Poesie moderne

Né son io per anche un bocconiano che tiri quattro paghe per il lesso…

https://zeroconsensus.wordpress.com/2016/02/09/le-responsabilita-della-catastrofe-bancaria/

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3 thoughts on “Poesie moderne

  1. Non sono lontani i tempi in cui la cosiddetta comunicazione commerciale prenderà la maggior parte del tempo, mentre il resto non sarà che cornice.

    Del resto già adesso il tempo dedicato alla pubblicità, tende ad occupare un terzo del tempo totale dei vari programmi ed è in costante salita (10 anni fa era in media al 16% sebbene Mediaset su attestasse sul 20%) ed è straordinario come tutte le regole siano saltate senza che nessuno abbia nulla dire, ma soprattutto che esistano ancora codici di regolamentazione e autoregolamentazione, in particolare rivolte ai minori, di straordinaria ipocrisia come se la quantità stessa di comunicazione commerciale, nella sua misura abnorme, non fosse di per sé una grave distorsione educativa. Anzi per i sepolcri imbiancati che rifiutano l’adozione gay, sarebbe bene che sostenessero la naturale necessità di un padre, di una madre e di un milione di spot. Del resto tutto questo è necessario per chiudere precocemente l’orizzonte delle persone e farle essere consumatori senza coscienza di classe: non si tratta di vendere pannolini, profumi o auto, ma un unico prodotto politico.(il capitalismo n.d,r)
    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/02/09/il-super-bowl-del-capitalismo/

  2. Giustamente fiero, il governo di Reykiavik ha dato la notizia: l’Islanda è tornata più o meno al livello di disoccupazione del 2007, prima della grande crisi delle sue banche. I disoccupati sono l’1,9 per cento della popolazione attiva. D’accordo, l’Islanda ha solo 320 mila abitanti, ma la crisi che ha subìto era proporzionalmente catastrofica, come ha riconosciuto il Fondo Monetario: le tre banche maggiori fallite tutte nel giro di pochi giorni, avevano “attivi” (ossia: erano esposte) per 10 volte il Pil nazionale; per lo più con creditori esteri, per lo più britannici e olandesi; e simultaneamente alla crisi dei subprime che ha trascinato a fondo le banche di Europa ed America. L’economia crollò, la disoccupazione la disoccupazione salì al 10 per cento (con punte di 12). Come ce l’hanno fatta gli islandesi?

    Semplice. “Non avremmo potuto uscire da disastro se fossimo stati nembri dell’Unione Europea”, ha spiegato il primo ministro Sigmundur Davíð Gunnlaugsson. La fortuna aggiuntiva è di non essere entrati nell’euro ma aver la loro moneta sovrana. “Se i debiti fossero stati in euro, se fossimo stati obbligati (dalla UE) a fare come l’Irlanda o la Grecia, e prenderci carico delle banche fallite, ciò avrebbe affondato la nostra economia”.

    Sostenuto dalla popolazione (che aveva cacciato i politici colpevoli), il nuovo governo ha fatto il contrario di quel che raccomandano la BCE e Bruxelles. Invece del salvataggio a spese dei contribuenti (bail-out) ha cominciato con lo sbattere i galera i banchieri responsabili; ha lasciato fallire le banche, limitandosi a preservare i depositi dei residenti, ossia i risparmiatori e le famiglie islandesi; i depositanti esteri hanno niente, in fondo sapevano che stavano partecipando a speculazioni azzardate. Hanno perso tutto col fallimento delle tre banche.

    Poi, il piano di risanamento. Un piano cui la popolazione (ovviamente con alto tasso d’istruzione) ha partecipato consapevolmente, assumendone in coscienza le pari sgradevoli: qualche anno di cinghia tirata (austerità di bilancio) e aumento di tasse, sacrifici accettabili se ciò avesse portato alla ripresa. Ma anche qui, ecco alcune misure che l’Europa vieta: 1) controllo dei capitali (orrore orrore!), 2) procrastinazione dell’aggiustamento di bilancio (ossia “sforare il deficit”) e 3) e svalutazione della moneta. Una svalutazione forte – 60% – che ha innescato una fiammata d’inflazione non indifferente; oggi padroneggiata per la ripresa economica conseguente. Reykiavik ha rimborsato tutto il prestito del Fondo Monetario (oltre 2 miliardi di dollari), e non ha sacrificato lo stato sociale. Il debito pubblico è oggi al 100 per cento del Pil, ma non provoca alcuna inquietudine sui mercati. Tanto che l’Islanda è tornata su detti mercati con una emissione di 2 miliardi, che è stata tutta assorbita.
    leggi tutto su http://www.maurizioblondet.it/islanda-disoccupati-al-2-per-cento-senza-ue/

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