in vita mai nessuno lo toccherà
la storia te l´ho raccontata apposta perché un giorno pure tu
dovrai fare l´impossibile perchè non succeda più.
Siamo madri e siamo figli tutti nati in libertà
ma saremo i responsabili se uno solo pagherà.

Ora dormi.

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5848&lang=it

Va’ pensiero

In realtà, come spiega wikipedia, nel testo originale non c’è l’apostrofo:

Va, pensiero, sull’ali dorate;

Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,

Di Sïonne[3] le torri atterrate…
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati,

Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!

O simile di Solima[4] ai fati

Traggi un suono di crudo lamento,
O t’ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù! ( 4 volte)’
Era il 1961 e, per il centenario dell’unità d’Italia, il nostro insegnante di musica delle medie ci fece studiare e cantare proprio questo inno che ricordo tuttora.
Ora provate a immaginare che cosa potevamo capire dei riferimenti colti di cui parla wikipedia, ma anche Bruno Belli in http://www.classicaonline.com/inviato/appuntamenti/14-03-11.html
Eppure il fascino della musica è innegabile, tanto che è stato proposto anche come alternativa all’inno nazionale italiano e adottato come tale dagli esuli di Istria e Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale.
Nell’originale (il Nabucco) gli esuli erano gli ebrei in Babilonia, ma, fin dal suo debutto nel 1842, ci fu una piena immedesimazione (come per molte opere Verdiane) con i destini della liberazione dell’Italia dallo straniero.

Occulta Lunae pars

THE DARK SIDE OF THE MOON / OCCULTA LUNAE PARS – I brani della mitica raccolta dei Pink Floyd tradotti in lingua latina
Traduzione testi a cura di Valeria Casadio, Università di Firenze
Arrangiamenti musicali gruppo dei Fint Floyd
Coreografia del Gruppo Danza Antica di Villadose-Rovigo
In occasione del quarantesimo anno dalla produzione di “The Dark Side Of The Moon” (marzo 2013), l’editore si è fatto carico della traduzione in latino dell’album simbolo della storica formazione, cercando di mantenere le musiche originali. Un progetto tanto ambizioso quanto complicato, poiché la metrica latina è molto diversa dall’inglese e dall’italiano cantato. Dopo mesi di studi e di prove e un concerto alla fiera internazionale dell’editoria” Volta la Carta”a l’Aquila, dove è stato presentato solo “Money” (ossia “Pecunia”), si è riusciti a tradurre tutti i pezzi e a metterli in musica. E ora è stata realizzata la produzione del cd. Per la traduzione in latino il merito va alla professoressa Valeria Casadio della facoltà di Lettere, Università di Firenze. Tutti gli arrangiamenti sono stati curati dal gruppo dei Fint Floyd. Il progetto ha avuto l’assenso definitivo da parte dello staff dei Pink Floyd e da George Roger Waters, non solo per quel che riguarda i diritti d’autore, ma soprattutto per la valenza del progetto stesso.

Sudameritalia

I Gufi sono stati un gruppo musicale italiano, dialettale milanese e cabarettistico, formatosi nel 1964 e scioltosi nel 1969, eccezion fatta per una breve reunion nel 1981 (data di questo filmato n.d.r.)
Roberto Brivio (Milano, 1938) – Chitarra, fisarmonica e voce.
Gianni Magni (Milano, 1941 – Milano, 1992) – Voce.
Lino Patruno (Crotone, 1935) – Chitarra, banjo, contrabbasso, voce.
Nanni Svampa (Milano, 28 febbraio 1938) – Chitarra, pianoforte e voce.
Il primo embrione del gruppo si forma nel 1964. Nanni Svampa ha appena inciso il suo primo disco, Nanni Svampa canta Brassens, ed ha iniziato a frequentare l’ambiente musicale milanese. Ha l’occasione di conoscere il jazzista Lino Patruno, diventandone amico ed iniziando a collaborare con lui. Tra i due si inizia a discutere della possibilità di allestire spettacoli di cabaret concerto. L’idea prende forma definitiva in seguito all’incontro con Roberto Brivio e Gianni Magni: i quattro decidono di fondare il gruppo “I Gufi”.
http://www.linopatruno.it
http://www.jazzmeblues.it
http://www.cambiamusica.it

100 Pennsylvania Avenue

Video

Poi erano ideali alla cogliona fatti coi miti del ’63,
i due Giovanni e pace un po’ alla buona, Ramblas di Barcellona,
la prima crisi dura dentro in me…

Io credo che sappiamo che è diverso se le cose son state poi più avare,
le accetti, tiri avanti e non hai perso se sono differenti dal sognare
perchè non è uno scherzo sapere continuare.

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_guccini_1655/testo_canzone_100,_pennsylvania_ave_42623.html
Tutto su Francesco Guccini: http://www.musictory.it/musica/Francesco+Guccini

Mercanti e servi

In casa dei mercanti sembra sempre grande festa

se c’è il maiale gli tagliano la testa,

la casa dei mercanti, nascosta, blindata

dal resto del mondo, protetta isolata.

In casa dei servi si aspetta la festa

ma se non è quel giorno la speranza resta,

la casa dei servi, casa da rifare,

ai primi scossoni, può anche crollare.

La casa dei mercanti è alta su quel monte

la casa dei servi è in basso dopo il ponte.

Ma le paure, scendono giù

mentre i sogni, salgono su,

salgono su.

Le figlie dei mercanti, pallide e belle

apron le finestre è normale ci son le stelle,

sembrano felici ma la noia è in agguato

nel loro dorato privilegio incantato.

Le figlie dei servi hanno guance rosse,

soffrono tingono gonne rosse,

leggono romanzi con intrecci rosa,

sognano palazzi e abiti da sposa.

La casa dei mercanti è alta su quel monte

la casa dei servi è in basso dopo il ponte.

Ma le paure, scendono giù

mentre i sogni, salgono su,

salgono su.

Mercanti e servi,

la stessa vita,

sogni o denari,

sabbia fra le dita,

sabbia fra le dita.

L’ultima Thule

Thule (o anche, in italiano, Tule) è un’isola divenuta leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti (screditati da Strabone ma oggi considerati attendibili) si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall’attuale Regno Unito.

Il fascino del racconto di Pitea aveva suggerito già nel II secolo a.C. di inserire l’isola nel quadro di narrazioni fantasiose, come avviene nel romanzo di Antonio Diogene Le incredibili meraviglie al di là di Tule. Nella Geografia di Claudio Tolomeo Thule è tuttavia un’isola della quale si forniscono le coordinate (latitudine e longitudine) delle estremità settentrionale, meridionale, occidentale e orientale, seppur in modo troppo approssimativo perché si possa darne un’identificazione certa.

http://it.wikipedia.org/wiki/Thule_%28mito%29