Il regno del cigno nero

da flickr

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Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione e disinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

Consente insomma di sottomettere e controllare, eliminando gradualmente il diritto anche alla privacy, alla quasi totalità della popolazione che non detiene il potere.

Essa gradualmente demolisce i processi di partecipazione, decisione, controllo che salgono dal basso per via elettorale, e lo fa soprattutto togliendo rappresentatività e facoltà ai parlamenti in favore di governi e di organismi tecnici; però al contempo pretende il consenso della base alle sue decisioni e alle sue riforme, ma non lo recepisce per come esso spontaneamente si forma, bensì lo produce come le serve agendo dall’alto, guidando l’informazione, ripetendo incessantemente dogmi spesso falsi finché vengono percepiti come realtà scontata, fissando l’agenda dei temi di cui parlare e i limiti entro cui farlo, de legittimando a priori le posizioni diverse con etichette quali euroscettico, razzista, islamofobo, omofobo, populista. E talora sanziona anche penalmente l’espressione critica o alternativa.

Per contro, elargisce sovvenzioni, appoggio, massima visibilità mediatica e autorevolezza istituzionale alle idee guida per il nuovo ordine sociale che sta formando.

La crisi non è in realtà crisi, ma struttura; e permane perché è utile, ed è l’elemento portante del nuovo ordinamento globale.
In questa logica comprendiamo il senso profondo, strutturale, dell’aumento verticale dei poveri e bisognosi, degli esclusi dal reddito dalle rendite, dal welfare,  dalle garanzie. Cioè dal lavoro, dalla pensione, dalla pubblica assistenza come diritti. Sottolineo: come diritti, diritti stabili, non come concessioni volta per volta.
Quando si rileva che in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni,sono passati da 1 milione e mezzo a 4 milioni, quando si rileva che si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati, disoccupati, e quando si rileva che si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere – quando si rileva tutto questo, si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo, aiutandosi molto anche con l’ideale tedesco di austerità elevato a metodo inflessibile di governo: un corpo sociale saldamente nelle mani dell’oligarchia dominante, anche grazie al fatto che gran parte di esso sarà costituita da masse miste di indigenti, di impoveriti, di disoccupati, di immigrati, di pensionati, che sopravvivono grazie a interventi caritatevoli ed emergenziali del governo e di agenzie ampiamente finanziate dal governo, come Caritas, chiesa e sindacati, cioè alti prelati e alti sindacalisti, Molto lautamente remunerati, essi già svolgono un importante ruolo di direzione, consolazione e collegamento in questo schema sociale. La mancanza di reddito e servizi sicuri, quindi la dipendenza da interventi anno per anno, bilancio dopo bilancio, da parte del governo, rende gradualmente queste masse sempre più passive, remissive, politicamente inattive.

Il cigno nero non è volato via, ha costruito il suo trono per restare. Effettivamente, il reddito di cittadinanza, al quale in linea di principio sono contrario per varie ragioni anche pedagogiche, sarebbe il miglior antidoto a questa strategia di ingegneria sociale. Ma non potrà mai funzionare se prima non si sarà capito che il denaro oggi è un mero simbolo a costo zero di produzione, e che dunque l‘unico ma decisivo vincolo alla politica di spesa è l’efficacia produttiva della spesa, mentre gli attuali dogmi di austerità e pareggio di bilancio sono un mero inganno genocida e liberticida.

08.08.16 Marco Della Luna

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4 thoughts on “Il regno del cigno nero

  1. Fondazioni e banche: come il dottor Jekyll e mister Hyde?

    Tra i non pochi guai combinati dal duo Ciampi-Andreatta, di cui ora scontiamo le amare conseguenze, i due esempi forse più macroscopici sono il divorzio tra Bankitalia e Tesoro, tenacemente voluto da Andreatta e la legge Ciampi, entrata in vigore nel 2000.

    Il divorzio tra il Tesoro e la Banca d’Italia, non più obbligata a comprare i Titoli di Stato inoptati alle aste, ha condotto infatti da un lato ad un aumento degli interessi (e quindi del debito pubblico complessivo)che il Tesoro deve pagare per riuscire a vendere i suoi Buoni, e dall’altro lato ha spianato la strada alla completa privatizzazione della Banca d’Italia, portata a termine da Saccomanni con il suo contestatissimo decreto IMU-Bankitalia.

    Quanto invece alla legge Ciampi, essa ha sdoppiato la banca istituendo da un lato le Fondazioni, cui il capitale (ma non il controllo sulla gestione) è stato trasferito, ed ha trasformato l’azienda bancaria in impresa il cui fine è “creare valore per gli azionisti”, cioè, in parole povere, far soldi e basta. Il che ha spianato la strada per la trasformazione poi anche delle maggiori e più appetibili Banche Popolari in societa’ per azioni. Non più dunque imprese solidaristiche a fini sociali ed a struttura cooperativistica, ove ogni socio pesava per un voto, quale che fosse il numero di quote da lui sottoscritte, ma banche come tutte le altre, cioè imprese la cui “mission” è “creare valore per gli azionisti”, vale a dire arricchire i proprietari.

    Il decreto Ciampi dunque dal tronco delle vecchie banche ha fatto nascere due creature. Solo che una – la Fondazione- dovrebbe essere una sorta di buono ed onesto dottor Jekyll; l’altra si è dimostrata in vari casi un autentico mister Hyde.
    http://www.lafinanzasulweb.it/2016/7150/

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