Liberazione

Enrico Tartagni non so…mio zio Ugo nel 1944 ritornato vivo dalla Russia coi resti dell’Armir andò poi nel 1945 su in collina in Romagna con Boldrini e prima di partire a fare il partigiano (per chi?) era in famiglia col mio nonno la mia nonna e alcuni suoi fratelli (erano 4 fratelli non c’era lo zio Renato che era in Sardegna a metter bombe nei cingoli dei panzer), c’erano lo zio Renzo e mio babbo Nino e mentre lo zio Renzo (che lo aveva salvato allo zio Ugo alla stazione di Verona dove lo ritrovò in tradotto congelato ai piedi) che era del ’07 aveva una Famiglia da badare il mio babbo era solo del 10 ed allora Ugo domandò, in romagnolo, a Nino: “vieni anche te con me?” il mio babbo rispose: “no, non vengo a sparare di nascosto alle spalle a dei soldati e in inoltre, chi resta in casa col babbo e con la mamma?” ecco, non so, il mio babbo non era mica fascista, no, era repubblicano di quelli del vecchio patriota Giuseppe, e tentava di costruire un futuro per viverci decentemente e forse adesso, ed anche prima avevo, io ho da imparare dal suo passato e dalla sua storia di uomo e di padre

 

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4 thoughts on “Liberazione

  1. La retorica della liberazione sostituita da quella della globalizzazione, del consumismo e della “generazione Erasmus”, “Bella Ciao” rimpiazzata da “I’m blue” dei mitici Eiffel 65. Senza dimenticare l’immancabile titolo anglofono (come da prassi renziana) “#tuttoblue”.

    Un delirio? Uno scherzo? No, erano questi i contenuti della manifestazione dei “Patrioti Europei” organizzata dal Partito Democratico in occasione del 25 aprile a Milano. Meraviglia. “Basta – devono aver pensato gli organizzatori – con la solita lagna dei reduci della resistenza, che oltretutto sono anziani, pensionati (dai cartelli comparsi nei cortei apprendiamo come per i ‘neopartigiani’ del PD il nuovo nemico siano proprio questa categoria, altro che teste rasate e croci celtiche, ndr) e pesano sul welfare, un’orribile retaggio socialista da Paesi “Piigs’”. Meglio, molto meglio una bella manifestazione 2.0, molto ‘flash mob’ dallo stile californiano, sognando la Silicon Valley di Steve Jobs…
    http://www.barbadillo.it/64890-il-caso-se-il-pd-il-25-aprile-rottama-i-vecchi-partigiani-per-macron-fornero-e-il-globalismo/

  2. Ma il personale vissuto di De Gregori, nato a Roma nel 1951 (“Il ricordo della guerra era recente, le ferite ancora aperte” si legge nell’intervista), è stato profondamente segnato dalle vicende della Seconda guerra mondiale. Il cantautore porta il nome di un suo zio paterno, esponente della Resistenza non comunista, comandante col nome “Bolla” di quella Brigata Osoppo, cui pure apparteneva il fratello di Pier Paolo Pasolini, Guido, che vide proprio De Gregori, Pasolini e ben altri 15 componenti (tra cui una donna) della formazione combattente catturati con l’inganno e trucidati nel febbraio del 1945 nella malga friulana di Porzûs da un nutrito gruppo di partigiani comunisti italiani e filotitini al comando di Mario Toffanin (alias “Giacca”). Come è ormai noto, a questa vicenda è dedicata la versione degregoriana della canzone “Stelutis alpinis” (in “Prendere e lasciare”, 1996).

  3. Identificandosi con quel Valerio, Audisio sostenne, non senza qualche contraddizione fra le sue stesse versioni, di essere in pratica il responsabile e l’autore materiale della fucilazione di Mussolini.

    Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945, affermò, ricevette dal generale Raffaele Cadorna l’ordine di uccidere Mussolini. Si trattava comunque di un ordine che contraddiceva le clausole dell’armistizio di Cassibile e gli accordi sottoscritti dal CLNAI secondo i quali Mussolini doveva essere consegnato vivo agli Alleati. Secondo alcuni storici parte delle forze partigiane temevano che una volta consegnato agli alleati sarebbe stato rimesso al potere nell’arco di qualche anno, di qui la decisione di non rispettare gli accordi dell’armistizio e di procedere alla sua condanna a morte.
    http://gabriellagiudici.it/28-aprile-1945-fucilazione-di-mussolini/

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