Dopo il liceo che potevo far

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Il primo giorno di lavoro sono arrivato in ufficio con un completo marrone di velluto a coste e la cravatta, perché il responsabile delle risorse umane mi aveva raccomandato di indossare il completo e la cravatta, almeno il primo giorno, “per riguardo verso i nuovi colleghi”. L’ufficio era composto da cinque impiegate, la capoufficio si è presentata e mi ha detto: “Non abbiamo una scrivania per te, siediti al mio posto e aspetta”. Dopo una settimana ero ancora lì ad aspettare. Solo che nel frattempo non ero riuscito a restarmene seduto, insomma mi ero messo a dare una mano alle mie nuove colleghe per riordinare degli elenchi in Excel sforzandomi di trovarlo un lavoro interessante. Fin dal primo giorno ho avuto l’impressione che lì la mia presenza fosse superflua, che ero stato assunto all’unico scopo di giustificare la somma di denaro che mi avrebbero versato ogni mese, che non mi era riconosciuto alcun tipo di professionalità, che in cambio dello stipendio dovevo solo fare un piccolo sacrificio: rinunciare a essere libero per cinque ore al giorno.
http://www.lolandesevolante.net/blog/2014/06/cronache-del-grande-nulla/

Responsabilità

http://www.ilpost.it/2014/06/19/traduzione-versione-greco-luciano-maturita/

Partiamo dal link qui sopra, riguardante la prova di greco per i licei classici alla maturità di pochi giorni fa e vi invitiamo subito a leggere la traduzione: in pratica la versione parte dall’ignoranza, ma lo fa per arrivare (come giustamente suggerisce il titolo del trattato originale) a diffidare della calunnia.

Infatti, se allarghiamo un po’ la visuale, il pericolo maggiore oggi non è la mancanza di informazione (semmai il suo eccesso) che si accompagna, ormai abitualmente al ricorso di tecniche per screditare l’avversario e, anche se sembra che Luciano si rivolga agli individui, a un certo punto parla di città (καὶ πόλεις ἄρδην ἀπολώλασι: polis, la città-stato dei greci) distrutte dagli odi di fazioni contrapposte.

Sottolineo questo perché la tendenza a dare la colpa agli individui e non alle istituzioni (a buttarla insomma sul personale) è presente anche nelle tracce per la prova di Italiano in tutte le scuole; non tanto in quelle del “tema” classico (dove è richiesto il solito esercizio di buonismo nel rimestare l’aria fritta), quanto in quelle in forma di saggio in cui viene da più fonti ribadito che le responsabilità sono personali.

 Ora, per la prima volta, alla sbarra non è più solo l‟industria, ma ogni consumatore finale. In pratica ogni abitante della Terra è colpevole: il boscimano sudafricano, che incendia la savana per cacciare o per guadagnare terreno coltivabile, e il fazendero argentino, i cui manzi producono metano, il coltivatore di riso a Bali e il banchiere cinese, che fa i suoi affari in uno studio dotato di aria condizionata.»

Finanza, multinazionali, globalizzazione, neoliberismo, trattati europei non sono nell’orizzonte dei maturandi, futuri precari, candidati alla disoccupazione (per colpa loro, naturalmente!).

 

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Mai dare per scontato nessuno

Però ci sono cose che non sopporto degli italiani della mia generazione (e spagnoli) ed una di queste è: se lavori gratis non puoi sperare che prima o poi qualcuno dia un valore al tuo lavoro. Se tu lo fai gratis vuol dire che non credi valga la pena di pagarlo e questo non dico danneggi il sistema (magari sì, ma rimaniamo bassi, non astraiamo) ma danneggia proprio te in prima persona. Se un datore di lavoro è abituato ad avere il tuo lavoro gratis perché mai dovrebbe pagarti un giorno? Se non sei tu il primo a dare valore al tuo lavoro, come fai a pretendere che gli altri glielo riconoscano?

Virginiamanda

Devo concludere questi pensieri che mi sono venuti in questi giorni e li devo segnare da qualche parte, sennò li perdo.

Partiamo da lontano, qualche anno fa, facciamo pure dieci. Io ero una studentella che aveva appena iniziato l’università ed era tutta contenta di studiare. Avevo studiato al linguistico sperimentale (scuola a cui sarò riconoscente finché campo: tredici ore di lingua a settimana, quindici materie – di cui tre scientifiche – da portare all’esame, trentacinque lezioni a settimana, dura, impegnativa, tosta e da perderci il sonno, ma la palestra migliore che si possa a vere dai tredici ai diciotto anni) ed ero tutta soddisfatta delle lingue che parlavo (sarebbe meglio dire parlicchiavo, con il senno di poi). Avevo accettato di aiutare gli amici di mia sorella nella stesura del papiro di laurea (tradizione goliardica del nord-est italiano che prevede di descrivere tutte le malefatte o i momenti imbarazzanti del laureato…

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Vita longa est, si uti scias

A ciò va aggiunto che gran parte dei giovani non dispongono dei decorsi del dolore e della gioia e questo perché di rado giungono a quel livello che permette loro di riconoscere un sentimento. E’ quindi necessario tornare ad integrarsi attraverso il gesto di ribellione, di una forza prepotente ed ex leges dell’Io, contro le odierne convenzioni sociali. Vivere nell’assoluto presente è de-responsabilizzante giacché il futuro in termini umani non esiste più, non tanto perché non c’è un tempo fisico, ma perché viene meno la sua configurazione. «Il domani è dei giovani» ci dicono, ma non è fattualmente in nostro possesso. «È il regime dell’eterno presente e della desertificazione dell’avvenire. La condanna del presente è il presente come condanna», scrive il filosofo Diego Fusaro.

Claudia Grazia Vismara

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Ne vogliamo finalmente parlare?

Questo fa sì che oggi che c’è il ballottaggio per il sindaco, e quello che viene dalle giunte precedenti (COSA AVETE FATTO A QUESTA CITTA’?) si permetta di accusare il candidato rivale (purtroppo niente per cui valga la pena votare) di “saper parlare solo della sicurezza”, a me venga l’orticaria.
Parla solo di sicurezza? Hai fatto due passi di sera? Ah certo ma tu… sei un uomo. Manda tua moglie a far due passi di sera, poi me la racconti tu, la sicurezza. Coyote.

I furbi e i fessi

Francesco Cavallari giornalista e scrittore italiano scrisse che … Infatti, mentre incombeva la più grande tragedia del risorgimento nazionale, mentre tutto crollava e mentre tutti scappavano, Prezzolini ebbe il coraggio di lanciare una teoria e di formulare una previsione. L’Italia, disse, è un paese fondamentalmente costituito da furbi e da fessi. I furbi comandano, arricchiscono, sbagliano, perdono, mandano allo sbaraglio i fessi.

I fessi  combattono, lavorano, accettano, lottano, sono persino capaci di morire per la patria. Pertanto, siccome i furbi hanno prodotto Caporetto, e siccome resta sempre una immensa riserva di fessi, è facile prevedere che i fessi verranno mandati al fronte, che accetteranno ancora una volta di combattere, che si faranno uccidere, e che alla fine riusciranno a vincere.(…)

L’Italia di cui Prezzolini parlava sessanta anni fa e rimasta la stessa. un paese dove “l’intelligente è un fesso anche lui”; dove “il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace”; dove “i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”; dove “in generale il fesso è stupido, perché se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo”; dove “ci sono i fessi intelligenti e colti che vorrebbero mandare via i furbi, ma non possono: primo, perché sono fessi; secondo, perché gli altri fessi sono stupidi e non li capiscono”; dove ” per andare avanti ci sono soltanto due sistemi: il primo è leccare i furbi; il secondo – che riesce meglio – consiste nel far loro paura; infatti, non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere, e non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l’associazione con altri briganti alla guerra contro questi “.

Milioni di disoccupati e suicidati, migliaia di imprese distrutte ringraziano sentitamente!

Ora non ci resta che attendere il topolino Europa che partorirà la Lagarde e poi la verità diventerà definitivamente figlia del tempo.

Mi dispiace ma questa è la pura e semplice realtà, bisogna prenderne atto, come noi facciamo da anni, mentre altri vi illudono inutilmente, in direzione sempre e solo ostinata e contraria

Estratto da: http://icebergfinanza.finanza.com/2014/05/30/italiani-vi-hanno-fregati/