Gli animali di Chernobyl

Gli umani pacificamente intenti alla loro vita quotidiana sono più pericolosi per la natura dell’esplosione simultanea di 200 bombe di Hiroshima (questa è stata la potenza di Chernobyl). E tuttavia, per un tragico contrappasso, sono anche le sole vittime dell’incidente: siamo noi, infatti, gli unici esseri viventi che non possono vivere a Chernobyl, perché moriremmo di cancro e non riusciremmo a riprodurci abbastanza in fretta per evitare l’estinzione. E anche qui c’è un insegnamento: via via che ci allontaniamo dallo stato naturale migliorano le nostre condizioni individuali (per dire, viviamo il doppio dei nostri cugini scimpanzè), ma peggiorano le nostre probabilità di sopravvivenza al di fuori della sfera tecnologica in cui siamo immersi fin dalla nascita (anzi, dal concepimento). L’apocalissi nucleare, che è poi il rovescio impaurito della nostra sfrenata ambizione prometeica a comandare l’universo, non è affatto un’apocalissi: tutt’al più è l’estinzione di una specie. La nostra.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62095

2 pensieri su “Gli animali di Chernobyl

  1. L’ULTIMO MASCHIO
    Una favola che si consuma tra le terre sconfinate della savana africana, con un protagonista speciale: si chiama Sudan ed è l’ultimo rappresentante della sua specie nell’intero pianeta. Sono gli ultimi giorni di vita del rinoceronte bianco settentrionale, vera superstar del Kenya. O forse i veri protagonisti sono quelli che lo proteggono, come quando scende la notte nera e squadre di gruppi armati lo sorvegliano, respirando una sensazione inenarrabile, l’opportunità surreale di essere in contatto con il più grande miracolo e contemporaneamente la più triste tragedia. Ma per quanto pregno di dolcezza, è uno scorcio drammatico sul fenomeno dell’estinzione. Un momento importante per riflettere sulla fragilità dell’esistenza.
    Regia di Floor van der Meulen
    Belgio, Germania,Paesi Bassi
    2019
    72′
    OPERA PRIMA
    W CPH:DOX-COPENHAGEN INTERNATIONAL DOCUMENTARY FILM FESTIVAL 2019

  2. Nel cuore della crisi dobbiamo dunque individuare l’affossamento delle credenze collettive e, in particolare, dell’idea di nazione. Possiamo constatare nella realtà che il tracollo dell’inquadramento sociale e psicologico non ha condotto gli individui alla liberazione e allo sviluppo ma, al contrario, a una condizione in cui sono schiacciati da un senso di impotenza”.
    https://bondenocom.wordpress.com/2012/12/30/lidea-di-nazione/

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