Viaggio in Grecia

di ALESSANDRO BADII (FSI Toscana)

La prima volta che sono andato all’estero sono andato in Grecia. Lo so che per voi la Grecia non è più estero ma il cortile di casa, ma per noi, nel 1981 era veramente un paese straniero. Nel 1981 non c’erano Erasmus e altre cazzate simili. Se viaggiavi è perché avevi voglia di viaggiare, non per scoparti una straniera. Ho lavorato come muratore due mesi per avere i soldi del viaggio. Muratore registrato all’ufficio di collocamento e con i contributi. Dopo due mesi di lavoro avevo speso un sacco ma mi restavano ancora tanti soldi per andare in Grecia. Eh sai, prima della globalizzazione eravamo un paese in cui se lavoravi avevi i soldi.

Siamo partiti in cinque su una Renault Cinque… non la R4 mitica ma comunque una macchina decente. Per andare in Grecia abbiamo preso la direzione di Rimini. Lo so che non ha logica adesso, ma allora era importante salutare i posti dove eravamo stati un mese in vacanza l’anno prima. Quindi da Rimini abbiamo sceso il litorale adriatico, le Marche, gli Abruzzi, il Molise, la Puglia fino a Brindisi. A Manfredonia una notte mi sono perso un dente davanti, ma questa è una storia che non voglio raccontare. A Brindisi traghetto e dormire sul ponte col sacco a pelo, quelli invernali perché allora di sacchi a pelo ne avevi uno e doveva servirti per sempre. Naturalmente dormivamo sopra il sacco a pelo.

Arrivati in Grecia, dovevi passare il confine e la dogana. Già potevamo usare la carta d’identità per l’espatrio ma la tensione, come sempre alle dogane, era alta. Un soldato in uniforme decideva se dovevamo smontare la macchina oppure no. Siamo stati fortunati. Allora cinque ragazzini in giro non volevano per forza dire droga e quindi ci hanno lasciato andare. Naturalmente non avevamo calcolato niente, nè dove dormire, nè dove andare… quindi la prima cosa che abbiamo fatto è entrare in un ristorante greco, dove il titolare ci ha battezzati : ‘una faccia, una razza’… e ci ha portati in cucina a scegliere cosa mangiare. Gli Italiani se ne intendono!

Abbiamo deciso di andare ad Atene e infatti abbiamo preso una strada col mare sulla destra fino a quando, con un lampo di genio, ho realizzato che se il mare era a destra stavamo andando nella direzione opposta ad Atene. Senza Google Maps andavi ad intuito. Arrivati a Corinto ci siamo permessi un bagno nel mare. La spiaggia deserta, pochi turisti. Ci hanno scambiato per americani perché uno di noi aveva quelle camicie finto-americane-militari che andavano allora. Ma quando hanno capito che eravamo italiani tutto ha funzionato meglio. Gli italiani non si possono odiare.

Mancava la musica in auto e abbiamo comprato, in Grecia, una cassetta (sai quelle scatoline con un nastro che andavano da un lato all’altro…) di Battiato. In effetti l’album migliore di Battiato, con Summer on a solitary beach, Cuccuruccù. Bandiera bianca, gli Uccelli e altre, tutte bellissime. Sembrava un sogno surreale viaggiare in quelle finte autostrade, dove c’erano le fermate degli autobus, e quella gente così vera e genuina. Esattamente dei greci, che non facevano il verso a nessun europeo. I dolci a Corinto erano pieni di miele e per me abbastanza esagerati, anche perché allora pesavo 70 chili o forse meno.

Attraversare il canale di Corinto è stata un’emozione. Il nostro pilota, Mauro, aveva comprato da poco una macchina fotografica seria e quindi cinque foto le ha spese su quella lingua di mare (allora fare le foto costava…). Siamo arrivati ad Atene nel tardo pomeriggio del giorno dopo… gli operai stavano per cominciare a lavorare perché lì le strade le rifacevi di notte e non c’erano direttive europee che obbligavano a lavorare di giorno. Cioè i greci facevano come cazzo gli pareva. Naturalmente arrivati ad Atene ci siamo persi… inevitabile se non hai previsto precisamente il percorso con una app del cellulare e con le prenotazioni on-line.

Ma alla fine abbiamo trovato…
Abbiamo trovato la festa del vino e il campeggio annesso e ci siamo imbucati lì… non abbiamo montato le tende perché l’urgenza era pagare il biglietto, prendere un bicchiere e viaggiare per questa festa del vino che era enorme, con tante botti (soprattutto vino di… non mi ricordo, ma il nome era Mavrodaphne …) La mattina dopo, verso l’alba ci siamo ritrovati con tre napoletani e tre milanesi che litigavano sul razzismo imperante in quegli anni, quello fra nord e sud Italia. Noi eravamo solo ubriachi e soddisfatti, visto che eravamo toscani. Abbiamo assistito ad un prelievo della polizia di una macchina targata Lecce che forse era nel mezzo.

Mi sono reso conto che gli Italiani, anche allora, viaggiavano e ce n’erano tanti e nulla era codificato e definito come adesso, ma anche questo è un altro discorso. Dopo quattro giorni abbiamo deciso che volevamo volare. Andare a Creta in aereo. Andiamo in un’agenzia di viaggio e cerchiamo, col nostro inglese perfetto da sedicenni italiani, di prenotare un aereo. Scoprendo, quando andavamo via, che l’operatore parlava anche italiano, ma noi davamo per scontato che non lo parlasse. Comunque il giorno dopo siamo andati in aeroporto. Io, guardando i biglietti ho pensato che non fossero biglietti di aereo… (c’era una nave enorme). Per questo mando due miei amici a chiedere alle informazioni (sarò stronzo…) e questi tornano disperati. Era un biglietto di traghetto e non di aereo!

E allora corsa a perdifiato con la nostra mitica Renault Cinque verso il Pireo! Non preoccupatevi che due anni dopo l’aereo lo abbiamo preso… da Barcellona a Palma… quindi il nostro battesimo di volo lo abbiamo fatto. Prendere il traghetto voleva dire ancora dormire sul ponte per dodici ore, cercare le canne, che allora neanche sapevano cos’era e sperare di conoscere una ragazza interessante… ma la terza speranza non si è avverata…

Arrivati ad Heraklion abbiamo noleggiato un’auto. Eravamo poveri, ma con travellers cheque cambiati in Grecia ci avevano dato una paccata di Dracme che neanche sapevamo quant’erano. E siamo arrivati a Malia, campeggio sul mare pieno di hippies (si scrive così?) mezze nude e nudi e americani stronzi che se le trombavano perché loro avevano i soldi ed erano belli e forzuti! Ma non possiamo lamentarci, dopo non aver montato le tende ancora (troppo caldo), ci siamo scatenati nella discoteca rock di Malia, e tra ammericani tronfi, giapponesi spersi, olandesi canterini ma senza speranza, anche noi abbiamo avuto un angolo di paradiso. L’olandese canterino era uno che, arrivato da Amsterdam con l’autostop, voleva scoparsi una cantando Light my fire ma poi questa ha preferito un mio amico che forse era più simpatico.

Insomma, a parte le esigenze ormonali dei sedicenni, poi abbiamo deciso di cercare di mangiare un po’ di pesce, ma cavolo, siamo arrivati fino alla fine di Creta e quello che abbiamo trovato erano solo triglie! Tornati da quest’isola (certo dopo aver visto il labirinto di Knosso) abbiamo deciso di andare verso il Monte Olimpo: andare in Grecia per noi era come rivivere i nostri miti adolescenziali. Arrivati sotto il Monte Olimpo, è stato interessante vedere la disponibilità degli indigeni al fatto che noi eravamo italiani (una faccia, una razza). Per cui il viaggio è stato piacevole.

Due ore di cammino per arrivare in cima al monte, ma vi si sembra gente che rinuncia? Siamo partiti, con zaini, padelle e imbottiti di pastiglie per dimagrire di quel periodo (uno dei nostri le prendeva per dimagrire, appunto). Non so perché ma con queste cure dimagranti ti sentivi talmente leggero che siamo arrivati in un soffio in cima al Monte Olimpo, dove c’era la neve ma nessun Dio, né Giove, né Giunone, né Marte, né Venere. Dispiaciuti soprattutto per Venere, abbiamo passato la notte con tre crucchi russatori in un rifugio.

La mattina dopo, altra pastiglia per dimagrire, e corsa per venire via dal Monte Olimpo: meglio abbandonare i miti verso la razionalità. La razionalità era Salonicco, città quasi ordinata, con questa torre rotante che stagliava sulla città. Ci siamo imbarcati in questa torre e siamo riusciti a conquistare un tavolo dove abbiamo ordinato Lowembrau e Chicken Broth, già! Nessuno di noi sapeva cosa voleva dire broth ma la voglia di qualcosa di sostanzioso era talmente tanta che alla vista della parola Pollo tutto si è annebbiato. Naturalmente mezzora dopo eravamo in strada a mangiare souvlaki e vino greco. Poi posso parlarvi delle Meteore e di Delfi: altre storie di viaggiatori inconsapevoli.

Poi il ritorno in Italia e nella nostra bella Toscana… Volevo solo raccontarvi che viaggiare è un moto dell’anima e non c’è bisogno che il potere ci dica come farlo (come in Erasmus). Io preferisco questi ricordi che una trombatina in un alberghetto della periferia di una città europea dove fai finta di essere libero e invece sei il peggior schiavo.
Kalispera.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=16131

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