Canzone scritta sul muro

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E salve gente senza un colore,
senza un problema senza un dolore,
gente coperta da scorie gravi,
per ogni occhio ha almeno due travi,
gente sepolta dal carnevale di una città,
sotto il peso di una tremenda felicità.
Gente che ride quando si parla,
gente che ride quando si canta,
gente convinta che vivere sia,
accontentarsi e godersi quel tanto.
Questa canzone scritta sul muro
vi colpirà ne sono sicuro,
con le sue povere scarne parole
ma libere come ragazze sole,
questa canzone scritta di rabbia,
ognuno di voi per sua voglio che l’abbia,
per me sarà stringervi tra le mie braccia
e uno ad uno sputarvi in faccia.

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Menzogne

E quando le loro sedicenti élites ci vengono a dire in maniera sfacciata: “ Ma no, è solo un’impressione, voi non state realmente soffrendo, voi agonizzate a torto, vedrete che ben presto tutto andrà molto meglio, vi stiamo conducendo verso un avvenire radioso e coloro che affermano il contrario sono dei populisti”, i popoli che invece toccano con mano il contrario cominciano a chiedersi con insistenza: “Ma per quale motivo ci stano mentendo, perché mai continuano a prenderci per dei cretini?”

Da questo a porsi la buona domanda: “A chi giova il crimine?” non c’è che un solo passo. Alcuni stati hanno già passato questo limite ed hanno fatto rinascere le frontiere.

La Menzogna minacciata resiste: “Non fate questo sciagurati: così andate incontro alla povertà! La libera circolazione di tutto e di tutti è la condizione essenziale per la prosperità!”

Ma i popoli insolenti non tarderanno a rispondere: “Sì la prosperità ma di chi? Tutto quello che noi riusciamo a vedere è la libera circolazione delle guerre che noi non vogliamo assolutamente e che ci sono del tutto estranee. Questo vuol dire per noi posti di lavoro perduti a causa della delocalizzazione e che sicuramente a voi risultano molto più economici, ed anche salari spinti drasticamente in caduta verso il basso a causa della concorrenza dei migranti clandestini e dai lavoratori distaccati. Ma vuol anche dire la nostra previdenza sociale, nata dalla solidarietà nazionale, amputata a beneficio di chi non versa contributi e minata dalla riduzione delle risorse a disposizione degli istituti mutualistico previdenziali. E poi ci sono anche i nostri figli ed anche i nostri migliori cervelli che scappano all’estero alla ricerca di impieghi qualificati che il loro paese non può più offrigli. E tutto ciò a vantaggio di chi?”

Julius Muzart

estratto da http://www.maurizioblondet.it/sua-maesta-la-menzogna/

Psicologia delle folle – l’insegnamento di Le Bon

«Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.»

Azione Prometeo

“La psicologia delle folle” fu pubblicato per la prima volta nel 1895 da Gustave Le Bon, ed ebbe particolari riconoscimenti da alcuni importanti sociologi e psicologi del tempo, tra cui Sigmund Freud che vi dedicò un intero capitolo di un suo saggio del 1921. Dato che il corso del primo ‘900 è stato dominato dal particolare ascendente sulle masse di alcuni grandi oratori e visto che dopo la seconda guerra mondiale la società democratica liberale si è fortemente legata all’opinione pubblica, risulta essenziale comprendere la volubilità delle masse ed analizzare l’attività psichica dell’inconscio all’interno delle folle.

Gustave Le Bon Gustave Le Bon

Innanzitutto Le Bon illustra come una folla si definisce “psicologica”, non è un insieme casuale di persone, ma un’assemblea di individui presenti in un determinato luogo per un obiettivo comune: una dozzina di persone che si reca alla messa, così come centinaia di individui sotto il palco di un oratore o…

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Centralità del cibo

Magna cura cibi, magna virtutis incuria.
Dove c’è gran cura del cibo, è grande l’incuria per la virtù.
Ammiano Marcellino, Storie, 16,5,2

E’ un dato di fatto che sui media il cibo viene ormai subito dopo lo sport: dai canali dedicati fino alle TV generaliste le trasmissioni di cucina si sono ritagliati spazi sempre più ampi e gli chef sono assurti al rango dei divi del pallone .

Eppure la qualità del cibo è messa in pericolo dal sistema di distribuzione  (se un prodotto è buono sparisce dagli scaffali del supermercato per il suo alto costo), dal sistema di produzione (pesticidi e fertilizzanti a iosa) e dagli accordi internazionali (TTIP già in dirittura di arrivo).

A questo va ovviamente aggiunto l’inquinamento industriale, lo smaltimento dei rifiuti tossici, i residui di radioattività degli esperimenti ed incidenti nucleari, che rendono problematico il consumo di qualsiasi alimento.

estratto da: http://www.bondeno.com/2015/09/18/centralita-del-cibo

Capitale umano

Alla più cauta della stime, dal 2008 al 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo Stato 23 miliardi di euro. Sono 23 miliardi dei contribuenti regalati ad altre economie. È una cifra pari al doppio di quanto occorre per stendere la rete Internet ad alta velocità che in questo Paese continua a mancare. È una somma pari a un terzo del costo dell’intera rete ferroviaria ad alta velocità italiana, che al chilometro è la più cara al mondo. Ma quando si tratta di laureati, diplomati o anche solo di titolari di una licenza media che se ne vanno portando con sé le proprie competenze e l’investimento che è stato fatto su di loro dagli asili d’infanzia alle aule universitarie, nessuno protesta. Di rado se ne parla. Non è uno scandalo: sembra normale, anche se nella storia dell’Italia unita non era mai successo.

Ogni volta che una di queste persone lascia l’Italia, quell’investimento in sapere se ne va con lui o con lei. Negli ultimi anni le destinazioni preferite sono Gran Bretagna, Germania e Svizzera. Si tratta di un colossale sussidio implicito versato dall’Italia ad altri Paesi ogni volta che un migrante fa le valigie. Ed è ormai un fenomeno macroeconomico. Nel solo 2013 il trasferimento silente di investimenti dall’Italia al Regno Unito attraverso l’istruzione dei migranti è stato, quantomeno, di 1,5 miliardi. Quello versato alla Germania è di 650 milioni e persino un Paese lontano come il Brasile è beneficiario per oltre cento milioni. Nell’ultimo secolo un export su questa scala di investimenti pubblici in “infrastrutture” si è visto solo quando un Paese sconfitto in guerra doveva pagare riparazioni. Questo invece è auto-inflitto.

Il problema è che gli oneri reali sono più alti, perché i dati Istat non colgono tutta la realtà. Molti se ne vanno, ma non lo comunicano all’anagrafe. Gli italiani che nel 2013 hanno preso il “National Insurance Number” (codice fiscale) per lavorare in Gran Bretagna sono quattro volte più di quelli che ufficialmente hanno lasciato l’Italia, secondo l’Istat, per andare Oltremanica. Per il governo tedesco, gli italiani arrivati in Germania solo nella prima metà del 2014 sono più di quelli che, secondo l’Istat, lo hanno fatto in tutto il 2013. Così l’Italia manda via qualcosa che costa e vale più delle sue autostrade o ferrovie.

Federico Fubini

http://www.appelloalpopolo.it/?p=15078

La fiera delle illusioni

Le elites occidentali avvertono che il territorio è ostile, che alla lunga la narrazione globalista e mercatista, nutrita da una deviante e grottesca antropologia televisiva, è destinata a sfaldarsi e quindi seriamente cominciano a pensare alla guerra come sola speranza di uscire da un groviglio di contraddizioni inestricabili. Dopotutto lo scontro con la Russia in Ucraina ha visto come principale organizzatore dietro le quinte George Soros, lo speculatore miliardario che non investe solo in Borsa, ma che affianca o trascina la politica imperiale.

Il simplicissimus

lanno-che-verràPensavo e l’ho scritto a Capodanno che il 2016 sarebbe stato un anno cruciale, quello in cui le logiche aberranti che hanno preso il dominio del mondo avrebbero cominciato a produrre i loro frutti velenosi. Ma non pensavo che già la prima settimana mi avrebbe reso buon profeta: lo scontro fra Arabia Saudita e l’Iran, il crollo delle borse asiatiche, il crescere della voglia di scontro di civiltà che si evince dalle reazioni ai fatti di Colonia a cui si attribuisce una valenza del tutto strumentale e che comunque rappresentano per numero un fenomeno di gran lunga inferiore a quanto normalmente avviene in Germania durante l’Oktoberfest o il periodo di carnevale.

I veleni cominciano tutti a venire al pettine, da quelli economico ideologici che non sono più in grado di spiegare quanto avviene, a quelli seminati attraverso la geopolitica del caos, a quelli della democrazia e al crollo dell’illusione che il mercato possa…

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