Quelli che…

Quelli che proprio mi fanno morire sono quelli che, nel nome della ‘soluzione d’insieme’, della ‘visione globale’, pensano di saltare a piè pari le politiche locali o nazionali.
Su una grande quantità di temi (immigrazione, ecologia) una parte ampia di pensiero sedicente progressista pensa di stare già all’altezza di questi grandi temi una volta che hanno invocato una ‘soluzione globale’.
E su questa base guardano con disprezzo alle piccinerie locali o nazionali, perché loro sì che c’hanno l’occhio lungo: loro sanno che la soluzione o è globale o non è.
Una volta che si sono messi in questa posizione panoramica sono soddisfatti: il punto di vista è quello giusto, il resto sono dettagli, e chi si attarda a discuterli è un reazionario.
Certo, poi quando gli chiedi chi è che dovrebbe porre questi problemi globali in una dimensione globale nell’interesse globale, beh, le risposte sono vaghe, evasive, spesso la domanda stessa viene vissuta come una provocazione: “Insomma, io ti ho dato la cornice giusta, se poi insisti sui dettagli sei un provocatore.”
Quei pochi che accettano la domanda abbozzano cose patetiche come “la Comunità Internazionale”, l’ONU, l’UE.
Il meccanismo mentale qui è per me di particolare interesse, perché questi soggetti applicano (credo inavvertitamente) un’antica lezione marxiana, ma lo fanno solo per una metà, quella comoda.
Marx infatti è il pensatore che ha insegnato al mondo occidentale a pensare in termini di strutture sociali complessive, guardando al ‘sistema’.
Solo che poi Marx andava sempre anche a vedere come funzionava il sistema reale, nella storia corrente, e solo a quel punto suggeriva soluzioni.
Questi invece si limitano alla parte comoda, allo sguardo panoramico, che ha anche il vantaggio di far sentire superiori al volgo coinvolto nei dettagli della vita di tutti i giorni. E sbottano impazienti rispetto a quelli che insistono a capire come quella ‘volontà generale’ dovrebbe diventare ‘volontà operativa’. Son dettagli che turbano la loro serenità e comunque l’unica cosa di cui sono certi a priori è che la risposta non può certo essere quella bruttura storica che è lo Stato-nazione

Fonte: Andrea Zhok

2 pensieri su “Quelli che…

  1. D’Annunzio a Fiume

    Con la Conferenza di Parigi del gennaio 1919, la delegazione italiana – per l’occasione guidata da Vittorio Emanuele Orlando – si diresse a chiedere la città di Fiume in conformità ad un voto liberamente espresso dalla popolazione fiumana con il quale essa chiedeva l’annessione all’Italia. Nonostante la delegazione italiana si fosse appellata ai Quattordici Punti di Wilson (principio di autodeterminazione dei popoli) i delegati iugoslavi si opposero rivendicando non solo Fiume, ma anche la Dalmazia, Istria e Trieste. Il governo italiano non seppe reagire con forza e Orlando fu sostituito da Nitti. Quest’ultimo, tornato alla Conferenza di Pace, decise di rinunciare a Fiume poiché l’Italia aveva bisogno degli aiuti internazionali per pagare i prestiti di guerra.

    Il 12 settembre 1919 D’Annunzio e i suoi legionari marciarono su Fiume. Il governo Nitti fu informato dell’azione tramite il Giornale d’Italia, tant’è che si pensò a un accordo segreto tra Nitti e D’Annunzio, ma non fu così. Nitti, incaricò Badoglio di recarsi presso Fiume per riportare l’ordine. Badoglio, in quanto amico del Vate, evitò che venissero a mancare ai fiumani i viveri e la minima assistenza. Tuttavia, Nitti sancì il blocco totale degli aiuti e così Fiume, nel mese di marzo, sarebbe rimasta isolata. Fu a tal punto che D’Annunzio capì l’importanza di trasformare Fiume da stato di fatto a stato di diritto in maniera tale da poterne rivendicare la sovranità. La sera del 30 agosto, i cittadini furono convocati al teatro “Fenice”, per leggere il nuovo statuto sul quale sarebbe stato fondato il nuovo stato: nasceva la Reggenza Italiana del Carnaro.

    Il 12 novembre 1920, con la sottoscrizione del Trattato di Rapallo, Fiume fu dichiarata stato libero. D’Annunzio non riconobbe il Trattato. Il 26 dicembre Fiume fu attaccata dall’esercito italiano. Il 27 fu dato l’ultimatum: la città sarebbe stata bombardata a tappeto se D’Annunzio e i suoi legionari non avessero accettato il trattato. Di fronte a questa situazione di emergenza il poeta-soldato dovette rinunciare al suo progetto e il 28 dicembre si dimise. Il “Natale di sangue” provocò la morte di 22 legionari, 25 soldati dell’esercito italiano e 7 civili. Fiume sarà annessa all’Italia solo nel 1924 e rimarrà italiana fino al 1947.

    La più bella costituzione del mondo. La Carta del Carnaro, promulgata l’8 settembre 1920, fu elaborata dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris e curata nello stile da Gabriele D’Annunzio. Profondamente originale nelle soluzioni proposte – 65 articoli divisi in venti capitoli, ovviamente molto difficili da riassumere in poche righe – la Carta stabiliva: un salario minimo; l’assistenza nell’infermità, nella disoccupazione, nella vecchiaia; il risarcimento del danno in caso di errore giudiziario o di abuso di potere; libertà di pensiero, di stampa, di associazione; libertà per ogni culto, purché non fosse usato come alibi per non compiere i doveri della cittadinanza; la proprietà privata era riconosciuta solo se fondata sul lavoro e quindi volta all’utilità sociale; il diritto di voto era garantito a tutti, sia uomini sia donne che avessero compiuto vent’anni; l’istruzione e l’educazione del popolo rappresentavano il dovere più alto della Repubblica. Questi, in estrema sintesi, i punti salienti della costituzione fiumana.

    Infine, non bisogna dimenticare che a Fiume prese forma la “Lega dei popoli oppressi” per dar voce alle nazioni coloniali dimenticate dalle grandi potenze. Dunque, fu proprio la città olocausta ad incarnare uno dei primi esempi di vera solidarietà internazionale. Infatti, all’interno della città, riuscirono a convivere popoli che, al di là di quel confine, erano ostili fra loro: ne prendessero nota gli odierni millantatori del politicamente corretto, del finto pacifismo e del business della solidarietà.

    L’esperienza fiumana rappresentò trincea per i combattenti e grande laboratorio meta-politico dal quale ancora oggi è possibile attingere. Il superamento della classica dicotomia “destra-sinistra” fu adoperato già allora mediante sintesi e confluenza di istanze politiche che fino a quel momento si erano dimostrate ideologicamente e culturalmente distanti.

    La globalizzazione capitalista risulta incapace di rispondere alle problematiche sociali che attanagliano quotidianamente la nostra società. D’Annunzio e De Ambris, con la Carta del Carnaro, proposero la sfida all’annosa questione sociale. Pertanto, tutti coloro i quali – partiti, associazioni, singole personalità – abbracciano il sovranismo non possono far altro che accogliere, senza pregiudizio, tale messaggio poiché significherebbe non solo dare una impronta veramente sociale a tale fenomeno politico, ma allo stesso tempo si getterebbero le basi per una idea di società fondata sulla solidarietà e la giustizia sociale.
    http://www.barbadillo.it/84881-centenario-di-fiume-la-carta-del-carnaro-la-costituzione-piu-sociale-del-mondo/

  2. Infatti dietro alle cheerleader ecologiste ci sono i burattinai che vogliono persuaderci che i danni prodotti dal mercato si sanino con strumenti di mercato, trattati commerciali tra privati e Stati e privati, licenze e concessioni illegittime, così che i grandi inquinatori possano continuare ad emettere Co2 comprando le opportunità di far rotolare il mondo nel precipizio, e non a caso le chiamano diritti, dai paesi meno industrializzati o sempre meno produttivi attraverso la quotazione monetaria stabilita da un protocollo disatteso e mai sottoscritto dai più forti contaminatori e dando forma a un meccanismo speculativo.
    https://ilsimplicissimus2.com/2019/09/22/lecologia-che-piace-alla-gente-che-piace/

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