E’ solo colpa degli dei..


Il cinema costituisce ancora una efficace metafora della vita: pescando a caso nei titoli usciti nelle sale in questi giorni si trova chi risponde alla violenza quotidiana con altrettanta violenza (è il caso del film qui a fianco);

chi sopporta con rassegnazione la vita in miniera (lamentandosi anche perché la vogliono chiudere);

e chi (come  il polpo) si gode la vita , massaggiato per 50 minuti, prima di essere servito in tavola come sushi.

… se avete da lamentarvi, fatelo in cielo

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Si può fare di più

Era assurdo sostenere che la costruzione di nuove scuole pubbliche doveva avere la precedenza sulla costruzione di nuove autostrade, perché, se si trascuravano le autostrade, si riduceva automaticamente la propensione del cittadino medio per l’acquisto di macchine nuove, e in questo modo si minava alla base l’economia, si preparava l’avvento d’una depressione economica, e in tal caso la costruzione di nuove scuole diventava ancora più impossibile.
Pensandoci bene, bisognava fare tanto di cappello alle ditte produttrici di cereali in scatola. Avevano salvato la situazione, lanciando i teleinsegnanti e la teleistruzione. Un insegnante, in una stanza, con una lavagna da una parte e uno schermo televisivo dall’altro, poteva fare lezione a cinquanta milioni di allievi…
Naturalmente, spettava ai genitori fare in modo che il ragazzo non saltasse le lezioni e non si sintonizzasse su di una classe superiore prima di aver superato l’esame della sua.
Ma la cosa migliore, in tutta la faccenda, era che le ditte produttrici di cereali in scatola pagavano tutte le spese. In questo modo, i contribuenti si erano liberati d’una delle tasse più onerose, e nei loro portafogli rimaneva più denaro, da investire nelle tasse sulle vendite, le tasse sulla benzina, i pedaggi delle autostrade e le rate per l’acquisto di nuove automobili. Tutto quello che le ditte produttrici di cereali in scatola chiedevano, in cambio del loro prezioso servizio pubblico, era che gli allievi, e possibilmente anche i genitori, consumassero cereali.

Da Thirty days had September di Robert F.  Young (1957) in Fantasy & Science Fiction I/4 Elara edizioni

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Spegnete la TV

La “telesione” colpisce talmente in profondo da arrivare al punto di aver convinto le persone di essere diventati interattivi: l’ultima tragica illusione. 
I drogati, non contenti di subire la consueta lobotomizzazione italiota, mentre si pappano le solite litanie, contemporaneamente le commentano in diretta su facebook e twitter, decuplicando l’effetto nocivo nella più totale spaesata inconsapevolezza. Passivamente, come robot, bevono le immagini ma protestano in rete contestando ciò che stanno vedendo: è la proiezione della condizione politica dei partiti, la clonazione al raddoppio dell’effetto. 
Identico.
Così la gente si sente all’opposizione perchè anche se è maggioranza e massa piatta nel seguire i talk show, li contesta su facebook in diretta e pertanto si sente a posto.
E l’oligarchia della dirigenza politica fantascientifica gongola. E incassa.
Fanno festa e sono contenti.
Sanno che domani si ciberanno ancora.
Della vostra carne, del vostro spirito, soprattutto della vostra anima.
Proprio come nei film horror di fantascienza.
Sergio Di Cori Modigliani

La bellezza

Passa la bellezza nei tuoi occhi neri,
scende sui tuoi fianchi e sono sogni i tuoi pensieri…
Venezia “inverosimile più di ogni altra città
è un canto di sirene, l’ultima opportunità
ho la morte e la vita tra le mani coi miei trucchi da vecchio senza dignità:
se avessi vent’anni ti verrei a cercare, se ne avessi quaranta, ragazzo, ti potrei comprare,
a cinquanta, come invece ne ho ti sto solo a guardare …
Passa la bellezza nei tuoi occhi neri
e stravolge il canto della vita mia di ieri;
tutta la bellezza, l’allegria del pianto che mi fa tremare
quando tu mi passi accanto…
Venezia in questa luce del lido prima del tramonto
ha la forma del tuo corpo che mi ruba lo sfondo,
la tua leggerezza danzante come al centro del tempo e dell’eternità:
ho paura della fine non ho più voglia di un inizio;
ho paura che gli altri pensino a questo amore come a un vizio;
ho paura di non vederti più, di averla persa…
tutta la bellezza che mi fugge via e mi lascia in cambio i segni di una malattia.
Tutta la bellezza che non ho mai colto,
tutta la bellezza immaginata che c’era sul tuo volto,
tutta la bellezza se ne va in un canto,
questa tua bellezza che è la mia muore dentro un canto.

Roberto Vecchioni 2002

Tutti dottori

Internet è una cosa strana: uno scrive un blog che ha mediamente 20 lettori, poi il meccanismo della condivisione (potentissimo), fa di un post un best-seller.

E’ successo con un articolo che evidentemente ha indovinato quello che è un comune sentire nel web: http://verbasequentur.wordpress.com/2013/11/09/tutti-dottori-post-ad-altissimo-contenuto-di-turpiloquio/

Difficile capire quale sia stato l’argomento scatenante, personalmente io ipotizzerei la frase:”Ma oggi no, oggi non più. Oggi l’opinione di chiunque vale quanto quella di chiunque altro. Fondata o meno, mediata o meno. Io non leggo, non studio, non mi interesso, ma tu non puoi permetterti di dirmi ignorante.”

In fondo è esattamente quello che è successo alla professoressa del post precedente, che non aveva diritto di dare dell’ignorante ad un suo allievo perché ne rovinava l’immagine, creandogli chissà quali turbe psichiche.

Chissà che non sia la volta buona che ci stanchiamo di sentire sciocchezze, imparando a distinguere tra chi è autoritario, chi è autorevole e chi è semplicemente idiota.

fattoidi

Obbligo scolastico

Fa discutere in questi giorni il caso della professoressa aggredita verbalmente in classe dai genitori di un alunno (http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/tuteli-la-dignita-della-scuola-e-l-aggressione-dei-genitori-alla-prof-diventa-un-caso.flc)

Purtroppo l’estensione dell’obbligo scolastico (sancito dall’art.34 della Costituzione, e prolungato a 12 anni dalla Moratti con la legge 53/03) ha aggravato una situazione già precaria; pochi ricordano che, prima di questa legge, ai genitori era consentito assolvere personalmente all’obbligo (anche se, di fatto, quasi nessuno utilizzava questa possibilità).

Ma il problema è nato da un effetto collaterale della legge, la mancanza di selezione: se la ripetizione di un anno (ma non più di due volte ciascuno) era il modo in cui la “vecchia” scuola mandava avanti quelli che raggiungevano un certo livello di profitto (e sulle modalità di accertamento si può anche discutere), questo sistema è, di fatto, venuto a cadere.

Si è insomma accettato che, qualsiasi cosa faccia o non faccia un alunno, fino ai 14 anni “va avanti”,  poi  si può indifferentemente iscrivere sia al sistema di istruzione (licei) che alla formazione professionale regionale.

Ma anche ai licei (la cui sopravvivenza è legata al numero di studenti che si iscrivono) la tendenza è attirare gli alunni con un’ampia offerta “formativa” e cercare di tenerseli.

Ecco la vera ragione della conflittualità: il docente , se vuole conservare il posto, deve rinunciare ad ogni pretesa; l’alunno sa di avere la totale impunità; i genitori (stante il valore legale del titolo di studio), vogliono solo quella certificazione.

La soluzione l’aveva già indicata Luigi Einaudi, all’indomani della costituzione della Repubblica: la abolizione del valore legale del titolo di studio: da bravo liberista sarà il mercato a decidere quali competenze ha ciascuno (il che poi già avviene col precariato e i bassi stipendi di ingresso).

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Consigli ai governanti

Se conosce – soltanto un pochettino – due righe di letteratura francese dell’800 – mentre da noi spadroneggiavano gli scandali della Banca Romana e della Terni – si renderà conto di qual era l’etica d’Oltralpe. Un ministro che ha amicizie nel sottobosco dei trafficanti? Addirittura con un pregiudicato? Mon Dieu…pas possible…
Dimissioni? Ma non diciamo stupidaggini.
Le cose, all’epoca – vedere le pagine di Dumas (padre e figlio) e di Flaubert, di Hugo e tanti altri – si regolavano con un colpo di pistola di fronte alla scrivania di lavoro: era un classico. Le donne (coinvolte come mogli e madri) talvolta usavano il veleno ma, più prosaicamente, sceglievano il convento.
Carlo Bertani