Ricominciamo dal futuro

Nel 1978, Lasch paragonava i dati dei valori consolidati delle due nazioni, laddove in Italia al primo posto c’erano l’erotismo e la sessualità, seguito dalla libertà civile, dall’autonomia, dalla cultura, dalla famiglia, dall’eleganza, e infine al settimo posto il danaro. 
In Usa, invece, per la prima volta dopo 50 anni, il danaro era finito al primo posto, seguito al secondo posto da una novità per quei tempi inconcepibile (motivo che aveva stimolato in lui l’ispirazione per scrivere quel bel testo): la visibilità e il culto dell’immagine; al terzo posto l’idea del sogno americano, al quarto posto la libertà d’impresa.
… Oggi, purtroppo per noi (dato che stiamo in Italia) le parti si sono rovesciate. Per il terzo anno consecutivo, in Italia, il danaro rimane consolidato al primo posto dei valori cardine dell’esistenza, seguito dal cibo, dal lavoro con contratto indeterminato, dalla famiglia, dalla fama e notorietà, dai viaggi, con l’erotismo e la sessualità scesi al settimo posto.

Si cambia e si migliora soltanto se si va verso il futuro.
Con tutti i rischi che comporta, ben vengano.
E senza idee, senza progettualità, senza cultura, senza istruzione, senza competenze, non esiste nessun futuro. Si è condannati a scannarsi per delle briciole ricavate da piccole fette di torta cotte a puntino da chi vuole che si parli soprattutto di danaro, che è il loro cavallo di battaglia perché di questo vivono. Sulla pelle di tutti.

Sergio Di Cori Modigliani

estratto da http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/04/ma-lo-sappiamo-dove-stiamo-andando-e.html

futurobv

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Essere senza tempo

Jean Baudrillard, filosofo francese, scriveva a ragione che “l’informazione, invece di trasformare la massa in energia, produce ancora più massa”.

 

Goethe “come massima disgrazia della nostra epoca, che non permette ad alcunché di pervenire a maturità, devo considerare il fatto che nell’istante prossimo si consuma quello precedente, si sprecano i giorni e si vive sempre alla giornata, senza combinare nulla”.

 

L’uomo di questa società vive nell’indifferenza e nell’immediatezza, rimanendo ciò che è. Non arriva a dare alcuna spiegazione alla propria vita perché la consuma in quell’attimo…Se in passato riuscivamo a fare nostre le parole di un libro e ci arricchivamo di associazioni quasi impreviste che ci rendevano più intensi, più riflessivi, l’universo informatico dell’epoca odierna ha appiattito la creatività insita nel processo tortuoso della lettura; dosi massicce di informazioni compaiono infatti sugli schermi dinanzi ai nostri occhi e paralizzano in un istante i processi creativi della nostra mente. Se un barlume di creatività permane, arriva a costituirsi come esausto, incline alla dissipazione, quasi incomunicabile; l’uomo ha difficoltà a comunicare con il verbo quel che realmente prova. Si trova in perenne debito di tempo, incapace di vivere appieno il presente che gli viene sottratto sempre più velocemente.

estratto da http://www.lintellettualedissidente.it/ilturbamentosenzalibri/

di Claudia Grazia Vismara

N.B. Il titolo del post rimanda al libro di Diego Fusaro

Narcisismo

Purtroppo il narcisismo è un lato della nostra personalità che ha occupato tutti gli spazi della vita pubblica e privata, dai mass-media, lavoro, sport, medicina fino al più intimo rapporto con il proprio corpo.

È un esigenza del sistema produttivo, il quale ha bisogno che l’individuo renda pubblico il suo consumo privato per poter sintonizzare con esso le strategie di produzione.(1)

Più che a orientare le scelte del sistema produttivo, direi che si orientano le scelte del consumatore; in questo Facebook è esemplare: oltre a consentire la “vetrinizzazione” di un acquisto che altrimenti sarebbe privato (ad esempio la scelta di un libro, di un disco), fornisce anche pensieri già pronti da esibire agli amici per ben figurare.

1) Davide Visigalli in http://www.appelloalpopolo.it/?p=11078

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Calvin & Hobbes

Calvin & Hobbes

Storicamente, l’idea di progresso si formula verso il 1680 e si precisa durante il secolo successivo con uomini come Turgot o Condorcet. Il progresso viene quindi definito come un processo che accumula delle tappe tra cui la più recente è sempre giudicata preferibile e migliore, cioè qualitativamente superiore a quella che l’ha preceduta .

Questa definizione comprende un elemento descrittivo (un cambiamento interviene in una data direzione) ed un elemento assiologico (questo progresso è interpretata come un miglioramento). Si tratta di un cambiamento orientato, ed orientato verso il miglioramento, sia necessario (non si ferma il progresso) che irreversibile (nessuno ritorno indietro è possibile). Il miglioramento, ineluttabile, significa che l’indomani sarà sempre meglio.

Leggi l’intero articolo: http://www.lintellettualedissidente.it/la-mitologia-del-progresso-si-basa-sullidolatria-del-nuovo-alain-de-benoist/

Ognuno ha le vagine che si merita

memoriediunavagina

La mia opinione sulle vagine non è mai certa, mai definitiva, nel bene e nel male.

E’ un po’ come se fosse costantemente in bilico (ndr: confesso pubblicamente che sono 6 anni che non riesco più a dire “in bilico” senza che la mia mente canticchi “tra santi e falsi dei”) tra le peggiori nefandezze e le più celestiali e autoreferenziali celebrazioni.

Perché io, detta in totale franchezza, dopo tant’anni (e manco ne avessi 82) mica l’ho capito se noi vagine siamo “superiori” o “inferiori” (e qui ci starebbe un commento brillantone del tipo “ma no, siamo soltanto diversi…”).

Perché, sì, ok, va bene, noi possiamo tecnicamente, in linea di principio, sfornare la prole. Abbiamo l’intuito, siamo profonde, multi-tasking, eclettiche, poliedriche, sensibili, forti e deboli, armoniose e contrastate, siamo il bene e insieme il male, dio quanto ci amiamo, dio quanto ci odiamo…(e sì, evitero di attaccare…

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