La scomparsa dell’Italia industriale

foto anni ’60 con bambina che abbraccia la mucca “Carolina”

In realtà i miei ricordi risalgono ad un periodo ancora precedente quello della fotografia: gli anni ’50 nei quali, a giorni alterni, si avvicendavano a portare i formaggi freschi i furgoncini di Invernizzi, Galbani e Locatelli.

Mi sono chiesto allora che fine avessero fatto quegli storici marchi (oggi si direbbe brand) e li ho trovati tutti raggruppati in un solo sito: http://www.gruppolactalisitalia.com/, dove potete leggere anche la loro storia, straordinariamente simile.

Tutti nati nell’ottocento nello stesso territorio vocato alla produzione lattiero-casearia dall’iniziativa della famiglia che poi ha dato il nome alle rispettive aziende, sono entrate tutte con Carosello nelle case degli italiani nei primi anni ’60.

Poi, una dopo l’altra, i proprietari le hanno cedute alle multinazionali, ma non subito alla lactalis, che (facciamo un passo indietro) fondata nel 1933 da André Besnier, ha avuto la sua più forte crescita a partire dagli anni ’80 in Francia e con gli anni ’90 la sua espansione all’estero lo ha reso un gruppo sempre più internazionale, fino ad arrivare oggi ad essere il 3° Gruppo Lattiero-Caseario Mondiale. Grazie al proprio marchio storico Prèsident, con il quale esporta i formaggi francesi in 160 Paesi, e anche all’acquisizione del marchio Galbani, il più esportato dei formaggi italiani nel mondo.

A questo punto della ricerca era evidente che si era passati dai formaggi alla finanza e la conferma l’ho trovata in un articolo del 2011 del Sole-24 ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-23/parmalat-fondi-vendono-lactalis-063828.shtml?uuid=AaDmBmID
In questo articolo si legge che le quote azionarie della Parmalat erano in possesso di tre fondi di investimento esteri che le hanno vendute al miglior offerente, la Lactalis, appunto.

E qui si scopre che il commissario della procedura concorsuale era Enrico Bondi, la cui scheda su wikipedia dice: Il 30 aprile 2012 è candidato da parte del governo Monti quale commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano: un commissario straordinario per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo. La nomina arriverà con decreto legge[2]. Il 7 Gennaio 2013 si è dimesso da tale incarico a causa di pressioni politiche dovute al suo nuovo ruolo di supervisore alle liste del neonato movimento che fa riferimento a Mario Monti. L’11 aprile 2013 viene scelto dalla famiglia Riva come amministratore delegato dell’Ilva di Taranto. Nonostante le sue dimissioni all’indomani del provvedimento di sequestro di 8,1 miliardi di euro ai danni della famiglia Riva per l’ipotesi di disastro ambientale, Enrico Bondi è nominato commissario governativo Ilva dal Governo Letta nel giugno 2013. La scelta alimenta polemiche sull’imparzialità di un commissario governativo precedentemente scelto come AD da parte della proprietà Ilva. Nel luglio 2013 Bondi dichiara che l’eccesso di mortalità per malattie oncologiche a Taranto non è causato dall’eccessiva concentrazione di siti industriali inquinanti ma da elevati consumi di tabacco e alcol[3], in contrasto con quanto certificato dal Ministero della Salute con il Rapporto Sentieri[4]. http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Bondi

Ma tu guarda dove si arriva seguendo i ricordi di infanzia!

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Nota: il titolo dell’articolo riprende quello di un libro del 2003 di Luciano Gallino, la cui lettura caldamente vi consiglio

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One thought on “La scomparsa dell’Italia industriale

  1. Leggendo le recensioni dei lettori al libro di Gallino, si nota l’eterno difetto italico di “tifare” , per motivi puramente fideistici, tra due fazioni (in questo caso mercatisti e statalisti); personalmente devo dire che, all’epoca, non trovavo particolari differenze tra lo stracchino dell’una o quello dell’altra, tranne che allora avevano un sapore che ora non ritrovo. Effetto Proust?

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