Cara Italia ti scrivo…

Cara Italia ti scrivo, anche se Tu non hai mai scritto a me.

Il 1° settembre 2014 ho preso servizio in qualità di docente a tempo indeterminato nella Direzione Dattica di Zola Predosa, a seguito di un trasferimento chiesto in previsione d’intraprendere una convivenza.

Il mio rapporto di coppia all’improvviso s’ interrompe ed io mi ritrovo spiazzata. Fin qui sfiga, vado in pace, Amen.

Comincio a cercare un monolocale in affitto e penso di trovarlo in fretta, in quanto statale assunta a tempo indeterminato, ma così non è.

Le mie proposte vengono regolarmente scartate, perché la mia busta paga è troppo bassa rispetto al prezzo dell’affitto.

Un’agenzia mi chiede di stipulare una fideiussione bancaria annuale, un’altra un garante disposto a pagare la locazione nel caso in cui io risultassi inadempiente.

Mio padre, che riceve mensilmente una pensione statale,  si offre di firmare in qualità di garante, ma dalla sua dichiarazione dei redditi non risultano immobili a lui intestati, ma solo terreni, quindi l’agenzia richiede un secondo garante a cui siano intestati beni immobiliari.

Devo pregare anche a mia madre di firmare la garanzia.

Nel frattempo inizio a lavorare e mi ritrovo a fare avanti e indietro da Modena quasi ogni giorno. Inizio a chiedermi se stia cercando di affittare un appartamento o se abbia inconsciamente inviato domanda d’assunzione alla NASA.

E porta la valigia e cambia il guardaroba, via i sandali, dentro le ballerine, nell’armadio gli abiti estivi, fuori quelli autunnali e verifiche d’ingresso da correggere, quintali di quadernoni da portarsi appresso, fotocopie da stampare e lezioni da programmare in automobile col sottofondo di Julio Iglesias.

Ieri l’altro scopro che serviranno due cedolini del mio stipendio e la mia dichiarazione dei redditi. Il tutto è gelosamente custodito dentro un sito che si chiama “Noipa”, al quale non posso accedere senza conoscere la password provvisoria.

Mi reco in segreteria per essere identificata e conoscere il tanto agognato codice segreto: mi viene risposto che devo procedere da sola e attuare il primo accesso, ma io obietto che per accedere serve sta benedetta password, che io non conosco, cazzo! Vengo liquidata malamente da una segretaria, la quale mi informa che in ufficio hanno ben altre cose più importanti da fare. Io sono senza casa, ma questo è soltanto un piccolo, insignificante particolare.

Cara Italia ti chiedo: che cosa deve fare un cittadino italiano che lavora per affittare un monolocale di 40 mt. quadri?

A me ormai hanno chiesto anche il culo! Pardon, il lato b che, francamente, non mi sento di concedere , dato che già mi serve per pagare tasse astronomiche, spese e bollette!

Ho capito. Devo emigrare, ottenere la cittadinanza di un Paese sottosviluppato,  poi tornare e pretendere una casa gratis.

Cara Italia ti scrivo, anche se so che Tu non scriverai mai a me ed una sola cosa che serbo nel cuore voglio dirti: ma vaffanculo!

Ornella Anastasia Pigati

postata su Facebook(TM)  il 20 settembre 2014

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2 thoughts on “Cara Italia ti scrivo…

  1. Sono tristemente colpito dalla assoluta mancanza di reazioni a questa lettera (che peraltro su FB è immediatamente sparita dalla vista): sembra che a nessuno importino le cose serie.
    Se uno posta la foto del suo gatto o scrive che ha cambiato pettinatura “colleziona” almeno 10 consensi e 30 commenti; se un’insegnante (che pure ha ancora un posto a tempo indeterminato e un reddito fisso) non viene ritenuto solvibile o, peggio ancora, credibile, siamo già arrivati alla disgregazione sociale di fatto, senza bisogno di aspettare la caduta dello Stato.

  2. La mancanza di reazione è uno dei sintomi più comuni di un sistema reso inerte da una specie di anestesia derivante dall’overload di impulsi.
    Troppe notizie, troppe proposte, troppe strategie, troppo internet, troppa tv, e poca vita.
    Non si vive più…
    Ci si fotte dalla mattina alla sera di una quantità di segnali che pongono i nostri sentimenti su una specie di piano piatto.
    E’ un bel problema.
    Non avere ben presente i principi su cui dovremmo fondare il nostro futuro è un grandissimo problema.
    Io confido nel fatto che si possano salvare i più sensibili.
    Ma ho forti dubbi che la sensibilità sia un carattere distintivo privilegiato dall’evoluzione.
    Mah..
    Augusto Verri

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