Santa Lucia

Una rapida occhiata alle zone geografiche in cui si ritrovano tracce di una omologa festività pagana la notte del 13 dicembre (Scandinavia, Germania e Nord Italia) porterebbe a pensare che la tradizione pre-cristiana riguardante Lucia sia un’eredità culturale longobarda, popolo che dal I secolo a.C., periodo in cui era stanziato in Scandinavia, scese progressivamente fino in Italia, dove occupò prevalentemente l’area settentrionale.

L’analisi da noi proposta in questa sede tenterà di ricostruire il corpus mitologico-folklorico di questa tradizione pre-cristiana che presenta caratteri ben definiti, e ancora in voga fino a pochi secoli fa, in tutta l’area geografica da noi menzionata.

LUSSI E LA LANGNATT

Gli antichi popoli nordici consideravano la notte fra il 12 e il 13 dicembre l’inizio del mese di Yule: da questo momento in poi le tenebre scendono sempre più minacciosamente sui campi e sui villaggi, dando l’impressione di una regressione nel caos e nell’indefinito che precede la creazione (è questo un tema classico delle festività pre-cristiane di questo momento dell’anno). Bisogna subito notare che la fase per antonomasia in cui le forme sembrano regredire nell’oscurità, e quindi nel caos primordiale, coincide con i 12 giorni [1] compresi tra il 25 dicembre (Yule – Natale) e il 6 gennaio (Perahta – Epifania). In questo senso, possiamo considerare i giorni compresi tra il 13 dicembre e il 25 — anch’essi, si noterà, in numero di 12 — come una anticipazione dei successivi.

Non di rado le popolazioni dell’Europa centrale (Europa mitteleuropea e Nord-Italia) conoscono anche una terza fase, che va indicativamente dal 6 gennaio all’ultima settimana del mese. L’ultimo giovedì del mese si ritrova l’usanza, ad esempio nell’Italia settentrionale, di bruciare in un grande falò la Giöbia o Giubiana, figura archetipica che altro non rappresenta se non la «Vecchia Invernale», la cui eliminazione rituale segna la fine della regressione nel caos e nell’oscurità e quindi l’inizio vero e proprio dell’anno, che porta con sé l’idea di un ritorno della luce sulla terra. Etimologicamente, la sua denominazione deriva dal complesso «Diana-Jana-Janua», dea della porta-transito dell’anno nuovo, così come il suo omologo maschile Giano-Janus, dio degli inizi e del primo mese dell’anno, Gennaio.

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Secondo la tradizione scandinava, la notte del 13 dicembre,Lussinatt, è la notte più lunga dell’anno (per questo motivo fu denominata anche Langnatt, «Lunga Notte»), nonché  la più buia e pericolosa. Si ritiene che questa notte sia governata da Lussi («Luce»), uno spirito femminile considerato anche come Madre/Regina degli spiriti dell’Aldilà e di entità tipiche del foklore europeo quali elfi, gnomi, fate e troll, che essa conduce dietro di sé in una sorta di processione fantasma (Lussiferda).

È probabile che tale leggenda sia in connessione con il mito diffusissimo della «Caccia Selvaggia» (denominata Oskoreia in Scandinavia), che si vuole condotta da Odino in quanto «Signore dell’Inverno» [2] o dalla sua omologa femminile Bertha/Pertcha, evidentemente connessa alla Lussi di cui qui si tratta. Si noti qui, con la studiosa Emanuela Chiavarelli che[3]:

« Perctha ricorda le Parche greche, le Norne germaniche, le Lamie baltiche e la triplice Birghit celtica. Come Diana — la cui successiva relazione con le fate ribadisce indubbiamente il suo dominio sul fato — favoriva le nascite e determinava la morte e la rigenerazione. Dietro questa figura si cela Berchta (da berth = “chiaro”, “luminoso”), l’arcaica progenitrice dei Germani, la divina filatrice il cui nome rinvia sia a Berta dai “grandi piè”, madre di Artù, sia all’omonima genitrice di Odino-Wotan, la Berta festeggiata il 2 Gennaio, quando il sole ha, ormai, superato la crisi del solstizio invernale. »

Secondo la tradizione, è proprio nel periodo dell’anno in cui le tenebre scendono minacciose sulla terra, vale a dire il mese di Yule, che è possibile imbattersi in questa sinistra processione: si ritiene infatti che questo sia il periodo dell’anno in cui il confine tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti (e degli spiriti e delle entità fatate) non sia ben definito, ragion per cui viene considerato come il più pericoloso dell’anno. Si noti anche come probabilmente questa processione sia connessa con il più noto Dianaticus, corteo di anime dannate e di esseri fatati conosciuto dalla tradizione centro-europea condotto dalla dea Diana, omologa in questo periodo dell’anno alla «Vecchia d’Inverno» Bertha/Pertcha [4].

Ad ogni modo si credeva che, durante la Langnatt, i bambini che non si erano comportati a dovere potessero essere rapiti da Lussi e, condotti su per il camino, portati nel mondo dei morti. Probabilmente questa credenza è connessa con la funzione distributiva della Befana che, se da una parte porta regali ai bambini che si sono comportati bene, dall’altra punisce gli altri portandogli il carbone (c’è forse un nesso tra il carbone, il cui colore nero simbolizza ancora una volta le tenebre della regressione nel caos, e il camino, che durante la notte in questione funge per così dire da “passaggio” tra mondo dei vivi e mondo dei morti).

Lussi inoltre verificava anche che i preparativi per la grande festa di Yule fossero rispettati, e in caso contrario aveva facoltà di punire le famiglie ritardatarie. In questa notte era inoltre severamente proibito compiere ogni genere di lavoro: l’attività umana doveva fermarsi, “congelarsi” come la natura stessa giaceva immobile, “congelata” in vista di un nuovo “inizio”.

Si credeva anche che questa fosse l’unica notte dell’anno in cui gli animali potessero parlare (una credenza che in Italia riguarda perlopiù la notte di Natale e quella dell’Epifania, le altre due festività topiche della «crisi solstiziale»): essi chiacchierano fra di loro scambiandosi le opinioni sui propri padroni e sul trattamento che essi riservano loro. Per questa ragione, era consigliabile trattarli meglio del solito, concedergli cibo migliore e pulire accuratamente la stalla.

DA LUSSI A SANTA LUCIA

Con l’avvento del Cristianesimo nell’Europa del Nord la «Lunga Notte» diventò la celebrazione di una santa siracusiana martirizzata durante il IV secolo della nostra era: S. Lucia, il cui nome ha la stessa valenza “luciferina” di Lussi. S. Lucia, ornata di una corona di candele (in numero di 4 o di 12, come le stagioni o i mesi dell’anno), simbolizza letteralmente la «Portatrice di Luce», sebbene ciò possa sembrare apparentemente un ossimoro.

«Santa Lucia, il buio porti via.»

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Eppure, come sappiamo, la mentalità pagana era in qualche modo fondata su queste polarità apparentemente inconciliabili che invece, ad un occhio più attento, rivelavano verità esoteriche sul funzionamento del cosmo e della natura. A tal riguardo, parlando della «Vecchia d’Inverno», si può qui citare ancora il parere della Chiavarelli, secondo la quale [5]:

« In questa misteriosa vecchia si rivelano le antiche dee decadute in streghe, astrologhe e sacerdotesse come Medea, Circe, Pasifae, Arianna… e tutte le altre “Figlie del Sole” spose, figlie e madri dell’astro addette a rigenerare l’anno “rimembrandolo”, catturando, cioè, il sole nel “caldaio” solare per “rifonderlo” al calore del fuoco. »

A tal riguardo possiamo notare una plausibile connessione simbolica fra il “caldaio” solare (e forse pure il paiolo delle streghe) e il camino attraverso cui Lussi rapisce i bambini “cattivi”, essendo entrambi simboli del locus in cui giace il fuoco-sole-anno che, sebbene al momento giaccia spento, è destinato ad accendersi nuovamente, rinnovato, entro 12 giorni.

Guido von List scrisse che Yule è [6]:

« …l’ultimo mese del ciclo annuale nel quale si ha il giorno più breve e la notte più lunga, la grande notte materna in cui il nuovo sole, il tempo nuovo cioè, viene concepito. »

In questo senso dunque Lussi appare come la «Madre del Sole Nuovo» e per questa ragione, sebbene descritta come una divinità “terrifica” nelle sembianze di una vecchia o di una strega, è denominata «Luce» e si ritiene la «Portatrice di Luce» e del rinnovamento solare, in quanto [7]:

« Nel ritmo ludico e illusorio che la padrona del divenire gestisce, vita e morte non costituiscono che aspetti opposti del processo, fasi complementari funzionali l’una all’altra perché l’energia vitale continui a fluire rinnovandosi periodicamente nelle sue infinite parvenze. »

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È interessante notare come il passaggio dalla festa pagana a quella cristiana non sia avvenuto in modo temporalmente ben definito. Sappiamo per certo che in Svezia la credenza in Lussi era ancora viva durante il XIII secolo, quindi quasi mille anni dopo il martirio di S. Lucia. Inoltre, sebbene il Cristianesimo iniziò ad attecchire in Scandinavia intorno all’anno 1000, la festa per come la conosciamo oggi vi prese piede solamente negli ultimi secoli, grossomodo a partire dalla fine del XIX secolo (in Danimarca nel 1898, in Svezia nel 1927, in Danimarca nel 1944 e in Norvegia dopo la Seconda Guerra Mondiale). A tal riguardo, è curioso il fatto che ancora oggi in Svezia si canti per questa occasione la melodia di un canto tradizionale napoletano intitolato Santa Lucia, che risale al 1849.

È dunque lecito supporre che in questo enorme lasso di tempo dalla durata di molti secoli le antiche credenze pre-cristiane persistettero, in particolar modo nelle aree più rurali della Scandinavia, per sincronizzarsi definitivamente con la festività cristiana solo nel XX secolo.

Sebbene gran parte della simbologia antica sia venuta meno nella nuova veste cristiana della festività, vi è da sottolineare l’aspetto “terrifico” che la santa  in qualche modo mantiene, in connessione con la divinità pagana Lussi. Si ritiene infatti che i bambini non possano guardare S. Lucia mentre questa, giungendo nella loro dimora, porta con sé i doni a loro riservati, pena di vedersi gettati negli occhi della cenere che causa loro una cecità temporanea — ciò essendo forse connesso al topos dello sguardo esiziale della «Signora d’Inverno», che ricalca una credenza molto diffusa nell’antichità riguardo a divinità femminili per così dire “oscure” e “terrifiche” (si pensi ad es. alla Medusa-Gorgone).

Anche il fatto che la santa appaia privata degli occhi, che tiene in mano, ha una valenza “terrifica” epperò anche simbolica: gli occhi, simbolo solare, sono rimossi in quanto il Sole in questo periodo dell’anno sembra “morire”, “scomparendo” nelle tenebre invernali. Rinascerà solo la notte di Yule, il 25 dicembre, quando secondo la tradizione grandi fuochi si accenderanno in tutto il villaggio per festeggiare il ritorno del Sole (ri)Nascente.

Eppure, anche se “terrifica”, questa Lussi è come abbiamo detto colei che concepisce questo Nuovo Sole: da qui la sua denominazione di «Luminosa». A questa credenza è legata l’usanza in voga tutt’oggi di cucinare un particolare tipo di dolce durante la notte di S. Lucia, i Lussekatter, di colore giallo come il sole e la luce, formato da una duplice spirale, veicolante ancora una volta l’idea di una rinascita periodica, di una resurrezione ciclica [8].


Note:

[1] Cfr. Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania.

[2] Cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinità del ‘Sole invernale’.

[3] Emanuela Chiavarelli, Diana Arlecchino e gli spiriti volanti. Dallo sciamanesimo alla “caccia selvaggia”. Bulzoni, Roma, 2007, p. 122.

[4] Cfr. I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilità.

[5] Chiavarelli, op. cit., p. 195.

[6] Guido Von List, La religione degli Ariogermani e Urgrund. Settimo Sigillo, Roma, 2008, p. 55.

[7] Chiavarelli, op. cit., p. 122.

[8] Cfr. Il simbolismo della Spirale: la Via Lattea, la conchiglia, la “rinascita” e La doppia spirale e il duplice movimento di emanazione e riassorbimento del cosmo.

Lussi, la “Luminosa”: il doppio pagano e “oscuro” di Santa Lucia

 

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I tecnocrati

I “fatti” della scienza ridotta a formule matematiche costringono così
progressivamente l’uomo dentro una gabbia di comportamenti programmati dei quali non riesce a vedere il senso e non può assumersi la responsabilità.
Quale è il senso di stroncare le infezioni con farmaci cui i batteri si abituano diventando nel giro di poco invincibili, come succede ora agli antibiotici distribuiti generosamente fino a ieri per i disturbi più banali, e oggi merenda preferita di batteri e virus? O assumere vaccini contro malattie quando i paesi che danno la copertura più alta alle corrispondenti infezioni registrano anche il maggior numero di ammalati? L’uomo ipercurato è oggi un individuo debole, e insicuro.

Il fatto è che la tecnocrazia ha sposato questa scienza matematicizzata e
astratta proprio perché è quella che non ha rapporti con il mondo dell’uomo, vivente, libero e imprevedibile, in quanto impegnata a livello economico e produttivo a costruire il “mondo nuovo” degli incubi novecenteschi. Popolato non da esseri umani liberamente pensanti e accesi dalla passione dell’amore, ma individui programmati e a volte concepiti in laboratorio e quindi liberi da appartenenze familiari, nazionali, territoriali, religiose, artistiche, spirituali.
Quando avevo poco più di vent’anni, e Jean Meynaud, allora professore di
Scienza politica alle Università di Losanna, Ginevra e all’Ecole Pratique de
Hautes Etudes a Science Po, a Parigi, mi coinvolse tra queste varie città nei suoi studi sulla Tecnocrazia, vidi e studiai direttamente la tendenza sempre più evidente dei tecnici e scienziati di riunirsi in un’elite, per sostituire gradualmente i poteri politici nazionali.

https://www.controinformazione.info/la-scienza-tiranna-minaccia-la-democrazia/

La tragedia di Corinaldo e il nichilismo consumistico

di Marco D’Urso Castelli

Una volta, i giovani morivano per la Patria, la Libertà, la Giustizia Sociale, la Democrazia. Forse non era giusto, ma aveva un Senso.
Ogni nuova generazione che si affaccia al mondo e alla società è tendenzialmente naïf, ignorante, presuntuosa. Tuttavia, quello che contraddistingueva i giovani, era quasi sempre una pulsione ideale, la volontà di dimostrarsi migliori dei propri padri, di superarli e di ucciderli metaforicamente. Era una tensione positiva, perché proiettava verso il positivo, il meglio: la costruzione di qualcosa. Per questo ci si buttava in politica, per dimostrare di essere capaci di fare qualcosa di meglio di chi ci aveva preceduto. Cosi’ era nella sfera professionale, come in quella personale.
C’era sempre il conformismo tra pari, certo: omologarsi e seguire la corrente di quello che facevano i nostri coetanei e che andava di moda di volta in volta; tuttavia, si poteva scorgere ed intuire un moto della società, verso la direzione di un qualche progresso o anche solo, miglioramento.

LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA

Ma, per migliorare, hai bisogno di un riferimento. Di qualcosa o qualcuno a cui ispirarti. Io, ad esempio, ho iniziato a scoprire la musica con le audio-cassette di Lucio Battisti di mio padre e i dischi di Franco Battiato di mia madre. Ricordo che in casa c’erano collezioni di Lucio Dalla, Fabrizio De Andre’, dei Pink Floyd, Giuni Russo… E’ vero che poi ho sviluppato i miei gusti e ho successivamente scoperto nuovi gruppi e nuovi generi. Ma e’ stata la mia Famiglia a crearmi l’humus sulla quale poi crescere ed evolvermi. E’ a casa che si forma l’intelligenza emotiva, la rete cognitiva-emozionale che poi ti guida fuori, nel mondo.
Mi domando come si sia potuta spezzare questa rete, questa connessione; dove e quando si sia rotta. Mi fa riflettere il fatto che la Famiglia non riesca più a tramandare: a trasmettere i Valori, i gusti, le passioni. Che è poi il compito naturale dell’istituzione familiare, in quanto tale.
Non è il ribellismo che spaventa, è il Vuoto Assoluto: l’Assenza che non sia riempita dai video di YouTube, da un telefonino o da un paio di cuffie h24.
Ma forse la ricerca delle risposte sta nell’evoluzione di questi ultimi 20 anni nella forma e nel ruolo della Famiglia.
Mancano i genitori, mancano i Padri e, quando i genitori ci sono, svolgono ruoli sbagliati: una madre non deve accompagnare una bambina in una discoteca come quella per ascoltare certa roba; una madre deve dire NO: questo e’ il SUO ruolo!
C’è un fattore sociale, economico ed uno culturale-valoriale che, a mio parere, sono a monte di questa crisi antropologica.
La Famiglia è al centro di un attacco materiale ed ideologico senza precedenti.
I genitori, sfruttati sul luogo di lavoro, sfibrati da ritmi sempre più frenetici, sull’orlo di una nevrosi permanente, ritornano a casa ad orari antisociali, costretti magari a lavorare anche di sabato notte o durante le aperture domenicali. Questa sottrazione di tempo cerca di essere sostituita e compensata con la Dea del nostro “Nuovo Progresso”: la Tecnologia. Un po’ di Videogames, un cell al passo con i tempi, un Ipad per regalo, per manifestare i nostri sentimenti. Si passa sempre meno tempo in casa ed e’ un tempo insufficiente e di poca qualità , per la maggior parte.

 

http://www.lafinanzasulweb.it/la-tragedia-di-corinaldo-e-il-nichilismo-consumistico/

Pensateci

Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986New York, 11 gennaio 2013) è stato un programmatore, scrittore e attivista statunitense, coautore della prima specifica del RSS e delle licenze Creative Commons.[1] Ha finanziato Reddit e il gruppo di attivismo online DemandProgress. Faceva anche parte dell’Ethics Center Lab[2] dell’Università di Harvard. Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR.

Partì subito un’indagine da parte dell’FBI sulla base delle accuse di JSTOR, basate sul fatto che si trattava di contenuti accessibili solo a pagamento. Solo in seguito, per decisione della stessa JSTOR, concessero la consultazione gratuita del materiale scritto entro il 1923. Aaron Swartz è stato trovato privo di vita nel suo appartamento newyorchese di Crown Heights, nel quartiere di Brooklyn, venerdì 11 gennaio 2013.[4] 
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Morris Kline, a proposito della scomparsa del mondo greco, in relazione alla distruzione della biblioteca di Alessandria, nota:[10]

«Dal punto di vista della storia della matematica l’avvento del cristianesimo ebbe conseguenze sfortunate. I capi cristiani, sebbene avessero adottato molti miti e usi greci e orientali con l’intento di rendere il cristianesimo più accetto ai convertiti, si opposero alla cultura pagana mettendo in ridicolo la matematica, l’astronomia e la fisica. Ai cristiani era vietato contaminarsi con la cultura greca. Nonostante la crudele persecuzione dei Romani, il cristianesimo si diffuse e diventò così potente che l’imperatore Costantino (272-337) fu costretto ad adottarlo come religione ufficiale dell’impero romano. I cristiani erano ora pronti a distruggere in maniera ancora più accentuata la cultura greca. L’imperatore Teodosio proscrisse le religioni pagane e, nel 392, ordinò la distruzione dei templi greci. Molti di essi vennero trasformati in chiese, pur continuando spesso a ornarsi di sculture greche. I pagani vennero attaccati e assassinati in tutto l’impero. La sorte di Ipazia, una matematica alessandrina di fama, figlia di Teone di Alessandria, è il simbolo della fine di un’era. Per essersi rifiutata di abbandonare la religione greca, cristiani fanatici la aggredirono nelle strade di Alessandria e la fecero a pezzi.

I libri greci venivano bruciati a migliaia. Nell’anno in cui Teodosio bandì le religioni pagane i cristiani distrussero il tempio di Serapide che racchiudeva ancora l’unica grande raccolta esistente di opere greche. Si ritiene che siano stati distrutti 300.000 manoscritti. Molte altre opere scritte su pergamena vennero cancellate dai cristiani in modo da poter usare essi stessi la pergamena per i propri scritti. Nel 529 l’imperatore romano d’Oriente Giustiniano chiuse tutte le scuole filosofiche greche, compresa l’accademia platonica. Molti studiosi greci lasciarono il paese e alcuni, come ad esempio Simplicio, si stabilirono in Persia.»

Morris Kline, Mathematical Thought from Ancient to Modern Times, Oxford University Press, 1972, pp. 211-213 della traduzione italiana Einaudi.

 

Chi sono gli Esseni

Chiamati anche nazareni, e’ il popolo da cui discende Gesu’ Cristo. Gli esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprieta’ delle erbe, precursori della moderna medicina, con le quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.

Detenevano quindi un’antica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in Palestina da Mose’ e dal suo popolo (gli esseni) e divulgata successivamente dagli egizi. Medici e guaritori, con leggi e tradizioni, imponevano a chi desiderava entrare nella loro comunita’ delle iniziazioni che duravano fino a sette anni.

La loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa da quella dei rabbini e farisei del Tempio di Gerusalemme. Essi dedicavano molto del proprio tempo a ringraziare Dio, attraverso le preghiere che rivolgevano agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti.

Si dice che si alzassero all’alba e andassero nei boschi a chiamare le energie, con le quali si intrattenevano in modo molto naturale. Abbandonate le vanita’ del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo nella materia come successivamente Gesu’ il Cristo (cristhos = “sapere”) ci ha ampiamente raccomandato.

Si dice che il loro nome, esseni, derivi dall’aramaico asya (“medico”). Cio’ che di “ufficiale” si sa di loro ci viene tramandato dagli scritti di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati a Qumran, vicino al mar Morto, intorno al 1947. Questi antichi rotoli, decodificati dall’ebraico antico e dall’aramaico, sono stati solo parzialmente divulgati. Perche’ non lo sono stati interamente? Cosa contenevano di cosi’ pericoloso?

LA SPIRITUALITA’ ESSENA
Molti dei loro insegnanti spirituali sono presenti in numerose religioni. In particolare, l’aspetto esoterico dell’insegnamento esseno era rappresentato dall’albero della vita e dagli angeli che vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce, dell’aria, della terra, dell’acqua e del se’, non a caso essi, con l’acqua, quindi nei numerosi bagni termali di Qumran toglievano il peccato (malattia).

L’esperienza essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti dei Veda e nel buddismo, dove il “sacro albero dell’illuminazione” non e’ altro che l’albero della vita. In Occidente contribuirono alla ricerca spirituale dello gnosticismo, della Cabala e del Cristianesimo.

Uno tra i principali argomenti di studio della comunita’ essena riguardava il tema della resurrezione del corpo che trovava il suo fondamento nella convinzione che ci sarebbe stato un tempo (il nostro) in cui il corpo sarebbe risorto a nuova vita; un tempo in cui l’uomo avrebbe sconfitto la morte e i “figli della luce” (come gli esseni si definivano) avrebbero vissuto nella Luce.

Il pensiero esseno sosteneva anche che l’essere umano, in accordo con il proprio Dio interiore, custodisce un “progetto dell’anima” e che, aiutato dai propri angeli custodi, dalle guide e dai maestri, arriva sulla Terra per imparare cio’ che si e’ prefisso, acquisendo integrita’ ed esperienza per crescere nella consapevolezza di essere di luce.

L’uomo ha quindi il suo destino di predestinazione e poco puo’ fare per cambiarlo; puo’ agevolarlo o ritardarlo, ma e’ solo una questione di tempo. Concetti quali “la vita dell’anima” e “la coscienza dopo la morte fisica” erano ampiamente insegnati nelle loro scuole di saggezza e nello studio dei simboli come l’albero della vita.

Per meglio conoscere la grande esperienza spirituale tramandata dagli esseni, occorre risalire al tempo del faraone egizio Amhenotep IV o Akhenaton della XVIII dinastia, che impose il culto monoteistico del disco solare Aton, con il preciso compito di divulgare alcune conoscenze sull’unico dio Aton, Akenathon si dedico’ alla preparazione di un popolo che successivamente avrebbe per primo prodotto un cambiamento nella coscienza, iscritto nel DNA delle generazioni successive e che si sarebbe risvegliato a tempo debito. Il popolo in questione erano gli esseni, portati successivamente in Palestina da Mose’, che alcuni sostengono essere stato Akenaton stesso.

L’EREDITA’ SPIRITUALE DEGLI ESSENI
Un bellissimo colloquio fra Carlos Castaneda e Don Juan suo maestro dice: “Un improvviso colpo di vento mi colpi’, facendomi bruciare gli occhi.” Guardai il punto in questione e vidi che tutto era normale. “Non riesco a vedere niente” dissi. “L’hai appena sentito” – rispose lui – “Cosa? Il vento?”. “Non solo il vento”, disse lui, “Ti puo’ sembrare il vento, perche’ il vento e’ la sola cosa che conosci”.

Essi utilizzavano una loro tecnologia di verbo e di pensiero, che implica un cambiamento nelle emozioni per il raggiungimento della serenità e della quiete; L’uomo crea infatti la propria realtà attraverso i pensieri e le emozioni; intervenire su pensieri ed emozioni può quindi cambiare il mondo intero.

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Maria Rita Moi