Il paese di Pinocchio

Più passa il tempo e più mi convinco che Carlo Lorenzini aveva capito tutto del carattere degli italiani quando scrisse, nel 1881, la sua storia di un burattino:

E pensare che, invece di quattro monete, potrebbero
diventare domani mille e duemila! Perché non dai retta al
mio consiglio? Perché non vai a seminarle nel Campo dei
miracoli?
– Oggi è impossibile: vi anderò un altro giorno.
– Un altro giorno sarà tardi, – disse la Volpe.
– Perché?
– Perché quel campo è stato comprato da un gran signore
e da domani in là non sarà più permesso a nessuno
di seminarvi i denari.
– Quant’è distante di qui il Campo dei miracoli?
– Due chilometri appena. Vuoi venire con noi? Fra
mezz’ora sei là: semini subito le quattro monete: dopo pochi
minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui colle tasche
piene. Vuoi venire con noi?
Pinocchio esitò un poco a rispondere, perché gli tornò
in mente la buona Fata, il vecchio Geppetto e gli avvertimenti
del Grillo-parlante; ma poi finì col fare come fanno
tutti i ragazzi senza un fil di giudizio e senza cuore; finì,
cioè, col dare una scrollatina di capo, e disse alla Volpe e al
Gatto:
– Andiamo pure: io vengo con voi.
E partirono.

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