L’anno che verrà

L’ANNO CHE VERRA’

“Caro amico Di Battista la legge sul taglio dello stipendio dei parlamentari te la puoi anche tenere. A noi di risparmiare lo 0,001% del pil interessa poco. E di gesti dal valore puramente simbolico ne abbiamo fin sopra i capelli.
Quello che dovresti fare è aiutare i tuoi compagni a darci una legge che ripristini la divisione tra banche commerciali e banche d’affari.
Una legge che ridia alla Banca d’Italia la possibilità di tornare pubblica ed emettere moneta.
Una legge che obblighi nuovamente quella Banca d’Italia ad acquistare i titoli del Tesoro rimasti invenduti.
Una legge che modifichi le aste marginali dei Btp italiani.
Una legge che vieti alle banche che in passato hanno fatto Cartello di essere riconosciute come investitori specialisti alle nostre aste di titoli di Stato.
Una legge che impedisca a chi ha fatto parte del Direttivo di organizzazioni internazionali dichiaratamente antidemocratiche di poter far parte di governi democratici.
Una legge che tolga il pareggio di bilancio dalla nostra Costituzione.
Se comincerete il 2019 facendo una sola delle leggi sopraelencate, noi italiani lo stipendio ve lo vogliamo raddoppiare e non dimezzare.
Il lavoro di chi salva il popolo non ha prezzo.
Se invece i tuoi compagni di squadra non riusciranno a portare avanti nessuna di queste leggi prioritarie per la salvezza del paese, allora permettimi di dirti che il loro stipendio, seppur dimezzato, risulterà comunque eccessivo per non dire inutile.
So che sei stato molti mesi fuori dal paese, quindi ti aggiorno: In Italia siamo finalmente usciti dalla logica del fumo negli occhi. Abbiamo smesso di parlare di auto blue, di vitalizi, e di sprechi dei parlamentari ed abbiamo cominciato almeno a ragionare sulle questioni vitali per il paese. Il popolo ha iniziato ad aprire la sua mente e a guardare oltre la cortina fumogena delle manovre da zero virgola.
Se vuoi dare il tuo contributo sei il benvenuto ma se pensi di farlo con proposte del genere preferiamo tornare a guardare le tue foto dal Sud America.
Chi ti scrive è una mano amica”.

Con stima e affetto,
Francesco Amodeo

Fonte – Profilo FB Francesco Amodeo
1 gennaio 2018 17:27

3 pensieri su “L’anno che verrà

  1. “Se un paese o una regione non hanno la possibilità di svalutare il cambio monetario, e se essi non sono beneficiari di un sistema di redistribuzione fiscale, allora non ci sarà nulla in grado di impedire che esso soffra un processo di declino cumulativo e terminale che, alla fine, porterà all’emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame”. (Wynne Godley, 1992)

    Se questo tentativo coordinato di manipolazione della realtà da parte dei boss dell’eurozona – mi rifiuto di chiamarli “leader”, perché questo termine implicherebbe che essi possano essere rimossi – è il massimo che sanno fare, allora il 2019 sarà politicamente instabile almeno quanto lo è stato il 2018.
    http://vocidallestero.it/2019/01/05/i-deliranti-leader-delleurozona/

  2. Quale complesso d’inferiorità ha indotto una classe dirigente a dire sempre si?

    “Tra le tante testimonianze, vanno rilette le memorie di Guido Carli, figura centrale nel coniare la formula del vincolo esterno. Il suo ragionamento fu, grosso modo: si, mi rendo conto che il vincolo esterno sottrae potere alle istituzioni democratiche definite nella Costituzione, ma non possiamo lasciare la società italiana in preda ai suoi istinti…”.

    Addirittura…

    “Si, la convinzione radicata nelle nostre classi dirigenti era: gli italiani non sono in grado di capire cosa sia giusto per loro”.

    L’interesse nazionale è stato regolarmente dimenticato.

    “Questo non è del tutto vero. Se uno va a vedere i lavori della Costituente, c’è una centralità dell’interesse nazionale, una coscienza forte del patriottismo. E per un certo periodo questo si è verificalo: dalla ricostruzione al boom economico”.

    Più tardi però è scattata la corsa a essere i primi ad approvare quella certa norma perché “ce lo chiede l’Europa”…

    “Questo zelo deriva anche dal fatto che, negli anni Cinquanta e Sessanta, il successo italiano aveva messo in discussione certe gerarchie. Un trauma inaccettabile per alcuni. Ecco allora la necessita della cosiddetta “disciplina europea”. Del resto,se si considera la visione di Carli che abbiamo citato, tutto il resto diventa una conseguenza naturale. Si arriva alla conclusione di Tommaso Padoa Schioppa, che più o meno sosteneva che gli italiani dovessero essere rimessi in contatto con la durezza del vivere, come se non l’avessero ben conosciuta…”.

    Un pregiudizio autolesionista.
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61389

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.