Orecchio non sente, morale non duole

meritevoli di indulgenza e dolce compassione, siano figlie amorevoli che nel rovesciamento dell’antico vincolo, proteggono e promuovono papà faciloni e sprovveduti, siano compagne amorevoli e appassionate immolate sull’altare di un eros dissipato e dissennato, siano mammine e babbi apprensivi a caccia di facilitazioni e sistemazioni di una prole timida e e ritrosa, tanto da avere ritegno nell’affacciarsi al mercato del lavoro.

Il simplicissimus

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Vi propongo un test di quelli che i settimanali pubblicano nel numero di ferragosto ad uso di neo ateniesi sotto l’ombrellone dell’Ultima Spiaggia. Allora cosa fareste se foste un dirigente politico alle prese con uno scandalo che coinvolge ministri, imprese pubbliche, boiardi di stato, amministratori locali, imprenditori e sottobosco d’impresa, autodefinitisi cricca del quartierino, rivelati grazie alla somministrazione al pubblico di intercettazioni accuratamente selezionate da editori impuri e media assoggettati e felici di mettersi a disposizione del regime?

  1. Scegliereste decisori e membri dell’esecutivo tra orfani eccellenti, misantropi tenacemente determinati a vivere un’esistenza romita e solitaria, sfuggendo ogni relazione e vincolo, eremiti dediti a solinghe contemplazioni, trovatelli restii alla ricerca di qualsiasi esponente pentito di genitorialità?
  2. Non avendo a disposizione moralisti pervicaci, gerolamisavonarola incalliti, fustigatori di costumi indefessi, ripieghereste su una legge ombrello che imponga a partiti e movimenti lo screening del personale politico in modo…

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2 thoughts on “Orecchio non sente, morale non duole

  1. Indubbiamente, per gli interessi americani si sta rivelando molto utile l’inettitudine e poca coerenza dell’opposizione in Italia. I cosiddetti pentastellati sono un ammasso abbastanza caotico di incompetenti pronti, io credo, a porsi al servizio degli Usa se questi decidessero di sfruttarli per la solita necessità di avere un paese ridotto a semplice area geografica delle loro operazioni; non solo verso Africa e Medioriente, ma pure per ostacolare i movimenti euroscettici.

    E anche le forze dette di centro-destra, incapaci come già detto di regolare definitivamente i conti con i forzaitalioti berlusconiani, danno l’impressione di dover rimanere sempre all’opposizione. Il vero difetto di tutti questi partiti è di essere alla disperata ricerca di voti; il culto settantennale della finta “democrazia all’americana” gioca sempre brutti tiri. Non ci si rende conto che una siffatta “democrazia” esige la presenza di forti lobbies, dotate di mezzi per strapagare media e corrompere tutto e tutti.

    In un paese come il nostro – in cui i gruppi di potere e gli apparati di servizio agli stessi (l’Intelligence in primo luogo) sono subordinati ad interessi predominanti (degli Usa appunto); e in cui anche i gruppi industriali e bancari, soprattutto dopo il forte indebolimento dei settori “pubblici”, giocano nello stesso senso – le lobbies, così essenziali alla “democrazia” da burletta, sono o straniere o al servizio di queste ultime.

    Le povere opposizioni, se semplicemente si adattano alla ricerca dei voti, non riescono ad emergere. E qualora si rafforzassero un po’, subito si formerebbero gruppi di meschini opportunisti venduti (alle lobbies in questione).
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=15518

  2. di ALAIN DE BENOIST (filosofo)

    La cultura libertaria discende esattamente dalla stessa fonte ideologica della cultura liberale. È la ragione per la quale, come ha detto Jean-Claude Michéa, il liberalismo economico (di destra) e il liberalismo culturale e sociale (di sinistra) sono destinati a ricongiungersi. Bisogna del resto farla finita col il mito del ’68! Non è dal ’68 ma dal capitalismo liberale che proviene l’idea di una libertà irresponsabile e senza limiti.

    Il capitalismo è legato dalle sue origini a un modello antropologico, quello dell’homo œconomicus, che si crede cerchi sempre di massimizzare il suo miglior interesse materiale. Da qui la legittimazione dell’egoismo. Il capitalismo si struttura d’altronde sull’idea dell’illimitato, di affrancamento da ogni frontiera, da ogni limite. La sua sola parola d’ordine è “sempre di più!” (sempre più mercato, scambi, profitti…). Da qui la legittimazione della dismisura, che i greci chiamavano hybris. Già presso Adam Smith, l’economia sembrava essere guidata dal desiderio molto più che dal bisogno.

    Ora, il desiderio è per natura illimitato (Epicuro faceva già del desiderio illimitato il principale ostacolo alla felicità). La pulsione economica oscura così la questione dei fini. Se oggi l’immaginario simbolico è sempre più colonizzato dai soli valori mercantili non è per colpa dei gauchistes, ma del capitalismo liberale che, per estendersi, ha bisogno di distruggere metodicamente tutto ciò che può fungere da ostacolo all’egoismo, alla libertà del commercio e al regno dell’interesse.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=15640

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