Mass-media

Così il sociologo tedesco Herbert Marcuse, nel suo libro “L’uomo unidimensionale” (1964), spiegava che “la funzione basica dei media è quella di sviluppare dei pseudo bisogni di beni e di servizi fabbricati dalle grandi corporations, legando gli individui al carro del consumismo e della passività politica”, sistemi politici che che saranno il brodo di coltivazione del virus patogeno conosciuto come “autos-kratos” o autocrazia, una forma di Governo esercitata da una sola persona con un potere assoluto e illimitato, una specie di parassita endogeno di altri sistemi di Governo (inclusa la denominata democrazia formale), che, partendo dalla crisalide di una proposta di partiti eletti mediante libere elezioni, arrivato al potere subisce una metamorfosi in leader presidenzialista con chiare tinte totalitarie (inflessibile, centralista e autoritario), cosa che conferma l’aforisma di Lord Acton “Il Potere tende a corrompere e il Potere Assoluto, corrompe assolutamente”.

estratto da http://www.controinformazione.info/la-manipolazione-della-masse-nelle-democrazie-occidentali/

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Al cittadino sconosciuto

A JS/07/M/378
LO STATO DEDICA
QUESTO MONUMENTO MARMOREO

L’Ufficio Statistico attesta
che mai fu fatta contro di lui querela,
e rapporto sulla sua condotta non si dà
che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,
perché in ogni atto egli servì la Comunità.
Tranne che in Guerra, finché andò in pensione
lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,
ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.

Eppure non era un crumiro né aveva idee bizzarre,
perché il Sindacato attesta che pagava le sue quote
(e ci è attestato che il Sindacato non mente)
e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato
che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.
La Stampa è convinta che comprasse ogni giorno un quotidiano
e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.
Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,
e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.

Le varie Ricerche di Mercato dichiarano
che sapeva usufruire dei Piani Rateali
e che aveva tutto quanto occorre all’Uomo Moderno,
un grammofono, una radio, un’auto e un frigo.
I vari Sondaggi d’Opinione rilevano soddisfatti
che aveva l’opinione giusta al momento giusto;
quando c’era la pace, voleva la pace; quando c’era la guerra, partiva.
Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione,
numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,
e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.

Era libero? Felice? Che domande assurde:
se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo informati
(1)

(1) W. H. Auden, Al cittadino sconosciuto, 1940, traduzione di N. Giardini

citato in http://pauperclass.myblog.it/2016/05/17/ce-sola-invasione-islamica-alceste/

Prigione Italia

Siamo soli di fronte a un mostro che tutto pianifica e tutto esige. I governanti delle singole nazioni sono stati comprati, in blocco. Il denaro, immateriale, non è certo un problema per il sistema. Ne ha fin troppo, sgorga spontaneo dalle banche centrali, cornucopie del nichilismo monetario: il sistema può riempire il sistema solare di denaro. Di denaro digitale, serie di numeri di cui tutti ignorano la scaturigine.
Il denaro neanche conta più niente. È il potere la posta in gioco. E il poco che avevamo (circa due secoli di morti ammazzati per un po’ di diritti), quello l’abbiamo perduto in cambio degli smartphone made in Korea.
Gli unici felici sono gli immigrati. Hanno poche certezze in tasca: che potranno ritornare nella loro patria abbandonando la baracca quando più gli piace; e che nessuno, dell’apparato statale, polizia in testa, li molesterà o gli torcerà un capello.
Sono felici.
I finti profughi ancora più felici. Una felicità che nasce dalla spensieratezza. Sciamano la mattina, ben vestiti, ben nutriti, con cellulari più larghi del palmo della mano. Inattaccabili. Per loro l’Italia è un divanetto su cui stravaccarsi gratis; i monumenti, le vestigia del passato glorioso, gli edifici patrizi … tutto ciò non gli dice nulla; il Colosseo, le chiese paleocristiane, la campagna romana, potrebbero pure essere inghiottiti da un buco nero come una novella Palmira in mano all’Isis.
Sono ben visti da tutti, in fondo …
L’unico con la faccia sospetta è proprio il sottoscritto. Certe mattine mi osservo riflesso negli specchi della metropolitana e penso: minchia che faccia! Questo qui è proprio un tipo da galera! Questo sta in Italia a farsi i suoi porci comodi! Maledetto immigrato!

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La caduta delle trentenni

Ci troviamo così ad essere uno dei paesi avanzati in cui si arriva più tardi alla decisione di avere un figlio ma anche, come ben noto, uno di quelli più carenti di strumenti per la conciliazione tra lavoro e famiglia. La conseguenza di tutto questo è che più facilmente ci si trova a rinunciare ad avere figli o a limitarsi ad un figlio solo.

Fino a qualche anno fa, tuttavia, la consistenza numerica delle trentenni era ampia e questo ha limitato la caduta del numero delle nascite nel Paese. Stiamo però ora entrando in una nuova fase, in cui le potenziali madri sono esse stesse in riduzione perché provengono dalle generazioni nate dopo il 1985, quando la fecondità italiana è precipitata ai livelli tra i più bassi al mondo. Più precisamente la fascia 30-34 anni, che contava oltre 2 milioni e 300 mila donne nel 2000, è scesa oggi sotto 1 milione e 800 mila. Di fatto significa una perdita di oltre una donna su cinque. Viceversa è cresciuto il numero di donne nella fase conclusiva del periodo fertile.

figura 1

Si tratta di un processo anticipato da vari studi e ricerche ma che ora risulta pienamente in atto, mostrando anche come l’immigrazione non sia riuscita a compensarlo se non in parte limitata.

L’Italia sta quindi scivolando in una spirale demografica negativa in cui i pochi figli del passato determinano una progressiva riduzione delle madri, vincolando così al ribasso le nascite di oggi e di domani.

Alessandro Rosina in http://www.neodemos.info/la-caduta-delle-trentenni-che-inguaia-la-demografia-italiana/

Silenzi

di Roberto Pecchioli *

Ma poi, perché i più giovani dovrebbero discutere con le generazioni più anziane ? L’orientamento comune, accettato per ripetizione coattiva, è che le idee nuove sono sempre migliori di quelle vecchie, esattamente come le merci.(sottolineatura nostra)

Non è così, non può esserlo. Il silenzio delle generazioni non è solo il solipsismo di chi vive la vita con le cuffie dell’I-Phone, scambia la vita con l’acquisto, gioisce dei “mi piace” sui post di Facebook o del volo a basso costo che è riuscito a prenotare online, o, per converso, quello di chi crede di aver esaurito i propri compiti con il mantenimento economico dei figli e con i sì pronunciati dinanzi ad ogni richiesta .

I giovani hanno anche bisogno di maestri, modelli, persino di eroi, e devono essere persone che riconoscono, in cui possono identificarsi. Ben triste è stato l’esito della famosa e fortunatissima frase di Bertolt Brecht “Fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Esauriti i modelli, screditati gli eroi, resta il vuoto, il silenzio di chi non domanda più anche perché sa che non avrà risposte .

Non è troppo diverso il surreale mutismo ipermoderno che Antonioni aveva sublimato nelle inquadrature straniate e nelle interminabili, snervanti sequenze dei suoi film.

La fotografia in Antonioni from fuori quadro on Vimeo.

*estratto da http://www.maurizioblondet.it/silenzio-le-generazioni-lautismo-ipermoderno/

Pensare male o non pensare

L’Italia ha siglato un nuovo accordo con la Germania. La Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Stefania Giannini ha firmato insieme dal ministro tedesco dell’Istruzione Johanna Wanka un accordo che introduce la cooperazione tra Italia e Germania nell’ambito della formazione professionale.

L’obiettivo, come spiega la Giannini, è quello di avvicinare il Paese al modello sociale ed economico tedesco. Un modello che secondo i ministri ha permesso alla Germania di uscire indenne dalla crisi economica che ha invece travolto l’Italia ed i Paesi del Mediterraneo.

Ma in cosa consiste il modello tedesco? Entrato in vigore a pieno regime da oltre 10 anni, da quando il governo di Schroeder mise in atto una serie di riforme volte a liberalizzare il mercato, quello tedesco è un sistema fortemente orientato all’introduzione nel mondo del lavoro. Una competenza, questa, che secondo molti esperti manca all’Italia.

“Sapere non significa saper fare” continua la Giannini. Secondo la Ministra uno dei principali motivi dell’inadeguatezza del mercato italiano rispetto a quello globale sarebbe un’eccessiva impronta classica del sistema nazionale. Per questo “l’Italia deve prendere spunto dalla Germania e colmare la discrepanza che ci divide dai tedeschi. L’accordo odierno è solo l’ultimo passo dopo il Jobs Act e La Buona Scuola per riformare radicalmente il nostro sistema”.

L’Italia punta dunque a raggiungere gli standard tedeschi. Cosa significherà questo per la vita degli italiani? Innanzitutto un maggiore precariato. Che però non sarebbe sinonimo di malessere. A spiegarlo è sempre la Giannini, secondo la quale “dobbiamo tendere sempre più verso un modello americano, in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico”. Una linea, questa, già dettata da Filippo Taddei, responsabile economico del Pd e figlio di una formazione universitaria negli States, secondo il quale “l’esempio al quale tendiamo sono gli Stati Uniti e dobbiamo sognare gli Stati Uniti d’Europa.

Piano Kalergi, ministro di Merkel conferma: “Gli immigrati ci servono per sostituire i tedeschi”

Primarie 2016

primarie68

Jules Feiffer

Per far cadere Donald Trump, il partito repubblicano ha organizzato un’alleanza tra Ted Cruz e l’ultimo candidato, l’ex-presentatore televisivo John Kasich, che hanno accettato di rinunciare alla candidatura alla presidenza e di unire le forze per impedire che Trump abbia la maggioranza assoluta dei delegati alla Convenzione. Così, il partito potrà proporre alla convention un nuovo candidato, finora sconosciuto al grande pubblico. Sondaggi riservati sono già stati fatti, fondi sono stati raccolti e una squadra elettorale è stata formata intorno al generale James Mattis, anche se giura con la mano sul cuore di non avere pensato alla carriera politica. Tuttavia, ovviamente, l’ex-capo del CentCom potrebbe vedersi come nuovo Einsehower. Infatti, nel 1952, il vincitore della Seconda guerra mondiale non partecipò alle primarie perché era ancora comandante delle forze in Europa. S’infilò nella competizione verso la fine e in modo schiacciante venne nominato dalla convenzione del partito repubblicano a rappresentarlo.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/05/03/mattis-contro-trump/