Ovvietà

Raramente viene menzionato un dato di fatto oggettivo. Ciascun migrante spende da un minimo di 5.000 fino a 7.000 euro per i vari passaggi che lo conducono illegalmente in Europa, rischiando anche la vita. Ebbene con la stessa cifra in tutti i Paesi dell’Africa sub sahariana, a maggior ragione in Eritrea o Somalia si può iniziare, e bene, una fruttifera attività lavorativa indipendente quale piccolo ristorante locale, bottega di artigiano, agricoltore, pescatore e altro facendo vivere la famiglia senza problemi per diversi anni.
Come e da chi ricevono i finanziamenti per intraprendere un viaggio così rischioso senza neanche tentare la via del lavoro locale che una tal cifra consentirebbe ampiamente? Prima ipotesi sono finanziati da organizzazioni criminali che poi ricatteranno per anni il migrante e la famiglia per riavere con interessi la somma impiegata. Nella migliore delle ipotesi il migrante viene finanziato da parenti e familiari i quali a loro volta pretenderanno restituzione e assistenza finanziaria per lungo tempo e per un cospicuo gruppo di familiari vicini e lontani.
Risultato: il sopravvissuto migrante illegale o richiedente asilo in attesa prolungata, per poter sdebitarsi in assenza di lavoro onesto dovrà giocoforza entrare nel giro criminale del paese di approdo. Inoltre, a voler sintetizzare, viene danneggiata la stessa struttura familiare tradizionale africana dei villaggi sradicando giovani e famiglie dal territorio e dalle loro tradizioni, ben più rilevanti e importanti per la loro vita di quanto possano essere le nostre per il nostro futuro. La perdita dell’identità tradizionale dell’Africa profonda a lungo termine produrrà danni devastanti per il tessuto economico sociale incrementando di contro l’impiantarsi innaturale delle minoranze violente e jihadiste, vedi Boko Haram o Aqmi, il cui fanatismo violento non è mai stato parte delle tradizioni di quelle popolazioni.
Andrea Gaiani
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One thought on “Ovvietà

  1. Pensare a una federazione sovranazionale fra Paesi economicamente molto diversi vuol dire assecondare questo disegno liberista, come ben sapeva Friedrich von Hayek (1899-1992), il campione del liberismo, che riteneva le istituzioni sovra-nazionali la Mecca dei liberisti, non dei socialisti. Il realismo politico (ovvero la lezione di Tucidide, Machiavelli e Hobbes) ci porta infatti a ritenere che nelle relazioni fra Stati la parola solidarietà abbia poco senso, e viene nei fatti respinta anche dalle classi lavoratrici dei Paesi più affluenti. Nella fattispecie l’unica Europa federale possibile è quella ordoliberista, volta a imporre l’ordinamento di mercato attraverso lo smantellamento degli argini frapposti nel secondo dopoguerra dagli Stati nazionali. La destra illiberale ha ben capito lo smarrimento suscitato nelle classi popolari dall’aggressione euro-ordoliberista, e lo strumentalizza a proprio vantaggio (svuotando la protesta di qualunque genuino valore sociale). La sinistra tradizionale non l’ha capito e predica un solidarismo inviso alla gente, contestando l’attuale governo Lega-M5S sul tema dell’immigrazione (invece di incalzarlo sui temi economici e sociali), e tifando per Bruxelles e i mercati.
    Sergio Cesaratto
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60933

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