Di chi possiamo fidarci?

Da quando giornali e TV hanno perso il monopolio dell’informazione è un fiorire di esperti che si affannano a spiegarci quale sia il nostro bene (ma soprattutto, come nel caso del libro in questione) a diffidare di quanto possiamo leggere su Internet.

Poi però a pagina 86 del medesimo leggiamo:

Nel migliore dei casi, l’università dovrebbe mirare a dare ai suoi laureati una formazione soddisfacente in una materia, la volontà di continuare ad apprendere per il resto della loro vita e la capacità di assume-re il proprio ruolo di cittadini capaci nella società. Invece per molti l’università è diventata, nelle parole di un laureato di un istituto californiano noto per la sua dissolutezza, “quei magici sette anni tra la scuola superiore e il tuo primo impiego da magazzinìere”. Il college non è più un passaggio alla cultura della maturità ma solo una tattica per ritardare l’inizio dell’età adulta; in alcuni casi, ciò vale tanto per il corpo docenti quanto per gli studenti.
Una parte del problema è che ci sono troppi studenti e per molti di loro l’università non è il posto giusto. Secondo la nuova cultura del-l’istruzione negli Stati Uniti, tutti sono in grado di andare al college e devono farlo. Questo cambiamento culturale è centrale per la fine della competenza, dal momento che con la proliferazione di corsi per soddisfare la domanda le scuole diventano diplomificì i cui titoli sono in realtà più indicativi, di un livello di apprendistato che di istruzione, due concetti profondamente diversi che si confondono sempre più nell’immaginario collettivo. Nei casi peggiori, i titoli non confermano né il livello di istruzione i né quello di formazione, bensì la partecipazione. Ridotti ai minimi termini, attestano solo il puntuale pagamento della retta.

La situazione italiana, anche in questo campo, si è rapidamente adeguata al modello americano , tanto che il ministro Paolo Savona, nel suo discorso di presentazione del DEF ha potuto dire:

Allora, credo che l’onorevole Brunetta e anche l’onorevole Padoan sappiano che se la disputa la facciamo sui modelli econometrici non ne usciamo più fuori. I modelli econometrici che dicono una cosa sono numericamente pari ai modelli econometrici che ne dicono un’altra. La battaglia non può avvenire sui modelli econometrici (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier) ovviamente rimbeccato da

IVAN SCALFAROTTO (PD). Ma cosa dice, Ministro, è una follia! (1)

Per farla breve le conclusioni rimangono quelle del post precedente: la costruzione di una identità richiede sicuramente un curriculum scolastico con solide basi umanistiche e una pratica politica sul territorio.


  1. https://www.maurizioblondet.it/paolo-savona-vi-spiego-la-bonta-del-def/

 

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4 thoughts on “Di chi possiamo fidarci?

  1. Un piccolo ricordo privato. Più o meno trent’anni fa il FdG organizzò presso Rimini la sua annuale Conferenza organizzativa. Si discuteva di tutto ma si immaginava il domani. Nuovi saperi, tecnologie, geopolitica. Idee, progetti, illusioni. Sogni. Nella sala incrociammo (ti ricordi Renato?) un manipolo di nero vestiti che si apprestava a salire a Predappio. Personaggi ridicoli che mai avevano dato un volantino, attaccato un manifesto, letto un libro. Eppure questa triste falange iniziò ad accusarci di eresia.

    “Loro” e solo loro erano i custodi dell’ortodossia (?). Povera gente che schifammo. Indispettiti partirono, tra le le nostre risate, verso il “sacro tombone”. Eppure, probabilmente, fu un errore. Forse dovevamo discutere e ragionare con quei poveretti. Spiegare che tutto stava cambiando. Anche a destra. Ma eravamo molto giovani e troppo insofferenti verso il “piccolo mondo antico”, certi che il ” domani appartenesse a noi” e non vi fosse posto per i cretini.

    E poi, non ne potevamo più della versione fasciotonta delle poesie di Gozzano, il lugubre “salotto di nonna Speranza” in cui il vecchio MSI rastrellava consensi. Le cose andarono diversamente. Amen. Ma torniamo ad oggi. L’impresentabile Ticchi forse è conseguenza indiretta della nostra albagia (giovanile e velleitaria) ma di sicuro è il prodotto della disattenzione di una classe dirigente autoreferenziale quanto superficiale. L’orribile maglietta, le imbarazzanti giustificazioni, la stessa kermesse di Predappio sono il risultato dell’assenza di case editrici, riviste, librerie e archivi. Della mancanza di un ragionamento condiviso sul passato e di una visione del futuro. Siamo seri. Onesti. Nel vuoto programmatico e ideale seguito all’implosione della destra politica sono fermentati piccoli, innocui mostri. I responsabili del disastro se ne assumano la responsabilità. I soldi gli hanno già incassati.
    http://www.barbadillo.it/78487-il-caso-predappio-perche-odiamo-i-nazisti-dellillinois-e-chi-non-li-ha-dissuasi-in-tempo/

  2. di STEFANO D’ANDREA

    Mi ripeto perché credo sia importante. La Lega non è fascista, è liberale. Togliatti spiegò bene che non ogni reazione è fascista, insegnandoci il perché e i tratti distintivi del fascismo.

    Il liberalismo è l’essenza della Lega. Il populismo il carattere. La Lega insomma è più il partito dell’uomo qualunque che un partito liberale classico. Il partito dell’uomo qualunque era un partito liberale confusamente contrario al grande capitale.

    Ma era pur sempre un partito liberale e infatti assieme ai liberali “nobili” in Assemblea costituente non votò la Costituzione (anche se in seguito una parte del partito, chiaramente infiltrata, diede vita al MSI).

    All’essenza liberale e al carattere populista, si aggiunge lo stile miserabile, la campagna elettorale permanente, la comunicazione plebea che piace alle masse (ma questa è una caratteristica di TUTTI gli squallidi partiti presenti in Parlamento).

    Non è insomma un partito popolare che vuole elevare le masse, come DC, PCI e PSI ma un partito liberale che vuole sfruttare le masse e ingannarle, adottando il loro stile.
    http://appelloalpopolo.it/?p=45530

  3. “Mo’ annamo dai cinesi a compra’ la robba pe’ Halloween”
    Soriano nel Cimino/Chia, 30 ottobre 2018

    La frase del titolo è stata pronunciata da una donna, di circa venticinque anni, in presumibile possesso di un diploma di laurea in scienze umanistiche. Si rivolgeva ad altre sue pari, laureate anch’esse, in vista dell’organizzazione di un evento culturale presso un’istituzione pubblica – evento che coinvolgerà (questo lo so per certo) alcune scolaresche romane.
    Laureate, nate a ridosso del nuovo millennio, precarie. Italiane per caso: teneri esserini del futuro.
    https://alcesteilblog.blogspot.com/2018/10/mo-annamo-dai-cinesi-compra-la-robba-pe.html

  4. Come ha notato Michel Houellebcq: “Nella storia recente di Francia, c’è qualcosa che appare non un suicidio, ma vero assassinio. E l’autore di questo assassinio non è difficile da scoprire: è l’Unione Europea. Il mondo occidentale, nel suo insieme, si suicida; ma all’interno del mondo occidentale, l’Europa ha scelto un modo di suicidio particolare, che comprende il fatto di assassinare le nazioni che la compongono”.

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