Dormire

Ieri pomeriggio, reduce da una passeggiata, in seguito al gran caldo, ho deciso di prendermi un gelato.
Mi sono comprato un cono, i miei due gusti preferiti: fragola e pistacchio.
Sono uscito dalla gelateria per andarmi a sedere su una panchina.
L’unica che si trovava all’ombra era occupata da una signora al telefono e da una bambina molto piccola, intorno ai 5 anni.
La panchina era piuttosto larga.
Mi sono avvicinato e ho chiesto alla signora se potevo sedermi.
La signora, indaffarata al suo cellulare, mi ha fatto cenno con la testa di accomodarmi senza problemi.
Mi sono seduto e ho iniziato a gustarmi il gelato.
Ho sollevato lo sguardo e i miei occhi hanno incrociato, per un breve attimo, quelli della bambina.
Mi ha sorriso con un’aria divertita e complice e ha dato una poderosa linguata al suo cono: identico al mio. Lo si intuiva dai colori del suo gelato, verde pastello e rosso fiamma.
Gli stessi gusti.
Anch’io le ho sorriso.
Quest’inattesa comunione di gusti mi ha dato subito una sferzata di buon umore.
La signora, nel frattempo, era tutta presa dalla sua telefonata, che sembrava davvero piuttosto importante.
La bambina, mentre leccava il gelato, era assorta e seguitava ad osservare con enorme attenzione il suolo.
Dalla mia distanza, non vedevo nulla di interessante, e non riuscivo a comprendere che cosa stesse attirando la sua attenzione.
A tratti, infatti, la vedevo chinarsi e oservare il lastricato.
Ad un certo punto, la bambina ha tirato la manica della mamma e le ha chiesto.
“Mamma, le formiche, dormono?”
La madre non ha risposto.
Dopo qualche secondo, la bambina ha riformulato la stessa domanda.
“Non ne ho idea” ha risposto la madre, visibilmente infastidita.
Ma la bambina voleva ottenere una risposta.
Glie lo ha chiesto altre quattro volte.
“Piantala di fare domande, adesso andiamo, e non fare la noiosa come al solito” ha risposto la madre con tono scocciato, senza smettere di parlare al cellulare.
La bambina si è rabbuiata, ma dopo un po’ si è piegata di nuovo in due ad osservare quella che -lo avevo capito- doveva essere una fila di formiche al lavoro.
“Mamma, ma quando vanno a dormire, dove vanno?”
La madre non ha risposto.
La bambina ha insistito, finchè la madre ha sbottato “Stai zitta, non devi fare domande, sto facendo una cosa importante, piantala di fare domande stupide”.
La bambina si è appoggiata allo schienale rabbuiata.
Ho visto che aveva le lacrime agli occhi.
Si sentiva umiliata.
Io non avevo mai smesso di osservarla.
E a un certo punto l’ho immaginata in un pomeriggio caldo del 2044, distesa sul lettino dello psicoanalista, che piangeva ricordando quel pomeriggio della sua infanzia, al quale, parlando con la dottoressa, all’improvviso, attribuiva l’origine della sua patologica timidezza e la difficoltà nel parlare con gli uomini.
“Quando ero piccola, a casa, quando parlavo, nessuno mi ascoltava. Mia madre mi sgridava sempre e non rispondeva mai alle mie domande” immaginavo che avrebbe detto.
Mi sono sentito parte in causa.
Mi sono ricordato che quella bambina mi aveva riconosciuto come compagno di percorso esistenziale perchè aveva subito notato che condividevamo la stessa struttura di papille gustative e avevamo scelto lo stesso gusto di gelato: in qualche modo eravamo anche fratelli.
Allora, mi sono alzato in piedi e mi sono avvicinato.
L’ho guardata.
Aveva gli occhi pieni di lacrime.
Io non avevo la minima idea di che cosa facciano le formiche, ma sentivo che urgeva una qualunque risposta.
“Le formiche dormono d’inverno” le ho detto “è per questo che sono formiche e si danno tanto da fare; portano il cibo nel formicaio e poi, quando arriva l’autunno, s’addormentano e si sentono tranquille perchè hanno tanto cibo utile quando farà freddo. Quelle pagliuzze che trasportano sono importanti, per loro sono essenziali, servono a costruirsi un lettino comodo”.
La bambina mi ha guardato raggiante.
Con il polso si è asciugato il nasino.
La madre mi ha fulminato con uno sguardo come se si trovasse davanti a Igor o vittima di un attentato dell’Isis.
Con uno scatto si è alzata in piedi, ha preso la bambina per la mano e ha cominciato a strattonarla per portarla via.
“Andiamo a casa perchè si è fatto tardi” sempre senza mai smettere la sua telefonata.
La bambina ha cominciato a saltelare con difficoltà seguendone il passo, perchè la madre camminava veloce.
Si era girata due volte per guardarmi.
Io lo sapevo che attendeva un segnale, un gesto, un segno di qualsivoglia genere, tale per cui si potesse sentire rassicurata sulla sua complicità con me.
Avrei voluto correrle dietro, fermare la madre, strapparle il telefono dalla mano e dirle di dare subito una risposta a sua figlia.
Invece non ho fatto nulla.
Sono rimasto lì in piedi come un baccalà, mentre la signora camminava a passo spedito strattonando la bambina che cominciava a fare i capricci, strascicando i piedi, piagnucolando.
Sono ritornato a casa di malumore.
Mi sono sentito un traditore.
Davanti a una Libera Pensatrice potenziale, che aveva bisogno di aiuto, mi ero fatto prendere dalle necessità del rispetto formale della distanza tra estranei, nel mondo adulto, e non avevo mosso un dito per offrirle un qualche sollievo.
Ieri notte ho impiegato un lungo tempo prima di addormentarmi, senza mai smettere di pensare a quella bambina e alla mia vigliaccheria di anonimo adulto.
Poi, prima di chiudere gli occhi, ho cominciato a pensare alle formiche chiedendomi dove andassero a dormire, e se dormivano oppure no.
E’ stato il quesito più intelligente e originale che mi sia sentito rivolgere negli ultimi tre anni della mia vita.
E’ stato il regalo di una bambina di cinque anni che non rivedrò mai più.
Mi ha regalato un’idea, una condivisione, la conferma di quanto sia divertente la curiosità libera e condivisa. Quando è sincera e appassionata.
Volevo condividere con voi questa mia breve esperienza.

C’è qualcuno che sa dirmi se le formiche dormono?
E se dormono, dove vanno a dormire?

di Sergio Di Cori Modigliani
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2017/07/ma-le-formiche-dormono-oppure-no-e-se.html

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One thought on “Dormire

  1. Mi ha ricordato il famoso quesito Dickiano: gli androidi sognano pecore elettriche? E mi ha lasciato la curiosità di sapere di cosa mai stesse parlando di così importante la giovane madre…

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