Le fascette della civiltà

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2 thoughts on “Le fascette della civiltà

  1. L’AMERICA
    Ci sono alcune cose vere e verificabili: a) la preponderanza dei diritti civili (causa imperante della SX) rispetto ai diritti sociali (dei quali se ne fottono sia la SX sia la DX); b) mania del politically correct e vulnerabilità di chiunque si costituisca come ‘minority’. Però c’è una cosa che il nostro non dice, cioè che SX e DX sono due metà complementari, un po’ pappa e ciccia (come erano pappa e ciccia i Clinton e i Trump).

    In America il regno dell’esasperazione dei diritti civili con appena qualche condimento di socialismo, per così definirlo, coincide più o meno con gli ambienti accademici, soprattutto nelle scienze umane e sociali, mentre il resto dell’America ha principi esattamente opposti e una morale pragmatista (raggiungere il risultato individuale anche a spese altrui, perché la società non esiste e bisogna invadere la terra di nessuno) e fondamentalmente vittoriana (e qui non penso di dovermi spiegare, o sì?). Perciò l’università, soprattutto nelle scienze umane e sociali, si propone come carnevale alla Bakhtin, in cui per un breve periodo si rovesciano i valori sociali e ognuno ha diritto a sperimentare (socialismo, marijuana, film studies, general education, ecc.); poi, poche balle: pronto per il business (anche perché il carnevale ti è costato centoventimila dollari di debito da pagare).

    ​Ti faccio solo un esempio sulle politiche sessuali (poi tocchiamo altri ambiti, se credi). C’è tutto un continente LGBT in cui vengono ammassati tutti quelli che non limitano i contatti sessuali al rapporto maschio-femmina e/o non sono soddisfatti del kit in adozione dalla nascita. Quelli fanno continente a parte e rivendicano i loro diritti in quanto discriminati dalla società eteronormativa che prevede solo coppie eterosessuali. Nell’altro continente delle coppie eterosessuali, però, sembra di essere in un romanzo vittoriano: tentennamenti, paure, sospetti, accuse reciproche, giochi di potere, imperativo di matrimonio prima di una certa età, corteggiamento con certe regole precise (che permettono il sesso prima del matrimonio, ma come forma di controllo, non di liberazione) ecc. Da ciò la mia risposta a Catherine Deneuve: rivendico il mio diritto alla castità e alla solitudine come forma di dignità rispetto all’imperativo sociale del tira-e-molla, che fa parte del Super-io collettivo (che si fottano, espressione che ha più di un significato).

    ​Le donne si sono recentemente lamentate di tanti abusi e soprusi sessuali di vario tipo subiti nel corso dell’esistenza. È giusto e prevedibile, perché qui gli uomini sono un po’ brutali e un po’ coglioni; e l’obbligo alla brutalità e alla coglionaggine dà fastidio anche agli uomini, che però vengono educati così e se così non facessero non verrebbero riconosciuti come tali. Se, da uomo, ascolti una donna e cerchi di capirla, quella ti prende per gay. Su ciò la giornalista lesbica Nora Vincent ha scritto un libro interessantissimo: “Self-Made Man”, in cui lei, dopo una cura ormonale, ha vissuto per sei mesi da uomo, con un impiego nella finanza, ecc.

    “Prendetele per la figa!” diceva Trump, che è stracoglione. Ma ogni americano, nel proprio subconscio, crede che solo con la coglionaggine si conservi quel potere brutale che, alla fin fine, makes America great.
    ANDREA MALAGUTI

  2. Gli americani sembrano abbastanza felici semplicemente guardandosi l’un l’altro morire, in tutti i modi sopra. Semplicemente non sembrano essere troppo disturbati, commossi o addirittura colpiti dalle quattro patologie di cui sopra: i loro figli si uccidono a vicenda, i loro legami sociali collassano, sono impotenti a vivere con dignità o devono intorpidire il dolore di tutto questo . Se queste patologie si fossero verificate in qualsiasi altro paese ricco – anche nella maggior parte dei poveri – la gente sarebbe stata stupefatta, scioccata e sbalordita, e certamente spostata per far sì che non accadessero. Ma in America, sono, beh, nemmeno rassegnati. Sono indifferenti, per lo più. Quindi la mia ultima patologia è una società predatrice. Una società predatrice non significa solo oligarchi che strappano le persone economicamente. In un modo più vero, significa che le persone annuiscono e sorridono e fanno i loro affari quotidiani mentre i loro vicini, amici e colleghi muoiono prematuramente in tombe poco profonde. Il predatore nella società americana non è solo il suo super-ricco – ma una forza invisibile e insaziabile: la normalizzazione di ciò che nel resto del mondo sarebbe visto come vergognosi, storici, generazionali fallimenti morali, se non crimini, diventando meri banali affari di tutti i giorni per non essere troppo preoccupato o turbato.
    https://www.controinformazione.info/perche-stiamo-sottovalutando-il-collasso-americano/

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