Parole d’ordine

Fonte: Marcello Veneziani

La parola d’ordine del Cretino Proletario per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia.

Il cretino planetario ripete sempre la stessa frase, sia che parli di migranti che di ogni altra categoria protetta. Lui è accogliente, come gli prescrivono ogni giorno i testimonial del No-Muro, il Papa, Mattarella e Fico che ogni giorno guadagna posizioni nel Minchiometro nazionale, l’hit parete dedicata a chi sbatte la testa contro il muro.

Il pappagallo globale marcia contro i muri, più spesso ci marcia, ma la parola chiave serve per murare il Nemico, per separare dall’umanità evoluta ed accogliente i movimenti e le persone che s’ispirano all’amor patrio, alla sovranità nazionale, alla civiltà, alla tradizione. L’appello ad abbattere i muri e a stendere ponti è ormai ossessivo e riguarda non solo i popoli e i confini territoriali ma anche i sessi e i confini naturali, le culture e i comportamenti, le religioni e le appartenenze, e perfino il regno umano dal regno animale. Dall’Onu al golden globe, dalla predica al talk show e alla canzone, l’onda dell’idiozia abbatte il Muro del suono e del buon senso.

Ora, io vorrei prima di tutto osservare che i muri più infami che la storia dell’umanità conosca, non sono i muri che impediscono di entrare ma i muri che impediscono di uscire. Come sono, necessariamente, i muri delle carceri e come fu, l’ultimo grande, infame Muro che la storia conobbe, a Berlino. E che non edificò nessun regime nazionalista o sovranista, nessun dittatore e nessun Trump ma il comunismo. Chi tentava di superare quel muro e quel filo spinato per scappare dalla sua terra, era abbattuto dai vopos. Nessun regime autoritario o nazionalista ha mai avuto la necessità di innalzare un muro per impedire che la popolazione scappasse. Né si conoscono esodi di popolo paragonabili a quelli dove ha dominato il comunismo.

Se vogliamo restare in Italia, e a Roma in particolare, c’è solo un muro nel cuore della Capitale che non si può varcare, e sono proprio le Mura Vaticane dove il Regnante predica al mondo ma non a casa sua di abbattere i muri e accogliere tutti. E comunque i muri più famosi, i muri del pianto e della vergogna, non appartengono alla cristianità. Detto questo, a coloro che amano la civiltà e la tradizione, l’amor patrio e la sovranità nazionale, si addice piuttosto il senso del confine. Perché confine significa senso del limite, senso della misura, soglia necessaria per rispettare le differenze, i ruoli, le identità e le comunità. Tutti i confini sono soglie, sono porte, che si possono aprire e chiudere, che servono per confrontarsi sia nel colloquio che nel conflitto, comunque per delimitare o arginare quando è necessario. La società sradicata del nostro tempo ha perso il senso del confine, e infatti sconfinano i popoli, i sessi, le persone, si è perso il confine tra il lecito e l’illecito. Sconfinare è sinonimo di trasgredire, delirare, sfondare. La peggiore maledizione per i greci era l’hybris, lo sconfinamento, la smisuratezza, il perdersi nell’infinito. Il confine è protezione, sicurezza, è umiltà, è tutela dei più deboli, non è ostilità o razzismo. Vi consiglio di leggere L’elogio delle frontiere di Régis Debray. Ai più modesti, consiglio l’elogio dei muri di Alberto Angela che non mi risulta un ufficiale delle SS.

Senza muri non c’è casa, non c’è tempio, non c’è sicurezza. Senza muri non c’è pudore, intimità, protezione dal freddo, dal buio e dall’incognito. Senza muri non c’è senso della misura, riconoscimento del limite e dei propri limiti. Senza muri non c’è bellezza, non c’è fortezza, non c’è fondazione delle città, non c’è erezione di civiltà. Non a caso le città eterne nascono da Romolo che tracciò i confini, non da Remo che li violò. I muri sono i bastioni della civiltà, gli ospedali della carità, le biblioteche della cultura, le pareti dell’arte, il raccoglimento della preghiera.

Se il cretino planetario non lo capisce, in compenso lo capiscono bene gli anarchici di Tarnac che colsero nel muro abbattuto la vittoria del caos e dell’anarchia: “La distruzione delle capacità di autonomia dei dominati passa per l’abolizione delle frontiere del loro essere: individuale e collettivo. Finché esistono frontiere, è possibile opporre un sistema di valori a un altro, un tipo di diritto all’altro, distinguere uomo da donna, madre da padre, cittadino da straniero, insomma vero da falso, giusto dall’ingiusto, normale da anormale” (Gouverner par le Chaos – Ingénierie Sociale et Mondialisation, 2008).

Le città senza confini perdono la loro identità, come le persone che perdono i loro lineamenti. Non capovolgete l’amore per la famiglia in omofobia, l’amore per la propria patria in xenofobia, l’amore per la propria civiltà in razzismo, l’amore per la propria tradizione in islamofobia. E l’amore per i confini in muri dell’odio. Ma tutto questo il Cretino Planetario non lo sa.

Annunci

L’anno che verrà

L’ANNO CHE VERRA’

“Caro amico Di Battista la legge sul taglio dello stipendio dei parlamentari te la puoi anche tenere. A noi di risparmiare lo 0,001% del pil interessa poco. E di gesti dal valore puramente simbolico ne abbiamo fin sopra i capelli.
Quello che dovresti fare è aiutare i tuoi compagni a darci una legge che ripristini la divisione tra banche commerciali e banche d’affari.
Una legge che ridia alla Banca d’Italia la possibilità di tornare pubblica ed emettere moneta.
Una legge che obblighi nuovamente quella Banca d’Italia ad acquistare i titoli del Tesoro rimasti invenduti.
Una legge che modifichi le aste marginali dei Btp italiani.
Una legge che vieti alle banche che in passato hanno fatto Cartello di essere riconosciute come investitori specialisti alle nostre aste di titoli di Stato.
Una legge che impedisca a chi ha fatto parte del Direttivo di organizzazioni internazionali dichiaratamente antidemocratiche di poter far parte di governi democratici.
Una legge che tolga il pareggio di bilancio dalla nostra Costituzione.
Se comincerete il 2019 facendo una sola delle leggi sopraelencate, noi italiani lo stipendio ve lo vogliamo raddoppiare e non dimezzare.
Il lavoro di chi salva il popolo non ha prezzo.
Se invece i tuoi compagni di squadra non riusciranno a portare avanti nessuna di queste leggi prioritarie per la salvezza del paese, allora permettimi di dirti che il loro stipendio, seppur dimezzato, risulterà comunque eccessivo per non dire inutile.
So che sei stato molti mesi fuori dal paese, quindi ti aggiorno: In Italia siamo finalmente usciti dalla logica del fumo negli occhi. Abbiamo smesso di parlare di auto blue, di vitalizi, e di sprechi dei parlamentari ed abbiamo cominciato almeno a ragionare sulle questioni vitali per il paese. Il popolo ha iniziato ad aprire la sua mente e a guardare oltre la cortina fumogena delle manovre da zero virgola.
Se vuoi dare il tuo contributo sei il benvenuto ma se pensi di farlo con proposte del genere preferiamo tornare a guardare le tue foto dal Sud America.
Chi ti scrive è una mano amica”.

Con stima e affetto,
Francesco Amodeo

Fonte – Profilo FB Francesco Amodeo
1 gennaio 2018 17:27

Canto di Natale

Diverso è l’esito. Quasi due secoli dopo il Canto, la redenzione pare una vaga illusione, la tensione morale si è dileguata, molti altri Ebenezer Scrooge hanno conquistato potere e preteso di assurgere a modelli. Oggi ci è difficile commuoverci dinanzi al vagare incessante degli Spiriti natalizi del Canto, o al destino di coloro che, perdute in vita le occasioni di gioia, subiscono la condanna dell’oblio. Nessuno si ricorderà di loro, nessuno piangerà la loro morte, fa dire Dickens ai suoi personaggi. La vita è un passaggio in cui le buone azioni fanno guadagnare l’eternità dell’anima, ma anche quella eternità minore fatta di ricordo e compianto. Evidente il paragone con Ugo Foscolo, ma lo scrittore inglese era comunque un credente. Costringe Scrooge a tirare le somme dei propri errori, il passato genera nostalgia per le occasioni perdute, il presente dimostra la sterilità di una vita senza il conforto dello spirito, il futuro prospetta una morte solitaria e la dannazione. Il Canto di Natale è, alla fine, un’opera cristiana.

Per questo, temiamo che non sia più in grado di scuotere gli animi, emozionare e cambiare la vita, al tempo di altri gelidi Scrooge, della partita doppia in formato digitale, di nuove e vecchie schiavitù. La catena di Jakob Morley imprigiona milioni di uomini e donne, irriconoscibili come gli avari nell’Inferno dantesco, resi tali dal carattere immondo del loro peccato. Ma il Male è stato abolito, anzi invertito, il peccato è una vecchia favola per impaurire i bambini, Ebenezer Scrooge è un eroe del nostro tempo. Il Canto di Natale è un ritornello su cui pagare i diritti d’autore e la catena dell’avidità è la corona più ambita.

ROBERTO PECCHIOLI         

Alleluia: l’anno 2018 finisce in gloria. Il Financial Times elegge uomo dell’anno nientemeno che George Soros, l’arcimiliardario finanziere di origine ungherese quasi novantenne. Il quotidiano londinese è la voce del potere finanziario internazionale apolide, di proprietà della Nikkei, la società giapponese che controlla la Borsa di Tokyo. E’ considerato universalmente “autorevole” e “prestigioso”. Potremmo anzi dire che i due aggettivi stanno alla Bibbia economica della City esattamente come il bravo medico è un luminare, il relatore di tesi di laurea chiarissimo professore e il collega esperto è eminente.

Tutti i generi possono avere le mestruazioni

Insomma, il gender ha incassato l’ennesima vittoria. Anche in questo caso, di delirio si tratta.
Fino a un annetto fa si diceva fosse una “bufala”. Non esisteva e non era possibile parlarne (chi lo faceva finiva nelle liste di proscrizione, coperto di insulti e minacce). Poi, gradualmente, grazie alla narrazione mainstream e allo spettacolo, è penetrato nell’opinione pubblica e oggi sta piegando al politicamente corretto persino la natura e l’evidenza, con una ferocia tale da rendere il bipensiero orwelliano e la psicopolizia roba da dilettanti. Perché psicopolizia? Perché se provi a opporti o a proporre un dibattito, sei un oscurantista e un retrogrado! Un pericoloso fascista che va vaporizzato!

Nel giro di un paio d’anni siamo stati cotti come la famosa rana di Chomsky. Siamo arrivati al punto che i genitori educano i figli genderless e somministrano loro farmaci ormonali per bloccarne lo sviluppo e ora si vorrebbe insegnare che tutti i generi possono avere le mestruazioni.
Secondo la tecnica che abbiamo esposto con Gianluca Marletta in Unisex (Arianna Editrice) della desensibilizzazione e del bloccaggio, si è convertita l’intera popolazione alla tematica. Ora è diventata di moda, anzi è scienza. Si tratta di un faro del progresso che permette di vivere in completa libertà la propria vita e in modo liquido il proprio orientamento sessuale. Si può persino “riscrivere” la realtà.
Si è cioè prodotta una campagna di propaganda che nel giro di pochi anni ha trasformato la mentalità e la sensibilità di massa rispetto a questo tema (e derivati).

leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61365

Vedi anche https://apoforeti.wordpress.com/2016/09/27/la-finestra-di-overton/

Santa Lucia

Una rapida occhiata alle zone geografiche in cui si ritrovano tracce di una omologa festività pagana la notte del 13 dicembre (Scandinavia, Germania e Nord Italia) porterebbe a pensare che la tradizione pre-cristiana riguardante Lucia sia un’eredità culturale longobarda, popolo che dal I secolo a.C., periodo in cui era stanziato in Scandinavia, scese progressivamente fino in Italia, dove occupò prevalentemente l’area settentrionale.

L’analisi da noi proposta in questa sede tenterà di ricostruire il corpus mitologico-folklorico di questa tradizione pre-cristiana che presenta caratteri ben definiti, e ancora in voga fino a pochi secoli fa, in tutta l’area geografica da noi menzionata.

LUSSI E LA LANGNATT

Gli antichi popoli nordici consideravano la notte fra il 12 e il 13 dicembre l’inizio del mese di Yule: da questo momento in poi le tenebre scendono sempre più minacciosamente sui campi e sui villaggi, dando l’impressione di una regressione nel caos e nell’indefinito che precede la creazione (è questo un tema classico delle festività pre-cristiane di questo momento dell’anno). Bisogna subito notare che la fase per antonomasia in cui le forme sembrano regredire nell’oscurità, e quindi nel caos primordiale, coincide con i 12 giorni [1] compresi tra il 25 dicembre (Yule – Natale) e il 6 gennaio (Perahta – Epifania). In questo senso, possiamo considerare i giorni compresi tra il 13 dicembre e il 25 — anch’essi, si noterà, in numero di 12 — come una anticipazione dei successivi.

Non di rado le popolazioni dell’Europa centrale (Europa mitteleuropea e Nord-Italia) conoscono anche una terza fase, che va indicativamente dal 6 gennaio all’ultima settimana del mese. L’ultimo giovedì del mese si ritrova l’usanza, ad esempio nell’Italia settentrionale, di bruciare in un grande falò la Giöbia o Giubiana, figura archetipica che altro non rappresenta se non la «Vecchia Invernale», la cui eliminazione rituale segna la fine della regressione nel caos e nell’oscurità e quindi l’inizio vero e proprio dell’anno, che porta con sé l’idea di un ritorno della luce sulla terra. Etimologicamente, la sua denominazione deriva dal complesso «Diana-Jana-Janua», dea della porta-transito dell’anno nuovo, così come il suo omologo maschile Giano-Janus, dio degli inizi e del primo mese dell’anno, Gennaio.

st lucia 02.jpg

Secondo la tradizione scandinava, la notte del 13 dicembre,Lussinatt, è la notte più lunga dell’anno (per questo motivo fu denominata anche Langnatt, «Lunga Notte»), nonché  la più buia e pericolosa. Si ritiene che questa notte sia governata da Lussi («Luce»), uno spirito femminile considerato anche come Madre/Regina degli spiriti dell’Aldilà e di entità tipiche del foklore europeo quali elfi, gnomi, fate e troll, che essa conduce dietro di sé in una sorta di processione fantasma (Lussiferda).

È probabile che tale leggenda sia in connessione con il mito diffusissimo della «Caccia Selvaggia» (denominata Oskoreia in Scandinavia), che si vuole condotta da Odino in quanto «Signore dell’Inverno» [2] o dalla sua omologa femminile Bertha/Pertcha, evidentemente connessa alla Lussi di cui qui si tratta. Si noti qui, con la studiosa Emanuela Chiavarelli che[3]:

« Perctha ricorda le Parche greche, le Norne germaniche, le Lamie baltiche e la triplice Birghit celtica. Come Diana — la cui successiva relazione con le fate ribadisce indubbiamente il suo dominio sul fato — favoriva le nascite e determinava la morte e la rigenerazione. Dietro questa figura si cela Berchta (da berth = “chiaro”, “luminoso”), l’arcaica progenitrice dei Germani, la divina filatrice il cui nome rinvia sia a Berta dai “grandi piè”, madre di Artù, sia all’omonima genitrice di Odino-Wotan, la Berta festeggiata il 2 Gennaio, quando il sole ha, ormai, superato la crisi del solstizio invernale. »

Secondo la tradizione, è proprio nel periodo dell’anno in cui le tenebre scendono minacciose sulla terra, vale a dire il mese di Yule, che è possibile imbattersi in questa sinistra processione: si ritiene infatti che questo sia il periodo dell’anno in cui il confine tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti (e degli spiriti e delle entità fatate) non sia ben definito, ragion per cui viene considerato come il più pericoloso dell’anno. Si noti anche come probabilmente questa processione sia connessa con il più noto Dianaticus, corteo di anime dannate e di esseri fatati conosciuto dalla tradizione centro-europea condotto dalla dea Diana, omologa in questo periodo dell’anno alla «Vecchia d’Inverno» Bertha/Pertcha [4].

Ad ogni modo si credeva che, durante la Langnatt, i bambini che non si erano comportati a dovere potessero essere rapiti da Lussi e, condotti su per il camino, portati nel mondo dei morti. Probabilmente questa credenza è connessa con la funzione distributiva della Befana che, se da una parte porta regali ai bambini che si sono comportati bene, dall’altra punisce gli altri portandogli il carbone (c’è forse un nesso tra il carbone, il cui colore nero simbolizza ancora una volta le tenebre della regressione nel caos, e il camino, che durante la notte in questione funge per così dire da “passaggio” tra mondo dei vivi e mondo dei morti).

Lussi inoltre verificava anche che i preparativi per la grande festa di Yule fossero rispettati, e in caso contrario aveva facoltà di punire le famiglie ritardatarie. In questa notte era inoltre severamente proibito compiere ogni genere di lavoro: l’attività umana doveva fermarsi, “congelarsi” come la natura stessa giaceva immobile, “congelata” in vista di un nuovo “inizio”.

Si credeva anche che questa fosse l’unica notte dell’anno in cui gli animali potessero parlare (una credenza che in Italia riguarda perlopiù la notte di Natale e quella dell’Epifania, le altre due festività topiche della «crisi solstiziale»): essi chiacchierano fra di loro scambiandosi le opinioni sui propri padroni e sul trattamento che essi riservano loro. Per questa ragione, era consigliabile trattarli meglio del solito, concedergli cibo migliore e pulire accuratamente la stalla.

DA LUSSI A SANTA LUCIA

Con l’avvento del Cristianesimo nell’Europa del Nord la «Lunga Notte» diventò la celebrazione di una santa siracusiana martirizzata durante il IV secolo della nostra era: S. Lucia, il cui nome ha la stessa valenza “luciferina” di Lussi. S. Lucia, ornata di una corona di candele (in numero di 4 o di 12, come le stagioni o i mesi dell’anno), simbolizza letteralmente la «Portatrice di Luce», sebbene ciò possa sembrare apparentemente un ossimoro.

«Santa Lucia, il buio porti via.»

Saint-Lucia-low-res.jpg

Eppure, come sappiamo, la mentalità pagana era in qualche modo fondata su queste polarità apparentemente inconciliabili che invece, ad un occhio più attento, rivelavano verità esoteriche sul funzionamento del cosmo e della natura. A tal riguardo, parlando della «Vecchia d’Inverno», si può qui citare ancora il parere della Chiavarelli, secondo la quale [5]:

« In questa misteriosa vecchia si rivelano le antiche dee decadute in streghe, astrologhe e sacerdotesse come Medea, Circe, Pasifae, Arianna… e tutte le altre “Figlie del Sole” spose, figlie e madri dell’astro addette a rigenerare l’anno “rimembrandolo”, catturando, cioè, il sole nel “caldaio” solare per “rifonderlo” al calore del fuoco. »

A tal riguardo possiamo notare una plausibile connessione simbolica fra il “caldaio” solare (e forse pure il paiolo delle streghe) e il camino attraverso cui Lussi rapisce i bambini “cattivi”, essendo entrambi simboli del locus in cui giace il fuoco-sole-anno che, sebbene al momento giaccia spento, è destinato ad accendersi nuovamente, rinnovato, entro 12 giorni.

Guido von List scrisse che Yule è [6]:

« …l’ultimo mese del ciclo annuale nel quale si ha il giorno più breve e la notte più lunga, la grande notte materna in cui il nuovo sole, il tempo nuovo cioè, viene concepito. »

In questo senso dunque Lussi appare come la «Madre del Sole Nuovo» e per questa ragione, sebbene descritta come una divinità “terrifica” nelle sembianze di una vecchia o di una strega, è denominata «Luce» e si ritiene la «Portatrice di Luce» e del rinnovamento solare, in quanto [7]:

« Nel ritmo ludico e illusorio che la padrona del divenire gestisce, vita e morte non costituiscono che aspetti opposti del processo, fasi complementari funzionali l’una all’altra perché l’energia vitale continui a fluire rinnovandosi periodicamente nelle sue infinite parvenze. »

st lucia 01.png

È interessante notare come il passaggio dalla festa pagana a quella cristiana non sia avvenuto in modo temporalmente ben definito. Sappiamo per certo che in Svezia la credenza in Lussi era ancora viva durante il XIII secolo, quindi quasi mille anni dopo il martirio di S. Lucia. Inoltre, sebbene il Cristianesimo iniziò ad attecchire in Scandinavia intorno all’anno 1000, la festa per come la conosciamo oggi vi prese piede solamente negli ultimi secoli, grossomodo a partire dalla fine del XIX secolo (in Danimarca nel 1898, in Svezia nel 1927, in Danimarca nel 1944 e in Norvegia dopo la Seconda Guerra Mondiale). A tal riguardo, è curioso il fatto che ancora oggi in Svezia si canti per questa occasione la melodia di un canto tradizionale napoletano intitolato Santa Lucia, che risale al 1849.

È dunque lecito supporre che in questo enorme lasso di tempo dalla durata di molti secoli le antiche credenze pre-cristiane persistettero, in particolar modo nelle aree più rurali della Scandinavia, per sincronizzarsi definitivamente con la festività cristiana solo nel XX secolo.

Sebbene gran parte della simbologia antica sia venuta meno nella nuova veste cristiana della festività, vi è da sottolineare l’aspetto “terrifico” che la santa  in qualche modo mantiene, in connessione con la divinità pagana Lussi. Si ritiene infatti che i bambini non possano guardare S. Lucia mentre questa, giungendo nella loro dimora, porta con sé i doni a loro riservati, pena di vedersi gettati negli occhi della cenere che causa loro una cecità temporanea — ciò essendo forse connesso al topos dello sguardo esiziale della «Signora d’Inverno», che ricalca una credenza molto diffusa nell’antichità riguardo a divinità femminili per così dire “oscure” e “terrifiche” (si pensi ad es. alla Medusa-Gorgone).

Anche il fatto che la santa appaia privata degli occhi, che tiene in mano, ha una valenza “terrifica” epperò anche simbolica: gli occhi, simbolo solare, sono rimossi in quanto il Sole in questo periodo dell’anno sembra “morire”, “scomparendo” nelle tenebre invernali. Rinascerà solo la notte di Yule, il 25 dicembre, quando secondo la tradizione grandi fuochi si accenderanno in tutto il villaggio per festeggiare il ritorno del Sole (ri)Nascente.

Eppure, anche se “terrifica”, questa Lussi è come abbiamo detto colei che concepisce questo Nuovo Sole: da qui la sua denominazione di «Luminosa». A questa credenza è legata l’usanza in voga tutt’oggi di cucinare un particolare tipo di dolce durante la notte di S. Lucia, i Lussekatter, di colore giallo come il sole e la luce, formato da una duplice spirale, veicolante ancora una volta l’idea di una rinascita periodica, di una resurrezione ciclica [8].


Note:

[1] Cfr. Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania.

[2] Cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinità del ‘Sole invernale’.

[3] Emanuela Chiavarelli, Diana Arlecchino e gli spiriti volanti. Dallo sciamanesimo alla “caccia selvaggia”. Bulzoni, Roma, 2007, p. 122.

[4] Cfr. I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilità.

[5] Chiavarelli, op. cit., p. 195.

[6] Guido Von List, La religione degli Ariogermani e Urgrund. Settimo Sigillo, Roma, 2008, p. 55.

[7] Chiavarelli, op. cit., p. 122.

[8] Cfr. Il simbolismo della Spirale: la Via Lattea, la conchiglia, la “rinascita” e La doppia spirale e il duplice movimento di emanazione e riassorbimento del cosmo.

Lussi, la “Luminosa”: il doppio pagano e “oscuro” di Santa Lucia

 

I tecnocrati

I “fatti” della scienza ridotta a formule matematiche costringono così
progressivamente l’uomo dentro una gabbia di comportamenti programmati dei quali non riesce a vedere il senso e non può assumersi la responsabilità.
Quale è il senso di stroncare le infezioni con farmaci cui i batteri si abituano diventando nel giro di poco invincibili, come succede ora agli antibiotici distribuiti generosamente fino a ieri per i disturbi più banali, e oggi merenda preferita di batteri e virus? O assumere vaccini contro malattie quando i paesi che danno la copertura più alta alle corrispondenti infezioni registrano anche il maggior numero di ammalati? L’uomo ipercurato è oggi un individuo debole, e insicuro.

Il fatto è che la tecnocrazia ha sposato questa scienza matematicizzata e
astratta proprio perché è quella che non ha rapporti con il mondo dell’uomo, vivente, libero e imprevedibile, in quanto impegnata a livello economico e produttivo a costruire il “mondo nuovo” degli incubi novecenteschi. Popolato non da esseri umani liberamente pensanti e accesi dalla passione dell’amore, ma individui programmati e a volte concepiti in laboratorio e quindi liberi da appartenenze familiari, nazionali, territoriali, religiose, artistiche, spirituali.
Quando avevo poco più di vent’anni, e Jean Meynaud, allora professore di
Scienza politica alle Università di Losanna, Ginevra e all’Ecole Pratique de
Hautes Etudes a Science Po, a Parigi, mi coinvolse tra queste varie città nei suoi studi sulla Tecnocrazia, vidi e studiai direttamente la tendenza sempre più evidente dei tecnici e scienziati di riunirsi in un’elite, per sostituire gradualmente i poteri politici nazionali.

https://www.controinformazione.info/la-scienza-tiranna-minaccia-la-democrazia/

La tragedia di Corinaldo e il nichilismo consumistico

di Marco D’Urso Castelli

Una volta, i giovani morivano per la Patria, la Libertà, la Giustizia Sociale, la Democrazia. Forse non era giusto, ma aveva un Senso.
Ogni nuova generazione che si affaccia al mondo e alla società è tendenzialmente naïf, ignorante, presuntuosa. Tuttavia, quello che contraddistingueva i giovani, era quasi sempre una pulsione ideale, la volontà di dimostrarsi migliori dei propri padri, di superarli e di ucciderli metaforicamente. Era una tensione positiva, perché proiettava verso il positivo, il meglio: la costruzione di qualcosa. Per questo ci si buttava in politica, per dimostrare di essere capaci di fare qualcosa di meglio di chi ci aveva preceduto. Cosi’ era nella sfera professionale, come in quella personale.
C’era sempre il conformismo tra pari, certo: omologarsi e seguire la corrente di quello che facevano i nostri coetanei e che andava di moda di volta in volta; tuttavia, si poteva scorgere ed intuire un moto della società, verso la direzione di un qualche progresso o anche solo, miglioramento.

LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA

Ma, per migliorare, hai bisogno di un riferimento. Di qualcosa o qualcuno a cui ispirarti. Io, ad esempio, ho iniziato a scoprire la musica con le audio-cassette di Lucio Battisti di mio padre e i dischi di Franco Battiato di mia madre. Ricordo che in casa c’erano collezioni di Lucio Dalla, Fabrizio De Andre’, dei Pink Floyd, Giuni Russo… E’ vero che poi ho sviluppato i miei gusti e ho successivamente scoperto nuovi gruppi e nuovi generi. Ma e’ stata la mia Famiglia a crearmi l’humus sulla quale poi crescere ed evolvermi. E’ a casa che si forma l’intelligenza emotiva, la rete cognitiva-emozionale che poi ti guida fuori, nel mondo.
Mi domando come si sia potuta spezzare questa rete, questa connessione; dove e quando si sia rotta. Mi fa riflettere il fatto che la Famiglia non riesca più a tramandare: a trasmettere i Valori, i gusti, le passioni. Che è poi il compito naturale dell’istituzione familiare, in quanto tale.
Non è il ribellismo che spaventa, è il Vuoto Assoluto: l’Assenza che non sia riempita dai video di YouTube, da un telefonino o da un paio di cuffie h24.
Ma forse la ricerca delle risposte sta nell’evoluzione di questi ultimi 20 anni nella forma e nel ruolo della Famiglia.
Mancano i genitori, mancano i Padri e, quando i genitori ci sono, svolgono ruoli sbagliati: una madre non deve accompagnare una bambina in una discoteca come quella per ascoltare certa roba; una madre deve dire NO: questo e’ il SUO ruolo!
C’è un fattore sociale, economico ed uno culturale-valoriale che, a mio parere, sono a monte di questa crisi antropologica.
La Famiglia è al centro di un attacco materiale ed ideologico senza precedenti.
I genitori, sfruttati sul luogo di lavoro, sfibrati da ritmi sempre più frenetici, sull’orlo di una nevrosi permanente, ritornano a casa ad orari antisociali, costretti magari a lavorare anche di sabato notte o durante le aperture domenicali. Questa sottrazione di tempo cerca di essere sostituita e compensata con la Dea del nostro “Nuovo Progresso”: la Tecnologia. Un po’ di Videogames, un cell al passo con i tempi, un Ipad per regalo, per manifestare i nostri sentimenti. Si passa sempre meno tempo in casa ed e’ un tempo insufficiente e di poca qualità , per la maggior parte.

 

http://www.lafinanzasulweb.it/la-tragedia-di-corinaldo-e-il-nichilismo-consumistico/

Pensateci

Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986New York, 11 gennaio 2013) è stato un programmatore, scrittore e attivista statunitense, coautore della prima specifica del RSS e delle licenze Creative Commons.[1] Ha finanziato Reddit e il gruppo di attivismo online DemandProgress. Faceva anche parte dell’Ethics Center Lab[2] dell’Università di Harvard. Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR.

Partì subito un’indagine da parte dell’FBI sulla base delle accuse di JSTOR, basate sul fatto che si trattava di contenuti accessibili solo a pagamento. Solo in seguito, per decisione della stessa JSTOR, concessero la consultazione gratuita del materiale scritto entro il 1923. Aaron Swartz è stato trovato privo di vita nel suo appartamento newyorchese di Crown Heights, nel quartiere di Brooklyn, venerdì 11 gennaio 2013.[4] 
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Morris Kline, a proposito della scomparsa del mondo greco, in relazione alla distruzione della biblioteca di Alessandria, nota:[10]

«Dal punto di vista della storia della matematica l’avvento del cristianesimo ebbe conseguenze sfortunate. I capi cristiani, sebbene avessero adottato molti miti e usi greci e orientali con l’intento di rendere il cristianesimo più accetto ai convertiti, si opposero alla cultura pagana mettendo in ridicolo la matematica, l’astronomia e la fisica. Ai cristiani era vietato contaminarsi con la cultura greca. Nonostante la crudele persecuzione dei Romani, il cristianesimo si diffuse e diventò così potente che l’imperatore Costantino (272-337) fu costretto ad adottarlo come religione ufficiale dell’impero romano. I cristiani erano ora pronti a distruggere in maniera ancora più accentuata la cultura greca. L’imperatore Teodosio proscrisse le religioni pagane e, nel 392, ordinò la distruzione dei templi greci. Molti di essi vennero trasformati in chiese, pur continuando spesso a ornarsi di sculture greche. I pagani vennero attaccati e assassinati in tutto l’impero. La sorte di Ipazia, una matematica alessandrina di fama, figlia di Teone di Alessandria, è il simbolo della fine di un’era. Per essersi rifiutata di abbandonare la religione greca, cristiani fanatici la aggredirono nelle strade di Alessandria e la fecero a pezzi.

I libri greci venivano bruciati a migliaia. Nell’anno in cui Teodosio bandì le religioni pagane i cristiani distrussero il tempio di Serapide che racchiudeva ancora l’unica grande raccolta esistente di opere greche. Si ritiene che siano stati distrutti 300.000 manoscritti. Molte altre opere scritte su pergamena vennero cancellate dai cristiani in modo da poter usare essi stessi la pergamena per i propri scritti. Nel 529 l’imperatore romano d’Oriente Giustiniano chiuse tutte le scuole filosofiche greche, compresa l’accademia platonica. Molti studiosi greci lasciarono il paese e alcuni, come ad esempio Simplicio, si stabilirono in Persia.»

Morris Kline, Mathematical Thought from Ancient to Modern Times, Oxford University Press, 1972, pp. 211-213 della traduzione italiana Einaudi.

 

Chi sono gli Esseni

Chiamati anche nazareni, e’ il popolo da cui discende Gesu’ Cristo. Gli esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprieta’ delle erbe, precursori della moderna medicina, con le quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.

Detenevano quindi un’antica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in Palestina da Mose’ e dal suo popolo (gli esseni) e divulgata successivamente dagli egizi. Medici e guaritori, con leggi e tradizioni, imponevano a chi desiderava entrare nella loro comunita’ delle iniziazioni che duravano fino a sette anni.

La loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa da quella dei rabbini e farisei del Tempio di Gerusalemme. Essi dedicavano molto del proprio tempo a ringraziare Dio, attraverso le preghiere che rivolgevano agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti.

Si dice che si alzassero all’alba e andassero nei boschi a chiamare le energie, con le quali si intrattenevano in modo molto naturale. Abbandonate le vanita’ del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo nella materia come successivamente Gesu’ il Cristo (cristhos = “sapere”) ci ha ampiamente raccomandato.

Si dice che il loro nome, esseni, derivi dall’aramaico asya (“medico”). Cio’ che di “ufficiale” si sa di loro ci viene tramandato dagli scritti di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati a Qumran, vicino al mar Morto, intorno al 1947. Questi antichi rotoli, decodificati dall’ebraico antico e dall’aramaico, sono stati solo parzialmente divulgati. Perche’ non lo sono stati interamente? Cosa contenevano di cosi’ pericoloso?

LA SPIRITUALITA’ ESSENA
Molti dei loro insegnanti spirituali sono presenti in numerose religioni. In particolare, l’aspetto esoterico dell’insegnamento esseno era rappresentato dall’albero della vita e dagli angeli che vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce, dell’aria, della terra, dell’acqua e del se’, non a caso essi, con l’acqua, quindi nei numerosi bagni termali di Qumran toglievano il peccato (malattia).

L’esperienza essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti dei Veda e nel buddismo, dove il “sacro albero dell’illuminazione” non e’ altro che l’albero della vita. In Occidente contribuirono alla ricerca spirituale dello gnosticismo, della Cabala e del Cristianesimo.

Uno tra i principali argomenti di studio della comunita’ essena riguardava il tema della resurrezione del corpo che trovava il suo fondamento nella convinzione che ci sarebbe stato un tempo (il nostro) in cui il corpo sarebbe risorto a nuova vita; un tempo in cui l’uomo avrebbe sconfitto la morte e i “figli della luce” (come gli esseni si definivano) avrebbero vissuto nella Luce.

Il pensiero esseno sosteneva anche che l’essere umano, in accordo con il proprio Dio interiore, custodisce un “progetto dell’anima” e che, aiutato dai propri angeli custodi, dalle guide e dai maestri, arriva sulla Terra per imparare cio’ che si e’ prefisso, acquisendo integrita’ ed esperienza per crescere nella consapevolezza di essere di luce.

L’uomo ha quindi il suo destino di predestinazione e poco puo’ fare per cambiarlo; puo’ agevolarlo o ritardarlo, ma e’ solo una questione di tempo. Concetti quali “la vita dell’anima” e “la coscienza dopo la morte fisica” erano ampiamente insegnati nelle loro scuole di saggezza e nello studio dei simboli come l’albero della vita.

Per meglio conoscere la grande esperienza spirituale tramandata dagli esseni, occorre risalire al tempo del faraone egizio Amhenotep IV o Akhenaton della XVIII dinastia, che impose il culto monoteistico del disco solare Aton, con il preciso compito di divulgare alcune conoscenze sull’unico dio Aton, Akenathon si dedico’ alla preparazione di un popolo che successivamente avrebbe per primo prodotto un cambiamento nella coscienza, iscritto nel DNA delle generazioni successive e che si sarebbe risvegliato a tempo debito. Il popolo in questione erano gli esseni, portati successivamente in Palestina da Mose’, che alcuni sostengono essere stato Akenaton stesso.

L’EREDITA’ SPIRITUALE DEGLI ESSENI
Un bellissimo colloquio fra Carlos Castaneda e Don Juan suo maestro dice: “Un improvviso colpo di vento mi colpi’, facendomi bruciare gli occhi.” Guardai il punto in questione e vidi che tutto era normale. “Non riesco a vedere niente” dissi. “L’hai appena sentito” – rispose lui – “Cosa? Il vento?”. “Non solo il vento”, disse lui, “Ti puo’ sembrare il vento, perche’ il vento e’ la sola cosa che conosci”.

Essi utilizzavano una loro tecnologia di verbo e di pensiero, che implica un cambiamento nelle emozioni per il raggiungimento della serenità e della quiete; L’uomo crea infatti la propria realtà attraverso i pensieri e le emozioni; intervenire su pensieri ed emozioni può quindi cambiare il mondo intero.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
L'immagine può contenere: albero
L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Maria Rita Moi

Integrazione

La comunità italiana non educa nemmeno la sua propria gioventù ad emulare, che so, un Giulio Natta o un Enrico Fermi, un Giuseppe Tucci orientalista  ed esploratore, a voler diventare un Enrico Mattei o un Rossini; ma riesce benissimo ad integrare i nuovi arrivati nei piccoli branchi che si annoiano nelle cittadine di provincia,  conformisti votati al Premio Darwin, che s’inventano un gioco così intelligente come mettersi  fra i binari del treno e alzarsi appena in tempo, di sera, senza che i genitori sappiano dove sono – superamento di successo della soffocante ed autoritaria  famiglia musulmana. A settembre un milanesino  di 14  s’è ucciso per “ una “sfida” sul web, chiamata  “gioco del blackout”, che  spinge i “partecipanti” a svenire per asfissia, cosa di acuta intelligenza, di cui menar vanto online. Nel febbraio precedente, è morto un quattordicenne di Tivoli per lo stesso blackout.

La perfetta integrazione  di Abdul  è dimostrata  dal carattere specificamente italiano, che abbiamo cercato di lumeggiare in precedenti e recenti articoli:  che siamo tanto furbi, più  furbi di tutti gli stranieri, che a noi le leggi  della fisica ci fanno un  baffo, i divieti legali (come non attraversare i binari o costruire la casa abusiva su un  torrente asciutto) sono cose ridicole che valgono per i fessi, non per noi che la sappiamo più lunga, e ci  divertiamo a  modo nostro fra noi.  Bisogna riconoscere l’aspetto bonario, italianissimo anche questo, di tale integrazione. Abdul mica è andato ad arruolarsi con l’ISIS,  né ha minacciato gli insegnanti con la pistola  terrorizzandoli,  o picchiandoli,   come fanno i suoi coetanei francesi; né come loro ha cercato di ammazzare poliziotti nelle banlieues  che ha reso pericolose. No, ha fatto solo qualcosa di furbissimo, così tanto da restarci.

Perfettamente integrati. “Il punto in cui è morto Abdul è diventato meta di pellegrinaggio degli amici, che incuranti del passaggio dei convogli, anche a forte velocità, sono addirittura scesi dal marciapiede per raggrupparsi sul binario. Sono dovuti intervenire più volte i carabinieri per allontanarli, tanto che a un certo punto un militare è stato messo “di guardia” per tenerli  a distanza dalla linea”.

In questo inequivocabile, e ineliminabile carattere nazionale, si scorgono due falle, che lo rendono socialmente  increscioso, ossia dannoso. Una sembra consistere nell’assenza  di quello che Freud chiamava “il  principio di realtà”,  indicandolo come carattere della maturità, la quale ha superato la convinzione del lattante e del bambino di 5 anni  di  essere onnipotente e poter ottenere dalle cose tutto quel che vuole, imperiosamente e senza indugio.   La privazione – o comparsa gravemente ritardata  – di tale principio nell’italiano  lo mantiene anche in età avanzata  sotto il dominio del”principio del piacere” , che  pretende una soddisfazione immediata (tutto e subito) senza alcun riguardo alle conseguenze.

Perché poi succede questo: che appena il principio di realtà ti si rivela – nel caso di Silvia, nella forma di negri armati di Kalashnikov che ti pestano ben bene e ti portano via – l’italiano ben integrato pretende che questa comunità nazionale di cui ti frega un cavolo, questo Stato della cui disciplina, norme e leggi ti sei infischiato con disprezzo, intervenga in tuo aiuto. Immediatamente. Con tutta l’onnipotenza dei suoi mezzi, delle sue ambasciate e dei suoi illimitati fondi: prenda contatto coi rapitori e paghi il riscatto. Milioni se occorre: si tratta di salvare la preziosa laureata triennale in Scienze di mediazione culturale che s’è messa in pericolo da sé, credendosi più furba, di saperne di più di ogni esperienza, di ogni tradizione di prudenza. Lo chiede la famiglia, lo chiedono tutte le Onlus, lo esige l’Italia solidale ed accogliente che “fa del bene in Africa”(non si sa quale) e quindi sputa sul governo razzista e xenofobo.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/la-piu-bella-virtu-italiana-lirresponsabilita-verso-gli-italiani/