Senza pudore

di Riccardo Realfonzo, da Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2012

riportato da: Keynes blog

“Nel documento “Appunti di viaggio”, a un anno dal suo insediamento, il governo Monti ha affermato che senza l’austerità «non ci sarebbe più l’Eurozona» e rivendica importanti risultati di risanamento. Ma sull’effettività di questi risultati e sull’efficacia delle politiche di austerità si registra crescente scetticismo. Su queste colonne, La Malfa e Gawronski hanno sottolineato gli errori frequenti nello stimare gli effetti recessivi dell’austerità. E in effetti la flessione del Pil nel 2012 si sta rivelando sei volte maggiore di quella prevista un anno fa dal governo (-2,4% contro la previsione di -0,4%), con errori conseguenti nella stima del rapporto debito/Pil. Ma il nostro governo è in buona compagnia. Il Fmi ha ammesso una sistematica sottovalutazione degli effetti recessivi delle politiche fiscali restrittive ed è dal 2009 che la Commissione Europea sovrastima le performance greche di oltre sei punti percentuali all’anno.

Questi errori previsionali non sono casuali, ma conseguenza dei modelli teorici posti a base delle previsioni e dei loro assunti sul funzionamento dell’economia e delle relazioni tra le grandezze economiche. Per comprendere il punto, occorre ricordare che in Europa le previsioni sono state sempre più spesso affidate ai cosiddetti modelli stocastici di equilibrio economico generale, che si iscrivono nella tradizione liberoscambista di studiosi come John Taylor. Ebbene, questi modelli sono giunti sino a negare del tutto l’effetto recessivo dei tagli della spesa pubblica. In breve, la tesi formalizzata nei modelli è che la riduzione della spesa pubblica indurrebbe nei cittadini e nelle imprese una forte aspettativa positiva di contrazione dei tassi d’interesse e riduzione della pressione fiscale, tale da spingerli ad aumentare la spesa per beni di consumo e gli investimenti produttivi…”

Fin qui l’estratto dell’articolo, ora, senza addentrarci in complicate teorie o facendo uso di grafici e tabelle, inviterei i lettori a leggere il brano in grassetto alla luce della loro personale esperienza.

Personalmente non mi risulta che le banche siano molto propense a prestar denaro alle imprese e, se lo prestano ai privati, è per strozzarli meglio; quanto alle tasse chi ha appena pagato l’IMU e si appresta a pagare le quattro rate della Tares il prossimo anno, non vedo come possa aspettarsi una riduzione.

L’ipotesi poi che, con le retribuzioni e il lavoro in caduta verticale, ci siano più soldi per i beni di consumo, la si può verificare di persona facendo un giro per negozi già in questo periodo natalizio…

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