Europa

C’era una volta, non tanto tempo fa, uno stregone che possedeva un gregge di pecore. Poiché era molto avido, non aveva pastori che si occupassero degli ovini. Così, per evitare che si perdessero ogni volta che pascolavano sui monti, ipnotizzò l’intero gregge. A ogni pecora inculcò una convinzione diversa dalle altre.

A una pecora disse:

«Tu non sei una pecora, ma un leone dalla folta criniera dorata!».

A un’altra disse:

«Tu non sei una pecora, ma un’aquila dalle ali e dal becco potenti, che può spiccare il volo nell’alto del cielo!»

A un’altra ancora disse:

«Tu non sei una pecora, ma un uomo! Così non temere di essere macellata al pari delle altre. Loro sono pecore, ma tu no! Torna quindi serenamente all’ovile dopo il pascolo».

E così via per tutte le pecore del gregge.

Da quel giorno, lo stregone potè rimanere tranquillo, in quanto tutte le pecore cominciarono a comportarsi secondo il messaggio ipnotico che aveva inculcato loro.

Poiché lo stregone era molto ghiotto della loro carne, ogni giorno poteva scannare una pecora in tutta tranquillità. Le pecore non erano più impaurite come un tempo quando una di loro veniva sacrificata e non rabbrividivano più di paura all’idea che l’indomani fosse il loro turno. Non si chiedevano più quanto tempo restava loro da vivere. Non fuggivano più dal gregge per evitare il macello. Ora, invece, credendosi chi un’aquila, chi un leone, chi un uomo, volgevano uno sguardo spensierato verso il mattatoio, pensando che quella era la fine di tutte le pecore.

Da quel giorno in poi, il gregge attese tranquillamente la macellazione.

Gianluca Magi Il dito e la luna, Il punto d’incontro, Verona, Euro 7,00

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Il Giappone perduto dopo Fukushima

Fukushima

Fukushima sette mesi dopo: Fukushame: The Lost Japan è uno dei primi documentari che hanno raccontato ciò che è accaduto e accade tuttora all’interno della “No-Go Zone”, la città fantasma di 20 chilometri attorno a Fukushima, all’interno della quale nessuno può addentrarsi, dal terremoto dell’11 marzo del 2011. Oltre alla forza delle immagini, a parlare sono i protagonisti, abitanti e funzionari pubblici, scienziati e volontari.
Lunedì 18 febbraio il fotoreporter Alessandro Tesei, regista di Fukushame: The Lost Japan, sarà al Cinema Lumière (Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b, Bologna) per incontrare il pubblico, al termine della proiezione delle ore 20.

Alessandro Tesei è riuscito a spingersi fino a un chilometro dalla centrale nucleare di Fukushima, filmando la “città proibita”, creata ed evacuata dal governo nipponico immeditamente dopo il disastro nucleare, causato da uno dei terremoti e degli tsunami più volenti mai registrati in Giappone. Attraverso un obiettivo fish-eye, che distorce una città già deformata, il regista mostra un’emergenza tutt’altro che terminata, i cui effetti si riverseranno sulla realtà negli anni a venire. Gli abitanti e i ristoratori costretti ad allontanarsi dalla “No-Go Zone”, i volontari, le associazioni animaliste (perché molti sono gli animali rimasti nella zona in stato di abbandono), gli scienziati, i funzionari pubblici prendono la parola, accompagnando lo spettatore in un viaggio attraverso un paese che ha affrontato l’accaduto con forza e dignità, ma che ha iniziato a porsi delle domande dinanzi alle “verità ufficiali”. E che ha messo in discussione un tipo di energia, che non è così sicura e pulita come molti pensano ancora. A completare il quadro della situazione attuale, alcune interviste inedite e le dichiarazioni rilasciate dall’allora premier nipponico Naoto Kan, oggi contrario al nucleare, in un paese dove i problemi non sono soltanto di natura ambientale, ma anche politica e sociale.

Lunedì 18 febbraio, ore 20, Cinema Lumière (Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b)
FUKUSHAME: THE LOST JAPAN (Italia-Giappone/2012) di Alessandro Tesei (65’)
Un inquietante viaggio fra le città fantasma intorno alla centrale nucleare di Fukushima, popolate solo da animali in stato di abbandono. Un tour dell’ansia, che cresce con l’aumentare dei beep del contatore geiger, “unica voce della verità in mezzo a un mare di menzogne”. Tesei mostra il contrasto fra la bellezza di un’area immersa nel verde e il pericolo “invisibile e sempre presente della radiazione nucleare”, filtrando tutto con l’ottica grandangolare, che come la radioattività altera e deforma tutto ciò che incontra. Riprese non autorizzate, confessioni rubate, appelli inascoltati: un atto d’amore per il Giappone.
Al termine, incontro con Alessandro Tesei

Vanitas

Simon Renard de Saint André, 1650 circa

Simon Renard de Saint André, 1650 circa

Per quanto si faccia in vita non è detto che si riesca a cambiare il corso della storia e/o che si riesca a raggiungere, non dico la fama, ma anche solo il ricordo dei posteri; e questo anche se si è stati persone di “successo”.

A titolo di esempio riporto il caso di Ettore Bastico, nella cui vicenda mi sono imbattuto partendo da una ricerca sull’isola di Rodi (e bisogna ringraziare la struttura ipertestuale di Internet, se questo è possibile).

Stupito che a Rodi si parlasse ancora l’italiano, ho scoperto la guerra italo- turca, un conflitto rapido e semi-dimenticato, tra il 1911 e il 1912, in seguito al quale l’Italia (che mirava alla Libia) occupò Rodi e il Dodecaneso che rimasero sotto la sua amministrazione.

In seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale e all’entrata dell’Italia nel conflitto, anche l’isola fu teatro di scontri, i più violenti dei quali si verificarono nell’autunno del 1943, quando in seguito al tracollo del governo fascista e alla proclamazione dell’armistizio l’8 settembre fra il nuovo governo italiano fedele al re Vittorio Emanuele III e le forze alleate anglo-americane, vi fu l’inizio dei combattimenti fra le truppe tedesche del generale Kleeman e quelle italiane (guidate dal governatore Campioni e dall’ammiraglio Mascherpa), che registrarono aspri scontri nell’isola di Rodi e nel resto dell’arcipelago e che videro dopo qualche settimana la resa delle forze italiane sopraffatte dai nazisti, col controllo da parte di questi ultimi dell’intero Dodecaneso fino alla fine della guerra.

Nel 1947, a seguito dei trattati di Parigi, l’Italia fu costretta a cedere il Dodecaneso alla Grecia, come riparazione per l’aggressione militare condotta nel 1940-1941 contro quest’ultima.

E qui entra in gioco Ettore Bastico:

Ettore Bastico nacque a Bologna il 9 aprile 1876. Appassionato di storia militare si arruola nel Regio Esercito col grado di sottenente nel 3.rgto Bersaglieri. Partecipa alla guerra di Libia contro la Turchia ed ottiene il brevetto di osservatore dirigibilista. Durante la I G:M: è ufficiale di SM presso varie divisioni di fanteria. Nel 1927 è promosso generale di brigata comandante la Brigata “Gorizia”. Nel 1932 è comandante della nuova divisione motorizzata Pistoia, apprezzato da Mussolini è incaricato di creare la 1.a divisione Camicie Nere, con questi uomini parte per la campagna etiopica nel 1935 e quindi promosso generale di Corpo d’Armata comanda il III Corpo Speciale d’Africa Orientale. In questa circostanza gli viene affibbiato il soprannome di “Bombastico”. Nel 1936 comanda il Corpo Volontari Italiani in Spagna e partecipa alle battaglie di Santander e e delle Asturie. Nel 1939 è eletto senatore e nel 1940 assume il comando delle divisioni di riserva nella zona del Po. Nonostante i suoi 65 anni fu inviato in Egeo per sostituire De Vecchi nel dicembre 1940. In veste di Governatore del Possedimento si dedicò soprattutto a rinforzare le difese delle isole, migliorare l’efficienza dei reparti e ristabilire le comunicazioni con la madrepatria. Fu richiamato in Libia nel giugno del 1941 dove assunse il Comando delle Forze Italiane in AS. Le sue controversie con Rommel, comandante dell’ Afrika Korps divennero sempre più forti col procedere del conflitto e fu quindi sostituito dal gen. Cavallero nell’agosto 1942. Rientrato in Italia col titolo onorifico di Maresciallo rimase nell’ombra sino all’armistizio dell’ 8 settembre 1943, ritenuto compromesso col passato regime fascista fu epurato. Da allora non ebbe più alcun ruolo attivo e si dedicò dopo la guerra agli studi di storia militare, morì a Roma il 2 dicembre 1972 alla veneranda età di 96 anni ignorato da tutti.

Tra parentesi poi Rommel dovette riconoscere che Bastico aveva ragione:

“Bastico aveva una visione più realistica della situazione che imponeva la riorganizzazione delle forze terresti, stremate e prive di rifornimenti. Inoltre, Bastico ed il Maresciallo Cavallero premevano per l’approvazione del “Piano Malta” (“Esigenza C3″ o Operazione Herkules nella terminologia tedesca) e enfatizzavano l’importanza di una preventiva e immediata occupazione dell’isola prima di una prosecuzione offensiva in Egitto. Il possesso di tale isola da parte degli inglesi consentiva all’Aviazione ed alla Marina Inglese di bloccare tutte le vie di rifornimento dall’Italia verso il continente africano. I fatti diedero ragione a Bastico e lo stesso Rommel nel libro Guerra senza Odio: Nel periodo dal 6 settembre al 23 ottobre, divampò con grande violenza la guerra dei rifornimenti. Il 23 ottobre l’avevamo definitivamente perduta e i britannici, invece, avevano vinto la loro con molta precedenza su di noi”.

In conclusione si può dire che Bastico abbia svolto il suo compito con competenza e dedizione allo Stato, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti; il suo “torto” è stato quello di concludere la sua esistenza dalla parte dei perdenti, dei quali, peraltro, non condivise la scelte militari.

Onorificenze italiane

Cavaliere di Gran Croce Ordine militare di Savoia – nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce Ordine militare di Savoia

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia – nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia – nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia

Grand’ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro – nastrino per uniforme ordinaria

Grand’ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Commendatore del Sovrano Militare Ordine di Malta – nastrino per uniforme ordinaria

Commendatore del Sovrano Militare Ordine di Malta

Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto – nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto

Medaglia d’argento al valore militare – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’argento al valore militare

Medaglia di bronzo al valore militare – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia di bronzo al valore militare

Croce di guerra al valor militare – nastrino per uniforme ordinaria

Croce di guerra al valor militare

Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale) – nastrino per uniforme ordinaria

Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)

Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore) – nastrino per uniforme ordinaria

Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)

Croce al merito di guerra (7 concessioni) – nastrino per uniforme ordinaria

Croce al merito di guerra (7 concessioni)

Medaglia commemorativa della guerra italo-turca – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa della guerra italo-turca

Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-38) – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-38)

Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-38) – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-38)

Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)

Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia

Medaglia commemorativa italiana della vittoria – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Onorificenze straniere

Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna) – nastrino per uniforme ordinaria

Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna)

Croix de Guerre francese del 1914-1918 – nastrino per uniforme ordinaria

Croix de Guerre francese del 1914-1918

Belle Epoque

La marchesa Casati in un quadro del ferrarese Boldini

Seconda figlia del ricco produttore di cotone Alberto Amann e di Lucia Bressi, passò a Milano un’infanzia privilegiata ma isolata. Durante l’infanzia cominciò ad appassionarsi alla vita di personaggi come Ludwig II di Baviera, l’imperatrice Elisabetta d’Austria, Sarah Bernhardt, Cristina di Belgiojoso e Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. Con la prematura morte dei genitori, Luisa e la sorella maggiore Francesca, divennero ricchissime ereditiere.

Nel 1900 Luisa Amman sposò il marchese milanese Camillo Casati Stampa di Soncino (Muggiò, 12 agosto 1877 – Roma, 18 settembre 1946); nel 1901 nacque la loro unica figlia, Cristina.

La relazione con Gabriele D’Annunzio causò uno scandalo e Luisa Casati divenne particolarmente eccentrica, a partire dall’abbigliamento e dal vistoso trucco.

Nel 1910 acquistò a Venezia l’abbandonato palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della fondazione e museo Peggy Guggenheim. Questo palazzo con ampi giardini fu la sua residenza fino al 1924. In questi giardini Luisa Casati accolse corvi albini, pavoni e ghepardi. Lì si tenevano anche feste ed appuntamenti mondani.

Nel 1923 decise di acquistare una casa a Parigi, il Palais Rose da lei soprannominato Palais du Rêve, chateaux alle porte di Parigi appartenuto a Robert de Montesquiou. Nel 1930 aveva accumulato, a causa del suo stile di vita, un debito di 25 milioni di dollari; impossibilitata a soddisfare tutti i creditori fu costretta a vendere il Palais e tutti i suoi contenuti furono messi all’asta. Tra gli acquirenti all’asta ci fu anche Coco Chanel.

Da Parigi emigrò a Londra, dove vivevano la figlia Cristina, con la quale aveva sempre avuto un rapporto burrascoso, e la nipote. Qui visse in povertà fino alla morte avvenuta nel 1957. È sepolta a Londra nel Brompton Cemetery.

estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Luisa_Casati