Discorso sopra un’insalata

Del resto improvvisazione e pressapochismo di quella che orgogliosamente si definisce imprenditoria, sono anche le stigmate dei clienti che il pensiero unico tende a far diventare dilettanti della vita, persone che si devono arrangiare nella precarietà, in mansioni via via sempre più semplici e che sono funzionali nella misura in cui rimangono subalterni e ignari di ogni rivendicazione di diritti.

Il simplicissimus

scolapasta_618Metà luglio, un caldo impastato al brusio incessante dei turisti, i ventilatori che cominciano a buttare nuvole di acqua spray per fare Vietnam, pozze d’ombra di strade famose che guardano a Trinità dei Monti quasi fosse un trompe l’oeil nella sua essenza di immagine che pervicacemente rifiuta di incarnarsi anche sotto la fatica dei gradini. E’ in questo luogo, nel dedalo attorno a via Condotti, che lunedì scorso si inaugura l’ennesima mangiatoia che esprime i diritti tracotanti del presente e dei suoi tavolini: un furgone scarica cassette di verdure fresche o già grigliate in qualche misterioso luogo dove per le ultime generazioni nasce il cibo e vengono invitati per primi proprio i commercianti della zona.

Uno tra questi decide di farsi un insalata con ortaggi e verdure a larghe falde che sceglie in proprio e che vengono depositati in un ciotola solennemente consegnata all’affamato al termine della composizione. Ecco adesso…

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