Amare il popolo, purché stia zitto

Da giorni ci tocca sentire le loro reprimende per il voto alle amministrative, per la disaffezione nei confronti del partito unico e dell’incarico salvifico che starebbe svolgendo per il nostro bene, per l’astensionismo, fino a ieri decantato come sublime attestazione di maturità di popolazioni che scelgono la delega in bianco, mentre si dedicano alacremente agli affari lasciando la cura di quelli collettivi agli sbriga faccende della politica.

Il simplicissimus


 Anna Lombroso per il Semplicissimus

Quante volte mi è sembrata quanto mai attuale la considerazione di Brecht: c’è un momento nel quale bisognerebbe sciogliere il popolo. Ma per adattarla alla nostra contemporaneità, dovrebbe evaporare nei fumi dei gas anestetici e allucinogeni che a un tempo produce e consuma, l’élite che il popolo l’ha già sciolto riducendolo a magma riottoso, impotente e accidioso. Parlo di quelle cerchie che si ricordano delle masse solo quando devono depredarle, quando devono indirizzarle con la propaganda ai consumi o verso il consenso necessario per garantire la permanenza in ruoli influenti e privilegiati, quando devono deplorarne il comportamento ribelle, se votano contro gli interessi particolari del ceto dirigente.

Da giorni ci tocca sentire le loro reprimende per il voto alle amministrative, per la disaffezione nei confronti del partito unico e dell’incarico salvifico che starebbe svolgendo per il nostro bene, per l’astensionismo, fino a ieri decantato come…

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Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza

Nel momento in cui l’Unione Europa, definita a suo tempo da Zbigniew Brzezinski come “la testa di ponte” angloamericana sul continente euroasiatico, si sgretola, si rafforza nelle élite atlantiche la pulsione al conflitto aperto con la Russia, l’unico rivale geopolitico in grado di modificare gli assetti internazionali, insinuandosi negli spazi abbandonati dalla UE/NATO.

Il crollo di Bruxelles implicherebbe anche il crollo dell’artificiale cortina di ferro eretta negli ultimi anni, rendendo più concreta l‘alleanza economica e politica tra Mosca ed almeno una delle grandi cancellerie europee (Berlino, Parigi, Roma), alleanza sufficiente a seppellire definitivamente il vecchio ordine atlantico. Il baricentro del mondo lascerebbe così il continente americano, dove è artificialmente collocato dal 1945, e tornerebbe nel suo bacino naturale, dove è sempre stato dall’alba dei tempi: l’Eurasia.

http://federicodezzani.altervista.org/nonostante-brexit-mondo-post-1945-finito/

Maturità 2016

Perché Atene è in mano ormai a uomini senza scrupoli, che dichiarano guerre fratricide per mangiarci sopra, usando l’onore, la patria, come parole d’ordine, sempre buone per la massa, che infatti sempre abbocca.

Isocrate “Sulla pace” 356 a.C.

Testo prova di Greco per il Liceo Classico in http://www.corriere.it/scuola/maturita/notizie/maturita-2016-ecco-traduzione-versione-greco-isocrate-152b25fe-392a-11e6-8ed6-effe53090867.shtml?refresh_ce-cp

Maturità

Circola da un po’ di tempo sul web la questione se sia lecito il suffragio universale in presenza di alti tassi di analfabetismo funzionale nell’elettorato; forse bisognerebbe rovesciare il problema (considerando anche che Renzi è il terzo presidente del consiglio non eletto dal 2011)

Foto fonte: https://i2.wp.com/www.debunking.it/wp-content/uploads/2016/06/renzi-dagospia-putin-cellulare.jpg

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Basta coi giochi!

Una Francia nel caos che non sembra nel clima adeguato per far svolgere i giochi  Euro 2016. La Francia vive adesso giorni di tensione interna, le proteste contro il governo e la sua riforma del lavoro non si fermano, si stanno anzi espandendo andando a interessare tutti i settori, proprio oggi i sindacati hanno confermato anche uno sciopero dei piloti di Air France dall’11 al 14 giugno. La compagnia avrebbe comunque assicurato il 70% all’80% dei voli. Sul regolare svolgimento dei giochi pesano il caos, i disordini e anche le violenze sociali che potrebbero derivare da questi scioperi, soprattutto nei trasporti, la SNCF (trasporto ferroviario), si trova in sciopero da più di una settimana. Recente la decisione di bloccare la RER, la rete ferroviaria che collega Parigi all’aeroporto e allo Stade de France. Il governo Hollande-Valls è considerato il più impopolare della Storia di Francia degli ultimi 50 anni, la grande maggioranza dei francesi gli ha voltato le spalle e non si fanno incantare dagli appelli alla calma ed alle frasi ad effetto come quelle della Ségolène Royal:  “è in gioco l’orgoglio della Francia.”Rovinando la festa per gli Europei di calcio, si rovina l’immagine della Francia”. Nessuno la prende in considerazione, la rabbia ed il risentimento delle masse dei cittadini francesi sono troppo forti, contro un governo che si è dimostrato succube della grande finanza sovranazionale e delle direttive di Bruxelles, riuscendo a scontentare tutti, dai lavoratori ai piccoli produttori, dagli allevatori agli addetti ai servizi pubblici, agli insegnanti, agli studenti, ecc..

Francia, manifestazioni e proteste

Francia, manifestazioni e proteste

Bisogna considerare che gli avvenimenti di Francia hanno una rilevanza per tutta l’Europa: dopo quanto accaduto in Grecia, si assiste ad una ribellione generalizzata contro le regole economiche e sociali che governano l’Europa. La Grecia aveva segnato un precedente, seguito poi dal tradimento e dalla resa di Tsipras, la rivolta francese è un forte segnale per tutta l’Europa. Un segnale che proviene da un popolo che nella storia del nostro continente ha spesso anticipato gli avvenimenti che poi hanno coinvolto tutti gli altri paesi.. Francois Hollande, Manuel Valls, come la Merkel, come Cameron, come Renzi, sono ormai parte dello stesso sistema di potere, per questo la rivolta francese, indipendentemente dal suo risultato finale, segna un punto di svolta e rottura. La prima importante rottura era avvenuta nella piccola Austria, dove da destra e da sinistra gli elettori hanno mandato a casa i politici euroservi, di destra e di sinistra (socialisti come Hollande) al governo da sempre. La stesso segnale di rottura avviene adesso anche in Francia in modo traumatico, con mobilitazione nelle piazze a cui partecipano tutte le categorie e soprattutto le masse giovanili, alla ricerca di uno sbocco che il sistema non consente e che non si riconoscono nelle tematiche politiche della sinistra globalista. A fine Giugno ci sarà il referendum nel Regno Unito per l’eventuale Brexit e, in una situazione diversa, anche i Italia in ottobre con quello sulla controriforma costituzionale. Facile notare che si tratta ormai di tutto il sistema dell’oligarchia europea che sta scricchiolando e lo fa sotto l’estendersi del rifiuto e della contestazione popolare. Da non trascurare anche il segnale che era stato dato dal referendum in Olanda contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. In tutto questo pesa enormemente il rifiuto di buona parte dell’opinione pubblica europea delle politiche immigrazioniste imposte da Bruxelles e dalla Merkel e suscita rabbia in molti paesi la oscena trattativa che la stessa Merkel e gli oligarchi di Buxelles hanno condotto con la Turchia di Erdogan, per consentire oltre a finanziamenti miliardari, anche l’ingresso in Europa di milioni di turchi senza visto. I cittadini europei oggi si chiedono come sia compatibile con la democrazia il fatto che si debba rinunciare a decidere sugli aspetti fondamentali della propria vita sociale, economica e politica, accettando il potere quasi assoluto di una oligarchia di tecno burocrati, non eletti da nessuno, che decidono in nome di una entità astratta (l’Europa) dietro la quale si sono nascosti gli interessi concreti delle élites economiche, delle classi più ricche e delle caste politiche e burocratiche di tutti paesi del continente. Ci si domanda anche come sia stato possibile che i parlamenti abbiano accettato di rinunciare alla propria sovranità per delegarla ad autorità esterne che non sono legittimate da alcun suffragio democratrico. In particolare i manifestanti francesi ma anche quelli austriaci, inglesi ed olandesi, non accettano più che le decisioni sul lavoro, sulle pensioni, sulla sanità, sulla scuola, sul sistema produttivo, sulle stesse regole democratiche, siano state prese in funzione del giudizio su di esse da parte di sconosciuti burocrati installati e Bruxelles dai partiti in condivisione con le banche e il potere economico multinazionale. Il sistema del welfare dei paesi europei era stato sancito dalle costituzioni del dopoguerra e si era evoluto grazie alle lotte sociali e sindacali sviluppatesi in molti paesi, come in Francia, in Italia, in Spagna, in Belgio, ecc.. Risulta significativo il fatto che, pochi anni fa, la Banca JP Morgan aveva scritto in un suo documento ufficiale che le costituzioni europee, con la loro marcata impronta sociale, costituiscono un ostacolo verso il pieno dispiegarsi dell’omologazione verso un mercato unico, un nuovo ordine economico.Vedi: Ricetta Jp Morgan per Europa integrata: liberarsi delle costituzioni antifasciste In pratica la necessità di adeguarle ad una controriforma neo liberista. Era necessario abolire le costituzioni, superare le sovranità nazionali e navigare verso un nuovo ordine economico, sulla base degli interessi del grande capitale sovranazionale e delle banche. “Ce lo chiede l’Europa”. Lo avevano anticipato in Italia personaggi come Monti, Napolitano e compari. Il sistema europeo è un sistema politico, costruito per favorire il predominio dei mercati sui diritti delle persone e dei lavoratori, per agevolare gli interessi del grande capitale e dei potentati finanziari transnazionali, in funzione della concezione neo liberista predominante nelle relazioni economiche e sociali.

estratto da http://www.controinformazione.info/dalla-francia-un-segnale-di-rivolta-contro-loligarchia-europea-e-chi-la-sostiene-hollande-valls/

I volti frammentati della precarietà

La precarietà è un tempo senza tempo: non sai mai se hai iniziato da un pezzo o se devi ricominciare tutto da capo

il Conformista

Matteo Zannoni Matteo Zannoni

La precarietà è un giorno pieno di alti e bassi; più bassi che alti. La precarietà è l’imprevedibilità di ciò che ti vuole sempre prevedibile. La precarietà è un’”inedita scomposizione della vita quotidiana”, una permeabilità sconsiderata tra tanti ruoli oscillanti, dove la mescolanza tra vita e lavoro fa saltare irrimediabilmente la dicotomia tra pubblico e privato. La precarietà è un affitto da pagare ogni dannato mese, vissuto come una condanna che è stata emessa senza giusto processo. La precarietà è un guardiano di te stesso, senza volto, che gestisce e controlla ogni tua singola mossa economica.

La precarietà è un tempo senza tempo: non sai mai se hai iniziato da un pezzo o se devi ricominciare tutto da capo. La precarietà è fare tutto purché si faccia qualcosa; o non fare nulla sperando in quel nulla. La precarietà sono due estremi lontani che si somigliano, che si somigliano…

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Kalergi revolution

Milano 28 Maggio – Sto facendo una ricerca sul vate nazionale Saviano, e mi urge una connessione  Internet. Mi affretto nella stanza dei quotidiani, con connessione gratuita WI FI. Benedetta Sormani. Piano terra, comoda vicinanza al WC,  distributore caffè caldo e bevande in un angolo.. Un buen ritiro.

Ma il luogo, ahimè, assomiglia più a una stanza di aspetto della Stazione Centrale che a uno scriptorium benedettino: ma nessuno che consulti il Nome della Rosa. Presidio di  extracomunitari nullafacenti con il cellulare di ultima generazione in mano. Musica rock nelle orecchie a manetta, e 35 euro al giorno in tasca. Chi ascolta raggae, chi russa, chi telefona a casa, chi mangia un panino…Sbadigli di  giganti ciabattanti. Olezzo di gorgonzola nell’aria. Qualcuno  della  tribù dei Piedi Neri  tiene aperto un giornale: improbabile che segua l’andamento in borsa. Ma lo sguardo è fisso sul  Sole24 ore. Non trovando posto, mi siedo nelle prime file riservate a chi consulta i quotidiani. Ma la guardarobiera mi intima di alzarmi. Non si può aprire il Mac su tale  seggiola prenotata.

Ammicco. “ I posti di dietro, quelli per chi ha il computer,  sono occupati da loro, i rifugiati, lo saprà, bah,  i soliti clandestini…”

Si alza un gigante nero, tale e quale il nostromo del Narciso di Conrad: “ Como  hai detto? Rassista, adesso chiamo la pulisia”

“ No, siete voi che dovete uscire da qui,  in Sormani   si consultano libri nel silenzio “

Si alzano : i  guerrieri Piedi Neri saranno in trenta…  Arrivano come mosche altri ciabattanti che insultano, alzano i pugni: “cabron, vai via italieno…” Mi circondano.

Protesto: “ siete clandestini comunque alle regole della grammatica  e del bon ton“ ribatto.

“Questa Biblioteca  è un posto pubblico e può sedersi chiunque…non può cacciare via i clandestini” spiega  serena la guardarobiera “Ma lei non può sedersi nelle file riservate a chi consulta i  quotidiani”

“Ma i posti riservati a chi ha il computer sono occupati da questi qui. Guardi c’è chi dorme, chi russa… E non mi dica che stanno consultando  La teoria dei sogni di Freud”protesto.

Tuttavia il nostromo del Narciso si avvicina imbufalito, fa partire un colpo di karate. Lo schivo.

Ne arrivano una dozzina, di nostromi enormi come elefanti……habituè del russare in sala di lettura.

Qualcuno infila la mano in tasca…

Ci sarà un coltello o una edizione tascabile Bur?

Giunge il Soviet interno della Sormani: chierici marxisti leninisti equosolidali multiculturali. I soliti sindacalisti del Cub. Mi invitano ad uscire in fretta.

Faccio il Celine: “ ah, sarei io che dovrei  levare le tolle?”

I nostromo del Narciso si avvicina ancora: “sdrunzo…” La sua ghirba è a pochi centimetri….

La guardarobiera è l’unica transenna mobile che mi difenda dal linciaggio: le risorse  sono pronte al massacro…

Cosa farebbe Montalbano in questo frangente? Cosa farebbe il giovane Holden? Arrivano ex parà del Kenya, capibastone dello spaccio del fumo alle Colonne di san Lorenzo, mammasantissima senegalesi…paisà del Congo …bru bru afgani…..tutti appena scesi dal Gommone express delle 10,05… E cosa farebbe  Renzo Tramaglino?

Ma è chiaro: si  darebbe  alla fuga. Esco con le pive nel sacco dalla Sormani, maledicendo le inutili  grida di Pisapia e  Granelli.

Tossici alle entrate… altri sfaccendati ciondolanti scesi dal Gommone Express delle 14  mi avvertono  in dialetto tutsy  : “ cumpà, ci senti bene? Allora  smamma. O sei sordo…?”.

Ribatto in dialetto meneghino, in modo che il baluba non capisca: “Dovranno  arrivare le elezioni, bellezza…ci rivediamo dopo il 5 giugno…la Sormani agli studiosi  ”

Sembra di stare ai picchetti nelle case occupate di san Siro, con gli sgherri del Cantiere a proteggere il racket.

Chiedo formalmente al ministro della cultura Franceschini di togliere la scorta a Saviano e di assegnarla  a me, studioso minacciato: domani voglio tonare in Biblioteca  Sormani a consultare un libro. A prescindere dal Soviet progressista che difende  e incoraggia i picciutteddi  del racket del dolce far niente .

di Claudio Bernieri

Io, aggredito dai clandestini alla biblioteca Sormani

Ritorno a Keynes

di PIER PAOLO DAL MONTE (chirurgo e saggista)

«C’è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe dei ricchi che ha scatenato questa guerra, e la stiamo vincendo» così affermava Warren Buffet al New York Times nel 2006. Questa dichiarazione di vittoria dovrebbe far riflettere. Dovremmo domandarci che cosa sia successo, negli ultimi decenni, per farci apparire questa vittoria talmente ovvia da non provocare reazione alcuna. Certo, sarebbe superficiale e inesatto parlare, come fanno gli aedi sempliciotti à la Francis Fukuyama, di “fine della storia”, versione lievemente più elaborata del thatcheriano T.I.N.A. (“there is no alternative” – non c’è alternativa); tuttavia, appare evidente che in questo determinato periodo storico si sia affermata una versione particolarmente aggressiva e totalitaria di un capitalismo” (termine peraltro piuttosto sfuggente alle definizioni) che, in altre epoche, era dovuto venire a patti con istanze politiche che ne attenuavano il dominio sulla società.

Scheda-radicals.1114a14e1910c4b919c437ae511c26c698Il dopoguerra, nelle varie nazioni europee, (“in certe parti più, e meno altrove”) è stato caratterizzato da una sorta dinuovo patto sociale” che, per brevità, e quindi con una certa imprecisione, potremmo definire  “modello BeveridgeKeynes”. Un modello caratterizzato da una ripartizione più equa del rapporto salari/profitti (e quindi un benessere sociale diffuso) e da una serie di tutele sociali dei cittadini da parte dello Stato, ossia quello che, con un inutile anglicismo è definito Welfare State: sanità e istruzione pubbliche, sistema pensionistico, contrattazione collettiva, ecc. Queste “patto sociale” è stato oggetto, negli ultimi decenni, di un attacco senza quartiere da parte di quello che un tempo si chiamava “padronato”, reminiscenza quasi ottocentesca per definire i poteri economici dominanti.

Questi ultimi si sono avvalsi di efficienti fantaccini reclutati all’uopo: i principali partiti politici dei paesi occidentali, le istituzioni internazionali (Imf, Wto, ecc.),  gli organi di gestione autocratici (parlare di “governo” ci pare un po’ esagerato) di quell’entità ibrida chiamata Unione Europea, nonché di vari corifei di regime come gli intellettuali organici, il “clero universitario regolare” (definizione di Costanzo Preve) e i vari mezzi di comunicazione  (media whores o presstitutes, per usare un anglicismo che, in questo caso, non è inutile). Non v’è quindi da stupirsi se, almeno temporaneamente, questa guerra sia stata vinta dalla classe alla quale appartiene il miliardario summenzionato. Questa vittoria è andata di pari passo con una mutazione che non è stata solo politica e ideologica ma, soprattutto, antropologica.

Tant’è che oggi, soprattutto per coloro che si ritengono appartenenti alla confusa area sinistreggiante, le “ideologie” sono state sostituite con l’idolatria per una forma totemica di mercato”, considerata il summum bonum, il termine di riferimento di ogni azione politica e il fine ultimo della società. Il vitello d’oro al quale si devono sacrificare gli esseri umani, le comunità, la storia e la natura.

Leggi tutto: http://www.appelloalpopolo.it/?p=15883

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