Il paese di Pinocchio

Più passa il tempo e più mi convinco che Carlo Lorenzini aveva capito tutto del carattere degli italiani quando scrisse, nel 1881, la sua storia di un burattino:

E pensare che, invece di quattro monete, potrebbero
diventare domani mille e duemila! Perché non dai retta al
mio consiglio? Perché non vai a seminarle nel Campo dei
miracoli?
– Oggi è impossibile: vi anderò un altro giorno.
– Un altro giorno sarà tardi, – disse la Volpe.
– Perché?
– Perché quel campo è stato comprato da un gran signore
e da domani in là non sarà più permesso a nessuno
di seminarvi i denari.
– Quant’è distante di qui il Campo dei miracoli?
– Due chilometri appena. Vuoi venire con noi? Fra
mezz’ora sei là: semini subito le quattro monete: dopo pochi
minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui colle tasche
piene. Vuoi venire con noi?
Pinocchio esitò un poco a rispondere, perché gli tornò
in mente la buona Fata, il vecchio Geppetto e gli avvertimenti
del Grillo-parlante; ma poi finì col fare come fanno
tutti i ragazzi senza un fil di giudizio e senza cuore; finì,
cioè, col dare una scrollatina di capo, e disse alla Volpe e al
Gatto:
– Andiamo pure: io vengo con voi.
E partirono.

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Cara Italia ti scrivo…

Cara Italia ti scrivo, anche se Tu non hai mai scritto a me.

Il 1° settembre 2014 ho preso servizio in qualità di docente a tempo indeterminato nella Direzione Dattica di Zola Predosa, a seguito di un trasferimento chiesto in previsione d’intraprendere una convivenza.

Il mio rapporto di coppia all’improvviso s’ interrompe ed io mi ritrovo spiazzata. Fin qui sfiga, vado in pace, Amen.

Comincio a cercare un monolocale in affitto e penso di trovarlo in fretta, in quanto statale assunta a tempo indeterminato, ma così non è.

Le mie proposte vengono regolarmente scartate, perché la mia busta paga è troppo bassa rispetto al prezzo dell’affitto.

Un’agenzia mi chiede di stipulare una fideiussione bancaria annuale, un’altra un garante disposto a pagare la locazione nel caso in cui io risultassi inadempiente.

Mio padre, che riceve mensilmente una pensione statale,  si offre di firmare in qualità di garante, ma dalla sua dichiarazione dei redditi non risultano immobili a lui intestati, ma solo terreni, quindi l’agenzia richiede un secondo garante a cui siano intestati beni immobiliari.

Devo pregare anche a mia madre di firmare la garanzia.

Nel frattempo inizio a lavorare e mi ritrovo a fare avanti e indietro da Modena quasi ogni giorno. Inizio a chiedermi se stia cercando di affittare un appartamento o se abbia inconsciamente inviato domanda d’assunzione alla NASA.

E porta la valigia e cambia il guardaroba, via i sandali, dentro le ballerine, nell’armadio gli abiti estivi, fuori quelli autunnali e verifiche d’ingresso da correggere, quintali di quadernoni da portarsi appresso, fotocopie da stampare e lezioni da programmare in automobile col sottofondo di Julio Iglesias.

Ieri l’altro scopro che serviranno due cedolini del mio stipendio e la mia dichiarazione dei redditi. Il tutto è gelosamente custodito dentro un sito che si chiama “Noipa”, al quale non posso accedere senza conoscere la password provvisoria.

Mi reco in segreteria per essere identificata e conoscere il tanto agognato codice segreto: mi viene risposto che devo procedere da sola e attuare il primo accesso, ma io obietto che per accedere serve sta benedetta password, che io non conosco, cazzo! Vengo liquidata malamente da una segretaria, la quale mi informa che in ufficio hanno ben altre cose più importanti da fare. Io sono senza casa, ma questo è soltanto un piccolo, insignificante particolare.

Cara Italia ti chiedo: che cosa deve fare un cittadino italiano che lavora per affittare un monolocale di 40 mt. quadri?

A me ormai hanno chiesto anche il culo! Pardon, il lato b che, francamente, non mi sento di concedere , dato che già mi serve per pagare tasse astronomiche, spese e bollette!

Ho capito. Devo emigrare, ottenere la cittadinanza di un Paese sottosviluppato,  poi tornare e pretendere una casa gratis.

Cara Italia ti scrivo, anche se so che Tu non scriverai mai a me ed una sola cosa che serbo nel cuore voglio dirti: ma vaffanculo!

Ornella Anastasia Pigati

postata su Facebook(TM)  il 20 settembre 2014

Occulta Lunae pars

THE DARK SIDE OF THE MOON / OCCULTA LUNAE PARS – I brani della mitica raccolta dei Pink Floyd tradotti in lingua latina
Traduzione testi a cura di Valeria Casadio, Università di Firenze
Arrangiamenti musicali gruppo dei Fint Floyd
Coreografia del Gruppo Danza Antica di Villadose-Rovigo
In occasione del quarantesimo anno dalla produzione di “The Dark Side Of The Moon” (marzo 2013), l’editore si è fatto carico della traduzione in latino dell’album simbolo della storica formazione, cercando di mantenere le musiche originali. Un progetto tanto ambizioso quanto complicato, poiché la metrica latina è molto diversa dall’inglese e dall’italiano cantato. Dopo mesi di studi e di prove e un concerto alla fiera internazionale dell’editoria” Volta la Carta”a l’Aquila, dove è stato presentato solo “Money” (ossia “Pecunia”), si è riusciti a tradurre tutti i pezzi e a metterli in musica. E ora è stata realizzata la produzione del cd. Per la traduzione in latino il merito va alla professoressa Valeria Casadio della facoltà di Lettere, Università di Firenze. Tutti gli arrangiamenti sono stati curati dal gruppo dei Fint Floyd. Il progetto ha avuto l’assenso definitivo da parte dello staff dei Pink Floyd e da George Roger Waters, non solo per quel che riguarda i diritti d’autore, ma soprattutto per la valenza del progetto stesso.

Andarsene

di Carlo Bertani

Una “leva” è composta – oggi – da 460.000 nuovi nati italiani e da 70.000 infanti stranieri. Vent’anni fa, gli italiani erano 550.000 e gli stranieri 20.000 (tutte le cifre sono state arrotondate).

Che il “seme italico” stia percorrendo un lungo ed inevitabile declino, già lo sapevamo: che succede se, di quel mezzo milione circa, se ne vanno ogni anno in…facciamo 50.000?

Ve lo dico io che sono stato insegnante: se ne vanno i migliori, quei 3-4 per classe che fanno la differenza.

Col tempo, emigreranno anche 2-3 che andranno a fare i falegnami od i saldatori, così – in Italia – rimarranno i peggiori. I figli degli extracomunitari seguono un percorso similare, ma pochi riescono ad emergere, almeno per ora.

Una parte dei bimbi-minkia rimanenti si sistemerà – grazie ai buoni uffici di papà e mammà – in politica, andranno ad ingrossare le fila di quel milione d’italiani che campa credendo d’essere classe dirigente. Diventeranno, così, mezza-età-minkia ed anziani-minkia: ma benestanti ed in buona salute.

Gli altri, si leveranno il sangue per pagare fior di tasse (e mantenerli) e seguiranno una vita ritmata dai piani industriali di Marchionne e dalle promesse del Renzi di turno. Moriranno poveri, senza mai arrivare ad uno straccio di pensione, perché i bimbi-minkia, quando cresceranno, alzeranno l’asticella ogni anno. Già lo fanno oggi, figuriamoci domani: un vero e proprio scenario da Orwell. A ripensarci, meglio Huxley con le sue allucinate felicità.

Andandosene, si raggiungono due specifici obiettivi: si campa meglio, al diavolo tutta la retorica sul “belpaese” e sulla patria (min). Magari non ci sarà il mare o il bosco di casa, ma tornate a chiedere a quelli che hanno mare e bosco come campano.

Il secondo obiettivo è meno appariscente, ma più “strategico”: mi dite voi, come farà a sopravvivere (od a decollare economicamente) un Paese che non ha un futuro industriale, un futuro agricolo e nemmeno turistico? E quando non ci saranno più teste pensanti (che già oggi contano poco o niente)?

Sarà una nazione che crollerà lentamente, ma più in fretta del previsto: più in là non mi spingo – la mia età non me lo consente – e ci sono giovani scrittori che hanno bisogno di scrutare il futuro: lo facciano, si divertano e soffrano un poco anch’essi.

Da parte mia, ho già scelto: Madeira. Dovrò prima mettere a posto alcune cose, mettere in mare la Gretel e poi veleggiare. Le mie ceneri riposeranno in Atlantico? Non importa: il mare, a pensarci un attimo, è uno solo che tutto circonda ed accarezza. Sono gli uomini a dargli tanti nome diversi, per distinguersi gli uni dagli altri e dimenticarsi così che non esistono le razze, ma solo la specie.

estratto da http://carlobertani.blogspot.com/2014/09/andarsene.html

Mitteleuropa

Di Weininger e del suo “Sesso e carattere” abbiamo già parlato, per cui qui citiamo solo  Carlo Michelstaedter, classe 1887 , uno dei geni dimenticati del nostro primissimo novecento. Pittore, filosofo e poeta, “La persuasione e la rettorica” si può considerare ad oggi il suo capolavoro maggiore, ma anche in questo caso ci si trova davanti ad una produzione tutt’altro che ridotta, se si considera l’età che il pensatore friulano aveva quando decise di togliersi la vita con un colpo di pistola nella medesima città di nascita (altri due dettagli, peraltro, che sembrano legarlo misteriosamente a Weininger) . Sul gesto scrisse Giovanni Papini che si trattava di un “suicidio metafisico”, prova della straordinaria coerenza del goriziano con “le conseguenze delle sue idee”. Stupefacenti i suoi versi, ancora sottovalutato il suo pensiero, figlio diretto di quello Schopenhaueriano e caratterizzato da un estremo solipsismo. Giocando con contrapposizioni giudicate insanabili per mezzo della sola dialettica, Michelstaedter definisce la retorica una non-filosofia che rende gli uomini schiavi d’una persuasione illusoria. Illusione è il soddisfacimento dei propri bisogni, illusione lo stesso perseguimento d’un ideale. Ecco perché per il giovane Carlo la realizzazione dell’uomo consiste esclusivamente nel “possesso di sé stesso”, mai nella realizzazione esteriore. Ed è un possesso che va conquistato “attimo per attimo” e che non sembra mai definitivo.

estratto da http://www.lintellettualedissidente.it/weininger-e-michelstaedter-geni-dimenticati-o-uccisi-dal-politically-correct/