Spettacolo: genere Telegiornale

“Lo spettacolo del mondo come è raccontato dai notiziari televisivi è, secondo il punto di vista di Edelman, una essenziale sorgente di legittimazione per lo Stato: là fuori ci sono terribili nemici e sfide complicate; per riuscire a vivere tranquilli qui dentro, nel salotto di casa dove il mondo è spettacolo, qualcuno deve pensarci per noi”.

Ugo Volli e Omar Calabrese in I telegiornali: istruzioni per l’uso. Laterza 1980

citato in http://www.filosofico.net/socspettdebord.htm di Andrea Pesce

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2 thoughts on “Spettacolo: genere Telegiornale

  1. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre…
    Pier Paolo Pasolini in Acculturazione e acculturazione pubblicato sul “Corriere della Sera” del 9 dicembre 1973

  2. La genesi del cancro è stata descritta da Guy Debord quando, nel saggio La società dello spettacolo del 1967, ha compreso il segno dell’irreparabile nella deriva consumistica dei lavoratori.

    Il capitale non opprime più l’operaio solo all’interno della fabbrica o ufficio, ma è fuoriuscito convertendo il lavoratore in consumatore. Anche il concetto marxiano di alienazione subisce una mutazione, un cambiamento radicale portato dal fatto che lo spreco del tempo libero diventa essenziale all’abbattimento, da parte del capitale, di ogni velleità rivoluzionaria.

    Mentre in passato era essenziale per il rivoluzionario mettere a buon fine il proprio tempo libero, pianificando la lotta da porre in essere contro la classe dominante, oggi il consumatore passa le proprie ore ad istupidirsi di fronte agli spettacoli che i suoi sfruttatori generano per lui.

    Baudrillard ha egregiamente sintetizzato questo concetto nella frase: “Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare“.

    Andrea Pesce in http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=113877&typeb=0

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