Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali

Sinofobia

“Mi occupo professionalmente di ricerche sulla stregoneria in Europa fra Medioevo e prima età moderna. Generalmente, quando propongo il tema in ambiti extra-accademici, in tanti mi chiedono come sia stata possibile la caccia alle streghe con tutte le sue vittime: era il frutto dell’arretratezza e dell’ignoranza dei “secoli bui”? Alla risposta che no, è un fenomeno perfettamente comprensibile razionalmente e che ha avuto luogo in tempi che chiamiamo “Rinascimento” per la scienza, le arti, la letteratura, dunque quanto di più lontano si possa immaginare da un’età di cupa ignoranza, il mio argomento viene accolto con sorpresa e persino scetticismo, perché non sembra proprio possibile che un’età illuminata possa aver prodotto tale scempio.
Eppure, basta vedere cosa sta succedendo con l’isteria da coronavirus per rendersi conto che, per quanto ci si ritenga oggi informati e razionali, di fatto siamo labili e manipolabili senza alcuna difficoltà. Proprio oggi mentre scrivo (10 febbraio) ho letto su Facebook un titolo di “Repubblica” nel quale si riporta la protesta del governo cinese presentata a quello italiano per il blocco di tutti i voli aerei dalla Cina, ritenuta misura eccessiva. Le centinaia di commenti che lo accompagnano sono, al di là di rarissime eccezioni, pervasi da bieco furore: i Cinesi dovrebbero vergognarsi, hanno tenuto nascosto il virus, vivono nella sporcizia, sono crudeli con gli animali (in particolare i cani, che sono ormai un tabù nella nostra società, per cui li possiamo soltanto amare moltissimo o rischiare il linciaggio: ma questo è un altro tema sul quale varrebbe la pena tornare), mangiano qualsiasi cosa (il che è vero solo che non c’entra molto, ma lo si ripete di continuo), vivono sotto una dittatura.
Questo livore anticinese va avanti dall’inizio della faccenda ed è un fenomeno europeo, che si manifesta non solo con l’odio sui social networks, ma anche con comportamenti più concreti, come la diserzione di negozi e ristoranti cinesi, quasi a immaginare cuochi e camerieri che tornano in Cina ogni sera e ci portano il virus a tavola l’indomani. A provocare il fenomeno è stata la stampa: in Italia c’è stata una breve pausa per parlare dei meriti o demeriti di Achille Lauro, di Morgan e Bugo, di Amadeus e… insomma di Sanremo, il che in qualsiasi altro momento avrebbe infastidito, ma che nello specifico ha fatto tirare un sospiro di sollievo, distraendo giornali e televisioni dai bollettini tragici del coronavirus.
(…) Tuttavia, qualcuno ricorda per l’influenza 2009-2010 lo stesso genere di isteria collettiva? Io ho un ricordo personale a riguardo: nel 2009 avevo programmato un viaggio estivo in Messico; pensai brevemente alla possibilità di annullarlo, ma mi sembrò una reazione eccessiva, e infatti partii e rientrai senza aver contratto alcuna influenza. In quegli anni nessuno si sognò di bloccare voli aerei fra le Americhe e l’Europa, nessuno invocò provvedimenti simili a quelli di questi giorni. I giornali ne parlarono di meno, e soprattutto non si scatenò l’odio contro i Messicani e gli Statunitensi, che pure arrivano a frotte da noi per le vacanze, non ci furono le reazioni volgari, sovraeccitate, isteriche che oggi si leggono sul web contro i Cinesi. Aggiungo: per fortuna, ché né Messicani né Statunitensi l’avrebbero meritato, così come non lo meritano oggi i Cinesi.

leggi tutto su https://byebyeunclesam.wordpress.com/2020/02/20/sinofobia-2020/

Socialismo

Gli strumenti di partecipazione popolare alle grandi decisioni sono esauriti o pressoché impossibili da concretizzare. Trionfa su tutta la linea la libertà dei moderni, teorizzata due secoli fa da Benjamin Constant. Liberazione dai vincoli, preferenza assoluta della dimensione privata, con il suo precipitato di indifferenza per il bene comune, egoismo, disinteresse per la cosa pubblica. La libertà e la democrazia degli antichi, al contrario, era soprattutto partecipazione, esercizio di responsabilità e decisione. Pessime cose, dal punto dei padroni del vapore. La democrazia, dunque, si è ridotta sempre più a vuota procedura, formalità, gioco di ruolo, circo equestre in cui si combattono non idee o progetti, ma gli interessi più potenti, industriali, finanziari, tecnologici. La politica scade ad amministrazione, il governo diventa governance, gestione.

Si finisce per dare ragione al vecchio Rousseau, allorché avvertiva che la democrazia rappresentativa e la sovranità popolare, vanto e fiore all’occhiello dei popoli d’occidente, funziona per un solo giorno ogni quattro o cinque anni.

Nel momento delle elezioni, il popolo esercita un fugace potere di scelta di rappresentanti, ai quali cede immediatamente le sue prerogative. Addio partecipazione, addio alla volontà generale, qualunque cosa voglia dire.

Per di più, pur essendo evidente l’impossibilità di fuoriuscire da forme di rappresentanza, e che il potere sarà sempre in mano a oligarchie, i sistemi democratici si impegnano con successo a negare se stessi. L’ingegneria politica applicata alle tecniche elettorali fa sì che vinca non la maggioranza, ma la minoranza meglio organizzata, che significa inevitabilmente la più ricca. Il potere del denaro svuota la democrazia, scriveva Giano Accame.

Oggi in nessun grande Stato occidentale è al potere chi rappresenta la maggioranza aritmetica non dei cittadini, ma dei votanti, che diminuiscono a ogni tornata. Donald Trump è stato eletto da circa il 25 per cento degli americani, la metà dei quali non si è recata a votare. Il recente, largo successo di Boris Johnson in Gran Bretagna è legato al sistema maggioritario inglese. Il partito conservatore ha ottenuto meno del 44 per cento dei voti, con un terzo dei britannici lontano dai seggi. Lo stesso in Francia e in Italia, dove è macroscopica la distanza dei partiti di governo dal sentire maggioritario dei cittadini. Incredibile il caso della Spagna: il governo è al potere nonostante non abbia conseguito la maggioranza parlamentare. Si regge sull’astensione di movimenti diversissimi e opposti. I due partiti di governo, i socialisti e i neo comunisti di Podemos non hanno che il 40 per cento dei voti; un terzo abbondante dei cittadini non ha votato.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-maggioranza-globalizzata-contro-la-democrazia

Le due vie

Qualcosa che è stato sin dall’inizio ben deciso a fare a pezzi ciò che era rimasto della vecchia Europa. I lugubri “padri pellegrini” sono tornati di qua dell’Atlantico come un turbine di sventura, hanno riportato indietro con sé il dono avvelenato delle loro distorsioni mentali, ma potenziate in ideologia di potere mondiale, e in più sorrette da una potenza industriale mai prima vista. Quelli che erano poveri alienati nel Seicento, nel Novecento si sono potuti presentare ai popoli europei addirittura come i “liberatori”, i portatori del “benessere”, i garanti di una “nuova frontiera” di riscatto materiale e morale. Lo sguardo alienato, quelle occhiaie da invasato febbricitante di visioni veterotestamentarie che ebbe ad esempio un Lincoln (un uomo con problemi di disagio mentale acclarato: riferiscono i biografi che fosse una specie di semidemente lombrosiano, che non mancò di suscitare perplessità nei suoi stessi contemporanei), ha potuto diventare una faccia da “liberatore”. L’icona, il marchio stesso dell’America. Al di sotto di Hollywood e di Mc Donald’s corre un fiume di tetra e morbosa volontà rieducatoria, quelle tirate quacchere sul destino di dominio del mondo in nome di Jeovah, quel maledire la diversità, quel sentirsi “eletti” alla salvezza…un’anima fobica e contorta, tutta avvolta dalla sindrome di rappresentare il bene e pertanto di poter infliggere agli altri il male. È la fiaba del lupo travestito da agnello. È quello sbaglio della storia che si chiama Stati Uniti.

Nel Novecento non sono stati più i pochi disadattati del Seicento a straparlare di Nuova Israele nella penombra di qualche taverna massonica del New England: stavolta era una potenza mondiale, era la modernità in persona, un’organizzazione formidabile, risoluta a volgere le elucubrazioni dei padri predicatori evangelisti in un lucido progetto di dominazione universale. Con i mezzi dell’etnocidio metodico prima e dell’annientamento coscienziale propagandistico poi, col metodo mai smesso del ricatto e dell’intimidazione, è stato strappato all’Europa il diritto di essere se stessa, relegandola al rango di provincia cui imporre liberamente i propri voleri. L’Occidente ha minato alle fondamenta il diritto dell’Europa a rimanere fedele ai propri simboli, salda al suo posto, come andava facendo da un paio di millenni.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-via-che-porta-in-alto-e-quella-che-porta-in-basso

Irresponsabilità

Vale la pena ricordare la notevole prestazione intellettuale di Hans Jonas, pensatore tedesco allievo di Martin Heidegger. Pur non uscendo dalle angustie del materialismo, Jonas resta uno dei pochi filosofi morali del nostro tempo e la sua opera maggiore, Il Principio Responsabilità (1979), pone l’uomo occidentale, accecato dall’idea di progresso, davanti alla scelta decisiva se restare un essere morale o lasciarsi agire dalla tecnica. Jonas ebbe anche il merito di individuare le radici gnostiche della modernità. Il suo punto di partenza è la constatazione che “il fare dell’uomo è oggi in grado di distruggere l’essere del mondo” Proprio il problema ambientale, accennato all’inizio di queste note con riferimento all’ ambigua categoria di responsabilità etica d’impresa, ispirò a Jonas un’intensa riflessione morale e bioetica sulla libertà e responsabilità di ciascun uomo nell’era tecnologica.

Il filo conduttore è la convinzione che nel rapporto alienato con la natura vada ricercata una delle prime cause della crisi della civiltà occidentale. Con l’avvento della potenza tecnologica si creano le condizioni affinché tale conflitto sfoci nell’irreversibile alterazione della condizione umana, attraverso l’ingegneria genetica e la distruzione dell’equilibrio della biosfera. Di qui la necessità di estendere la responsabilità morale a ciascun uomo di oggi e di domani, la cui esistenza è minacciata dall’esito nichilistico della tecnica. Il “principio responsabilità” intende porsi come una riformulazione dell’imperativo categorico di Kant in termini contemporanei: “agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”.

Concedendo all’uomo la libertà, afferma Jonas, Dio ha rinunziato alla sua potenza. Un paradosso cui si può replicare ricordando che è l’atteggiamento dell’uomo occidentale moderno, privato del senso del male e della trascendenza, ad aver messo in crisi il suo rapporto con il mondo, rendendolo incapace, per l’egemonia del materialismo predatorio, di cogliere la trama, innanzitutto morale, della relazione con il creato. Va quindi ribadito con forza, dinanzi alle maschere e agli equilibrismi verbali del tipo della “responsabilità sociale d’impresa”, che alla fine sono sempre persone di carne e ossa a prendere le decisioni, anche quelle apparentemente guidate dal determinismo economico e “tecnico”.

Roberto Pecchioli

IL PRINCIPIO RESPONSABILITA’

Panciafichisti

Dopo 13 giorni di sciopero duro, con blocco dei trasporti e code complessive per centinaia di chilometri, e dopo un anno di Gilets Jaunes, l’informazione nostrana deve riconoscere a malincuore che l’opinione pubblica francese, in maggioranza, continua a essere solidale con le proteste, anche se poi i nostri corrispondenti si interrogano pensosamente su quanto ancora tale solidarietà potrà tenere.

Il giornale La Stampa invece se ne esce con un titolo che direi abbastanza ignobile: “Francia: così le proteste fanno emergere il lato bestiale delle persone” (vedi qui), originariamente uscito nella versione interrogativa “Perché le proteste in Francia stanno trasformando le persone in bestie?”, poi rettificata forse perché ritenuta meno politicamente corretta.

Ma a proposito di scioperi a oltranza, è interessante ricordare oggi una dichiarazione di qualche tempo fa dell’ineffabile professor Monti in una delle sue tante apparizioni televisive:

“Devo dire, visto che oggi ci sono manifestazioni sindacali, che in quel gelido dicembre 2011 – quando abbiamo dovuto presentare per decreto legge la riforma delle pensioni […] – l’abbiamo presentata – più che discussa – con i leader delle organizzazioni sindacali; che poi non hanno colto quello per fare una specie di rivolta sociale. Ci sono state qualche settimana dopo due ore simboliche di sciopero, ma non c’è nessun paese in cui una riforma così forte delle pensioni sia stata adottata così semplicemente dal punto di vista politico”. (Vedere qui).

Le parole del professore Monti , a cui va riconosciuto il merito di dire spesso (se per onestà intellettuale, inconsapevolezza o tracotanza non saprei) che altri tacerebbero (se per onestà intellettuale, inconsapevolezza o tracotanza non saprei) mettono in risalto l’abissale differenza fra la combattività dei sindacati e dei lavoratori francesi – degna di epoche a noi ormai culturalmente remote – e la straordinaria remissività di quelli italiani.

Secondo la memoria selettiva di alcuni, in quella circostanza i sindacati fecero responsabilmente il massimo che si poteva fare, data la prossimità del fantomatico “baratro”.
Non solo: si sarebbero poi ulteriormente contraddistinti per senso di responsabilità qualche anno dopo, accettando pacificamente la riforma della sinistra che smantellava lo Statuto dei lavoratori, abolendo in particolare l’articolo 18.

Fra qualche decennio gli storici avranno un bell’interrogarsi sulle cause che hanno trasformato quello italiano da uno dei movimenti operai più combattivi a uno dei più arrendevoli, e la lotta sociale in uno stucchevole siparietto di buoni sentimenti dove irenismo e buona educazione diventano le rivendicazioni più pregnanti..

Io me lo chiedo da anni, senza riuscire a venirne a capo.

Mauro Poggi

https://mauropoggi.wordpress.com/2019/12/18/di-scioperi-comunicazione-e-professori/

San Giorgio

Mi accorgevo adesso che https://terzapaginainfo.wordpress.com/ ha compiuto dieci anni, la fonte primaria per la sua ispirazione sono sicuramente state le canzoni di Giorgio Gaber:

Caro amico sei messo male
sei vittima di un tempo un po’ sbagliato
un tempo dove tutto si è appiattito
dove ciò che aveva un senso si è deteriorato

E se ti viene qualche idea geniale
buttala via
perché qualsiasi comportamento
ci ha già il suo riferimento all’idiozia

Non è più il momento di fare lunghe discussioni
di fare ipotesi sociali o confessioni personali
non è più il momento di fare inutili teorie
né di cantare una canzone né di comprarsi un cane

Non è più il momento di fare tristi seminari
di scrivere sui muri non ha più senso neanche la follia
non è più il momento di dedicarsi ad una donna
o a qualcos’altro di importante non è più il momento per niente

In mezzo a tanta confusione
sono affogate le tue idee
e come chi è stato tradito da una donna per bene
tu ora pensi che tutte le donne siano puttane

Razza già finita senza neanche cominciare
razza disossata già in attesa di morire
no non fa male credere
fa molto male credere male

Però fa un certo effetto ritrovarsi a ricordare
e più che altro a dire che era molto meglio qualche anno fa

Non è più il momento di generose aggregazioni
di noiosissime riunioni né di analisti né di fantasia
non è più il momento di aver fiducia nei contatti
di ritentare la comune e di dare del tu a tutti

Non è più il momento c’è solo un po’ di nostalgia
stava per nascere qualcosa la nostra rabbia era allegria
per tenerci in vita ci bastava una cazzata
non si sa perché improvvisamente non è più il momento per niente

Quella magnifica illusione non era mica un’idiozia
e tu che sei stato tradito nella tua aspirazione
ora pensi che tutte le idee siano coglione

Razza già finita senza neanche cominciare
razza disossata già in attesa di morire
no non fa male credere
fa molto male credere male

No non fa male credere
fa molto male credere male

A 80 anni dalla nascita le sue canzoni hanno anticipato i nostri tristi tempi dandoci la chiave per affrontare un futuro distopico.

Giorgio Gaber è morto a Camaiore il primo gennaio 2003.

Censis

Per ragioni professionali ho sempre seguito il Censis e il suo rapporto annuale e quest’anno scopro che il sovranismo è diventato un disturbo mentale

(Non è un fake. Qui il link alla pagina).

L'immagine può contenere: testo

https://mauropoggi.wordpress.com/2019/11/26/il-dissenso-come-patologia-mentale-storie-di-ordinario-totalitarismo/

Il ministero della wiki-verità

Questo piccolo casino è stato portato alla mia attenzione dall’esperto di Wikipedia della Consent Factory, King Ubu (o König Ubu in tedesco). Come suggerisce il nome del suo mestiere, il dovere di re Ubu è quello di controllare periodicamente la mia pagina di Wikipedia e assicurarsi che nessuno vi abbia pubblicato nulla di falso, diffamatorio o semplicemente strano. Naturalmente, quando ha visto come i ministri della Wiki-Verità stavano punitivamente “modificando” la mia pagina con la scusa della “neutralità”, ha tentato di contattarli. Il tentativo non è andato bene. Non voglio annoiarvi con tutti i dettagli cruenti, ma, se siete curiosi, sono qui sulla pagina “talk” CJ Hopkins  (che re Ubu riferisce di avere copiato e archiviato, cosa che trovo un po’ paranoica, ma in fondo non sono un esperto di tecnologia informatica).Guardate, normalmente non vi annoierei con le mie questioni personali, ma il mio caso è solo l’ennesimo esempio di come la “realtà” venga manipolata al giorno d’oggi. Nei circoli anti-establishment in cui mi muovo, Wikipedia è nota per questo genere di cose, e se ci pensate non c’è nulla di cui stupirsi. È una piattaforma perfetta per manipolare la realtà, diffondere la propaganda pro-establishment e danneggiare la reputazione delle persone, una tattica piuttosto popolare ai nostri giorni. Il punto è che, quando si cerca qualcosa su Google, Wikipedia è di solito il primo risultato che si trova. La maggior parte delle persone pensa che quello che leggono sulla piattaforma è, in linea di principio, basato su fatti e tenta quanto meno di essere “oggettivo”… e molto di quello che c’è scritto in effetti lo è, ma molto altro no.Se il nome “Philip Cross” non vi ricorda nulla, forse dovreste dare un’occhiata alla sua storia prima di consultare acriticamente Wikipedia. Al 14 maggio 2018 (quando Five Filters ha pubblicato questo articolo su di lui e il suo servizio presso il ministero della Wiki-Verità), Cross aveva modificato Wikipedia per cinque anni consecutivi, tutti i giorni della settimana, incluso Natale. Cross (ammesso che sia una persona vera e non un complotto di un servizio di intelligence) è specializzato nel modificare maliziosamente gli articoli che riguardano gli attivisti pacifisti e altre persone anti-establishment. La storia è troppo lunga per raccontarla qui, ma date un’occhiata a quest’altro articolo di Five Filters. Se siete interessati, questo è un buon punto di partenza.Oppure, se non avete tempo per farlo, continuate a leggere e usate il mio caso come esempio.Ora, secondo Ubu, la modifica punitiva della mia pagina da parte del Ministero, in modo da renderla più “neutrale” è cominciata quando questo specifico Ministro (“Greyfell”) ha scoperto che (a) esistevo e (b) ero un eretico di sinistra. “Grayfell”, a quanto pare, è estremamente interessato a mantenere un’immagine positiva degli Antifa, la cui voce su Wikipedia modifica attivamente, e il cui onore e integrità difende valorosamente, non solo da conservatori e stupidi neofascisti, ma apparentemente anche da nefasti autori di sinistra e autori di satira politica come me.

estratto da http://vocidallestero.it/2019/11/08/il-ministero-della-wiki-verita/
J. C. Hopkins è un pluripremiato drammaturgo, romanziere e autore satirico politico americano, che vive a Berlino. Le sue opere sono pubblicate da Bloomsbury Publishing (Regno Unito) e Broadway Play Publishing (USA). Il suo romanzo di debutto, Zona 23, è pubblicato da Snoggsworthy, Swaine & Cormorant Paperbacks. Può essere contattato presso cjhopkins.com o consentfactory.org.

Fuori dagli sche(r)mi

Per questo ho voluto – e ho cercato di – cambiare i termini della questione, invitando gli studenti e la platea tutta a fare mente locale su un’altra espressione, che, sia chiaro, si potrebbe adottare benissimo controvoglia, ma servirebbe a rivoltare come un calzino questi tempi sbandati: “pensare fuori dagli schermi”. Questi schermi luminosi (per ogni dove e per ogni occasione) rendono la realtà virtuale centomilavolte più attraente della realtà propriamente detta, e sono inoltre molto utili a tutti, questo è ormai indubbio (possiamo essere in contatto con chiunque vogliamo quando vogliamo; possiamo costruire e mantenere relazioni a distanza che sono importanti per la nostra vita); ma stanno trasformando inesorabilmente i nostri comportamenti, rendendoci arrendevoli, docili, con una (in)coscienza sul mondo che si presenta fluida, tentacolare, ma poco approfondita: il loro uso spropositato ci sta togliendo pian piano la capacità di ricordare qualcosa, semplicemente perché sappiamo che con dei banali movimenti delle dita quel qualcosa sarà già lì, pronto per noi, “a portata di mano”, e quindi alla fine: con tutta questa potenzialità mnemonica “esterna”, a che serve “internamente” ricordare?

Molto spesso però succede che, quando stacco gli occhi dallo schermo, all’improvviso l’elettrocardiogramma del mio pensiero (critico) si riattiva, la mia memoria mette la prima, la seconda la terza e così via, il mio cervello non è più in folle, l’inquinamento informativo scompare, come la brina sul parabrezza non appena un movimento entra in circolo in un autoveicolo, seppur quest’ultimo si presenti come un catorcio scassato. E così dall’assenza nasce la potenza, dalla mancanza la vicinanza, creando le condizioni ideali per lasciare germogliare la facoltà di notare quello che quotidianamente si fa vedere: sotto al naso, a pochi spasmi da me. In questo modo, potremmo sottrarci agevolmente dal controllo panottico che opera su di noi il digitale dei mercati, preservando i momenti anonimi, dando manforte ai momenti significativi che non diventano in questo modo segreti, ma diventano pericolosi agli occhi del potere perché sfuggono alla “logica normale” dell’evento quotidiano sugli schermi.

Francesco Paolo Cazzorla ( Zu Fra )

https://ilconformistaonline.wordpress.com/2018/12/23/fare-breccia-sul-potere-che-violenta-il-mondo/

Il miglior schiavo

Il quadro politico-culturale italiano, specchio peraltro di quello occidentale, è sempre più desolante.
Esiste una potente macchina di fabbricazione del consenso che sta cercando di livellare ogni divergenza cognitiva per costringerla dentro la cornice del pensiero unico.
I padroni del discorso controllano quasi tutto, e da tempo stanno cercando di controllare, dietro virtuosi pretesti, anche l’ultima ridotta dell’informazione divergente, la rete.
Ennesimo e ultimo tentativo in ordine di tempo: l’iniziativa di pochi giorni fa – auspice la senatrice Liliana Segre – che istituisce una commissione parlamentare per identificare e contrastare in rete gli hate-speech e le fake-news. Ovvero, tradotto in mandarino, i discorsi d’odio e le notizie fraudolente.
L’aura morale che circonda la Segre, scampata alla Shoah, ha lasciato ben poco spazio alla possibilità di obiezioni ragionevoli contro una misura di per sé ambigua, foriera – se portata a coerenti conseguenze – di mordacchie varie e pesanti alla libertà di espressione.
La quale peraltro è regolamentata da dispositivi legali (la querela per diffamazione o ingiurie) che già le impongono una certa autoregolamentazione.
C’è un problema di anonimato, è vero, ma i commenti anonimi (quelli di coloro che si nascondo dietro pseudonimi) dovrebbero essere trattati alla stessa stregua delle lettere anonime; e in ogni caso sarebbero più opportune misure che evitino l’anonimato in rete, così che ognuno si assuma la responsabilità di ciò che scrive e si conceda un attimo di riflessione prima di scriverlo.
La verità è che i veri diffonditori seriali di notizie fraudolente sono proprio i media ufficiali, TV e giornali.
L’elenco degli esempi è lungo, anche solo a limitarci al primo scorcio di questo secolo, e le conseguenze sono state e sono sotto gli occhi di chiunque voglia vedere: milioni di morti, paesi devastati, atrocità (vedi tra l’altro alle voci Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, Yemen…).
Non mi risulta che la propalazione in rete dell’allarme per le scie chimiche o altre amenità sia mai stata altrettanto letale. Eppure, fra coloro che si preoccupano della salute mentale degli internauti, nessuno che denunci la più grave questione della manipolazione operata dall’informazione di sistema.
Sentivo ieri in TV, ancora una volta, parlare dei tentativi russi di influenzare il voto in Occidente, tema che riemerge immancabilmente alla vigilia o all’indomani di elezioni.
A fronte di questa ipotetica e mai provata attività, non ho mai visto nessuno scandalizzarsi per le ingerenze americane, quelle sì concrete, conclamate e grevi: Obama che appoggia Renzi a proposito del referendum sulla riforma costituzionale, o sostiene i bremainer contro i brexiter, o ancora foraggia la rivoluzione colorata ucraina; Trump che invita Farage ad allearsi con Johnson, contro il partito del bremainer e per evitare che Corbyn instauri il “socialismo” in UK…
Sono discrasie non ascrivibili a psicopatologie intellettive ma a precisi disegni di pesante orientamento della consapevolezza popolare. Il Sistema sa bene che nei limiti del possibile è sempre più economica ed efficiente la manipolazione cognitiva che la costrizione fisica.
Parafrasando Goethe: per il Sistema non esiste miglior schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo.

Mauro Poggi

in https://mauropoggi.wordpress.com/2019/11/03/il-miglior-schiavo/