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Unione Associazioni Culturali

George Sorel

Ecco!  Vi mostro l’ultimo uomo (Zarathustra).

Macron-Soros-Hamon, sono un trio vincente?

Niente di meglio che un buon classico per consolarci di vivere nel 2017.
Nel Le illusioni del progresso Georges Sorel descrive dei  tempi che andavano più lentamente. Florilegio:

“La democrazia, da quando crede di essersi assicurata un lungo avvenire,  e con i partiti conservatori scoraggiati, non prova più la stessa necessità del passato di giustificare il suo diritto ad esercitare il potere con la filosofia della storia.”

Politica? Finanza?

“Lo spettacolo scoraggiante dato al mondo dai pirati della finanza e della politica spiega il successo che gli scrittori anarchici hanno ottenuto per lungo tempo.”

La delusione della democrazia parlamentare è stata rapida. Bakunin osservava che non aveva impiegato più di 5 anni ad annientare l’Italia.

Bakunin (Opere, 1911 Tomo V) sulla povera Italia:

“Uscita da una rivoluzione nazionale, vittoriosa, ringiovanita, trionfante, avendo anche la fortuna così rara di possedere un eroe, Garibaldi,  ed un grande uomo, Mazzini, l’Italia, questa patria dell’intelligenza e della bellezza,sembrava che dovesse sorpassare in pochi anni tutte le altre nazioni per prosperità e grandezza. E invece le ha passate tutte in quanto a miseria. Meno di 5 anni di indipendenza erano stati sufficienti per rovinare le sue finanze, e affondare  tutto il paese in una situazione economica senza uscita, per uccidere la sua industria, il suo commercio e ciò che più conta, per distruggere nella gioventù borghese quello spirito di dedizione eroica sul quale per più di trent’anni aveva fatto con forza leva Mazzini.”

Sorel  vede che il declino della spiritualità è compensato da una crescita parallela della tartuferia borghese mista alla religione. Lo sfondo resta lo stesso: de-cristianizzazione, relativismo, cinismo della gente.

Religione sbiadita?  Papa Francesco?

“Un clero più o meno incredulo, che lavora di concerto con le amministrazioni pubbliche, per migliorare la sorte degli uomini; ecco ciò di cui si accontenta moltissimo la mediocrità.”

Ma la sorgente del sublime si inaridisce:

“Le persone religiose vivono di un’ombra. Noi viviamo dell’ombra di un’ombra. Di che cosa vivranno i nostri successori?”

E Sorel evidenzia uno sviluppo di tartuferia religiosa tra gli scienziati, che poi ha conquistato tutti i credenti ingenui:

“Assistiamo ad uno spettacolo che sembra, al primo approccio, paradossale: degli scienziati che hanno rifiutato tutto ciò che la Chiesa considera come fondamento della fede, adesso pretendono di restare dentro la Chiesa. “

La Chiesa è già una Organizzazione Non Governativa (ONG) incaricata del controllo sociale:

“Al giorno d’oggi i cattolici sociali vorrebbero che il clero organizzasse delle associazioni contemporaneamente educative ed economiche, adatte a condurre tutte le classi sociali a comprendere i loro doveri nella società. Secondo il loro piccolo giudizio, si potrebbe ristabilire l’ordine che viene gravemente turbato dalle temerarie avventure del capitalismo .

In definitiva, tutta questa religione sociale mancava di valore religioso; i cattolici sociali pensano a fare regredire il Cristianesimo verso questa mediocrità.

Come dice  Huysmans, Sorel sottolinea la nullità dell’arte cristiana (Huysmans  la chiama  voglia di volgarità):

“L’estrema bassezza dell’estetica cattolica attuale ostacolerà molto qualunque tentativo di rinascita religiosa.”

Sulla democrazia ancora Sorel  aggiunge:

“Basta guardare intorno a noi per riconoscere che la democrazia è una scuola di servilismo, di delazione e di demoralizzazione.
Ci siamo abbassati agli imbonimenti elettorali che permettono ai demagoghi di comandare come dei sovrani le loro truppe e di assicurare a se stessi una vita felice; qualche volta degli onesti  repubblicani cercano di dissimulare l’orrore di questa politica sotto una maschera filosofica, ma è sempre facile strappare il  velo”.

La plutocrazia è più pericolosa dell’aristocrazia. E per una buona ragione:

“L’ esperienza sembra dimostrare che gli abusi commessi a vantaggio di un’aristocrazia ereditaria sono, in generale, meno pericolosi per la coscienza giuridica di un popolo, degli abusi provocati da un regime plutocratico; è assolutamente certo che niente è più adatto a mandare in rovina il rispetto della legge che lo spettacolo delle malefatte perpetrate con la complicità dei tribunali, da avventurieri che sono diventati così ricchi da poter comprare gli uomini di Stato.”

La ricchezza è finanziaria, artificiale, già slegata dall’economia reale.
Sorel constata prima di Gramsci:

“Nella formazione delle grandi fortune attuali, le speculazioni finanziarie hanno avuto un ruolo ben più importante che le fortunate innovazioni introdotte nella produzione da abili capitani di industria. E così la ricchezza tende sempre più ad apparire come indipendente dall’economia e dalla crescita produttiva e perde anche ogni contatto con i principi del diritto civile.”

Anche Wagner e la sua arte decadente non gli piacciono ( Sorel pensa qui come il conte Tolstoi di  “Che cosa è l’arte?” ):

“Wagner ha probabilmente ragione quando dice che l’opera costituisce la forma più avanzata dell’arte drammatica; l’opera costituisce, in effetti, una rinascita degli splendori delle feste barbare e delle feste della decadenza romana.
Wagner ha dovuto essere un grande ingenuo per immaginare che il suo teatro potesse essere educativo;  le persone che vanno a Bayreuth non si sognano proprio di diventare degli eroi germanici! – Nessuno segue una commedia con l’idea che sia adatta a correggere i costumi o una tragedia per allenarsi alla virtù.”

Sorel  definisce allora una psicologia della mediocrità moderna (non c’è bisogno di Juppé né di Lady Gaga ):

“ Dunque,  via via  che noi abbiamo preso in esame degli ambiti nei quali si manifesta più liberamente la nostra intelligenza, abbiamo riconosciuto che la mediocrità esercita il suo predominio nel  modo più completo.
Ciò che in questo studio è stato chiamato con il nome peggiorativo di mediocrità, è ciò che gli scrittori politici chiamano democrazia; dunque è dimostrato che la storia rivendica l’introduzione della democrazia. “

Ai giorni nostri non sono più i socialisti  recuperati dal sistema parlamentare che mugugnano, ma gli anarchici:

“Questa apologia della democrazia non è priva di seri pericoli; ha portato all’anarchia molti giovani negli ultimi vent’anni… ha mostrato che  in Francia gli animi erano desiderosi di trovare una via verso la grandezza; non bisogna stupirsi se molti anarchici si sono gettati nel sindacalismo rivoluzionario che a loro è parso adatto a realizzare qualcosa di grande.”

Per terminare,  un piccolo rimprovero a Karl Marx.

“Il grande errore di Marx è stato di non rendersi conto del potere enorme che nella storia appartiene alla mediocrità; né gli è venuto il sospetto che il sentimento socialista (così come lui lo concepiva) sia estremamente artificiale;  oggigiorno assistiamo a una crisi che minaccia di mandare in rovina tutti i movimenti che si possono ideologicamente fare risalire al marxismo.”

Sorridete, non è ancora finito.

http://www.ereticamente.net/2017/06/george-sorel-e-la-crescita-della-mediocrita-moderna-nicolas-bonnal.html

Le colline

  • La Storia (con la esse maiuscola): la gente (io, perlomeno) non vuole venire in un determinato posto a sposarsi perché ci sono le colline. Si potrà iniziare sempre con “Nell’incantevole sfondo delle famose colline ***…”!? Le colline (parliamo dell’Italia Centrale) non sono famose per essere delle colline. A casa mia ho i Colli Euganei, a casa dell’Orso c’è l’Irpinia, gli Appennini attraversano l’Italia, lo vuoi capire che il tuo selling point non è “le colline”? Cosa mi rappresenta una vacanza in collina? Le persone (almeno così credo io, che confido nell’intelligenza e nella cultura della massa molto più degli albergatori, a quanto pare) non viene in Toscana per vedere delle colline verdi. Viene perché in quel preciso paesaggio è passata la storia, perché tra quelle colline è stato possibile immaginare una città ideale e un uomo ideale, perché in quel clima e circondati da quella natura si sono formate città-stato che hanno speso i loro fondi per attirare quelli che all’epoca erano i migliori ricercatori, musicisti, artisti. Che hanno valutato l’arte come mezzo per darsi lustro e vantarsi con i vicini. In quel preciso paesaggio collinare hanno dovuto difendersi dagli attacchi degli altri costruendo mura, torri e rocche. Chi ci viene, non viene a vedere una collina verde. L’avrebbe vista a casa sua. Viene per sentirsi immerso nella storia, in una storia precisa, quella del periodo che va dal 1200 al Rinascimento, che ha posto le basi per i valori e il vivere civile come lo conosciamo oggi. Di paesaggi belli il Mondo è pieno. E pure di colline. Ma perché non vi sforzate di capire che le vostre sono uniche? Qualche riferimento a casaccio a Leonardo (è passato di qui) o a Michelangelo (è nato qui, un giorno si è seduto su questa pietra), non vi salverà. Chi se ne frega di attirare masse di gente che prende esattamente quello che si aspetta (il posto famoso, perché l’ha visto in un film)? Perché a quelle masse non  si può dare qualcosa di più? Insegnare magari, qualcosa? E invece no, le uniche lezioni che vengono pubblicizzate sono quelle di cucina italiana.

Popolo bue

La irresistibile tendenza ad agglutinarsi davanti a qualunque  maxi schermo e a  cantante pop  o sagra,   è  condivisa dalle masse in tutto l’Occidente, specie (ma non solo) giovanili.  Può esser dovuta  nei giovani, ma anche nei trentenni o quarantenni millennials, alla sensazione (ahimé fondata)  di vuoto ontologico. Alla  oscura angosciosa consapevolezza di  non  ”essere”, che si cerca  di placare con un surrogato, l’”esserci”:  essere là dove sono tutti i coetanei  poco essenti, fare le loro stesse cose nello stesso  momento.  Nell’agglomerarsi degli italiani mi sembra però di vedere un sovrappiù, molto più antico. Quello  di cui già parlò Leopardi: “Tutta vestita a festa, la gioventù del loco…per le vie si spande – e mira ed è mirata e in cor s’allegra”.

L’italiano d’oggi fa tanta fatica ad  essere un uomo all’altezza del moderno e della sua complessità, che quando può  cerca di affondare il suo quasi inesistente Io nell’antico rito paesano-cafonesco,  meridionale  e  contadino dello “struscio”.  Allora è beato, e in cor s’allegra: oggi come nell’800. Il punto è che in una grande città, uno struscio di 30 mila sopravvenuti diventa qualcosa d’altro, e comporta dei rischi che il villan rifatto non è in grado di valutare.

So quel che dico. Ormai da una vita  vedo rigurgitare nell’italiano collettivo questo riflusso rurale, anzi bracciantile, e mi domando: dopo un  secolo di sviluppo industriale, dopo essere stati la quinta potenza economica, come mai questi sembra che abbiano appena lasciato la vanga, abbiano ancora le scarpe nella zolla  e si siano ripuliti i calli dal  terriccio? E’ un  mistero. E’ un sedimento di  contadineria, che bisogna riconoscere  ineliminabile, dopo tanto sviluppo.

http://www.maurizioblondet.it/si-dice-popolo-bue/

Imperizia

Ieri a Palermo un uomo di 38 anni è morto mentre lo stavano operando per calcoli della colecisti.
Pare che il chirurgo sia uscito dalla sala operatoria in stato di shock, dicendo “è colpa mia. Ho reciso per sbaglio l’aorta addominale”. I giornali riporteranno la notizia come “è folle farsi curare con la chirurgia”? Si parlerà, immagino, giustamente, di malpractice. Gli errori medici sono la terza causa di morte nei Paesi industrializzati, eppure nessuno si sogna di crocifiggere l’establishment sanitario o mettere in dubbio il valore della medicina contemporanea.

Già 10 anni fa il Centro antiveleni di Milano riportava che: “il 45% delle intossicazioni è causato da farmaci di sintesi o meglio detti convenzionali.” Cioè quelli erogati dal Servizio Sanitario Nazionale. In particolare tra il 2004 e il 2006 sono stati riportati oltre 17.000 casi di intossicazioni da farmaci e 3.046 a causa di errori terapeutici, in particolare somministrazione eccessiva di farmaci.

Come sostiene il dott. Tommaso Camerota perito del Tribunale di Milano a proposito di malpractice, “la medicina non è una scienza caratterizzata da risultati assoluti; 0% e 100% infatti non esistono. I motivi di ciò risiedono nella natura stessa dell’uomo, nella sua biologia e nel comportamento delle differenti patologie. Accanto a tale dato occorre però evidenziare la esistenza di abusi e di atteggiamenti professionali che non trovano corrispondenza con la deontologia medica e con gli standard minimi di assistenza. Per definire questo ambito della medicina viene abitualmente adottato il termine malpractice sanitaria (o medica), nel quale si fanno confluire i concetti di abuso, di illecito, di negligenza, di imperizia.”

dott.Alberto Magnetti

http://www.informasalus.it/it/articoli/otite-attacco-medicina-omeopatica.php?utm_campaign=20170529-info-digest&utm_medium=email&utm_source=newsletter

Riformismo

Ma non è possibile riformare un abominio come l’attuale sistema capitalistico industriale. Nonostante questo, oggi, una plebe efficacemente indottrinata, decisa a negare la realtà e avvolta in una nebbia di dissonanza cognitiva, continua a sostenere falsi “leader” e illusioni, e ad ingoiare ogni tipo di frottole come fossero caramelle. Il riformismo rimane la via più facile, perché la via effettiva verso una società autenticamente rivoluzionaria, sempre che una cosa del genere esista, richiederebbe duro lavoro, creatività, forte disciplina e il rifiuto senza mezzi termini del consumismo attorno a cui ruota lo stile di vita occidentale, che glorifica avidità e individualismo – qualcosa che la nostra società non è disposta a fare. Le riforme sono dei palliativi attuati sotto gli auspici del capitale, finalizzati solo alla cura dei sintomi dell’oppressione, dello sfruttamento e dell’ingiustizia, mentre lasciano inalterata la malattia di fondo – il capitalismo.

“Il principe” William, Tuvalu, 2012. È difficile immaginare l’umiliazione che questi tuvaluani devono aver provato nell’essere assoggettati ad ulteriore sfruttamento coloniale/imperialistico razziale che, lungi dall’essere stato eradicato, continua a dilagare nel 21° secolo.

“La complessa rete di ONG, inclusi i comparti dei media alternativi, viene utilizzata dalle élite corporative per plasmare e manipolare i movimenti di protesta….

“Non è certo una teoria speculativa che le rivolte in Medio Oriente siano state parte di un’immensa campagna geopolitica concepita in Occidente e svolta tramite i suoi surrogati con l’aiuto di fondazioni, organizzazioni, e della scuderia di ONG in malafede tenute in piedi in tutto il mondo. Come vedremo, i preparativi per le “primavere arabe” e la campagna globale che attualmente invade la Russia e la Cina, come previsto in “The Middle East & then the World” del febbraio 2011, non sono iniziati quando i disordini erano già in corso, ma anni prima che fosse stato alzato il primo “pugno”, e non all’interno dello stesso mondo arabo ma piuttosto in stanze di seminari a Washington e New York, oppure in strutture d’addestramento patrocinate dagli USA in Serbia, e campi tenuti nei paesi limitrofi….

“Il fine non è la repressione del dissenso, al contrario, forgiare e plasmare il movimento di protesta, fissare i limiti del dissenso.” — Michel Chossudovsky

Ma mentre dalle torri d’avorio della Giustizia si predica come danneggiare la proprietà privata sia un atto violento (e come tale intollerabile per i leader), le stesse torri d’avorio convincono i loro sostenitori che gli interventi esteri (bombe, invasioni, guerre) siano in realtà “umanitari.” Questo dà tutto un altro significato alla parola “addestramento”. Ebbene sì, la guerra è pace. E Orwell si starà rigirando nella tomba.

http://vocidallestero.it/2017/05/19/avaaz-ruffiani-imperialisti-del-militarismo-protettori-delloligarchia-fidati-mediatori-di-guerra-terza-parte/

Un eroe dei nostri tempi

Il nostro eroe è un uomo di mille risorse: cacciatore di frodo, gourmet e cuoco, meccanico, antiquario e restauratore. Possiede una casa, un furgone ultimo modello, un capace magazzino, una vivace serie di relazioni di lavoro. Ogni mese incamera un ottimo tesoretto. Una foto lo ritrae mentre sventaglia a raggiera un nutrito numero di pezzi da cinquanta e cento euro.
Il nostro eroe è, infatti, sconosciuto al fisco (se lo fosse non avrebbe da sventagliare alcunché). Non ha mai consegnato a chicchessia dichiarazioni dei redditi et similia. Le banche dati lo segnalano con uno zero alla sua destra. Del welfare se ne frega poiché, a cinquant’anni, è in buona salute; l’ISEE non sa manco che é. Il furgone è intestato a un parente, il magazzino a un altro parente, la casa (popolare) alla madre. Entrambi i parenti e la madre (che percepisce, dopo quattro decenni di lavoro, neanche cinquecento euri) campano grazie a lui. A causa di un’ironia al vetriolo e di un senso fatalista dell’esistenza mi riesce irresistibilmente simpatico. Non teme nessuno, né carabinieri né polizia né finanza: anche perché conosce personalmente i membri di tale patriziato, i loro vizî e le loro moine, e li unge con fare scaltro. La sua salsa di cinghiale è la più buona che abbia mai assaggiato, i restauri perfetti e a buon mercato, gli interventi meccanici (auto, motoseghe, decespugliatori, trattori) sicuri e definitivi (per i clienti affezionati anche gratuiti): il suo contributo alla ricchezza, alla serenità e al buon andamento dei commerci è inestimabile. Se quest’uomo finisse nelle mani di Padoan si originerebbe un impoverimento netto di tutta la comunità, questo è certo.
Per fortuna (sua e mia), imbucato nei recessi della provincia, egli camperà cent’anni. Rimane uno degli ultimi italiani: come nel romanzo di Matheson può dire di sé stesso: “Io sono leggenda”.

http://pauperclass.myblog.it/2017/05/03/idioti-in-marcia-la-merde-alceste/

Il buffet

 Costringete una ventina di italiani in una camera confortevole, intratteneteli qualche minuto con una manfrina qualsiasi e poi, come Pavlov, scandite le parole fatali: “Ora rilassiamoci! Alle vostre spalle, signori, è il ricco buffet offerto dalla ditta Sorcimorti con la collaborazione dell’associazione Idioti in Marcia … Buon appetito!“. Arduo descrivere i quadri espressionisti scatenati da tali parole, in apparenza innocenti. Qui non è in essere né la fame né l’appetito né la voglia di assaggiare alcunché, bensì la regressione a livelli protozoici. La ressa al banchetto, gli spintonamenti per qualche tramezzino rancido, i duelli per un mezz’etto di pasta fredda ammollata da salse immonde, il brancicamento disperato per un crostino indurito; e poi, messe al sicuro, su piatti enormi, enormi quantità di cibo scadente (involtini, bruschette, pizzette gelide, melanzane marinate, olive industriali, pezzi di gommoso formaggio), ecco, improvviso, cala il silenzio, quasi che un araldo della dissoluzione fosse lì presente a dare la squilla: è un silenzio di morte, interrotto da decine di grufolamenti, senza distinzione di sesso: occhi strabuzzati, lingue lorde di bolo che schioccano, manducazioni frenetiche, ingollamenti veloci e furtivi, quasi vergognosi, ma rigurgitanti di un doloroso godimento; i conversari si fanno brevi, simbolici, attuati a forza di grugniti, con ammicchi e approvazioni mute, le teste su e giù a dir che, sì, va bene, tutti ingobbiti, all’impiedi, col mento nel piatto di plastica bisunto, ultimo territorio del proprio Io, da difendere gelosamente, casomai qualcuno avesse a rubare quelle delicatessen di risulta; gli occhi, gonfi per lo sforzo, saettano qua e là, come aghi di bussole in una tempesta magnetica, le glottidi scandiscono vibrando la foia dell’orgia, da consumare subito, senza attese e preliminari. In pochi minuti si raggiunge il picco, in un orgasmo incontrollato, quindi la tempesta s’acquieta, ecco la detumescenza, le bottiglie vuote e i bicchieri di carta si ammassano come fanti caduti in una trincea insensata, gli stomaci struggono cattivo alcool e bocconi interi (la masticazione, infatti, potrebbe ritardare il godimento dell’ingurgitazione compulsiva), inizia la peptonizzazione, il metabolismo si fa pitonesco, s’acquietano le voglie, ci si sente soddisfatti, il piacevole calore che segue l’intorpidimento imprigiona le membra: anestetizzati, istupiditi, pesanti, appagati, gli eroi si abbandonano su sedie di plastica, strapuntini e divanetti Ikea top class, pregustando amari e caffè, rimirando, come de Sade rincoglioniti e compiaciuti, lo sfacelo di quelle efferatezze, dai cumuli di tovaglioli macchiati orrendamente alle tovaglie insozzate; i dialoghi tornano a rifiorire, a toni più bassi, si parla di tutto e di nulla, senza dare importanza alle parole, questi carapaci di un animale ormai putrefatto, la palpebra cala leggermente, si ride, le fattezze arrotondate dall’imbecillità garantita dal rilassamento sfinterico e cerebrale (di cosa si rida non si sa), i sillogismi si sfasciano nell’ebetudine della peristalsi laddove le premesse e le conclusioni – del tutto gratuite e di cui a nessuno frega qualcosa – si miscelano in bocca coi primi gas prodotti dai corpi in disfacimento.

Credono di godere, ma hanno voglia di piangere, vorrebbero emendarsi, ma hanno liquidato il proprio dio, vorrebbero disciplinarsi, ma i maestri sono tutti morti.

Il gioco del Potere: scatenamento delle pulsioni primarie deprivate d’ogni vestimento civile e rese serve del Nulla. A tutto questo gli idioti in marcia recano il nome di Libertà. Il delicato castello culturale e storico dell’Italia pervertito a manicomio di massa.

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Il welfare creativo

erisvargapole

Ho sottolineato “i nostri nipoti”, perché i coetanei (sono della “leva” dei nonni) o sono riusciti ad entrare per il rotto della cuffia in pensione – e stanno attenti a come spendono anche i centesimi – oppure sono messi ancora peggio. Chi campa perché moglie/marito lavora, chi perché la mamma – novantenne – ha ancora una pensione (magari l’accompagnamento!) e la povera vecchia si rende ben conto, se la testa non l’ha mollata, della responsabilità che le è piombata addosso con i suoi novant’anni.

Qualcuno ha piccoli redditi da immobili, chi è aiutato dai figli, chi ancora – a 65,66,67 anni – lavora, come può…come gli riesce…e non s’immaginava di certo, quand’era quarantenne, di fare una simile fine. E i figli?

Quelli, sono messi peggio.

Per loro, hanno inventato un nuovo tipo di welfare: il welfare creativo. Su, dai…se non riesci ad essere creativo – ossia a cavare i soldi anche dai sassi – sei un bamboccione, un figlio di mammà che non vuole staccarsi dalle gonne! Sapete che il figlio (maschio) della Fornero fa il regista? Non l’avete mai sentito nominare? Oh, ma come siete poco informati (!)…Andrea Deaglio, è “uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati” (Il Giornale)…come, non l’avete mai sentito?

Per quelli che, invece, non vincono il concorso come amministratori del Quirinale (125.000 euro l’anno)…perché figli dell’ex segretario del Quirinale…c’è sempre un posto da cameriere, prima pagato con i voucher, adesso in nero o con contratto a chiamata, ossia lavori se c’è lavoro, solo quando ci servi.

Il contratto di lavoro – istituto cardine della giurisprudenza del lavoro – quella cosa dalla quale discendeva l’accordo fra le classi sociali…sparito!

Anni fa, per andare in Bosnia passai dalla Croazia: non mi piacque. Sono un popolo di camerieri, pensai, gente che appena ti guarda cerca di capire quante Corone potrà scucirti. Piano, ma ci stiamo arrivando anche noi: privati delle grandi industrie, con le piccole imprese controllate da Paesi stranieri, siamo cotti. Un tempo c’era l’Italsider con 2.000 dipendenti, oggi le navi della Costa caricano/scaricano migliaia di turisti: i nostri ragazzi, che magari sono ingegneri, corrono da un tavolo all’altro. Cuba libre? Due? Grazie, arrivo.

http://carlobertani.blogspot.com/2017/05/leuropa-e-finita-andate-in-pace.html

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Nostos

Viaggiare, vedere altri luoghi, appropriarsi di altre culture è sempre stato fondamentale per gli artisti e sempre lo sarà, ma ancor più importante è sempre stato il ritorno. Dopo il suo soggiorno in Francia, Edward Hopper , forse il più grande pittore americano del XX secolo, affermò: “ Al mio ritorno tutto mi sembrava rozzo, grossolano. Mi ci vollero dieci anni per rimettermi dal viaggio in Europa”. Ma Hopper eseguirà le sue opere migliori proprio al suo ritorno, quando si dedicherà ai temi e ai motivi del suo paese natale e cioè a quel vuoto e a quella solitudine dei luoghi dove era cresciuto e non certo a quelli che aveva visitato. Credo quindi che sia illusorio cercare di creare società “mondializzate”, come molti si augurano ai giorni nostri, senza differenze, senza legami, senza valorizzazione di culture e tradizioni locali e magari anche con un unico linguaggio. Accade, purtroppo, che anche l’arte stia seguendo questa strada della cieca globalizzazione, dove gli artisti internazionali si muovono su medesimi binari, si copiano a vicenda o rifanno il passato. L’arte infatti , da troppo tempo, non riesce più a trovare uno stile e, come qualcuno sostiene, ad essere fonte di sapere.

L'immagine può contenere: una o più persone e persone sedute

Paola Paganelli