Tu per chi tieni?

Ricordo perfettamente la prima volta che mi fecero questa domanda: ero davanti alle scuole elementari in attesa di entrare in classe, probabilmente era un lunedì, e le discussioni vertevano tutte sul calcio; la domanda mi colse alla sprovvista, visto che io non mi ero mai interessato alla cosa, e così dissi la prima squadra che mi venne in mente.

Da allora però, per non farmi trovare impreparato, mi premurai di seguirne i risultati e, per abitudine, lo feci fino al 1970, quando le vicende calcistiche smisero definitivamente di interessarmi.

Questo per dire che l’atteggiamento degli italiani verso la politica è analogo: in questi giorni seguono le cronache del loro partito preferito con lo stesso spirito di parte senza neppure la giustificazione di una partita che ne fissi inequivocabilmente il punteggio.

La contraddizione è che ormai nessuno va più allo stadio (lo dimostra la crescente astensione alle elezioni) ma non rinuncia a sprecare i suggerimenti su come condurrebbe lui la squadra.

Intanto chi gestisce il campionato aspetta l’esito, tanto, chiunque vinca, non cambia nulla.

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