Il neoliberismo

Forte di una prodigiosa macchina della propaganda senza precedenti, il neoliberismo è riuscito a conquistare ogni spazio ideologico lasciato vuoto per mancanza di avversari capaci di far fronte comune e reagire a un nemico tanto imponente quanto invisibile. Attraverso seducenti armi di distruzione del pensiero di massa è riuscito a creare le condizioni ideali per un sempiterno dominio delle élite sui popoli, sotto una facciata fintamente democratica e modernizzatrice. L’individuo, inizialmente, è stato reso docile attraverso quel “minimo vitale sociale”, di cui parlavano Malthus prima e Marx poi, ossia quel modesto di più percepito dal lavoratore rispetto allo stretto necessario per vivere e che quindi in grado di consentire l’accesso all’agognato atto del consumo su cui si è retto finora il sistema capitalistico consumistico. Oggi, per il principio della gradualità e dell’irreversibilità della privazione incessante dei diritti e del benessere umano, il minimo sociale di vita sta divenendo appannaggio di pochi, considerati come dei privilegiati dal sistema e per questo osteggiati dai propri simili, alimentando così una guerra intestina tra i nemici, inconsapevoli e disgregati, dell’invisibile tiranno. L’interiorizzazione del sentimento di paura perenne, legata alla precarietà e alla sfuggevolezza delle condizioni lavorative e di vita, nonché delle relazioni sociali e umane sempre più sfaldate, ha generato quel caos e quell’automatica quanto inconsapevole repressione delle frustrazioni del singolo, che hanno castrato ogni anelito di ribellione.

Neoliberismo di Ilaria Bifarini

Uscire da questa eterna schiavitù, cui l’invasore ci ha condannati è impossibile, se prima non viene individuato il nemico e il campo di battaglia. di Ilaria Bifarini (autrice di “Neoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta“) Fonte: Scenari Economici

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3 pensieri su “Il neoliberismo

  1. Qualcuno, ancora oggi, parla di SALVARE l’Italia; ma cosa significa se l’Italia non c’è più. Non c’è più politicamente perché non esiste una proposta politica concreta e coerente, con una base culturale di cui sia espressione, da parte di nessuno; si rimane vittime del liberismo e delle leggi di mercato non capendo che l’uomo non è solo bisogni materiali ma è soprattutto ricerca di soddisfazioni di altro genere, che solo una politica di progetto può dare.
    Adriano Tilgher in http://www.controinformazione.info/litalia-non-ce-piu/

  2. Ma la cosa più grave di tutte, è la perdita della speranza. Osservate le facce della gente: non sono come quelle di trenta o quarant’anni fa. Sono assenti, atone; spesso sono tristi e preoccupate; ancora più spesso sono dure, con una luce cattiva nello sguardo. La gente si è indurita e incattivita, perché ha perso la speranza. Però non lo vuole ammettere, non lo ammetterebbe mai: come! Ma se viviamo nel migliore dei mondo possibili: il mondo della tecnologia, della scienza, del progresso! Il mondo dei diritti umani e dei diritti civili finalmente rispettati! Il mondo dove ogni profugo, vero o falso, ha diritto di asilo; ogni omosessuale ha diritto di sposarsi e di avere dei figli; ogni cretino ha diritto di avere un diploma e anche una laurea; ogni asino calzato e vestito, di andare a votare; e ogni bambino ha diritto di avere due genitori, magari dello stesso sesso, di subire una decina di vaccini obbligatori, di andare a scuola a farsi incretinire, e di avere il suo telefonino e il computer personali. In un mondo così, non c’è ragione di essere tristi o preoccupati; soprattutto, non c’è ragione di svegliarsi. Meglio continuare a dormire; anche se i dolci sogni voluttuosi si stanno trasformando in incubi. Ma sono incubi di lusso, incubi progressisti: sono i costi inevitabili del benessere; bisogna pagarli senza fare tante storie. Perdio, non si ha il diritto di essere così ingrati verso la modernità…
    Francesco Lamendola in http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59385

  3. La nuova classe mondializzata La grande finanza, intesa come attività economica, fornisce i mezzi per avere un ottimo reddito ed un sostanzioso benessere ad alcune decine di migliaia di professionisti, alcuni dei quali riescono ad accumulare notevoli fortune. Questa dei professionisti, operatori della finanza, che costituisce una rete trasversale di interessi che lega persone di diverse nazionalità appartenenti tanto ai paesi occidentali quanto all’Asia, ai ricchi paesi arabi petroliferi, ai paesi emergenti dell’America Latina, ecc.. Qualunque sia la loro nazionalità gli attori dell’industria finanziaria non hanno alcuno scrupolo in merito alle utilità sociale delle loro professioni. Gli operatori finanziari formano una confraternita che si sostiene a vicenda e difende i suoi privilegi al riparo della legittimità acquisita dalla cultura economica neoliberista che si è affermata ovunque. Lo stesso accade con i dirigenti delle grandi multinazionali (corporations) le cui remunerazioni possono raggiungere svariati milioni di dollari all’anno (esclusi bonus e premi) e che sono spesso dotati di una sorta di immuntà rispetto agli effetti negativi delle loro attività speculative. I governi e le autorità di controllo, il più delle volte lasciano correre, anzi sono spesso complici con i crack bancari in quanto hanno ottenuto finanziamenti ed agevolazioni non dovute. In pratica politici e finanzieri si coprono a vicenda dagli scandali che avvengono frequentemente. Quelli dell’Italia, con gli scandali del Monte dei Paschi di Siena, della Banca Etruria e delle Banche Venete, sono casi esemplari. D’altra parte il volume di denaro nelle mani dei gestori di fondi è talmente elevato che non c’è politico o alto funzionario statale che non possa essere comprato ottenendone il tacito assenso alle operazioni più sporche. Gli stessi enti di controllo sono infiltrati dai fiduciari di queste entità finanziarie in modo da essere consenzienti con le operazioni più spericolate, le agenzie di rating a loro volta presentano una proprietà azionaria riconducibile ai grandi organismi finanziari ed i tutto si risolve in un incrocio di interessi e di connivenze che rendono difficile ogni forma di tutele dei risparmiatori. Il denaro facile anestetizza le coscienze e fa perdere, a coloro che ne beneficiano, la nozione di bene pubblico, di moralità, di etica e perfino di decenza nei confronti di tutti coloro che svolgono un lavoro ingrato e spossante le cui remunerazioni rappresentano solo una infima percentuale di quelle percepite dai grandi dirigenti delle multinazionali e dai banchieri e finanzieri che dispongono del flusso finanziario.
    http://www.controinformazione.info/la-nuova-classe-mondializzata-e-laristocrazia-del-denaro/

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