Una giornata uggiosa

Sogno un cimitero di campagna e io là
all’ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco 2 o 300 anni
giusto per capir di più e placar gli affanni
Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
intatta con le stesse mutandine rosa
non più bandiera di un vivissimo tormento
ma solo l’ornamento di una bella sposa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno di abbracciare un amico vero
che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
e gente giusta che rifiuti d’esser preda
di facili entusiasmi e ideologie alla moda
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno il mio paese infine dignitoso
e un fiume con i pesci vivi a un’ora dalla casa
di non sognare la Nuovissima Zelanda
Per fuggire via da te Brianza velenosa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa

1980, ultima collaborazione con Mogol di Battisti; quando anche le canzonette potevano avere riflessioni non banali.

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Neo-colonialismo

In un suo articolo Luciano del Vecchio, fa notare come la colonizzazione passi anche attraverso l’uso ed abuso dell’inglese (vedi il recente “Job act”, che certo non si giustifica per la mancanza di parole sostitutive dell’italiano); per ragioni che mi sfuggono un nutrito gruppo di commentatori contesta “su basi scientifiche” tale tesi.

Per non rifare il manzoniano dibattito sulla questione della lingua, vediamo di analizzare il problema di fondo che è quello della esportazione dell’ american way of life ai popoli asserviti (neocolonialismo), trasponendo l’esempio sull’abbigliamento.

Quando, nei primi anni ’80 andai negli USA, ebbi modo di notare (oltre ai numerosi poveri che rovistavano nei bidoni della spazzatura) come in Italia anche chi comprava i vestiti al mercato fosse mediamente più elegante e vario degli americani che vestivano casual e in modo uniforme.

Inutile che vi descriva come, visto che qui, adesso tutti vestono con felpe, scarpe “da ginnastica”, t-shirt anche d’inverno e berretti da baseball con visiera (anche i pensionati sulle panchine).

Da noi che le producevamo, ed eravamo famosi nel mondo per questo, non si trovano più scarpe in pelle con la suola di cuoio,( che duravano  una vita, erano igieniche e si potevano risuolare) a meno di non farsele fare su misura con mille e più euro.

Idem dicasi per l’abbigliamento “classico” da uomo, giacca, pantaloni gilet che ormai solo i parlamentari si possono permettere; ovviamente gli stessi guasti sono stati prodotti anche nel campo della moda femminile in cui eravamo leader indiscussi, assieme ai francesi.

Concludendo, mi sembra ovvio che dalla colonizzazione abbiamo più perso (e continuiamo a perdere molto velocemente) che guadagnato; e naturalmente chi guadagna sono le multinazionali a spese del nostro tessuto economico industriale, che va disgregandosi con la nostra complicità.

 

L’invasione degli ultracorpi

Sarà capitato anche a voi di non ricevere alcuna risposta ad una mail (poi l’interlocutore si giustifica dando la colpa a Internet) ma, in realtà è pura scortesia.

Cito solo tre episodi a titolo di esempio: una persona alla quale avevo fotografato il negozio a fini promozionali; un amico al quale avevo segnalato un video che lo riguardava; un autore a cui avevo ordinato il suo libro.

Sicuramente quest’ultimo è il caso più eclatante: dopo avermi assicurato la disponibilità del libro, non mi ha inviato le coordinate bancarie per il pagamento (che ho richiesto almeno due volte).

So che, di recente, il libro è stato presentato nel corso di una riunione conviviale, chissà se i commensali se ne sono accorti?

Questa città è troppo piccola per tutti e due.

Si vede proprio che tutte le “piccole città” si assomigliano, purtroppo!

Rem tene, verba sequentur. O anche no?

Uno dei problemi dell’abitare in una città piccola è che nonostante non sia abbastanza grande da creare l’effetto “1.000.000 di sconosciuti”, non è neppure abbastanza “comunità montana” da far sì che ci si conosca tutti di faccia; no, è la via di mezzo, quella dei 2 gradi di separazione circa, che fa sì che 99,99 su 100 lo sconosciuto con cui fai due chiacchiere al bar sia il fratello, cugino, marito, collega, ex, di qualcuno che già conosci, ed il rapporto di parentela verrà rivelato nel momento esatto in cui tu, casualmente, rivolgerai un pensiero ed una parola men che gentile al conoscente suddetto. Ovviamente nel mio caso questa faccenda delle dimensioni cittadine è stata per anni terreno fertilissimo per figure di merda colossali, da “oh quanto non lo sopporto quello, è un lumacone!” “E’ IL MIO RAGAZZO”, a “uh mamma quella stronza della mia prof.” “E’ MIA ZIA” e…

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Italo Giatti

Il 17 gennaio giorno di Sant’ Antonio Abate, dalle nostre parti si festeggia il “Befanone” , o forse sarebbe meglio dire che lui, come tradizione, festeggia i bambini con regali meno preziosi di quelli della sua parente Befana.

Infatti la consuetudine vuole che siano i nonni a incaricarsi del regalo, che ,venendo a distanza così ravvicinata dal 6 gennaio, non può che essere più modesto.

P.S. Il link : Italo Giatti si riferisce a mio nonno paterno morto il 17 gennaio 1956.

Senilità

Il grande match

Stallone: lasciami pensare a qual è la preoccupazione numero uno, in cima alla lista. Vediamo, sì: la morte! E senza andare tanto in là, cosa c’è di diverso a 67 anni? Per esempio quando cammini per strada e una bella ragazza ti supera senza guardarti. È la dimostrazione che la visione periferica non fun-ziona se incroci una persona anziana: non ti interessa. È una discriminazione evidente! Sono questo tipo di cose… La mia preferita è quando mi dicono: «Mia madre ti adora». E devo anche ringraziare!

A 70 anni sente di aver raggiunto i suoi obiettivi o le manca qualcosa?
De Niro: Quello che so è che quando arrivi a un certo punto, tu sai chi sei veramente, senti tutto il tempo che è passato, e ti chiedi come sia trascorso così velocemente, lo sento di esser stato molto fortunato nella mia vita. Le cose che ho fatto o che ho potuto fare restano

Estratto da Film TV n.1, 2014

 

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Archeologia industriale

La storia della Ditta Fratelli Santini comincia nel 1859, quando Orfeo Santini inizia l’attività in una piccola officina in Bondeno (FE), per la riparazione di oggetti di latta, ottone e altri articoli metallici e soprattutto per la fabbricazione di lumini di ottone ad olio. –

Festa del DONOBARATTO seconda edizione: com’è andata?

Arcipelago SCEC, resoconto della manifestazione a Calderara di Reno (BO)

Calderara in Transizione

Sono ancora commossa…..

La giornata è stata moooolto divertente e, diciamocelo, il DONOBARATTO ha animato la piazza 🙂

Le persone hanno portato oggetti di buona qualità e, a parte qualcuno/a, hanno recepito lo spirito del baratto.

Alcuni oggetti –microonde, bicicletta, macchina per il pane e robot da cucina– erano talmente belli e nuovi che in un battibaleno abbiamo organizzato un’asta Scec.

asta

Devo dire che i banditori Daniele e Gianluca sono stati proprio bravi e hanno dato un’ulteriore sferzata di energia alla giornata. Ma, soprattutto, chiunque sia passato dalla nostra piazza adesso sa che cos’è lo Scec!

Parte del ricavato delle aste è stato ridistribuito fra le persone che erano in piazza, in modo che potessero girare altri scec e che anche chi passava da lì per caso potesse avere la possibilità di portarsi a casa un oggetto.

Come da passata edizione abbiamo avuto non uno ma ben 5

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Cui prodest?

la proposta di Costituzione economica di Antonio Pesenti, membro dell’assemblea costituente e sommo economista comunista, che però era stato prima repubblicano, quindi mazziniano, e socialista: L’impresa economica nella rilevanza costituzionale  (1947)

Prima di buttare via la Costituzione, bisognerebbe riflettere sui principii che la ispirarono e sul fatto che, dal Risorgimento in poi, le Costituzioni furono richieste per tutelare il popolo dagli abusi dei governanti e dagli interessi dei potentati economici.

Il denaro “Sterco del demonio”

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“Il denaro favorisce quei soggetti che avendone capito profondamente l’essenza lo sanno maneggiare, e sono i grandi finanzieri, ma la gente comune non sa, non solo, si fa totalmente ingannare, il risparmiatore è la vittima designata del sistema del denaro, perché finanzia attraverso le banche i ricchi perché diventino sempre più ricchi, se le cose a costoro vanno bene tanto meglio per i ricchi, se vanno male la cosa cade sulla testa dei risparmiatori. In qualche forma la rapina del cosiddetto risparmio avviene già, perché o è l’inflazione o il fatto che a un certo punto vieni tassato, il risparmiatore non può uscirne”. Massimo Fini