Io non appartengo più


Nella cerchia delle nostre amicizie e conoscenze si va diffondendo una nuova e scoraggiante sensazione, in genere proprio fra le persone migliori, le più intelligenti, le più sensibili, le più consapevoli di quel che sta accadendo nella società e nel mondo: quella di essere inadeguate, nel senso di non sentirsi più all’altezza (o alla bassezza?) dei tempi attuali, di essere completamente incapaci di adeguarsi e così di sentirsi “utili”. Se una persona si sente tagliata fuori dai processi sociali, economici, culturali, finisce per maturare  un senso di colpa, un po’ come un gran lavoratore il quale, perso il lavoro, o pensionato in anticipo dalla sua azienda, ciondola fra il bar e una panchina dei giardini pubblici, ma non si gode per niente le giornate libere, si vergogna, vorrebbe quasi sparire sotto terra ogni volta che incontra un ex collega per la strada. E già questo sentimento attesta il livello morale della persona: perché solo i galantuomini provano vergogna per il fatto di non sentirsi utili alla società, mentre i cialtroni non solo non proveranno mai niente di simile, ma, al contrario, si sentono furbi e soddisfatti di se stessi se, fingendo di fare, non fanno, e fingendo di essere, non sono. Questa, peraltro, è una legge generale: i migliori sono pieni di scrupoli, i peggiori no. Il problema diventa pesantissimo, e praticamente irrisolvibile, quando nella società si creano le condizioni perché i migliori, sia moralmente, sia professionalmente, vengano oggettivamente ostacolati e penalizzati non in quanto singole persone, ma proprio in quanto sono i migliori, e i peggiori si trovino oggettivamente favoriti e agevolati proprio per il fatto di essere i peggiori: quelli disposti a vendersi, a mentire, a tradire, a fare qualsiasi cosa pur di curare i propri interessi, magari al servizio di un sistema politico-sociale ingiusto e corrotto….

Sorge inevitabile, a questo punto, una domanda: vale la pena che quei galantuomini se la prendano tanto calda? Che mettano in gioco la carriera, la salute, i risparmi (perché il potere è assai vendicativo e cerca di ridurre al silenzio chi lo critica a colpi di querela, chiedendo risarcimenti finanziari esorbitanti), quando gli altri, la gente comune, non paiono affatto interessati alla loro battaglia, sono in tutt’altre cose affaccendati, cioè il tran-tran consumista, i pettegolezzi della tv spazzatura, o, al massimo, la partita di calcio?…

Il vero bene, per quelle persone, non consiste nel tutelare la propria tranquillità, nel custodire i propri interessi, ma nel fare ciò che va fatto, nel dire ciò che va detto, nello scrivere ciò che va scritto. E se nessun altro, o quasi nessuno, fa, dice e scrive quelle cose, se nessuno, o quasi nessuno, mostra di possedere il coraggio della verità e della coerenza, in un mondo di furbi o di prudenti che sfiorano la vigliaccheria, in un mondo di conformisti che non direbbero né farebbero mai cosa alcuna che possa ledere la loro popolarità, la loro carriera, i loro interessi, ebbene, allora diviene tanto più necessario che qualcuno lo faccia, costi quello che costi, e al diavolo le misure di prudenza e di senile “saggezza”

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60416

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One thought on “Io non appartengo più

  1. È in atto “un passaggio evolutivo nella nostra storia, parallelo a un cambio di frequenze energetiche dell’Universo”. La fisica quantistica ne è un segno. Prima la relatività, poi la fisica dei quanti hanno scoperto che l’osservatore è implicato nella realtà che descrive. Ciò avrà enormi conseguenze in direzione di una visione del mondo spiritualistica, anche se per ora la mentalità comune è ancora condizionata dalla concezione meccanicistica. Quando le nuove acquisizioni della fisica diventeranno patrimonio culturale diffuso, ne discenderà una consapevolezza olistica che cambierà il mondo.
    Luciano Fuschini
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61150

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